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3 luglio 2011

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Lettera al Patriarca di Venezia


Sarà di moda, ma ti voglio anch’io scrivere, in parte costretto da una serie di circostanze.

Non sarà certamente una lettera nello stile ossequioso, o riverenziale, e tanto meno una “captatio benevolentiae”. Tutt’altro!

So di rischiare grosso, ma è la mia linea che nel passato ha portato qualche risultato. Era successo con Martini, a cui mi ero rivolto - quella volta in via privata - nel primo mese dalla sua entrata nella diocesi milanese. Da allora mi prese nel suo cuore, e non mi ha più lasciato. Con Tettamanzi non c’è stato bisogno, già mi conosceva.

Ti darò del tu, anche perché sei di qualche anno più giovane di me. E poi, per una volta lascio da parte la mia innata ritrosia a dare o a concedere facilmente confidenza: comunque, una certa distanza non fa male, anzi ci rende più liberi per un confronto dialettico. E questo lo farò se ti dovessi parlare personalmente.

Ho sentito che anche tu hai “dovuto” obbedire: come dire di no ad un invito proveniente dall’alto di una gerarchia che rivendica il diritto di parlare in nome di Dio? Non potrebbe essere una scusante? L’invito è preso come un obbligo: espressione del volere divino! In nome del volere di Dio quante giustificazioni assurde! Ha ucciso più l’obbedienza cieca che la disubbidienza “ragionata”! Tutto per dire che, se volevi, potevi anche rinunciare alla Diocesi di Milano. Se hai accettato, avrai avuto le tue buone ragioni.

Ti sarai certamente chiesto il motivo per cui il Papa o chi per esso ti ha nominato cardinale di Milano. Se è lecito, possiamo anche noi esserne a conoscenza? Ti sarai reso conto che qualcosa non era del tutto lampante: non penso che eri all’oscuro di tutti i giochi o giochetti diplomatici e non diplomatici che anche in questo caso, soprattutto in questo caso, hanno alla fine prevalso sulla scelta del tuo nome. “Volere di Dio! Cavoli! Dove stai? Devi essere proprio un dio che ti diverti a pescare nel torbido per estrarre l’acqua pura!”. A questo punto mi viene anche il dubbio se questo dio sappia sempre pescare il meglio.

È questo che discuto, e ho il diritto, per non dire il dovere di discutere, soprattutto quando di mezzo ci siano scelte di vitale importanza. E questo fa già capire che, se me la prendo, è perché ci tengo, a meno che non valga il detto: chissenefrega? Anch’io ho sposato il motto: I care! A me interessa! A me sta a cuore! M’importa!

Ho l’impressione che ancora oggi assistiamo alla brutta tradizione - diciamo: prassi di una Chiesa dal passo di piombo - di valutare le scelte in base a calcoli, sullo stile del mondo politico, per cui si vorrebbe, come nel caso di Milano, bilanciare politica e fede. La politica è andata a sinistra, e allora ci vuole un cardinale di destra, e viceversa. Con una precisazione: solitamente i cardinali di sinistra sono una sorpresa!

Che c’entrano - mi dirai - la destra e la sinistra? Certo, è una terminologia che stona nella Chiesa di Cristo, ma non nella Chiesa gerarchica. Nella Chiesa di Cristo esiste solo il Cristianesimo, che è Umanesimo verso l’integralità. Dire Umanesimo integrale è dire tutto, senza distinzioni tra destra e sinistra. Se è “integrale” non sopporta divisioni, fazioni, gruppi, movimenti.

Vedi, non ho la sensazione che la tua formazione culturale (tutti sanno che da tempo è di ispirazione ciellina) sia in sintonia con la mia. Qui non si tratta di cultura accademica (tu mi batti dieci a zero!), ma di quella visuale dell’Uomo, diciamo dell’Umanità, che, a parte la teoria che può illudere, non rientra in quella concezione tipicamente “religiosa” che, in pratica, si rivela alla prima occasione quando si tratta di decidere su questioni vitali o esistenziali.

