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21 luglio 2011

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Siamo nauseati della chiesa di Ratzinger, di Bagnasco, di Bertone, di Ruini...



Dando anche un semplice sguardo al passato della Chiesa,
non vediamo che ombre, se non addirittura tenebre.

Altro che - come scrive l’evangelista Giovanni nel prologo -
“veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo”!
 
Poco dopo però aggiunge:
“Venne tra i suoi, ma i suoi non lo hanno accolto”.

I suoi!
Allora erano gli ebrei, oggi siamo noi cristiani!
Oggi è la “sua” Chiesa.

E quel “non lo hanno accolto” dura da due millenni!

Siamo ancora qui a sentire il peso
di un ostinato rifiuto ad accogliere il Cristo!

Cristo prima di fondare il Cristianesimo
è stato rifiutato dalla religione ebraica,
e lo sarà anche dopo, dalla religione cattolica.

L’equivoco che dura da duemila anni è proprio questo:
la Chiesa in quanto religione cattolica.

Lo sto ripetendo fino alla noia:
il Cristianesimo non è una religione,
e fin tanto che sarà preso come una religione
il Cristianesimo non troverà casa,
forse la casa la trova sempre, ma fuori della Chiesa.

Non mi do pace assistendo ogni giorno
ad una perversione tale della Chiesa
da tradire non solo il Cristianesimo, ma l’Umanità.

D’altronde, non dimentichiamo:
Cristianesimo è Umanesimo integrale.

Nella religione cattolica non c’è spazio
né per il Cristianesimo né per l’Umanesimo integrale.

E allora può succedere di tutto:
succede di tutto!

Non parlo naturalmente della base profetica,
e neppure della santità popolare,
che del resto troviamo anche fuori della Chiesa.

La Profezia non è prerogativa di nessuno,
e neppure la Santità popolare.
Le troviamo nelle città più industrializzate,
così pure tra le popolazioni primitive. 

Anche qui, quanto odio nutro verso una religione
che si accaparra - non so in nome di quale diritto -
la Profezia e la Santità!

Quando penso alla Chiesa
è immediato il mio riferimento alla struttura vincolante,
alla gerarchia di potere,
alla elite culturale che infarina le pianure,
alla coglioneria di una massa che obbedisce
come pecore mute.

Il potere c’è, perché qualcuno obbedisce!
Basterebbe poco: che la massa disobbedisse,
e il potere crollerebbe.
Servirebbe a poco l’uso della violenza!

Ed è proprio sulla virtù dell’obbedienza che la Chiesa-struttura
ha fondato il suo perenne potere.

Ho sbagliato dire: “virtù dell’obbedienza”.
L’obbedienza è stata resa virtù,
e ancor più virtù quando l’obbedienza diventa addirittura cieca.

Ma oggi la Chiesa non riesce più come prima
nel suo intento di dominare le coscienze:
ma ha trovato una scappatoia:
creare o sostenere Movimenti ecclesiali
che, nel loro cerchio, riescono ancora
a plagiare le coscienze, peggio delle sette!

Il potere della Chiesa!
La gerarchia!
L’autorità “costituita”: da chi?
Naturalmente dal volere di Dio!

Ma questo dio cattolico -  mi viene spesso da pensare -
deve proprio essere un coglione,
se si presta ai calcoli umani!

Non abbiate paura: il mio Dio non è un coglione!
È tutt’altro! È Altro!

È il Dio dei miei sogni più proibiti,
il Dio delle Utopie più azzardate!

È il Dio che ora mi fa incazzare
pensando alla sua Chiesa così mal ridotta,
così a pezzi da chiedermi se finalmente
non si sia rotto anche l'idolo: il dio cattolico.

Ma i pezzi vengono raccolti dai vari cardinali
della gerarchia vaticana che a gara,
e talora in un gioco al massacro,
si divertono nel ricomporre l’idolo, il dio cattolico,
e succede che di uno ne fanno due o tre,
a seconda che torna loro comodo,
e per comodità intendo quel proselitismo terreno
che - guarda caso! - parla di regno eterno,
senza distinguere tra terra e cielo.

È vero che Cristo ha detto che
dobbiamo essere immersi “nel” mondo,
ma - ha aggiunto - senza essere “del” mondo.
E invece succede che questa oscena chiesa cattolica
(inverte le preposizioni articolate: “nel” e “del”)
se ne guarda bene dal prendersi a cuore i problemi della gente,
però allunga le mani in ogni affare di questo mondo.

Pensavo che, superate certe bufere e certe tempeste,
finalmente apparisse all’orizzonte l’arcobaleno.
Talora Dio ce ne dà qualche illusione:
e mi dispiacerebbe se fosse così!

