Avanti così che vai bene! Povera Diocesi, nelle mani di burattini!

di don Giorgio De Capitani
Mario Delpini, il nuovo arcivescovo di Milano, si sta rivelando per quello che è: uno che ogni giorno cerca qualcosa di sensazionale che lo riscatti.
Si è messo sulla strada più sbagliata.
E chissà dove questa strada lo condurrà?
In un tunnel da cui non potrà più uscire?
D’altronde, attorno a sé  ha collaboratori che non hanno il coraggio di consigliarlo per il meglio.  È una lunga catena, di cui lo stesso Delpini è stato un anello.
La Diocesi di Milano fa acqua da tutte le parti: sta perdendo anche quel poco di buono rimasto, che aveva ereditato da vescovi di un certo spessore carismatico.
Ora, sulla cattedra di Ambrogio e Carlo è stato messo un fantoccio, che crede di essere un faraone!
Ecco l’ultima trovata: convocare un Sinodo (minore o maggiore non importa), che porterà il solito nulla con fogli di carta riempiti di inutili parole.
Sinodo perditempo!
Discussioni inutili!
Documenti inutili!
Parole inutili.
La solita presa per i fondelli, come se tutto ciò fosse il frutto di una democrazia che parte dal basso.
Sì, proprio dal basso, dal fondo del nulla.
Cavoli!
Ragiona, Mario Delpini!
Rifletti, Mario Delpini!
Pondera bene i passi da fare, Mario Delpini!
Cerca di capire dove sta veramente il vuoto di una Diocesi pompata e spompata: pompata di iniziative senza senso e spompata di Spirito. 
Pochi mesi, e già mi hai fatto rimpiangere Angelo Scola!
***
da AVVENIRE
Migranti.

Milano,

Delpini convoca un Sinodo

sulla «Chiesa dalle genti»

