Mario Delpini o Matteo Zuppi?

di don Giorgio De Capitani
No, non giudico una persona solo per i suoi gesti.
Perciò, non giudico il vescovo di Milano, Mario Delpini, e il vescovo di Bologna, Matteo Zuppi, per i loro gesti più o meno “significativi” dal punto di vista pastorale.
So benissimo che, ad esempio, Mario Delpini certe cose non le farà mai, per il suo carattere e per il suo modo di fare.
Certo, all’opinione pubblica colpiscono certe aperture di monsignor Zuppi, che escono dal solito stile pastorale. Sarei, comunque, curioso di conoscerlo più a fondo, e sapere ad esempio quali siano i suoi veri intenti: dietro ad un gesto, ci potrebbe essere magari un vuoto di  pensiero.
Sì, sarei curioso di parlare con il vescovo di Bologna, e dialogare un po’ con lui, per sentir vibrare il suo spirito interiore.
Che la Chiesa oggi, con questo papa, ci abbia abituati a gesti populisti che alla fine portano al nulla, ciò non dovrebbe però far pensare che non ci possa essere qualcosa di più profondo, soprattutto nell’agire pastorale di alcuni suoi ministri.
Una cosa, comunque, va detta: non solo per i suoi gesti per nulla profetici, ma soprattutto per tutto ciò che riguarda la sua poca sensibilità umana (della sua profonda interiorità non posso esserne certo), Mario Delpini, tenendo anche conto che siede sulla cattedra di Sant’Ambrogio, ogni giorno dà prova di essere un pastore che le tenta tutte, ma nell’organizzare cose su cose, senza dar segno di un appassionato amore per la diocesi e per i suoi preti. 
La diocesi milanese da diversi anni è entrata in una fase di stand by, nel senso più peggiorativo del termine, da intendere come assoluto immobilismo di una pastorale dell’essere.
Non so a che cosa miri la pastorale del vescovo di Bologna: mi auguro che anch’egli non sia un fuoco di paglia, ma che abbia in mente un progetto altamente educativo.
Da questa diocesi milanese non c’è nulla da sperare in meglio, finché saremo nelle mani di trottole che fanno girare a vuoto una diocesi, dove i preti vengono trattati come cose o birilli da spostare da un posto all’altro, in modo del tutto dissennato, disumano, folle, e a danno di comunità che in tal modo rimangono sempre a pezzi, senza un chiaro punto di riferimento, perché il buon pastore dopo pochi anni se ne deve andare altrove, con il rischio che arrivino dei mercenari.
Non so la situazione della diocesi bolognese, ma conosco bene la realtà milanese, frantumata da pastori incapaci, tanto più che con presunzione e arroganza si credono all’altezza di un compito che li sta schiacciando miseramente.
Parlo del pastore che è goffamente seduto sulla cattedra di Sant’Ambrogio e dei suoi più diretti leccaculo, senza testa, senza coscienza, senza alcuna dignità.
Non so se nella diocesi bolognese il vescovo sia costretto a reagire, anche con forza, ad un clero a lungo lasciato solo, in balìa di una spaventosa alienazione pastorale, ma so la gravità della diocesi milanese, dove il vescovo e la curia se ne fregano dei preti più bisognosi, più emarginati, di coloro che con qualche loro intuito potrebbero aiutare la Diocesi a trovare la giusta strada, e che invece vengono lasciati nel silenzio più vergognoso.
Non so se monsignor Zuppi incontri i preti più dissidenti, so invece che Mario Delpini li lascia marcire nella loro solitudine.
Non so se il vescovo di Bologna ascolti anche le voci più aperte, ovvero gli spiriti liberi, so invece che il vescovo di Milano dà incarichi importanti a preti discutibilissimi per il loro passato poco pulito o per lo meno inadatti a ricoprire responsabilità che richiederebbero saggezza e coraggio, o addirittura ha scelto come vicario generale un vicario episcopale  con gravi problemi di salute.
Ho l’impressione che Mario Delpini si ritenga così autonomo da attorniarsi da gente inutile,  obbediente fino all’estremo del ridicolo, o del tutto impotente. 
Il cardinale Carlo Maria Martini diceva ai suoi preti (lo ha detto anche a me): «Io ho bisogno di te! La diocesi è grande: ogni prete deve fare la sua parte». Già Angelo Scola diceva: «Io non ho bisogno di te!». E Mario Delpini dice la stessa cosa.
Credo che qualsiasi vescovo, che si chiami Delpini o Zuppi non importa, debba soprattutto dare ascolto non al coro di voci già scontate, o a quanti vorrebbero appesantire il passo di una diocesi già bloccata con iniziative o proposte al servizio di un organismo alienato e alienante, ma a voci (e, per fortuna, ce ne sono ancora in diocesi) che vorrebbero dare una svolta radicale ad una pastorale solo del fare, dello strafare, del fare selvaggio.
Una cosa è certa: monsignor Zuppi a Bologna qualche segno di speranza lo sta dando, a Milano invece vedo tanta nebbia, tanta confusione, tanta impotenza, e così si lascia la gente disorientata e il clero in balìa di venti capricciosi. 
  
