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18 luglio 2011

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L'Aids non esiste più. All'assise mondiale assenti il Cav e Fazio. E l'Italia non paga


da Lettera 43

TERAPIA

L'Aids non esiste più

All'assise mondiale assenti il Cav e Fazio. E l'Italia non paga.

Si è aperta il 17 luglio a Roma alla presenza di 6 mila esperti provenienti da tutto il mondo la Conferenza internazionale sull'Aids.Si prevede che il convegno resti aperto sino a mercoledì 20 luglio e nel suo contesto si prefigura una nuova pagina nella lotta alla malattia scoperta 30 anni fa: i farmaci sono diventati l'arma principale della prevenzione e potrebbero essere decisivi nel riuscire a spegnere la trasmissione dell'infezione, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.
«LA TERAPIA FUNZIONA COME PREVENZIONE». «I risultati di grandi sperimentazioni cliniche durate per anni e diffusi recentemente hanno dimostrato che la terapia funziona sempre piú come prevenzione, e questa è l'idea portante della conferenza», ha detto Stefano Vella, virologo dell'Istituto superiore di sanità (Iss) e fra gli organizzatori della conferenza mondiale.
7 MILA INFEZIONI AL GIORNO. L'assunzione di farmaci nelle fasi iniziali del contagio aiuta a ridurre drasticamente la quantità di virus in circolazione nell'organismo e anche le probabilità di trasmettere l'infezione. Oggi nel mondo oltre 7 mila persone si infettano ogni giorno e, di queste, 1.000 sono bambini.
Se 15 anni fa la conferenza di Vancouver aveva annunciato finalmente l'arrivo dei primi farmaci in grado di migliorare la sopravvivenza, nella conferenza che sta per aprirsi a Roma si comincia per la prima volta a parlare di cura nonostante i molti punti interrogativi: primo fra tutti quello dei fondi necessari per garantire l'accesso alle cure nel Sud del mondo.
STANZIAMENTI: L'ITALIA MANCA ALL'APPELLO. A questo proposito, nella conferenza di Roma si prevedono polemiche sul mancato finanziamento italiano al Fondo globale per la lotta all'Aids, la tubercolosi e la malaria.
Il Governo italiano non ha infatti versato i 260 milioni di dollari complessivi, piú altri 30, promessi due anni fa nel G8 dell'Aquila.
 
La stampa straniera: «Perché Berlusconi non è qui?»

Il mancato investimento ha causato immediate e prevedibili polemiche, così come oggetto di polemiche è stata l'assenza del ministro per la Salute Ferruccio Fazio e del premier Silvio Berlusconi.
«Perché il ministro della Salute e il Primo ministro non sono qui?», hanno chiesto nella conferenza stampa alcuni giornalisti stranieri.
«La ragione non dipende dal ministro, ma da problemi contingenti», ha risposto il presidente dell'Iss, Enrico Garaci, aggiungendo: «In 20 anni il Governo italiano ha dato un forte supporto alla ricerca e alla lotta contro l'Aids».
«UN IMPEGNO PER LE GENERAZIONI FUTURE». Anche Stefano Vella, organizzatore della conferenza di Roma e direttore del dipartimento del Farmaco dell'Iss, ha osservato che «l'Italia ha partecipato per anni al Fondo globale ed era fra i principali donatori. La mia opinione personale è che dobbiamo tornare indietro: è vero che ci sono problemi finanziari, ma questo è vero per tutti in questo periodo. Ed è importante considerare che non si tratta di un aiuto umanitario, ma di un imperativo morale perché è in gioco la salute di intere generazioni future».
«PAGHIAMO ORA O PAGHEREMO PER SEMPRE». Per il direttore esecutivo dell'Unaids, Michel Sidibè «o paghiamo adesso oppure pagheremo per sempre. È importante investire oggi per ridurre il numero delle infezioni nei prossimi anni».
Critiche anche dal mondo della ricerca: Guido Silvesti, della nella Emory University di Atlanta, ha osservato: «Sebbene io viva all'estero da tanti anni, come cittadino italiano nel ruolo di co-presidente della Conferenza internazionale sull'Aids per la ricerca di base, mi sento profondamente deluso e imbarazzato dal comportamento del Governo italiano, che non sta mantenendo la promessa di 260 milioni di euro per il Fondo globale».
Stupore è stato espresso dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, che si è detto intenzionato a scrivere immediatamente una lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per chiedere che l'Italia rispetti tutti gli impegni presi in materia di stanziamenti per la lotta alla malattia.
ALEMANNO: «INTENDO SCRIVERE AL PREMIER». «Nell'ambito dei programmi per Roma Capitale», ha detto ancora il sindaco, «abbiamo continuato a mantenere l'assistenza domiciliare per le persone con Hiv e nonostante le difficoltà economiche, nei prossimi mesi estenderemo l'assistenza alle persone con Hiv in condizioni economiche disagiate e continueremo le campagne di informazione nelle scuole in collaborazione con le associazioni di volontariato».
MARINO: «VERGOGNOSA L'ASSENZA DEL GOVERNO». Per Ignazio Marino, senatore democratico, presidente della Commissione d'inchiesta del Senato sul Servizio sanitario nazionale e presidente della onlus Imagine il mancato versamento incide in negativo sul prestigio italiano nel mondo anche perché, ha notato Marino, «la sola quota del 2009 sarebbe servita a pagare le terapie per 100 mila sieropositivi, a procurare i farmaci per curare la Tbc di 284 mila persone e per comprare 8 milioni di zanzariere contro la malaria».
Per Marino l'assenza di esponenti chiave dell'esecutivo nazionale dall'apertura dei lavori è «una vergogna».
 