28 novembre 2017
Enrico Lenzi
La Chiesa ambrosiana dedicherà il 2018 allo studio di una pastorale che tenga conto della multi etnicità delle parrocchie. L’avvio il 14 gennaio. Coinvolte tutte le parrocchie dell’arcidiocesi
Un anno di studio, riflessione e scelte per dare vita a una pastorale che tenga conto del cambiamento multietnico delle parrocchie diocesane. È il cammino che l’arcivescovo di Milano, Mario Enrico Delpini, propone alla Chiesa ambrosiana per il 2018, indicendo un Sinodo minore. Un percorso reso necessario, come spiega lo stesso pastore ambrosiano, con “l’esigenza di aggiornare l’azione pastorale alla luce dei cambiamenti sociali prodotti all’interno della stesse parrocchie della nostra arcidiocesi”.
Coinvolte 1.107 parrocchie
Proprio per questo la prima fase di questo cammino è rappresentato dall’ascolto delle 1.107 parrocchie sparse nel vasto territorio su cui si stende l’arcidiocesi di Milano. Un ascolto per conoscere e condividere quanto già ogni comunità parrocchiale fa in questo campo, ma che non ha ancora una dimensione di pastorale condivisa da tutta l’arcidiocesi.
Perché questo Sinodo diocesano?
Al centro del Sinodo non ci saranno i fenomeni migratori in quanto tali o l’impegno della Chiesa per l’accoglienza, da sempre oggetto di impegno per la Chiesa. Al centro del cammino sinodale c’è l’intenzione di dare vita a una pastorale condivisa in modo che, cristiani italiani e stranieri, possano vivere insieme la loro comune fede “sotto lo stesso campanile”. L’obiettivo è quello di evitare due rischi che si possono correre: da una parte i cristiani non italiani costretti a vivere la propria fede e i Sacramenti soltanto all’interno della propria comunità etnica o nazionale, dall’altra quella di doversi adeguare a usi e costumi delle nostre parrocchie perdendo quel patrimonio di cultura e tradizione di cui sono portatori. Il cammino sinodale dovrebbe proprio portare una pastorale capace di trovare un equilibrio all’interno delle comunità parrocchiali.
Cosa è un Sinodo?
Dunque l’arcivescovo di Milano ha deciso di affrontare questo tema convocando un Sinodo, che è l’assemblea di sacerdoti e di altri fedeli della Chiesa ambrosiana scelti per prestare aiuto al vescovo in ordine al bene di tutta la comunità diocesana. La Chiesa ambrosiana ha celebrato il suo ultimo Sinodo, il 47°, dal 1993 al 1995, sotto la guida dell’allora arcivescovo Carlo Maria Martini. Sinodo che diede vita a norme che ancora oggi regolano la vita dell’arcidiocesi sotto tutti i suoi aspetti.
Cosa è un Sinodo minore?
Quello convocato dall’arcivescovo Delpini è un Sinodo minore, chiamato così perchè non tratterà appunto tutti gli aspetti della vita della Chiesa, come accadde 22 anni fa, ma un solo tema. In questo caso quello espresso chiaramente nel titolo dell’evento ecclesiale: “Chiesa dalle genti, responsabilità e prospettive. Linee diocesane per la pastorale”.
Le tappe del Sinodo diocesano 2018
Il cammino sinodale sarà ufficialmente aperto il 14 gennaio 2018 – Giornata mondiale del migrante e del rifugiato – con la presentazione all’arcidiocesi del Sinodo minore da parte dell’arcivescovo Delpini. Partirà una fase di consultazione delle 1.107 parrocchie, attraverso i loro consigli pastorali, e dei decanati, in modo da coinvolgere sia i sacerdoti sia i fedeli laici. Una fase di ascolto che si concretizzerà in contributi e idee che saranno inviati entro la Pasqua 2018 (il 1° aprile) alla Commissione di coordinamento, che dovrà a questo punto predisporre un documento di lavoro su cui il Consiglio pastorale diocesano e il Consiglio presbiterale rifletteranno per giungere all’elaborazione di una nuova pastorale che tenga conto della multietnicità delle parrocchie ambrosiane. Le conclusioni saranno illustrate dall’arcivescovo il 3 novembre 2018, vigilia della memoria liturgica di san Carlo Borromeo, co-patrono dell’arcidiocesi e promotore come pastore della Chiesa ambrosiana dei suoi primi 11 Sinodi diocesani.
La Commissione di coordinamento
Tutto il cammino sinodale è stato affidato dall’arcivescovo Delpini a una Commissione di coordinamento, che è presieduta da monsignor Luca Bressan, vicario episcopale per la cultura, carità, missione e azione sociale. Accanto a lui ci saranno due segretari: il vescovo ausiliare e vicario episcopale per i Consigli diocesani, Paolo Martinelli, e il responsabile dell’Ufficio della pastorale dei migranti don Alberto Vitali. Della Commissione fanno parte anche 18 consiglieri, di cui dieci sono laici. Seguiranno tutte le fasi del cammino sino alla conclusione del 3 novembre con la promulgazione da parte dell’arcivescovo del decreto legislativo con cui vengono stabilite le nuove costituzioni sinodali, che andranno ad aggiornare il capitolo 14 del 47° Sinodo diocesano del 1995 dedicato proprio alla “pastorale degli esteri”, terminologia che da sola mostra come l’approccio al tema abbia fatto il suo tempo e non risponda alla situazione attuale. “L’esito sarà una Chiesa maggiormente consapevole della propria cattolicità – commenta il presidente della Commissione di coordinamento, monsignor Bressan -, impegnata a tradurre questa consapevolezza in scelte pastorali condivise e capillari sul territorio diocesana. Una Chiesa dalle genti che con la propria vita quotidiana saprà trasmettere serenità e capacità di futuro anche la resto del corpo sociale”.
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1 Commento

  1. marco ha detto:

    Purtroppo l’uomo non ha carisma ed é di una banalità sconcertante nei discorsi e comportamenti. Amen

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