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17 luglio 2011

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Bertone, obiettivo Milano. Ha salvato l'ospedale San Raffaele. E ora vuole la Cattolica


da Lettera 43

VATICANO E DINTORNI

Bertone, obiettivo Milano

Ha salvato l'ospedale San Raffaele. E ora vuole la Cattolica.

di Alcide Gonella

Un insolitamente duro Sandro Magister - forse il più autorevole vaticanista italiano - sul suo blog 'Chiesa' ospitato sul sito de L'Espresso ha mosso pesanti critiche all'operato di Tarcisio Bertone sul salvataggio del San Raffaele.
L'operazione di risanamento dell'ospedale milanese fondato da don Luigi Verzé costerà nell'immediato allo Ior, la banca del Vaticano,
200 milioni di euro. Ma al di là della cospicua cifra, per Magister esiste un problema più importante di quello economico che il segretario di Stato sembra aver sottovalutato.
L'OSPEDALE LAICO. Il San Raffaele tutto è meno che un ospedale 'cattolico' visto che non ha mai intrattenuto legami con la chiesa. Anzi, la struttura ha sempre fatto un punto d'orgoglio della sua laicità: all'interno vi è praticata la fecondazione artificiale, metodo non certo approvato dalle gerarchie ecclesiastiche - e nell'università fondata da Don Verzé insegnano docenti non certo in linea con la dottrina cattolica come per esempio Emanuele Severino - che non a caso venne 'processato' dalla Chiesa per le sue tesi -, Edoardo Boncinelli e Luca Cavalli Sforza (senza dimenticare il teologo Vito Mancuso e il filosofo Massimo Cacciari).
E senza dimenticare alcune prese di posizione eterodosse assunte in passato dallo stesso Don Verzé. Per Magister risultò però che «incredibilmente il cardinale Bertone non abbia soppesato questo problema, né che prima abbia discusso con i suoi collaboratori di fiducia  se fosse opportuno o meno lanciarsi alla conquista del San Raffaele».
UN BOOMERANG PER IL VATICANO. L'accusa che muove il vaticanista de L'Espresso è pesante: il segretario di Stato non avrebbe considerato, nell'intraprendere questa operazione, aspetti per nulla secondari che rendono il San Raffaele una struttura non riconducibile a un ambiente di cura, università e ricerca ispirato ai principi cattolici. Anzi, per Magister questa operazione (che vede ora il passaggio di poteri da Don Verzé al suo neovicepresidente Giuseppe Profiti,
uomo di stretta osservanza bertoniana, oltre che l'arrivo come manager risanatore di Enrico Bondi)  invece che rivelarsi in una 'rivoluzione epocale' con la realizzazione di un polo cattolico di eccellenza nella sanità (composto dal già citato San Raffaele, Bambin Gesù e Policlinico Gemelli  cui si è aggiunto in questi giorni l'Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo) rischia di rivelarsi per il Vaticano un 'costoso e disastroso boomerang'. Il motivo è presto detto: reindirizzare il San Raffaele su basi cattoliche è considerata un’impresa impossibile.

Il caso Toniolo e Università Cattolica

E c'è un precedente che avrebbe dovuto mettere Bertone sull'avviso:  il non essere riuscito a mettere le mani sul Toniolo, l'istituto che controlla l'Università Cattolica e il Policlinico Gemelli. Il segretario di Stato, in due diverse occasioni, aveva cercato di ottenere le dimissioni di Tettamanzi da presidente dell'Istituto. Ma a stopparlo ci pensò direttamente Benedetto XVI, il quale decise che nulla cambiasse sino all'arrivo del suo successore.
Bertone allora ha ritentato il colpo nei giorni in cui veniva annunciata la nomina ad arcivescovo della città meneghina di Angelo Scola, uomo non certo appartenente al suo entourage.
L'ARRIVO DI SCOLA E CL. È possibile pensare che l'arrivo di Scola
- la cui vicinanza a Comunione e liberazione è ben conosciuta - possa scatenare qualche fibrillazione in quelle figure del mondo cattolico milanese non certo vicine. Preoccupate che egli possa estendere la sua influenza per nominare un rettore dell'Università Cattolica vicino al movimento fondato da don Giussani. Una nomina che spetta di diritto al consiglio di amministrazione del Toniolo, cosa che spiega l'attivismo del segretario di Stato rispetto all'Istituto.
Certo un ingresso di questa realtà in un'ottica vaticana sarebbe un importante passaggio per la costruzione del polo d'eccellenza sanitario nei sogni del Segretario di Stato. Per Magister rispetto all'anonima voce che sul Corriere della Sera dichiarava: «Il cardinale Bertone si identifica con il Papa, è Benedetto XVI a volere il cambiamento e la trasparenza; chi distingue tra il pontefice e il suo Segretario di Stato o è in malafede o non ha capito nulla». I fatti raccontano un'altra storia.
Domenica, 17 Luglio 2011

 

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