Scandalo revisioni auto: «Certificazioni fasulle in un caso su tre»

da AVVENIRE
26 giugno 2020
La denuncia.

Scandalo revisioni auto:

«Certificazioni fasulle in un caso su tre»

Redazione Motori
Un’indagine di Quattroruote mette in luce irregolarità diffuse nei centri abilitati al controllo che promuovono anche vetture prive dei requisiti di sicurezza
Quattro auto piuttosto malandate e con danni tali da non permettere di superare la revisione periodica obbligatoria e quattro centri su sei che, invece, le hanno promosse senza sollevare obiezioni: “Quattroruote” torna a denunciare come i controlli tecnici periodici siano spesso effettuati con eccessiva disinvoltura nelle officine autorizzate a questa attività pubblicando, sul numero di luglio che sarà in edicola nei prossimi giorni, i risultati di un’indagine effettuata sul campo in incognito.
Una Fiat 500 del 2012, un’Alfa Romeo 159 Sportwagon del 2010, una Mazda 3 del 2004 e una Mazda 5 del 2012 sono le protagoniste del servizio: ai loro difetti iniziali i tecnici del Centro prove di Vairano della rivista hanno provveduto ad aggiungere carenze evidenti così da renderne inevitabile la bocciatura. Le auto sono poi state portate per il controllo periodico a sei centri privati di revisioni tra Milano, Pavia, Piacenza e Cremona per l’effettuazione dei test. I difetti delle vetture erano importanti ai fini della sicurezza: freno a mano inefficace, luci e indicatori di direzione non funzionanti, fari anteriori orientati malamente (così da poter abbagliare gli altri guidatori), pressione dei pneumatici insufficiente, persino una marmitta bucata. Ciononostante, in quattro officine su sei non sono state sollevate obiezioni: soltanto in una officina di Rozzano e in una di Piacenza due auto sono state immediatamente respinte, mentre nelle altre la “promozione” è stata immediatamente ottenuta.
Non basta: in un centro di Vigevano (PV), dopo che la Fiat 500 “smarmittata” era stata promossa a seguito di un esame durato pochi minuti (invece dei 20-30 necessari per un controllo a regola d’arte), non è stato rilasciato alcun certificato di revisione, né la ricevuta fiscale per l’importo versato (70 euro, contro i 66,88 previsti dalla normativa in materia). A Cremona, invece, sia la Mazda3 sia l’Alfa 159 Sportwagon, dopo aver superato la revisione al primo colpo, hanno ottenuto regolari ricevute fiscali e certificati. Segni di un malcostume diffuso, che Quattroruote aveva denunciato già nel 1998 e che non accenna a scomparire, come conferma con rammarico alla rivista il responsabile nazionale della Cna autoriparazione, Franco Mingozzi: “C’è un numero eccessivo di pecore nere”, ha dichiarato, “così l’utenza ha l’impressione che nella generalità dei casi si lavori in modo scorretto. E questo, per professionisti dell’autoriparazione delegati dallo Stato ad autorizzare la circolazione dei veicoli più anziani, è inaccettabile”. A suo parere, a “barare” sulle revisioni non sono in pochi: “Il 10-15% del totale dei centri, ma, se si aggiunge chi chiude un occhio, si arriva al 30%”. Vuol dire che, in media, considerando che in Italia si contano 8.805 centri di revisioni privati autorizzati, un centro su tre opererebbe irregolarmente: un esercito di 2.600 pecore nere.
È utile ricordare intanto che l’Italia ha accolto la direttiva europea che in seguito all’emergenza-Covid ha prorograto di 7 mesi le scadenze di numerosi adempimenti relativi all’automobile, compreso quella della revisione periodica. Pertanto per i veicoli immatricolati in Italia delle categorie M, N, 03, 04 e Ts, quelli con revisione scaduta prima del mese di febbraio 2020, possono circolare sul solo territorio nazionale sino al 31 ottobre 2020 senza aver effettuato la revisione periodica o annuale. Quelli con revisione scaduta nel mese di febbraio (29 febbraio 2020), possono circolare sul territorio nazionale sino al 31 ottobre 2020 e sul territorio degli altri Paesi dell’UE sino al 30 settembre 2020. Quelli la cui revisione scade nel periodo compreso tra il 31 marzo 2020 e il 31 agosto 2020, possono circolare sul territorio dei Paesi Ue compresa l’Italia per i 7 mesi successivi alla scadenza prevista dalle norme vigenti in Italia. Infine i veicoli appartenenti alle categorie L (ciclomotori, motocicli, tricicli e quadricicli), O1 (rimorchi con massa massima non superiore a 0,75 t) e O2 (rimorchi con massa massima tra 0,75 e 3,5 t) immatricolati in Italia, la cui revisione è scaduta o scadrà entro il 31 luglio 2020 – esclusi dall’applicazione del regolamento europeo – possono circolare solo sul territorio nazionale fino al 31 ottobre 2020 senza aver effettuato la prevista revisione.

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