Il mio Dio non mi dà delle illusioni!
Casomai qualche assaggio di sogni o di utopie!

Quello che è certo è che oggi siamo in piena nebbia:  
il dio cattolico pretende di diradarla,
ma fa di tutto per oscurare il sole.

Certo, ce ne vuole di fede in questi momenti:
ecco perché la Profezia deve tirar fuori tutto il Meglio che è.

Una Profezia dell’anti dio cattolico.
La Profezia del Dio delle Utopie!

Una Profezia che dia alla gente la possibilità
di sperare, di respirare, di rivivere.

Tutti quanti - chi sogna, chi vuole vivere, chi spera -
siamo nauseati della chiesa di Ratzinger,
di Bagnasco, di Bertone, di Ruini,
siamo nauseati di questi Movimenti-sette pestifere
che si stanno spartendo la religione, già maledetta,
come se fosse uno scrigno pieno di tesori inestimabili.
Ma quali tesori?

Siamo nati per essere liberi: questo è il nostro tesoro.
Siamo nati per pensare, per cercare, per tendere al Meglio.
Siamo nati per aprire gli orizzonti, per la Novità.
Siamo nati per sognare, senza esibire distintivi.

Siamo nati per esprimere ciò che siamo,
senza indossare casacche, o tesserarci per un partito.

Siamo nati per guardare in Alto,
e sognare il Dio che preferiamo.

La Chiesa-struttura dei nostri tempi
- non guardo al passato: è l’oggi che scotta! –
ci ha tolto l’Infinito dai nostri sguardi,
ci ha tolto i Sogni dal nostri cuori,
ci ha tolto le Utopie dalle nostre speranze.

Come prete diocesano milanese,
dico con forza, con tutta la rabbia che ho dentro
che il cielo su Milano si è oscurato.

Angelo Scola tenterà di dipingerlo di giallo,
ma non ci fregherai!
E ricòrdati che non mi farai fuori tanto facilmente:
basta una tua mossa falsa,
e si scatenerà su Milano il diluvio universale!
 

da Lettera 43

Ior: don Verzè è fallito

Perché un San Raffaele a pezzi non piace alle banche.

di Alessandro Da Rold

Per abbozzare i destini dell'ospedale San Raffaele, diviso tra l'ipotesi di un concordato continuativo e quella di un fallimento con tanto di spezzatino societario, bisogna raccontare quanto avvenuto lunedì 18 luglio, a poche ore dalla morte di Mario Cal.
Il colpo di Smith & Wesson, con cui l'ex braccio destro di don Verzè ha deciso di mettere fine alla sua vita terrena, ha avuto l'effetto immediato di intasare le linee telefoniche tra Milano e Roma.
Nello specifico, quelle che mettono in contatto la sede di Intesa San Paolo (la banca più esposta nel crac) nel capoluogo lombardo, il torrione dello Ior e gli uffici della segretaria di Stato del Vaticano.

In quelle ore così concitate, quando le agenzie avevano appena lanciato la notizia del suicidio dell'ex vicepresidente della Fondazione Monte Tabor, Ettore Gotti Tedeschi - presidente della banca vaticana e nuovo membro del consiglio di amministrazione dell'ospedale - ha deciso di alzare la cornetta e chiamare il segretario di Stato Tarcisio Bertone.
MEGLIO DI UN GIALLO DI DAN BROWN. Il banchiere, che ama alzarsi alle 5.00 e andare a messa alle 8.00 (sempre dopo aver letto i giornali), aveva ben chiaro che cosa raccontare al porporato. E, infatti, gli ha esternato di nuovo tutti i suoi dubbi su un'operazione di salvataggio sempre più simile a un giallo di Dan Brown, per la creazione di un «polo della sanità cattolica» che unisca il San Raffaele, il Policlinico Gemelli e il Bambin Gesù di Roma, o il San Pio da Petralcina in Puglia.
Del resto, sono mesi che l'ex manager Mckinsey va dicendo alle persone più fidate che «sarebbe stato meglio non addentrarsi nell'affare e nei debiti del San Raffaele che potrebbero superare il miliardo di euro».
Non è chiaro cosa gli abbia risposto Bertone, dopo aver capito che Cal aveva usato quella pistola per scrollarsi di dosso le responsabilità sulla gestione dell'ospedale. Di certo il cardinale ha deciso di prendere altro tempo, optando poi per una telefonata allo stesso Corrado Passera, che non ha sciolto per niente i dubbi che attanagliano l'ex arcivescovo di Genova. Anzi, probabilmente li ha resi ancora più complessi.

