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10 luglio 2011

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Tra l’autorità e l’obbedienza c’è la coscienza


Ero tentato di fare un altro video tipo quello in cui avevo riportato alcune lettere deliranti di individui pazzoidi che mi avevano scritto di tutto e di più in occasione di quell’intervista a La7 dove avevo espresso tutta la mia rabbia contro il nostro Premier augurandogli un bel ictus cerebrale. Augurio che purtroppo non si è ancora avverato. Ma arriverà.

E adesso i deliranti sono tornati a colpirmi con le loro frecce avvelenate, solo perché ho detto di nuovo ciò che penso sulla vergognosa nomina del ciellino sfegatato Angelo Scola a cardinale di Milano. Sì, vergognosa nomina, visti i retroscena. Non basterebbe un libro per descrivere i segreti del Vaticano. Ma la cosa che mi fa rizzare la lingua è l’angelica giustificazione di tutto questo sporco gioco come se, per il fatto che il Vaticano si è sempre comportato così, allora bisogna accettare tale millenaria prassi, anche in nome di quella santa obbedienza, consacrata anche da un voto, che ci impone di chiudere gli occhi, castrare la coscienza per non vedere nulla. Penso che sia giunto il momento di far valere i diritti della coscienza in nome di quella libertà di parola che è l’essenza stessa di Dio.

Nessuno mi deve imporre di tacere. E tanto meno di tacere in nome di quella formale prudenza che serve a salvare l’ordine gerarchico della chiesa, naturalmente dietro quella ipocrita espressione: “per il bene della comunità!”. Pensate: la comunità deve crescere nell’obbedienza, tacendo di fronte a qualsiasi ingiustizia! Bisogna tacere, ovvero nascondere le magagne, così come si è fatto per tanti anni sulla pedofilia dei preti. L’ordine era: tacere! Sempre “per il bene della comunità!”.

“Io non ho paura delle urla dei violenti, ma del silenzio degli onesti”, disse Martin Luther King. Già, lui non era cattolico. Non poteva capire certe cose. Già, lui non era cattolico, per cui è stato libero di dire quelle cose.

Gli onesti sono già pochi, e poi devono anche tacere! In che mondo viviamo? Non c’è bisogno di chiederlo ai filosofi o agli opinionisti mediatici. Viviamo in un mondo maledetto! Ed è tale per il silenzio di coloro che, se avessero parlato o parlassero, non avrebbero permesso o non permetterebbero un simile scempio. Un mondo maledetto anche per il silenzio degli onesti!

Tutte le critiche e i violenti giudizi si potrebbero riassumere in poche righe: se non ti va bene la chiesa, allora togliti la talare, e vattene altrove! 

Come rispondere? Forse è difficile far capire a gente che ha la testa fasciata che esiste Chiesa e Chiesa, e che si tratta di capire qual è la Chiesa di Cristo. Così abituati a pensare ad un unico tipo di Chiesa, quello imposto da una religione che finora ne ha fatto una struttura vincolata e vincolante, costoro non riusciranno mai a immaginare che possa esistere una Chiesa diversa, così diversa che non entra in nessun modo negli schemi della Chiesa-religione.

Ora rispondo alla obiezione perché rimango nella Chiesa.

Rimango in questa chiesa-struttura perché anzitutto una struttura ci vuole in qualsiasi caso: non puoi fare un passo senza struttura. E poi, ci rimango, perché ci sono nato, sono cresciuto, ho incontrato santi e martiri, ho conosciuto grandi artisti, poeti, filosofi, teologi. Ci rimango perché, nonostante tutto, è una Chiesa di eccezionali profeti. Qui ho imparato le prime nozioni su Dio, e ho intrapreso un cammino di fede. Ci rimango perché a me piace l’avventura, il rischio, togliere chiavistelli, aprire porte e finestre. Ci rimango perché, se una religione vale l’altra, qui ho la possibilità di superare il dilemma di una scelta, dal momento che, non è una mia congettura, il cristianesimo non è una religione. E qui sta il bello: lottare perché la Chiesa esca dalle strettoie della religione. È una scommessa: aprire le finestre e le porte della Chiesa sull’Umanità. Ci rimango, con tutto quell’apertura d’anima che mi porta a cercare la Verità ovunque, senza un distintivo particolare, senza neppure esibire un dpcumento. Sono credente, sono cristiano, ma non appartengo ad alcuna religione, per cui la Chiesa, vista così, è come una casa dalle pareti aperte, avendo per tetto il cielo di stelle. Se dovessi uscire da questa Chiesa, dovrei andrei sicuro di trovare l’ideale? Non abbandono il mio piccolo paese perché è leghista. Non fuggo dall’Italia perché è governata da un Demente. Ognuno rimane sul posto, e cerca di renderlo migliore.

