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28 luglio 2011

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Signor Angelo Scola, che ci vieni a fare a Milano?


 

Tutti i giorni assistiamo alle porcate di questo vaticano
che, pur diviso in se stesso,
- ma sempre nell’ordine di un potere
al servizio di una sporca causa
che nulla ha a che fare con il Vangelo del Cristo radicale -
fa di tutto per “cattolicizzare” il nostro Paese
che, nonostante dure lotte in favore
di un Umanesimo al di sopra delle parti,
non si è ancora liberato dai tentacoli di una piovra
che allunga le sue prese soprattutto là dove
la torta da dividere è appetitosa e promettente.

Non parlatemi per piacere
né di Cristo né di amore universale!
In gioco ci sono solo grossi interessi di potere,
e il potere si chiama: affari, appalti, finanza, mercato,
monopolio esclusivo nel campo sanitario e universitario,
il tutto per sottrarre il domani alle nuove generazioni.

Sì, il domani!

In questi ultimi anni non ho visto
il sorgere di una nuova alba:
ho l’impressione che i tramonti si susseguano,
l’uno dopo l’altro,
senza la possibilità di un “altro” giorno.

La Chiesa-struttura è in via di estinzione,
e temo che rallenterà di molto il passo della Storia,
a meno che non succeda l’Imprevisto,
che è sempre possibile: “nulla è impossibile a Dio!”.

Forse anche Dio è stanco, senz’altro lo è suo Figlio
che, prima o poi, preparerà qualche nodo scorsoio.

E poi mi si viene a dire di pazientare,
di avere ancora fiducia, di credere nell’uomo.

Quale Uomo?

Ciò che mi manda su tutte le furie
è constatare che non c’è alcuno sforzo per uscire dal tunnel.
No! Anzi, si cerca di scavare ancora nella roccia,
ma nel senso opposto all’uscita!

Non so in realtà se poi i cosiddetti cristiani
siano o non siano disorientati:
forse lo sono di più gli atei che in fondo
sognano una Chiesa ideale più di quanto
lo facciano i meschini cattolici di oggi,
i quali, a differenza degli atei, non cercano, non sognano,
sono come seduti perennemente sul water
preoccupasti neppure di tirare lo sciacquone
quando si alzano, se si alzano.

L’ho già detto, e lo ripeto:
diamo la Chiesa in mano agli atei:
sono convinto che le restituirebbero quel Cristianesimo
che non è mai riuscito a varcare neppure la soglia.

Mi poteva capitare di tutto,
ma non che arrivasse a Milano un vescovo “ciellino”.

Sognavo invece che finalmente potesse insediarsi
sulla cattedra dei santi Ambrogio e Carlo,
un umile vescovo anche campagnolo:
uno tra quelli che onorano la Chiesa evangelica
senza esibire titoli accademici,
senza elencare carriere funambolesche,
senza appartenere a qualche ottusa elite.

Un vescovo che intingesse la penna
nella terra per dirci che tutti siamo umili
- umile deriva da humus, terra -
e che il più umile è colui che ha il dovere per primo
di servire gli ultimi.

Un vescovo non sempre disposto a dire di sì
al puttanesco vaticano.

Sognavo un vescovo che,
prima di organizzare incontri con la diocesi,
facesse digiuno a pane ed acqua per un mese intero.

Un’altra cosa sognavo:
che sul calendario il neo-eletto segnasse il nome
delle voci più dissidenti della sua futura diocesi,
non per tenerli sott’occhio o nella lista nera,
ma per sapere da loro la verità sullo stato di salute
della diocesi stessa.

Cosa vieni a fare, qui, a Milano,
signor Angelo Scola?

Abbiamo bisogno di un Profeta,
senza paraocchi, senza pregiudizi,
che apra le finestre sull’Infinito;
abbiamo bisogno di un Buon Pastore
che conduca la Diocesi verso pascoli nuovi;
abbiamo bisogno di un Padre
che sappia accogliere i figli ribelli per amore.

Nella Diocesi milanese ci sono potenzialità enormi:
la cultura non basta, ci vuole l’intelligenza della Profezia
che ha occhi lucidi e lungimiranti.
La Profezia!
Mio Dio, dove sei?

Nella Diocesi milanese il campo da seminare è vasto,
talora si preferisce pascolare su campi incolti,
con l’assurda pretesa di nutrire e di nutrirsi
di qualcosa di sostanzioso:
i più di mille pastori annoiati e stanchi si accontentano
di tirare a campare, preoccupati che le loro pecore
non escano dal recinto strettamente parrocchiale.
Cristo, oggi, che cosa direbbe?

Nella Diocesi milanese tutto sembra tranquillo, diciamo piatto
- tranne le solite beghe campanilistiche, le solite invidie di paese,
i soliti litigi per accaparrarsi un po’ di potere -
in una tale monotonia da lasciare il male lavorare di nascosto,
ma chissenefrega! finché rimane nascosto.

Nella Diocesi milanese vige la legge della struttura,
e perciò della sua organizzazione
che deve funzionare come una macchina,
non importa se i pezzi sono arrugginiti:
basta un po’ d’olio ogni tanto, una specie di riforma
che reca ancora più danni della ruggine.
Però si dà l’impressione della modernità!
E i preti milanesi in questo sembrano molto moderni!

Talora mi lascio trasportare dal pensiero,
e fantastico.

Se come Pastore di Milano arrivasse un vescovo,
senza mandati specifici di una gerarchia-potere e denaro,
ma con l’unico mandato, quello del Cristo radicale:

il Cristo che si è fatto mettere su una croce,
perché è stato dalla parte dell’Uomo, e proprio per questo
ha contestato il dio della religione ebraica,

un dio burattino, strumento nelle mani dei capi religiosi,
che lo hanno usato fino a spremere
ogni respiro dell’essere umano:

ecco il dio delle sette religiose,
un dio accecato dalla pseuodo-cultura
che non è “intelligenza di fede”, ma dottrina fondamentalista,

un dio dis-umano, soffocato dal ghetto
dove si entra già malati e da dove non si esce
se non per riposare nella pace eterna;

se…

Mio Dio,
sono proprio così pessimista?

Forse sono troppo realista,
e la realtà fa male e fa star male
appena la si intravede anche da lontano.

Perché provocare sempre la pazienza di Dio,
perché invocare la sua Provvidenza
come un deus ex machina, risolutore dei casi complicati,
quando basterebbe poco:

un po’ di Fede pura,
un po’ di Cristianesimo,
un po’ di Umanità!

Ma sembra che nemmeno un pizzico di tutto questo
abiti nella casa del dio vaticano!

Signor Angelo Scola,
che ci vieni a fare a Milano?

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