Omelie 2019 di don Giorgio: QUINTA DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE

29 settembre 2019: QUINTA DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE
Is 56,1-7; Rm 15,2-7; Lc 6,27-38
I tre brani della Messa sono così collegati tra loro che è difficile prenderne uno solo per fare opportune riflessioni.
Già il tema in questione – amare il prossimo più indigente ed emarginato – richiederebbe cogliere nell’intera Bibbia, Antico e Nuovo Testamento, il cuore di un messaggio, che è la Buona Novella (o Vangelo) che Cristo ha inteso comunicarci: Figlio di quel Padre celeste che già nell’Antico Testamento aveva seminato comprensione, accoglienza, apertura solidale, misericordia, dalla Genesi fino all’ultimo libro, quello di Malachia.
I due volti di Dio
Possiamo anche mettere sotto accusa una certa visuale veterotestamentaria di un Dio quasi violento. Ma forse anche qui dovremmo ridimensionare le cose, distinguendo i due volti di Dio: quello violento e quello più umano.
Forse un giorno si riuscirà a togliere quel fitto velo che ancora oggi ricopre il vero volto di Dio, e allora si scoprirà un’altra storia d’Israele, e forse anche la filosofa francese Simone Weil, se tornasse sulla terra, si ricrederebbe, lei – di origini ebraiche – così dura nel giudicare il Dio dell’Antico Testamento e gli scritti sacri, a eccezione di pochi libri.
A dire la verità, anche noi cristiani siamo tentati di confrontare il Dio veterotestamentario con il Dio rivelatoci da Gesù Cristo. C’è quasi un abisso, eppure anche gli scritti del Vecchio Testamento sono stati ispirati dallo Spirito santo: è Parola di Dio, come dice la Chiesa cattolica, che va cercata anche tra oscuri meandri di racconti che non sembrano per nulla Parola del Signore.
Il Signore è lo stesso, quello del Vecchio e del Nuovo Testamento, ma, ripeto, sul Dio del Vecchio Testamento c’è ancora un fitto velo che nasconde il vero volto di Dio, che Cristo poi ci rivelerà nella sua bellezza e nella sua misericordia. Lo stesso significato di “rivelare” significa “svelare”, ovvero “togliere il velo”.
Ciò richiede una luce particolare di Dio, e non basta che Gesù Cristo ci abbia parlato del vero volto del Padre. Quanta fatica ancora oggi noi credenti facciamo per capire le stesse parole di Cristo, e le tiriamo da una parte e dall’altra, assecondando le nostre esigenze, le nostre comodità, le nostre ideologie. La stessa Chiesa ha frainteso per secoli e secoli un messaggio che di volta in volta veniva tradito, pur di proteggere una struttura, ovvero se stessa, invece che lo Spirito santo che è la vera anima del Vangelo e della Chiesa.
Con quale facilità citiamo le parole di Cristo per dire cose diverse! E la Chiesa dottrinale impone le sue interpretazioni della Parola di Dio, e la gente comune la segue, non avendo la capacità culturale della gerarchia ecclesiastica. Non parliamo poi delle scomuniche ancora oggi in vigore per chi si permette di interpretare la Parola di Dio, all’opposto delle interpretazioni ufficiali, dogmatiche e distorcenti.
“Osservate il diritto e praticate la giustizia”
Una lunga premessa per dire che il primo brano della Messa anticipa già il vero volto di Dio e della fede nel Dio di Gesù Cristo.
Già l’inizio del brano è esplicito: «Osservate il diritto e praticate la giustizia». Sembrerebbero parole di una politica che oggi chiameremmo “buona politica”. Ma non hanno nulla di politico, se non nel senso che le parole del profeta volano alto, nel disegno di Dio, e ricadono poi anche sulla politica o sulla società.
Quando la Bibbia parla di diritto e di giustizia non usa lo stesso linguaggio socioe-politico. Secondo la Parola di Dio il diritto e la giustizia partono dall’alto, dal mondo del Divino. C’è un abisso tra il diritto e la giustizia secondo Dio e il diritto e la giustizia secondo gli uomini.
Come al solito noi esseri umani dividiamo i piani, distinguiamo la realtà, la separiamo su piani diversi, talora e spesso incompatibili tra loro. Questo, purtroppo, è il difetto che avviene in tutti i campi: parliamo ad esempio di medicina, e la separiamo da tutto il resto, dimenticando che tutto è uno, che ogni settore fa parte di un tutto. Ogni particolare va visto nell’insieme del tutto. Se non sto bene, ciò dipende da tanti fattori, che non sono da restringere nel campo della medicina intesa in senso stretto. Il grosso difetto della società di oggi è di aver settorializzato tutto. Oggi si parla di specialisti, e gli specialisti sono la rovina della visione dell’insieme.
Questo per dire che anche nel campo del diritto e della giustizia si sono creati settori distinti l’uno dall’altra. Provate a dire che tra il diritto, la giustizia e la carità c’è una profonda connessione, e sarete giudicati male, derisi, condannati.
Eppure, in Dio tutto è uno: Dio è l’Uno in cui tutto converge.
Qualche riflessione pratica
Tu non puoi dire: Faccio questa elemosina, perché voglio essere buono, generoso. Oppure: Voglio dare qualcosa del mio troppo, perché sono caritatevole. No! Non è questione di generosità o di bontà o perché devo scontare qualche peccato. Tu aiuti gli altri bisognosi, perché questo è un tuo dovere, è un diritto del bisognoso ad essere aiutato: è un atto di giustizia.
Negli scritti del patrono di Milano, Sant’Ambrogio, troviamo affermazioni ritenute paradossali da noi moderni, sul concetto di giustizia e di carità.
Talora nelle omelie che tenevo a Monte, quando dicevo che chi ha troppo e se lo tiene per sé e non lo dà a un bisognoso è un ladro, c’era gente che usciva di Chiesa. Eppure, erano parole di Sant’Ambrogio. Diceva Sant’Ambrogio: se tu hai un paio di scarpe in più del tuo necessario e non lo dai a un bisognoso sei un ladro. Io dicevo: se tu hai due o tre case in un paese, rubi la possibilità ad un altro cittadino di avere una propria casa. E qual era la risposta di alcuni? “Ma io le ho comperate con i miei soldi”. E ribattevo: “I soldi non bastano a garantirti da quel senso di giustizia che è superiore alla giustizia umana”.
Secondo la Giustizia divina c’è una profonda connessione tra diritto, giustizia e solidarietà, stiamo attenti: la solidarietà non va staccata dal diritto e della giustizia.
Gratuità
Dovrei ora parlare, come suggerisce il Vangelo, di gratuità. Anche qui il rapporto non è tra generosità e gratuità, ma tra diritto/giustizia e gratuità. Tutto ciò che è un dovere è gratuito. Se devo dare per giustizia a un povero un paio di scarpe, che per me sono un di più, non devo chiedergli nulla in contraccambio. Neppure noi cristiani ci comportiamo secondo lo stile della gratuità, che tra l’altro, ripeto, è un dovere, è giustizia.

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