L’ideologia grillina la pagano i cittadini

da Democratica
Roberto Giachetti
27 novembre 2017

L’ideologia grillina la pagano i cittadini

L’amministrazione capitolina a guida Raggi ha deciso di diminuire le cubature previste nel progetto per lo stadio della Roma. Con esse è saltato anche l’accordo che imponeva alla società di realizzare le opere pubbliche
Le cose sono molto semplici. Esattamente come per le Olimpiadi, la rozzezza ideologica del Movimento 5 Stelle ha smontato il bel progetto dello stadio approvato tre anni fa. Un progetto di alto livello architettonico e urbanistico, utile a riqualificare e rilanciare un quadrante della città. Dopo aver ripetutamente detto di no allo Stadio per salvare la sua faccia contro gli interessi dei romani prima che dei romanisti, la Raggi ha fatto fuori quel progetto.
Con la demolizione di quel lavoro sono saltate opere pubbliche fondamentali e tra queste una decisiva, sia dal punto di vista della mobilità che della sicurezza: il ponte di Traiano.
Con la riduzione delle cubature è venuto meno anche l’obbligo per il privato di realizzarlo. Come ho sempre detto senza il ponte di Traiano la conferenza di servizi non avrebbe mai potuto dare il via libera allo Stadio della Roma. Il Comune di Roma non intende finanziarlo e quindi non lo inserisce nel progetto portando l’opera su un binario morto, stabilendo di fatto che lo stadio non si realizzerà mai.
Solo l’intervento del Governo, grazie all’accordo tra i ministri Lotti e Delrio, che si farà carico della realizzazione dell’opera, potrà consentire a Roma di avere lo stadio.
Questa è la verità. Se i tifosi della Roma avranno finalmente la propria casa lo devono esclusivamente al Governo, che ha impedito che un lavoro di così tanti anni naufragasse per colpa dei dogmi ideologici, della sciatteria e dell’approssimazione di quest’amministrazione a Cinque stelle.
Il resto sono chiacchiere. Penose.
(Da facebook di Roberto Giachetti)
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8 Commenti

  1. Giuseppe ha detto:

    I cinque stelle sono fatti così. Alcuni di noi lo sanno, e già l’avevano previsto quando le disgraziate elezioni amministrative del 2013 hanno portato i grillini ad insediarsi in due città simbolo: Roma, l’attuale capitale della Repubblica e Torino, la prima capitale del Regno d’Italia. Purtroppo a non rendersene conto furono quegli elettori che, bevendosi la storiella del rinnovamento politico e sociale delle istituzioni, preferirono distruggere quanto di buono si stava cominciando a fare per ridare smalto e brillantezza ad aree depresse, riqualificandole. E, purtroppo, temo che ancora oggi, in gran parte sarebbero disposti ad inseguire questi vaneggiamenti.
    Gli eventi sportivi, al pari di grandi manifestazioni di risonanza mondiale, come l’Expo del 2015 a Milano-Rho, hanno da sempre rappresentato delle occasioni per mettere mano ad opere ed infrastrutture che, altrimenti, non sarebbero mai state realizzate. Certo, non sempre tutto è filato liscio e, in certi casi, le infiltrazioni della malavita organizzata e la superficialità di alcuni organismi più esposti alla manipolazione di malintenzionati, hanno in parte vanificato o ridotto il benificio per la cittadinanza. Ma è lo scotto che un po’ tutti i paesi sanno di dover pagare per riuscire a realizzare interventi di grande portata.
    Poi è arrivato il gregge del messia di Sant’Ilario che, fedele alla sua pseudo politica moraleggiante, non contaminata da interferenze di chicchessia pur di avere le “mani pulite”, dice sempre e comunque NO, per partito preso, a qualsiasi iniziativa che debba comportare un esborso da parte dell’ente locale che governa. Basti pensare a Parma, dove il sindaco Pizzarotti per poter finalmente realizzare qualcosa ha dovuto rinnegare il movimento, liberandosi dai vincoli e gli impedimenti imposti dai vertici del partito.
    La sora Virginia, invece, ha pensato bene di rinunciare a un’opportunità più unica che rara, come le Olimpiadi, che avrebbero convogliato a Roma finanziamenti di grande portata, senza neanche darsi la pena di interpellare la cittadinanza e, non contenta, ha fatto in modo di stravolgere un progetto, già approvato e pressoché totalmente autofinanziato dall’iniziativa privata, che avrebbe giovato non solo al quartiere in cui dovrebbe essere realizzato l’impianto sportivo, ma all’intera città, sollevando oltretutto l’amministrazione pubblica da oneri particolarmente costosi. Tutto ciò, nonostante la preoccupazione per il graduale abbandono di importanti società che preferiscono trasferire altrove le proprie sedi, facendo perdere alla capitale la sua centralità.
    P.S. Vorrei agiungere che a portare la Raggi in Campidoglio ha contribuito anche la dispersione dei voti. Ma, soprattutto, vista la bassa percentuale dei votanti, la mancanza di senso civico di chi ha preferito disertare le urne.

