«Ilva, 386 morti in 13 anni»

 
 
Dobbiamo dire basta!
Non possiamo più tollerare fabbriche inquinanti: ne va della salute degli operai e dei cittadini. Che un operaio scelga di rischiare, affare suo, ma non si tratta solo della sua salute, ma anche quella di una intera popolazione che deve subire gli effetti dell’inquinamento. Ecco dove sta l’egoismo criminoso di quegli operai che se ne fragno della salute della comunità.
Già l’ho detto. Gli operai possono avere tutte le loro più che sacrosante ragioni a contestare per la perdita del posto di lavoro, ma non devono difendere la loro fabbrica che produce veleni. Certo, non è giusto metterli sulla strada: che si trovino soluzioni alternative! Ma quella maledetta fabbrica deve essere chiusa!
Difenderò sempre, e l’ho fatto più volte, il diritto degli operai a mantenere il loro posto di lavoro, ma nelle fabbriche sane!
Gli operai devono capire quando è giusto lottare per i loro sacrosanti diritti, e quando è altrettanto giusto difendere il diritto di tutti alla salute.
Un posto di lavoro non vale la vita!
don Giorgio
 

 

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=S3pQw9wvEZs[/youtube]

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=JmSaIJnz_yE[/youtube]

 

da Lettera 43

INQUINAMENTO

«Ilva, 386 morti in 13 anni»
 

L'1,4% della mortalità totale attribuibile alle emissioni della fabbrica.

Esplosioni durante le ore notturne. Fumo e fiamme capaci di illuminare l'area e gli edifici dell'Ilva di Taranto.
Così viene descritta in un passaggio della relazione dei Carabinieri del Noe la fabbrica.
Sono stati questi i particolari che ha fatto dire al procuratore generale di Lecce, Giuseppe Vignola, che l'Ilva «mentre di giorno rispettava le prescrizioni imposte, di notte le violava».
CONTESTATE RILEVAZIONI ARPA. I militari dell'arma inoltre, filmando ciò che accadeva nello stabilimento dal 1 aprile al 10 maggio 2011, hanno definito «eventi ciclici la dispersione incontrollata di fumi e polveri di colore rosso in atmosfera».
La tesi di maggiori emissioni notturne è però contestata dalle rilevazioni dell'Arpa Puglia che non evidenziano variazioni nella notte rispetto al giorno.
Rilevazioni che ora sono state intensificate proprio per verificare se «essendo ridotta la produzione se c'è una riduzione dell'inquinamento».
FILMATO DI UN AMBIENTALISTA. Agli atti dell'inchiesta che ha portato il 26 luglio al
sequestro dell'impianto siderurgico e all' arresto di otto tra dirigenti
ed ex manager dell'Ilva, tra cui il patron Emilio Riva, c'è però anche dell'altro.
Si tratta del filmato registrato la notte tra il 5 e il 6 aprile 2012 dall'ambientalista Fabio Matacchiera, presidente del fondo antidiossina di Taranto.
Per il gip di Taranto Patrizia Todisco «le immagini documentano plurime ed imponenti emissioni di fumi che dalle aree basse dello stabilimento si diffondono nell'atmosfera, dando luogo ad uno scenario davvero impressionante ed inquietante, come la visione del filmato impone di riconoscere».
Nella sua deposizione davanti alla polizia giudiziaria, Matacchiera ha detto che «le emissioni di entità maggiore sono quelle provenienti dalle aree basse e non dai camini, vale a dire da zone mai censite e controllate. Le emissioni non sono tutti vapori, ma sono fumi spaventosi che si estendono in cielo a distanze chilometriche».