 

 

6 Commenti

  1. Luca ha detto:

    Purtroppo è vero! Mi è capitato di incontrare qualche seminarista e devo dire che per la maggior parte il seminario è pieno di “ragazzini” viziati (lo utilizzo volutamente come sinonimo di uomini poco cresciuti mentalmente e incapaci di stare nel mondo, tra la gente).

    Arroganti, borghesi, pieni di manie di grandezza e di potere, che sbavano continuamente dietro a pizzi&merletti e a suonate d’organo (quando parlano di ste robe pare siano in preda ad un vero e proprio orgasmo, davvero).

    Quando poi con loro cerchi di instaurare un argomento normale, quotidiano, che riguarda la vita e i problemi reali della gente d’improvviso diventano quasi muti, autistici!

    Il secondo argomento di cui parlano volentieri sapete qual’è? Lo stipendio naturalmente! Quanto prenderanno dalla curia e quante messe devono dire per arrivare ad una cifra più alta… che schifo!

    Anche a me pare non vengano fermati e sbattuti fuori… ma fatti preti senza problemi! Don Giorgio che sta succedendo?

    Questi sono i preti di domani? Mi spiace ma io i miei figli non li affiderò mai a codesti mezzi uomini!

  2. Luca ha detto:

    Un prete che conosco mi ha detto che Delpini a breve sarà nominato dal papa segretario al sinodo sui giovani. Quando me l’ha detto non credevo alle mie orecchie! Spero non sia vero!
    Come può uno che di fatto ha cercato di coprire o comunque di minimizzare un abuso sessuale su un minore (vedi caso “don Galli”) ricoprire un ruolo così centrale, oltretutto con al centro proprio i giovani? (Anche se ho i miei molti dubbi sull’utilità di questi sinodi, ma questo è un altro discorso).
    Questa è ipocrisia pura! Altro che lotta alla pedofilia, cambiamento della chiesa, rivoluzione Bergoglio eccetera.
    Il risultato? Popolarità del papa al minimo storico e crollo dell’8×1000!
    Avanti così!

  3. simone ha detto:

