Omelie 2019 di don Giorgio: TERZA DOPO PENTECOSTE

30 giugno 2019: TERZA DOPO PENTECOSTE
Gen 3,1-20; Rm 5,18-21; Mt 1,20b-24b
Un racconto allegorico, simbolico o mitico
Anzitutto, vorrei dire che sarebbe una bella pretesa da parte della Liturgia chiederci di riflettere, nel breve spazio di dieci minuti o poco più che occupa un’omelia domenicale, sul cosiddetto peccato originale, nel suo duplice aspetto: di originante (come causa) e di originato (negli effetti).
Il primo brano della Messa è una delle più discusse pagine di tutta la Bibbia, come del resto tutto il racconto (nelle due versioni) della creazione del cosmo e dell’uomo, che ha diviso gli studiosi tra fondamentalisti e allegoristi: ovvero, tra chi prende alla lettera tutto ciò che l’autore sacro scrive a proposito della creazione e del peccato originale, e chi interpreta tutto in modo allegorico o simbolico o mitico (tre aggettivi che, pur avendo ciascuno una propria peculiarità, tuttavia ci portano ben lontano da una interpretazione fondamentalista del testo sacro).
L’interpretazione letterale dei testi della creazione ha creato nei millenni fino ad oggi una rigida contrapposizione tra fede e scienza, cadendo anche, da una parte e dall’altra, nel ridicolo. Comunque, oggi sembra che gli studi degli esegeti più aperti abbiano risolto la contrapposizione. Del resto, Galileo Galilei, riprendendo le parole del cardinale Cesare Baronio, aveva detto: ”la Scrittura non ci insegna come vada il Cielo, ma come si vada in Cielo” .
In parole ancora più semplici: l’autore sacro ha un unico scopo, che non è quello scientifico, ma religioso.
Eppure, bastava allargare la conoscenza anche dei testi cosmologici presenti presso le altre popolazioni, e ci saremmo subito accorti che si trattava di mitologie.
Non si capisce perché solo i racconti della Genesi dovrebbero essere interpretati alla lettera. Sta qui l‘assurdità di una religione, quella ebraica prima e quella cristiana poi, che ha preteso e pretende di spiegarci tutto, occupando anche l’autonomia della scienza.
I passi del Signore che passeggia nel giardino…
Vorrei invece soffermarmi su alcuni elementi, presenti nel racconto allegorico o mitico del peccato originale. L’autore sacro inserisce alcuni tratti narrativi che sembrano in contrasto con il dramma appena consumato. I progenitori, ingannati dal serpente simbolo del Maligno, avevano disobbedito agli ordini del Creatore.
L’autore sacro scrive: Adamo si nasconde tra gli alberi del giardino, quando sente i passi del Signore che passeggia alla brezza del giorno.
Sembra di essere in una fiaba: e lo è, se immaginiamo con la nostra fantasia la scena appena descritta.
Nelle fiabe tutto sembra irreale, con quella dose di ironia e di poesia che danno un tocco di leggerezza, quando un Essere superiore interviene nei momenti più complessi. L’ironia e la poesia non trovano posto nelle descrizioni realistiche.
Adamo si aspettava di vedere sul volto del Signore un duro rimprovero. Per questo, subito si nasconde, appena sente i passi del Signore.
Questo fa parte del realismo. Ma la fiaba va oltre: ricorre alla poesia e anche all’ironia, che tanto più è sottile tanto più è efficace. L’ironia di Dio, che è presente in ogni suo intervento, è particolarmente presente ad esempio nel Vangelo di Giovanni, soprattutto nella parte più tragica della vita di Cristo: ovvero, nella sua passione.
Noi agiamo in un certo modo, Dio ci spiazza sempre: agisce a modo suo, da Dio!
Lui passeggia nel giardino, quasi con indifferenza, nonostante ciò che era successo. Pensate alla leggerezza di quei passi del Signore alla brezza del giorno. Poesia? Ironia? Un po’ tutto quanto!
“Dove sei?”
Il Signore chiama Adamo: “Dove sei?”. Non aspetta che Adamo esca dal nascondiglio, lo chiama.
“Dove sei?”.
Solitamente siamo noi, esseri mortali, a rimproverare Dio chiedendogli: “Dove sei?”.
Oggi non si sa bene se il peccato originale consista in un volta faccia di Dio o dell’uomo. Questo essere umano (tutto terreno e poco essere!) che si fa giudice implacabile della Divinità. Dicono: “Dio si nasconde!”, e poi, come sfidandolo, gli urlano: “Dove sei?”. Che assurdità!
Nel racconto mitico della Genesi è il Signore che dice a Adamo: “Dove sei?”, ma non per sfidarlo.
Nella Bibbia è chiaro: è sempre Dio che cerca l’uomo, e non l’uomo che cerca Dio.  Da quando esiste l’umanità, Dio è sempre alla ricerca di ogni essere umano. Noi cerchiamo Dio per qualche interesse, ma Dio cerca noi per puro amore. Se tutte le cose andassero per il meglio, l’uomo farebbe a meno di Dio, e perciò non lo cercherebbe.
“Dove sei?”: così Dio dice all’uomo che, fuori dal proprio mondo interiore, si nasconde nella foresta delle cose che tolgono all’essere umano la capacità intellettiva di cogliere l’essenziale, che è il Divino in noi.
Tempo fa avevo chiesto a uno dei più grandi storici di Mistica: “che cosa consiste per i Mistici il peccato originale?”, mi rispose con due parole: “Amor sui”.
Ecco che cos’è il peccato originale secondo la Mistica medievale: quell’egoismo o egocentrismo che esclude il mondo dello Spirito dal proprio essere.
Ecco perché la domanda di Dio: “Uomo dove sei?”, cade nel vuoto.
«Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo…”
Notiamo anche la risposta di Adamo: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto».
Anche qui, quanta ironia! Ci si nasconde da Dio perché si è nudi, quando, proprio perché si è nudi, dovremmo sentirci in buona compagnia con il Divino, che è nudità d’essere.
Dentro di noi non ci sono vestiti, se non quelli di un ego che ci rende delle marionette. Siamo spirito nello Spirito divino.
Ed ecco l’ironia finale (versetto che purtroppo la liturgia ha dimenticato): «Il Signore Dio fece all’uomo e a sua moglie tuniche di pelli e li vesti”. Come a dire: hai paura di essere nudo nel tuo essere? Bene, allora ti vesto, così ti sentirai appesantito e imparerai a spogliarti del tuo superfluo, se vorrai tornare nella nudità del tuo essere interiore.

1 Commento

  1. Luigi ha detto:

    Grazie per l’omelia. Quella che ho ascoltato sabato metteva a confronto la famiglia di Adamo ed Eva con quella di Giuseppe e Maria (troppo idealizzata dalla Chiesa cattolica). Più che di peccato originale preferisco l’imperfezione umana. Sulla nudità l’esempio che ci può venire in aiuto è quello di un uomo che s’immerge nei fondali marini “nudo” senza l’aiuto di bombole e tute. Il primo è libero (nudo?) anche se il rischio è maggiore. Il secondo è schiavo degli accessori (vestito di pelli?). La libertà dell’uomo è rischiosa, ma ne vale la pena viverla. Lo ha capito bene Dio che lo ha lasciato libero di accoglierlo o rifiutarlo.

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