Secondo la maxi perizia ci sono stati 30 decessi all'anno collegati all'Ilva

Testimonianze che pesano contro i vertici dello stabilimento siderurgico, accusati a vario titolo di disastro ambientale doloso, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni, avvelenamento di acque e di sostanze alimentari e di getto di cose pericolose.
Condotte che hanno provocato, come scrive il gip Todisco: «malattie e morte».
Il giudice ha basato le sue decisioni sulla maxi-perizia disposta nel corso dell'incidente probatorio.
Dallo studio è emerso anche che nei 13 anni di osservazione, tra il 1998 e il 2010, su un campione di 321.356 residenti nei Comuni di Taranto, Statte e Massafra «sono attribuibili alle emissioni industriali 386 decessi totali (30 per anno), ovvero l'1.4% della mortalità totale, la gran parte per cause cardiache».
MALATTIE RESPIRATORIE IN ETÀ PEDIATRICA. Nel documento si può leggere che «sono altresì attribuibili 237 casi di tumore maligno con diagnosi da ricovero ospedaliero (18 casi per anno), 247 eventi coronarici (infarti) con ricorso al ricovero (19 per anno), 937 casi di ricovero ospedaliero per malattie respiratorie (74 per anno) in gran parte nella popolazione di età pediatrica (638 casi totali, 49 per anno)».
«I nostri morti non sono di serie B, hanno diritto di essere tutelati», ha detto il procuratore generale di Lecce, Vignola, ricordando il 27 luglio i morti sul lavoro di Marghera e Genova.
Venerdì, 27 Luglio 2012

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[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=Yq0to-y6A9o&feature=related[/youtube]

 

 

 

 

4 Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    Ribadisco quanto affermato ieri: se il tuo lavoro oltre ad essere la fonte del tuo reddito è anche la causa delle tue malattie e nei casi più gravi della tua morte, sei in trappola! Qualcuno finge di tenderti una mano offrendoti un’opportunità di impiego, oggi così rara e preziosa, ma nello stesso tempo ti coglie qualcosa di molto più prezioso: la vita! Non è solo un reato, è un orrore!

  2. Valdo ha detto:

    Piuttosto che il “posto sicuro” (…ora non più) con la quasi certezza del cancro e un ambiente avvelenato preferisco andare tutti i giorni a pescare il pranzo in un mare pulito…
    Oramai ci sbattiamo per quei pochi soldi ce poi ci succhiano per il cellulare, la pay-TV, la benzina. E noi sempre più poveri e disperati e loro sempre più ricchi e potenti.
    RIPRENDIAMOCI il MONDO al NATURALE !!!

  3. Gianni ha detto:

    Del resto, basti pensare a tutti coloro che smaltiscono abusivamente scarti di lavorazione e scorie di vario tipo.
    Altro che attenzione all’ambiente ed alla salute.

  4. Angelo MARINO CERRATO ha detto:

    Secondo coscienza, in primis la salute. E’ un diritto superiore al posto di lavoro, se qualsiasi attività comporta un danno causato da emissioni di sostanze inquinanti, tossiche o comunque deleterie.
    Sicurezza sul lavoro e sanità non sono affatto un binomio impossibile da realizzare, sebbene sia complesso e costoso mettere in opera tutti gli accorgimenti tecnici e procedurali atti ad annullare anche il minimo rischio. Ma si può fare!
    Rare volte avviene, ossia quando i lavoratori sono tutelati e protetti nel loro ambiente, nonostante l’impegno gravoso e pericoloso.
    Ma gran parte della classe imprenditoriale – perfettamente consapevole sulle obbligatorie opere di sicurezza e sulle pene incombenti – non ha dubbi se lasciare gli operai al “fai da te” (salvo poi scaricarsi da ogni responsabilità), oppure risparmiare su strumenti e impianti, speculando sulla pelle degli altri in vista di sempre maggiori guadagni. Fino a commettere, ingannando tutti, reati gravissimi di omicidi di massa, comportandosi da criminali incalliti (leggi Eternit).
    Purtroppo, spesso, sono proprio gli stessi lavoratori a “dare una mano al padrone”.
    Giusto che si debba fare di tutto per conservare il lavoro, ma non al punto da barattarlo con la salute, non di fronte alla certa prospettiva di un lento suicidio che
    coinvolge la cittadinanza.

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