Legambiente: la transizione al futuro in dieci mosse

da Il Manifesto
ITALIA

Legambiente:

la transizione al futuro in dieci mosse

Recovery Plan. I «cantieri prioritari» dell’associazione ambientalista, a confronto con sei ministri. Dalla mobilità elettrica ai parchi eolici, dalle bonifiche alla riconversione di Taranto
Luca Martinelli
31.03.2021
Entro il 30 aprile il governo guidato da Mario Draghi dovrà inviare alla Commissione Europea il testo definitivo del PNRR, il Piano nazionale per la ripresa e la resilienza da oltre 200 miliardi di euro che verrà finanziato dalle risorse straordinarie per superare l’emergenza Covid-19.
A UN MESE dalla scadenza, l’associazione Legambiente ha organizzato un confronto – trasmesso in diretta sul canale 501 di Sky e in streaming sui siti e sulle pagine Facebook di Legambiente e del mensile La Nuova Ecologia – che ha coinvolto ben sei membri dell’esecutivo. C’erano Roberto Cingolani (transizione ecologica), Enrico Giovannini (infrastrutture e mobilità sostenibili), Andrea Orlando (lavoro e politiche sociali), Luigi Di Maio (Affari esteri), Maria Rosaria Carfagna (sud e politiche territoriali), Stefano Patuanelli (politiche agricole, alimentari e forestali), oltre al sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Vincenzo Amendola.
L’EVENTO «LA NOSTRA ITALIA. Più verde, innovativa e inclusiva» ha messo al centro il testo del PNRR redatto da Legambiente, che attraverso un lavoro corale durato 6 mesi ha individuato 23 priorità di intervento e 63 progetti territoriali da mettere in campo, ma anche le opere da non realizzare e un pacchetto di riforme trasversali e settoriali necessarie per accelerare la transizione ecologica.
NEL CORSO DELL’INCONTRO, Legambiente ha anche presentato un elenco di «10 opere faro», capaci di rendere concreta la transizione ecologica: interventi esemplari, che toccano alcuni territori e i temi simbolo. Alcuni esempi: al primo posto, la riconversione industriale di Taranto (Ilva, ma non solo) e Brindisi (dove operano due centrali termoelettriche a carbone), rafforzando la vocazione energetica attraverso lo sviluppo di eolico offshore, solare fotovoltaico e termodinamico nelle aree dismesse bonificate, agrivoltaico, la realizzazione di impianti di accumulo di energia elettrica e interventi di diversificazione del tessuto produttivo per superare la monocoltura della petrolchimica, del carbone e dell’acciaio; al secondo, la mobilità a emissioni zero in Pianura Padana e nei capoluoghi di provincia, per fermare l’inquinamento che causa oltre 50mila morti premature all’anno. Non è una questione di soldi, ma di politiche: nel 2020 con il bonus auto è stato destinato un miliardo di euro di soldi pubblici per rottamare 125 mila vecchie auto e ridurre le emissioni di 61.000 tonnellate di CO2 all’anno. Con un miliardo avremmo potuto acquistare 2.500 autobus elettrici o 40.000 tax e car sharing elettrici, per tutti in 100 città, riducendo le emissioni di oltre 100.000 tonnellate di CO2 all’anno. Poi arriva il tema delle bonifiche, nella Terra dei fuochi, nella Valle del Sacco, in Val d’Agri e a Gela e quella delle falde inquinate da PFAS in Veneto. Per quanto riguarda le energia rinnovabili, Legambiente propone parchi eolici off-shore nel canale di Sicilia, in Sardegna e in Adriatico. Per mitigare i rischia legati al dissesto idrogeologico, di avviare una campagna di abbattimento degli edifici abusivi e di delocalizzazione degli edifici e delle strutture presenti in aree classificate ad elevato rischio. Nelle città metropolitane diRoma, Napoli, Reggio Calabria, Bari, Catania, Palermo, Messina e Cagliari servono invece impianti dedicati alla gestione dei rifiuti e all’economia circolare, in primis digestori anaerobici integrati a impianti di compostaggio per il trattamento della frazione organica differenziata, per la produzione di biometano e di compost di qualità. Servono infrastrutture ferroviarie in Calabria e in Sicilia, «altro che Ponte sullo Stretto» scrive Legambiente.
TRA LE 10 PRIORITÀ per il Piano, anche lo sviluppo del biologico e dell’agroecologia sulle Alpi, negli Appennini e nelle aree rurali, attraverso la creazione di biodistretti e una ricostruzione innovativa delle aree terremotate del centro Italia oltre al rafforzamento della rete ecologica appenninica attraverso l’istituzione del Parco nazionale del Matese tra Molise e Campania, la creazione di corridoi ecologici per la tutela dell’Orso bruno marsicano in Abruzzo, Lazio e Molise e interventi per rafforzare l’attrattività turistica e la connessione fra le comunità degli Appennini completando il sistema delle ciclovie e dei cammini e la rete di servizi dedicati, superando anche il digital divide.
DIECI PUNTI CHE HANNO obbligato i ministri ad uscire allo scoperto: «Nel PNRR ci sono investimenti fortissimi per favorire il rinnovamento del parco, in particolare trasporto pubblico locale e investimenti forti per la multimodalità, per portare l’elettricità come fonte nelle banchine e ridurre l’inquinamento delle navi nei porti» ha detto Giovannini, che però non ha proferito verbo sul Ponte sullo Stretto, tema che divide la maggioranza. Mara Carfagna, ministro per il Sud e la Coesione territoriale, ha invece anticipato il valore delle risorse destinate al Mezzogiorno: «nell’ambito della Missione 2, quella dedicata alla “Rivoluzione Verde”, andranno al Sud il 48% dei fondi per l’Agricoltura Sostenibile; il 60% di quelli per i progetti di sperimentazione sull’idrogeno; il 50% di quelli per il Trasporto Urbano Sostenibile, il 34% dei finanziamenti per l’efficientamento degli edifici pubblici e il 47% del capitolo Tutela del Territorio». Per Legambiente, però, gli indirizzi del Piano non sono una questione di quantità, ma di qualità.

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