Un contagio ogni due ore nel nostro Paese

In Italia ogni due ore una persona viene contagiata dal virus Hiv responsabile dell'Aids, per un totale di 4.000 nuove infezioni l'anno. Nel mondo la diffusione è ancora più rapida, con un'infezione ogni sei secondi, circa 7.400 al giorno, ma solo la metà viene curata e ogni ora 200 persone muoiono di Aids.
A 30 anni dal primo caso documentato di Aids e a 15 dall'arrivo delle terapie che hanno allungato la vita delle persone sieropositive la lotta contro l'Aids e' tutt'altro che alle ultime battute, come emerge dai dati presentati a poche ore dall'apertura ufficiale.
«Se vogliamo abbattere la circolazione del virus dobbiamo curare le persone e portare la terapia a tutti, come e' stato fatto negli anni '50 per la lotta alla tubercolosi», ha detto Stefano Vella.
«150 MILA ITALIANI VIVONO COL VIRUS». «L'Aids non è affatto sotto controllo», ha detto l'infettivologo Massimo Andreoni dell'università di Roma Tor Vergata.
Si stima che le persone che in Italia vivono con il virus Hiv siano fra 143 mila e 165 mila, delle quali 22 mila sono in stato di Aids conclamato e almeno 30 mila non sanno di avere l'infezione.
IN CRESCITA L'INFEZIONE FRA LE DONNE. Le donne sono circa il 40% e sono in aumento costante e si prevede che lo scenario possa cambiare ancora fra pochi anni: «Nel 2015 le persone sieropositive di oltre 50 anni potrebbero essere le più numerose e questo significa che si prevedono in cura anche molte donne in menopausa», ha osservato l'infettivologo Marco Borderi, del policlinico Sant'Orsola di Bologna.
«Non sappiamo che cosa possa accadere a quel punto», ha osservato Borderi, «perché i farmaci anti-Hiv finora sono stati sperimentati solo sugli uomini».

Anthony Fauci: «La sola arma è una terapia precoce»