Ma c’è un altro motivo per cui rimango nella Chiesa. Non voglio lasciarla nelle mani dei dementi, dei fanatici, dei farabutti, dei mercanti del tempio. Così come rimango nel mio piccolo paese per toglierlo dagli speculatori o da partiti che sfruttano la gente comune, così rimango in Italia per combattere contro una politica criminale.

Perché talora dal letamaio esce un tanfo di improperi nei miei riguardi? Ciò si verifica ogniqualvolta prendo certe nette prese di posizione, o faccio certe affermazioni che arrivano al bersaglio. Con il mio crudo linguaggio che non lascia indifferenti. Discutibile o no, questo è il mio stile. Qualche effetto benefico lo produce: rendermi conto di quale gentaglia sta occupando i primi posti della Chiesa.

L’ultima polemica è la nomina a cardinale di Milano del ciellino Angelo Scola. Che dire? Che rimangi ciò che ho detto per paura di una scomunica, o per le pressioni di quella parte di chiesa ambrosiana che, pur disorientata e confusa, anche amareggiata, però vuole mantenere una certa dignità di compostezza come quei domestici che, cambiato il padrone di casa, devono adattarsi al nuovo? Devono pur servire per vivere, e il padrone è colui che dà da vivere.

Anzitutto, non ho alcun padrone, se non quel Padre Eterno che si fa chiamare, e lo é,  Signore. I suoi rappresentanti sulla terra non devono prendersi diritti superiori, e farsi chiamare padri, o maestri, o capi. Sono servitori nello stile evangelico, ovvero a servizio della causa del Vangelo. Non devo alcuna obbedienza all’autorità in quanto tale, ma a chi la rappresenta in quanto fedele discepolo di quel Cristo che è l’unico Maestro. Il Cristo non è prerogativa di nessun Movimento, e tanto meno è il frutto di una esperienza visionaria o di un incontro psicologico. “Ho incontrato il Cristo!”, dicevano una volta i ciellini arrivati allo stadio mistico. Il Cristo del Vangelo è il Cristo, e basta. Mettergli qualche cappello o qualche distintivo sarebbe tradirlo. Più è radicale, e più il Cristo rifiuta ogni struttura.

Il problema non è tanto mio: se devo o non devo obbedire ad un determinato superiore (perché chiamarlo superiore: superiore in che cosa?), ma il problema è suo: è fedele o non è fedele al Vangelo di Cristo? È lui che si deve porre la domanda e mettersi ogni istante allo specchio del Vangelo. Prima di dare ordini, egli deve prima interrogarsi sull’ordine che darà: se effettivamente l’ordine corrisponde al Vangelo, e non deve perciò usare il suo potere per imporre un ordine.

Nessuno mi deve dire: Te lo ordino, perciò obbedisci! L’autorità ha senso solo se rispecchia un Valore. Lo so che può essere molto pericoloso questo mio metodo: può sembrare del tutto soggettivo. Può darsi. Ma tra l’oggettività di una autorità fine a stessa, ovvero in funzione di un ordine da difendere, e la soggettività della coscienza che mi suggerisce fin dove l’autorità prevarica e tradisce la sua vera missione, tenendo sempre come punto di riferimento il vangelo di Cristo scelgo la mia coscienza, e contesto l’autorità.

C’è un documento conciliare dove si mette in evidenza il primato della coscienza, illuminata certamente da Dio, ma non dal potere umano che ne fa ciò che vuole. Perché predicare o scrivere bene, e poi razzolare male? Se la Chiesa rispettasse almeno un decimo di ciò che scrive nei Documenti, non saremmo ancora qui a soffocare in una religione che fa esattamente il contrario.

E allora? Io sarei disobbediente solo perché pongo seri dubbi sull’autorità che ci viene imposta, e sull’autorità che impone una religione che va contro il Vangelo? Che cos’è l’autorità? Un passare di padre in figlio il potere di garantire ordine nella Chiesa, o non è l’espressione di uno Spirito che espira Umanità?

 

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