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11 luglio 2011

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Il testamento biologico e l’eutanasia del Parlamento


da L’Espresso

Fine vita: fermate questi due

di Silvia Cerami

Con la regia di Gasparri e Binetti, la Camera domani potrebbe approvare il sondino di Stato: una legge medioevale e probabilmente anticostituzionale. Da Veronesi a Ignazio Marino, ecco perché è un obbrobrio

(11 luglio 2011)

«Una norma ingiusta», «impietosa», «massimalista sul piano ideologico e fragilissima dal punto di vista giuridico». «Una legge di una gravità inaudita», peggio «anticostituzionale». «Una sopraffazione giocata sulla pelle dei cittadini», «una soluzione irrazionale e in aperto contrasto col principio del rispetto della persona umana», perché «si parla di Stato di diritto, ma qui i diritti vengono violati».

Martedì, dopo due anni di rinvii, la Camera vota sul disegno di legge relativo al testamento biologico e lo scontro si riapre. Il testo non sarà definitivo, perché il provvedimento dovrà essere votato anche al Senato, ma la maggioranza prova la spallata decisiva.

Punto chiave l'articolo 3 del ddl con cui si stabilisce la platea della Dichiarazione Anticipata di Trattamento (DAT) e si affronta la questione dell'alimentazione e dell'idratazione assistita. Per le opposizioni si tratta di una decisione che calpesta i diritti individuali tutelati dalla Costituzione e non riconosce la sovranità della libertà di coscienza.

Ecco le voci di chi si oppone a questa legge obbrobrio.

Umberto Veronesi: «Il  Parlamento sta prendendo decisioni che calpestano i diritti individuali  tutelati dalla Costituzione italiana e alcuni suoi principi fondamentali , come quelli contenuti nell'articolo 31. Per questo l'alternativa più ragionevole in questo momento é  fermare  l'iter legislativo :  l'assenza di una legge sia  un male minore rispetto a una cattiva legge. Il movimento a favore del Biotestamento , che io stesso ho promosso in Italia, aveva auspicato una legge, come forma di tutela ulteriore della volontà della persona  e come estensione naturale del Consenso Informato alla Cure , che è già norma in Italia. Ma paradossalmente  ora il  disegno di legge al voto nega il principio stesso per cui è il biotestamento è nato nelle democrazie avanzate  e,  unico caso in occidente , dice no all' autodeterminazione dell'individuo rispetto  ai trattamenti che vuole o non vuole ricevere.    La mancanza di una normativa permetterebbe a tutti , medici e cittadini,  malati e famigliari , di decidere in scienza e coscienza a seconda  dei casi e delle proprie convinzioni, la propria fede o l'assenza di fede, rispettando così  l'unico punto fermo nel dibattito : la volontà della persona e la sua inviolabile dignità . Viviamo in un  Paese civile e dovremmo credere  nelle nostre capacità di scelta come individui  e come comunità. Inoltre siamo aiutati  in questo da strumenti condivisi  anche a livello internazionale, come  il nuovo codice di deontologia medica e  la Convenzione di Oviedo sui diritti del malato, che il nostro Paese ha sottoscritto nel 1997». 

Emma Bonino, Radicali: «Con questa legge la Camera  deciderà che il cittadino non ha diritto di scegliere sulla cosa più difficile e importante della sua vita, cioè sulla propria morte. Eppure noi radicali chiediamo una cosa semplice, quasi banale: che ogni individuo possa scegliere se continuare a vivere ad ogni costo - anche quando si tratta non più di "vita" ma di mera "esistenza" allo stato vegetativo - o se smettere le cure e morire in pace. Chiediamo che sia l'individuo, nella Dichiarazione Anticipata di Trattamento (DAT), a poter  elencare - primo - le cure cui vorrà fare ricorso e - secondo - quelle a cui non vorrà essere sottoposto in caso di malattia terminale o di morte celebrale. Grazie al voto di domani la seconda possibilità gli sarà sbarrata: non saremo quindi noi padroni dei nostri ultimi istanti, saranno altri a decidere. Al grido "Nessun altro caso Englaro", stanno per imporre lo stato vegetativo per legge. Da domani ci sarà una libertà di scelta fondamentale in meno per noi e il rischio di un reato in più per i medici». 