Circa le strategie farmacologiche per silenziare il virus sin dai primi istanti del contagio si è espresso anche Anthony Fauci, direttore dell'Istituto nazionale per la lotta alle malattie infettive degli Stati Uniti (Niaid).
«Trattare precocemente le persone sieropositive significa ridurre drasticamente la possibilità che diffondano l'infezione», ha detto Fauci.
«Il nuovo approccio», ha detto, «richiede una grande quantità di denaro, ma spendere molto adesso significa risparmiare in futuro in termini di assistenza e vite».
La nuova tendenza punta a modificare le regole seguite finora dai medici, secondo le quali una persona sieropositiva deve cominciare a prendere i farmaci quando le cellule immunitarie che sono il principale bersaglio del virus Hiv, i CD4, sono inferiori a 350 per microlitro di sangue.
LE CURE COSTANO SINO A 24 MILA EURO L'ANNO. Secondo le nuove indicazioni, basate su due studi pubblicati recentemente, la terapia va cominciata comunque, anche se il numero dei CD4 è più elevato. Un obiettivo non facile in questa fase di crisi economica. Basti pensare che il costo della terapia per una persona sieropositiva è di circa 8.000 euro l'anno, ma questa cifra può raddoppiare o triplicare nei casi più complessi.
«ORGANIZZARSI SUBITO PER VINCERE». «È vero che oggi non abbiamo abbastanza soldi da investire», ha realisticamente ammesso Fauci, «ma possiamo cominciare a lavorare in questa direzione. Sono convinto che a lungo termine questo possa diventare un obiettivo molto realistico. La scommessa è riuscire ad organizzare fin da ora gli investimenti in questa direzione».
Le stime italiane: 2.588 nuove diagnosi nel 2009

Tornando ai dati relativi all'Italia presentati in apertura dei lavori ed elaborati dal Centro operativo Aids attivo presso l'Istituto superiore di sanità (Iss), relativi al 2009, indicano 2.588 nuove diagnosi con un'incidenza pari a sei contagiati ogni 100 mila abitanti, maggiore al Nord rispetto a Sud e Isole.
«Dati», ha rilevato l'Iss, «che che inquadrano l'Italia fra i Paesi dell'Europa occidentale con un'incidenza di nuove diagnosi di Hiv medio-alta».
SI ALZA L'ETÀ MEDIA: 39 ANNI PER GLI UOMINI. Emerge inoltre che l'età al momento della diagnosi è sempre più avanzata: se nel 1985 era di 26 anni per i maschi e 24 anni per le donne, nel 2009 è aumentata rispettivamente a 39 e 36 anni. Sempre secondo i dati dell'Iss, in un terzo dei casi la malattia viene diagnosticata solo quando è ormai in fase avanzata
IL 79% DEI CONTAGI PER VIA SESSUALE. Sono cambiate anche le modalità con cui si trasmette il virus: i tossicodipendenti, fra i quali nel 1985 la trasmissione del virus era la più elevata (74,6%), nel 2009 erano appena il 5,4%, mentre attualmente il virus Hiv viene trasmesso nella maggioranza dei casi (79%) per via sessuale (nel 1985 solo il 7,8%).
IL 32,9% DEI MALATI SONO STRANIERI. Secondo i dati dell'Iss, il 40,8% delle donne e l'11,8% deli uomini ha avuto rapporti con un partner che sapeva essere sieropositivo.
Le nuove diagnosi fra gli stranieri, rileva l'Iss, sono aumentate dall'11% del 1992 al 32,9% del 2006, ma da allora hanno cominciato a ridursi e nel 2009 sono state pari al 27,2%.
«In pratica», ha rilevato l'Iss, «nel 2009 quasi una persona su tre, diagnosticata come Hiv positiva, è risultata di nazionalità straniera».
ETEROSESSUALI PIÙ ESPOSTI. Tra gli stranieri, inoltre, il virus si è trasmesso soprattutto per contatti eterosessuali (dal 24,6% del 1992 al 70% del 2009) e sempre secondo i dati dell'Iss, le diagnosi di Aids conclamato sono state 62 mila e 617 dal 1982, anno della prima diagnosi di Aids in Italia, al 31 dicembre 2010.
Di queste, 48 mila e 389 (77,3%) riguardavano uomini, 773 (1,2%) bambini al di sotto di 13 anni e 5.335 (8,5%) stranieri.
Nel 2010 sono stati notificati 1.079 nuovi casi di Aids (361 dei quali diagnosticati negli anni precedenti). Come per la sieropositività, anche per l'Aids conclamato la diagnosi arriva sempre più in età avanzata.
Per la maggior parte (66,2%) riguarda persone che hanno fra 30 e 49 anni (44 anni per gli uomini e 40 per le donne nel 2010, contro l'età media di 31 anni per gli uomini e 29 per le donne che si registrava nel 1990).
Domenica, 17 Luglio 2011

 

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