Avrai votato per l’acqua bene comune, spero. Avrai votato contro le centrali nucleari, spero. Avrai votato contro il legittimo impedimento, spero. Ma qual è il tuo pensiero sulle varie confessioni religiose, sul testamento biologico, sui diritti dei gay, sull’immigrazione, sui campi rom, sulle coppie di fatto, sulla emancipazione femminile, sulle scuole private e pubbliche? Che pensi della Lega? A Venezia potevi anche far finta di nulla, ma qui, a Milano, come potrai tacere di fronte al connubio blasfemo tra Cl + Cdo e il potere berlusconiano? Come potrai sopportare l’affarismo in stile mafioso (certamente legalizzato con leggi su misura!) della Compagnia delle Opere? Non ti chiedo: sei di destra o di sinistra? Ma ti chiedo: il tuo riferimento è la Chiesa-struttura o il Vangelo di Cristo?

Mi hanno ripetutamente detto, anche prima di conoscere il tuo nome - forse per consolarmi - che i cardinali che vengono a Milano, prima o poi, anche senza volerlo, vengono col tempo “plasmati” da una realtà, quella milanese, che non perdona: o cambi, o sei fritto! Le ultime esperienze pastorali lo dimostrerebbero, è vero, ma è anche vero che qualche eccezione ci potrebbe essere, e non vorrei che fossi tu, e allora… saresti fritto? Oppure non saremmo noi ad essere fritti in una brace che richiama l’inferno? 

Ti chiedo solo una cosa: prima di prendere delle decisioni importanti, aspetta, osserva attentamente le situazioni, valuta saggiamente i tempi e i modi, ma, è chiaro, dovrai prima prenderti collaboratori altrettanto saggi e ricchi di uno spirito fortemente diocesano. Se scegli subito con il vaglio della tua ideologia ciellina, partiresti male, e non ti seguirei più.

Ma uno sforzo lo devi già fare: uscire dai tuoi schemi mentali, da quella visuale di fede che purtroppo attanaglia la Chiesa gerarchica. Non basteranno piccoli gesti di apertura, non basterà essere amico di qualche filosofo marxista che fa il devoto, non basteranno timidi tentativi di solidarizzare con gli extracomunitari e con gli operai. A Milano non si può fare la bella statuina in gondola sul Canal Grande. Si deve cambiare registro, magari più registri: mettere suoni acuti, o bassi, o tali da far vibrare l’interno della Cattedrale.

Qualcosa di nuovo è già iniziato: non arrestarlo! Non coprire i solchi o le tracce dei tuoi predecessori che hanno smosso la dura terra per mettervi del buon seme.

Un’ultima cosa. A Martini e a Tettamanzi avevo ripetutamente rivolto la medesima richiesta: “Eminenza, mi lasci libertà di parola! Lei non può dire tutto ciò che vorrebbe. Lo lasci dire a me. Ogni tanto mi richiami pure, prenda anche qualche provvedimento o una certa opportuna distanza da certe mie prese di posizione estreme, ma usi tutta la sua arte diplomatica per lasciarmi libertà di parola”. Sono stato esaudito, anche se talora con estrema difficoltà. Questo compito non lasciarlo alla Curia che, quando interviene, usa solitamente il Diritto canonico. Mantieni il tuo volto di padre, e rivendica spazi tuoi per far valere in libertà quella Profezia che nasce dalla base e chiede protezione.

Tu verrai a Milano con qualche progetto in testa, ed è giusto che sia così. Ma, se mi permetti, ascolta anche le voci dissidenti: tu avrai dalla tua un bagaglio culturale rispettabile, noi ti offriremo un po’ di quella esperienza che servirà a incarnare nella Diocesi milanese il Mistero divino che duemila anni si è già incarnato in Cristo ma che è in continua gestazione. Basterebbe poco: aprire una finestra, guardare fuori e compartecipare al parto di una Umanità che geme tra atroci dolori, nella speranza che nasca il Nuovo Giorno.


  

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