Ignazio Marino, Pd: «La legge sul testamento biologico votata alla Camera dei Deputati è una sopraffazione giocata sulla pelle dei cittadini. E' una normativa contraddittoria che il centrodestra ha voluto esclusivamente per ragioni di basso tatticismo politico e con cui si lascia allo Stato il potere di decidere come gli italiani dovranno curarsi nel momento in cui dovessero perdere coscienza, senza alcuna ragionevole speranza di recupero dell'integrità intellettiva. In nome del principio della indisponibilità della vita, l'individuo viene privato del diritto di scegliere le terapie che ritiene di poter accettare e indicare quelle alle quali non vuole essere sottoposto. La legge dello Stato, al contrario, potrà imporre l'accanimento terapeutico sul corpo del malato, anche contro la sua volontà. La legge introduce il testamento biologico ma sarà un pezzo di carta senza valore, infatti non sarà vincolante per il medico, che potrà non tenerne conto, e inoltre troverà applicazione solo per i pazienti che si trovino in stato di "accertata assenza di attività cerebrale integrativa cortico-sottocorticale", ovvero che siano praticamente morti. Sarà possibile indicarvi le prestazioni terapeutiche cui si desideri essere sottoposto in caso di perdita di coscienza, ma non quelle che si intende rifiutare o sospendere. Non sarà possibile dire no ad una procedura medica che ritenuta sproporzionata, né ci si potrà sottrarre all'idratazione e alla nutrizione artificiali somministrate attraverso un tubo inserito nell'intestino anche avendo indicato chiaramente in precedenza di non accettarli. Ha ragione chi dice che si introduce il "sondino di Stato". Gli italiani sono sempre stati favorevoli ad una legge che lasci al singolo libertà di scegliere e che garantisca nello stesso modo sia chi decide di avvalersi di ogni tecnologia, presente e futura, sia chi, al contrario, intende rinunciare ad un inutile accanimento. Questo governo non li ha ascoltati».

Antonio Di Pietro, IdV: «Consideriamo qualsiasi norma che impedisce alla persona umana di scegliere cosa fare della propria vita e anche della propria morte ingiusta. E trovo un'anomalia che una legge imponga un obbligo. Ognuno deve poter essere libero di scegliere, senza alcuna imposizione».

Benedetto Della Vedova, Fli: «E' una legge sbagliata, massimalista sul piano ideologico e fragilissima dal punto di vista giuridico. Si prevedono le DAT e li si nega con vincoli irragionevoli. Se questa fosse la legge, dopo i primi inevitabili ricorsi, resterà il principio delle DAT e cadranno i vincoli (ci riflettano i fautori di questo testo). Meglio fermarsi e fare una "soft law" in cui riconoscersi tutti perché non è la legge di nessuno: no all'eutanasia, no all'accanimento terapeutico; decidano i medici secondo il codice di deontologia medica con i famigliari, caso per caso. L'Italia capirebbe».

Pietro Ichino, Pd: «La libertà di coscienza del cittadino deve essere sovrana. Il governo e il parlamento dovrebbero riconoscere e proteggere, come impone la Costituzione, nella zona tra i due confini - della certezza di vita umana da una parte, della certezza di morte dall'altra -, quella band of reasonableness delle opzioni possibili, all'interno della quale ogni cittadino, cristiano o no, deve poter decidere e agire secondo la propria coscienza. Penso inoltre che la testimonianza di una Chiesa cristiana non debba mai consistere nell'indicare la soluzione giuridico-legislativa specifica da preferire, né tanto meno le concrete modalità dell'impegno politico; penso che essa invece debba educare i cristiani all'esercizio responsabile della propria coscienza, lasciando che proprio quest'ultima resti il punto di riferimento fondamentale per ciascuno di loro nelle scelte politiche, giuridiche, tecniche. Personalmente in una situazione nella quale, come nel caso di Eluana Englaro, fosse ragionevole ritenere irreversibile la mia totale perdita di coscienza, sentirei gravemente lesa la dignità della mia persona se quel corpo venisse mantenuto in vita per lungo tempo».