PASSERA E FORMIGONI PER ALLONTANARE L'IPOTESI SPEZZATINO

Il banchiere di Intesa, vicino al governatore lombardo Roberto Formigoni, gli ha ricordato la sua posizione a favore del concordato continuativo per salvare l'intero ospedale e cedere solo le partecipazioni non strategiche: dalle piantagioni di mango in Brasile fino agli alberghi in Sardegna.
IL PIANO DI SALVATAGGIO PRONTO. La bozza del concordato c'è già ed è pronta da 10 giorni, solo che Don Verzè e Cal si sono opposti venerdì 15 luglio.
Ora il tribunale di Milano ha dato un ultimatum per sbloccare la situazione venerdì 22 luglio, altrimenti martedì 26 aprirà la procedura di fallimento, con tanto di commissariamento e possibile smembramento degli assett più importanti di quest'ospedale. Non solo, la vicenda potrebbe avere ripercussioni penali pure su don Verzè.
In Vaticano, stanno quindi ragionando su un'altra ipotesi un po' più cinica: lasciar fallire la baracca ed entrarci più tardi insieme con altri soci. Si spenderebbero meno soldi per colmare i debiti e, a parte qualche grana iniziale con l'eventuale curatore fallimentare, lo stesso Ettore Gotti Tedeschi potrebbe finalmente tornare alle devozioni con l'animo in pace.
GLI APPETITI DI ROTELLI E DE BENEDETTI. D'altra parte, in queste ore così intense, nel gruppo San Donato di Giuseppe Rotelli, come in quello farmaceutico Bracco, fino alle holding ospedaliere di Carlo De Benedetti e in quelle della famiglia Angelucci, si fa un gran parlare dei pezzi pregiati del San Raffaele che potrebbero essere dismessi dal tribunale fallimentare. E i sanraffaeliani segnalano la linea dura tenuta dai grandi quotidiani sulla crisi della loro creatura. In particolare di Corriere e Repubblica: nel primo Rotelli è azionista, nel secondo l'editore è De Benedetti.
«Quando si dovrà vendere, sarà più facile cedere uno scadente albergo in Sardegna o la divisione Resnati, su cui la Bracco ha già fatto un'offerta di 30 milioni di euro?», ha detto una fonte ben informata su quello che sta accadendo sotto la cupola di via Olgettina. E gli appetiti dei possibili compratori sono diversi, da Villa Turro, per la quale si dice sia De Benedetti il più interessato, fino alle altre divisioni di una realtà che resta un'eccellenza ospedaliera.

L'OBIETTIVO COMUNE: PRENDERE TEMPO IN VISTA DEL 22 LUGLIO

Quando le situazioni diventano complesse in Vaticano, gli storici sostengono sempre che nelle segrete stanze della Santa Sede sia nascosta una macchina del tempo. E nel vedere il comportamento del nuovo consiglio di amministrazione del San Raffaele, pare che questo congegno esista per davvero.
LO IOR COMANDA MA NON HA INVESTITO. Non si spiegherebbe in altro modo l'atteggiamento dei nuovi quattro consiglieri targati Ior. A due settimane dall'insediamento, Gotti Tedeschi, insieme gli altri tre (Giovanni Maria Flick, Giuseppe Profiti e Vittorio Malacalza), non ha ancora sciolto la riserva sui finanziamenti che la banca del Papa dovrà versare al colosso della sanità milanese: 250 milioni ? O 300 milioni? Nessuno lo sa.
Forse nemmeno il mattiniero banchiere che si è infatti prodigato nel chiedere una nuova perizia sullo stato dei debiti della Fondazione Monte Tabor. E intanto lo stesso Flick si è recato in procura per chiedere altro tempo ai magistrati. In ogni caso, secondo Milano Finanza, il San Raffaele deve ai fornitori 584 milioni, alle banche 220, mentre il resto è rappresentato da passività per leasing immobiliari e verso società di factoring. Il totale porta a un buco di 1.047 milioni e a un fabbisogno urgente di cassa per 120. Tanti soldi, quindi, che lo Ior preferirebbe non sborsare di tasca propria.
I DUBBI SUL FONDO INTERNAZIONALE. Anche perché, oltre che sui quattro consiglieri, continuano ad addensarsi nubi di incertezza pure sugli altri due, Maurizio Pini e Massimo Clementi. Sono l'espressione di un fantomatico fondo internazionale giunto per salvare don Verzè e tutto il San Raffaele. Purtroppo, però, nessuno ha ancora capito chi ci sia dietro. George Soros? Gli americani? I cinesi? Anche qui nessuno sa dirlo e un fallimento potrebbe cancellare in un sol colpo tutte queste perplessità.
Mercoledì, 20 Luglio 2011
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