    Don Giorgio ho visto il tuo ultimo video. Credo ci siano due cose immediate da fare:
    1- cambiare il Vescovo
    2- sistemare il seminario
    Sul Vescovo credo sia totlamente inadeguato, privo di un pensiero e di capacità di accompagnamento del popolo che mai apprenderà.
    Mai più Vescovi che hanno passato la vita in curia senza mai aver vissuto un giorno in parrocchia; totalmente staccati dalla realtà.
    Il seminario? Possibile che fino a 20 anni fa venivano fermati un sacco di ragazzi mentre adesso diventano tutti preti? Anche quelli
    che erano stati respinti anni addietro adesso rientrano e diventano tranquillamente preti. Ma il discernimento lo si fa ancora?
    Ma che valutazioni vengono fatte sui candidati? Escono preti del 1800 amanti di pianete e paramenti antichi e sfarzosi e completamente
    emarginati dalle realtà delle famiglie. Son riusciti anche a restaurare il tricorno…ma ci rendiamo conto?
    Le parrocchie? Siam qui a portare avanti riti e tradizioni per quattro anziani o per persone non sposate che diventano il sostegno e l’esempio
    della parrocchia quando in realtà son proprio il controesempio: persone incapaci di riconoscere una vocazione e di realizzarla.
    Le famiglie? Completamente distanti dalla Chiesa…ci vengono giusto per i sacramenti dei figli. Ma che Chiesa è questa?
    Le famiglie intanto divorziano, si risposano, gestiscono i figli, le nuove compagne e pensano sempre a spassarsela. E la Chiesa sta a guardare.
    Non aiuta, non interviene, non accoglie, non ammonisce. Sta a guardare il mondo che cambia fisionomia. Pensa a nuove forme d’intrattenimento per riempire
    le strutture ma rimane spettatrice di un inesorabile declino. Ti sprona a donare soldi per ristrutturare la chiesa, il campanile, l’oratorio ma non
    riesce più ad essere voce autorevole nelle scelte della nostra gente. Quante famiglie potevano essere salvate magari dal consiglio e dall’accompagnamento di
    un prete capace? Certo il tradimento è un boccone amaro ma l’esperienza del perdono può far rifiorire anche le relazioni più compromesse.
    Probabilmente il prete era impegnato; qualche evento culturale, qualche festa, una vacanza…una bella anguriata in qualche rione della città per dimostrare
    che è sul territorio ma solo per un pò di svago.
    Bisogna cambiare Vescovo e formatori. 1000 e passa preti in tutta la diocesi….in calo perchè i novelli son sempre meno dei defunti. Per me si può anche arrivare
    ad averne la metà l’importante è che questi siano modello e riferimento per quelli che gravitano intorno.
    Da un prete non voglio tante belle idee per animare il paese, ma una parola di conforto, di speranza, di correzione. L’autorevolezza di chi vive per aiutare tutte
    le anime a raggiungere la salvezza. Lo ripeto il caro don Dionigi mi ha mostrato il Padre…ne sono certo. Intercedi per noi.
    ps: verrà in visita pastorale nel mio paese mons. Delpini; non esisterò a dire tutte queste cose in faccia. Io non ho niente da perdere.

  4. marco ha detto:

    Quando Salvini ha brandito rosario e Vangelo in piazza Duomo, il commento massimo di Delpini é stato:
    ” I politici si occupino di politica ”
    Cosa si vuole pretendere da cotanta personalità ?

  5. Simone ha detto:

    Certo non conosco in modo approfondito mons. Zuppi ma conosco bene mons. Delpini. Mi sento di dire che ci vuole poco ad esser migliori dell’Arcivescovo di Milano….il trionfo del nulla. So che a Bologna mons. Zuppi sta effettuando alcuni cambiamenti per trasformare una chiesa secolare in una chiesa di strada, vicino alle persone bisognose. E’ un prete amabile e amato. Proprio come fu definito il caro Card. Tettamanzi di cui tra poco ricorderemo un anno dalla sua dipartita. Un prete in mezzo alla gente, col coraggio di esprimere le proprie idee. Lo ricordo ancora con le lacrime agli occhi don Dionigi quando un giorno di qualche anno fa confessandomi in Villa Sacro Cuore mi sgridò diventando serio e arrabbiato (mai visto prima) perchè ero andato a servir Messa lasciando mia moglie sola a casa con un problema. Mi disse “prima sistemi le vicende di casa, poi se hai tempo servi la Chiesa”. Mi illuminò….aver incontrato il suo sorriso e la sua bontà è stato come poter assaporare l’incontro col Padre.
    Penso che Zuppi e De Donatis tra le ultime nomine sian le uniche degne di nota.

  6. Giuseppe ha detto:

    Non saprei cosa dire di monsignor Delpini, ma posso serenamente esprimere il mio apprezzamento per Matteo Zuppi che ho avuto l’occasione di incontrare anche in circostanze dolorose trovandolo sempre disponibile e capace di relazionarsi con gli altri con semplicità e naturalezza. Il suo impegno nella comunità di S.Egidio, di cui è stato anche assistente spirituale, l’ha portato tra l’altro a partecipare attivamente agli interventi di mediazione che la comunità ha svolto negli anni in diversi paesi bisognosi di pacificazione e di sostegno. Oltre a ciò è stato parroco di Santa Maria in Trastevere e di un’altra parrocchia della periferia romana a Torre Angela, cosa che gli ha consentito di interagire con realtà molto diverse tra loro riuscendo sempre a cavarsela egregiamente.

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