Flavia Perina, Fli: «E' una legge che non serve a niente, esageratamente prescrittiva. A mio avviso si tratta di una legge bandiera, con cui il Pdl cercare di accattivarsi una certa parte del mondo cattolico. Di fatto tentano di recuperare i valori persi con gli scandali, ma questo manifestino per dire che sono rispettosi, non avrà alcun effetto. Non serve alle persone, alle famiglie, ai malati terminali. E' solo un atto di prepotenza. Due anni fa infatti il presidente della Repubblica rifiutò di controfirmare il decreto su Eluana Englaro e fu allora che si aprì il primo scontro tra Berlusconi e Napolitano».

Ivan Scalfarotto, Pd: «Considero questa legge di una gravità inaudita, perché fa diventare etica di Stato quelli che sono i valori di una parte del Paese. Si privano i cittadini malati del diritto alla propria autodeterminazione e si consegna alla maggioranza una sfera delicatissima che appartiene alla parte più intima di ognuno di noi».

Enzo Raisi, Fli: «E' incomprensibile. Si parla di Stato di diritto e qui i diritti vengono violati. E lo dico da uomo di destra. Una legge così è anticostituzionale. Piuttosto che una situazione del genere avrei preferito un vuoto legislativo. Nei momenti finali della propria vita una persona deve essere libera di decidere, io personalmente non accetterei l'alimentazione forzata perché lascerei la natura al suo corso e questo non significa eutanasia». Gianni Cuperlo, Pd: «La Camera licenzierà una legge ideologica, incostituzionale e lesiva della dignità della persona. Una norma che sottrae al malato la responsabilità di decidere. Il testo prevede una soluzione irrazionale e in aperto contrasto col principio del rispetto della persona umana sancito dall'articolo 32 della Costituzione. E' necessario garantire il diritto di ognuno a essere rispettato se in discussione è la vita e la decisione su di sé. In tanti, nei mesi passati, hanno denunciato i rischi di una legge impietosa e hanno spiegato che a fronte di una brutta legge sarebbe preferibile non legiferare. Ci batteremo per questo ed è bene che le voci si levino alte. Sarebbe un errore grave se la politica, per ragioni di convenienze, chinasse gli occhi di fronte a uno sbrego di civiltà».

Pippo Civati, Pd: «Questa legge dimostra che nel nostro Paese non esiste una destra liberale, non c'è mai la possibilità di costruire un fronte laico. Proprio su questi argomenti la maggioranza, a partire dal caso Englaro, ha dato il peggio di sé».

Marco Cappato, Radicali: «E' una legge contro la Costituzione e ci organizzeremo per cercare di smontarla attraverso i ricorsi individuali, come per la legge 40. Se fossimo in democrazia, un testo del genere non potrebbe passare. E' una legge che va contro l'opinione pubblica, visto che tutti i sondaggi dicono che l'80 per cento degli italiani è a favore del fatto che uno possa scegliere per sé della propria vita. Se passa è solo perché nessuna trasmissione di approfondimento politico ha dato spazio alla questione e nemmeno le opposizioni si sono mobilitate».

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Il testamento biologico e
l’eutanasia del Parlamento

di Furio Colombo, da il Fatto quotidiano, 10 luglio 2011

E’ difficile immaginare giorni più squallidi di questi in Parlamento, mentre è in discussione una penosa legge che vieta ai cittadini, in modo dettagliato e poliziesco, ogni possibilità di scegliere e dichiarare in anticipo come, in una situazione di fine vita, vorrebbero morire, se con le macchine o affidati al decorso della natura e del buon medico. Dimenticate il buon medico. "Il medico non può prendere in considerazione Indicazioni del paziente orientate a cagionare la morte". Ricorderete che era quello che Piergiorgio Welby disperatamente chiedeva, non perché innamorato del suicidio ma perché travolto dalla pena delle terapie obbligatorie . C'è, qualcuno che non vorrebbe una buona cura ,se quella cura ci fosse? Qui stiamo parlando del confine estremo, ma la spensierata maggioranza del Parlamento, Lega Nord inclusa (quella che si immagina tutto buon senso e famiglia), va via come il vento a votare "proibito", "impossibile", "impedito", "mai e poi mai", come se fosse in discussione una dieta.