    • Don Giorgio ha detto:

      Ci tengo a Roma per tanti motivi, tra cui perché rappresenta l’Italia, ma vedere una cretinetta come sindaca penso che in tutta la storia non sia mai esistita un’altra peggio di lei. È veramente deprimente sentirla parlare, solo vederla, una stupida stupida stupida…

  2. Francesco ha detto:

    Da romano e romanista dico che, con tutti i problemi che ci sono nella capitale, dello stadio della Roma non frega niente a (quasi) nessuno. Tanto per chiarire: non sono grillino e non ho votato la Raggi.

    • Don Giorgio ha detto:

      Non sei un vero romano…

      • Francesco ha detto:

        Se tu dici che non sono un vero romano allora io posso tranquillamente dire che non sei un vero prete. In ogni caso puoi tranquillamente controllare o far controllare l’IP della mia risposta e in pochi passi riusciresti a capire da dove scrivo.

        • Don Giorgio ha detto:

          Ah, quanto sei ignorante! Dicevo vero romano nel senso di un cittadino che ama la sua città. Sei un coglione, a cui tiene solo la propria pancia!

          • LANFRANCO CONSONNI ha detto:

            Per favore, non roviniamo il dialogo con questi battibecchi! Si possono trarre conclusioni anche dall’intervento di Francesco: può darsi che la maggior parte dei romani sia coinvolta da questo tema in modo molto marginale, o perché non si occupa di calcio, o perché non ha voglia o tempo o energie per occuparsi dei problemi urbanistici della Metropoli.
            Magari anche perché occupata in altri ambiti.
            Secondo me costruire uno stadio è un argomento urbanistico e non può essere slegato dal contesto di piano del traffico e delle infrastrutture che stanno intorno.
            Non è una cosa facile, specialmente per un vecchi brianzolo come me, abituato a vivere in un contesto di micro comuni e dove la città più importante e grossa raccoglie un milione di abitanti circa in un quadrato di 10 chilometri per 10, pensare a come possa essere organizzata l’urbanistica di una città come Roma. Mi sembra una problema grosso come una montagna, anzi, coem sette colline!
            Occorre sia affrontato da gente seria, preparata e intelligente, oltre che onesta, naturalmente.
            E’ evidente che l’attuale amministrazione Romana non ha affrontato questo argomento nel modo giusto, avendo solo preso in considerazione un aspetto del problema.
            La cosa peggiore è che è stata buttata al macero l’opera di persone che ci avevano lavorato sopra con grosso impegno, fatto di duro lavoro e difficile confronti con le parti interessate. Bastava un minimo di intelligenza da parte della nuova giunta. Dichiarare di non essere d’accordo ma non poter buttare un lavoro allo stato già avanzato.
            Condivido pienamente l’intervento di Giuseppe, che ha spiegato questa scelta molto bene. Mi sembra che ha centrato l’argomento. Forse è per questo che il suo intervento compare doppio!

  3. coscienza critica ha detto:

    Premesso per i vari lettori del blog, di aver chiarito alcuni equivoci in privato, relativi ad altri articoli, direi che nulla di nuovo c’è sotto il sole, a Roma.
    I latini dicevano nihil sub sole novi.
    Mi pare una frase appropriata.

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