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9 luglio 2011

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Fininvest deve risarcire 560 milioni di euro a De Benedetti


 

dal sito di Piero Ricca

Cleptocrazia

Non si trova l’autore dell’ultima norma Salva-Fininvest, inserita nella legge finanziaria e poi ritirata in fretta e furia quando si è saputo in giro.

L’antefatto è noto e l’abbiamo ricordato tante volte, sul blog e in piazza: Silvio Berlusconi è un ladro di case editrici, nel senso che con la corruzione giudiziaria eseguita con soldi suoi dal suo avvocato di fiducia Cesare Previti si prese la Mondadori, la più importante casa editrice italiana. A seguito di un lungo procedimento penale, che provò a bloccare in tutti i modi mediante altri avvocati su misura nel frattempo portati in parlamento, la corruzione fu accertata. Da lì prese il via l’azione civile per il risarcimento del danno. In primo grado fu quantificato in 750 milioni di euro, con sentenza del giudice Mesiano, quello messo in croce per le sigarette e le calze turchesi dai killer di famiglia. A giorni è attesa la sentenza della corte d’appello. Stavolta il rischio di mettere la mano al portafoglio è concreto.

L’ultimo tentativo per evitarlo è la norma che, per i risarcimenti superiori ai 20 milioni, rinvia il pagamento al giudizio della Cassazione, giusto il tempo, nel caso di specie, di sistemare la partita definitivamente con un’altra diavoleria procedurale. Due commi del codice civile cambiati al volo, in un giro di bozze. Come se l’interesse di uno fosse criterio di necessità e urgenza. Colpo marchiano, dettato dalla disperazione, oltre che da una sfrontatezza snza limiti. Infatti il presidente della Repubblica questa volta respinge il blitz.

Di quella porcata ora non si trova l’autore. Chi l’ha inserita nel testo della Finanziaria? In quale momento e con il consenso di chi? Tremonti dice di chiedere al dottor Letta. Calderoli e Bossi dicono di non saperne niente. Il beneficiario parla di norma “sacrosanta”, responsabilmente ritirata per spazzar via ogni ingiusto sospetto, ma sostiene di non averla concepita, e chiama in correità i predetti Calderoli e Tremonti. Sapevano, dice. Ma loro negano. Ghedini e Longo intanto fanno finta di nulla. Gli altri cortigiani plaudono al nobile gesto.

Nell’estate del 1981 Enrico Berlinguer poneva la questione morale come questione centrale della politica nazionale. Trent’anni dopo siamo alla Cleptocrazia. Al governo dei ladri. Commi su misura che si tenta di far passare di soppiatto, nella distrazione generale. Un delinquente matricolato che prova sempre a cavarsela con l’imbroglio. Una corte di farabutti che gli regge il sacco. Una corruzione così diffusa e radicata che è diventa metodo di governo, una forma di eversione.

Quando tutto questo finirà, non dovremo certo ringraziare chi ha visto rimanendo in silenzio.

da Lettera 43

Mondadori, e io pago…

Una guerra lunga vent’anni

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