E via a votare che "il parere espresso dal collegio dei medici non è vincolante per il medico curante, il quale non è tenuto a porre in essere prestazioni contrarie alle sue convinzioni di carattere scientifico e deontologico". Ecco introdotta la obiezione di coscienza sul corpo sofferente del povero inconscio. Ed ecco che cosa si intende per "convinzioni di carattere scientifico e deontologico": "l'alimentazione e la idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze fino alla fine della vita."

Inutilmente medici del livello scientifico e della esperienza professionale di Umberto Veronesi e di Ignazio Marino, che sono membri del Parlamento, hanno spiegato in ogni sede che non è vero, sostenuti dalla scienza medica del mondo. Che cosa volete che conti di fronte al ricettario della dottoressa onorevole Binetti, psichiatra sfuggita alla sua specializzazione e autrice del comma 5, art.3 della legge ancora beffardamente intitolata "Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso Informato, e di dichiarazioni anticipate di trattamento"?

Priva di ogni preoccupazione al mondo, salvo di piacere al Vaticano (parte antica e retrograda di una potente burocrazia che per il momento tiene bloccato e sotto minaccia il sentimento della pietà), la maggioranza della Camera dei Deputati va avanti spedita e vota senza pensieri e senza un minimo di riflessione e di coerenza anche questa conclusione dell'articolo 3, comma 5: "Esse (alimentazione e idratazione) non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento". La vendetta contro Eluana Englaro continua. A quanto pare per questa gente (votano tutti, compunti e lieti, come se capissero che cosa stanno facendo, oltre che compiacere Il monsignore, come se sapessero quanta sofferenza stanno preparando soprattutto per i più poveri e i meno assistiti) a quanto pare, per questa gente uguaglianza vuol dire avere diritto tutti alla stessa sorte: dicano le macchine, e non l'amore e la scienza medica, quanto può durare un corpo oltre la vita finita e quanto deve patire un essere umano morente per essere in linea col catechismo.

Ma l'ipocrisia di una così pesante imposizione legislativa sui cittadini è detta bene nel comma 2 dell'articolo 1. Sentite, e riflettete almeno per un istante sulle parole che seguono (e intanto pensate a Eluana Englaro, Piergiorgio Welby, Luca Coscioni): "La presente legge garantisce politiche sociali ed economiche volte alla presa in carico del paziente, dei soggetti incapaci di intendere e di volere e della loro famiglia".

Prima di esclamare "con che coraggio si permettono di dire queste cose, in questi giorni?" andate avanti, all'articolo 9, comma 4: "Dal presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. All'attuazione del medesimo si provvede nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie già previste a legislazione vigente."

Voglio ricordare ancora, per un momento, il titolo di questa legge triste e bugiarda: "Disposizioni in materia di alleanza terapeutica...". Alleanza, qui, significa imposizione, obbligo, sottomissione.

Come avete visto, tutto ciò che ha a che fare con il testamento biologico, così come è inteso nelle società libere e democratiche, dove i cittadini sono rispettati, che siano vivi, morti o sul punto di morire, è proibito in questa legge. E' giusto ricordare che Pd e IDV fanno opposizione continua. Ma il Pd - nonostante la invocazione di Bersani, "per favore, in nome del'umanità fermatevi!" - è diviso e indebolito dall'equivoco religioso. Non c'è niente di religioso, in questa legge spietata. E per fortuna ci sono cattolici appassionati e convinti che lo vedono bene e lo testimoniano. Però la barricata di resistenza è composta dalle centinaia di emendamenti dei sei deputati radicali eletti nel Pd. Li ho firmati tutti, almeno per lasciare una traccia: la civiltà è passata alla Camera dei Deputati nei giorni tristi del fondamentalismo vaticano.

E’ passata ma non ha potuto fermarsi.

(11 luglio 2011)

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