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29 luglio 2011

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Il governo li uccide in culla


da Lettera 43

Il governo li uccide in culla

L'Esecutivo rivuole 8 mila bonus bebè già erogati.

Spremuti (anche) in culla. Il mittente è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, non nuovo a uscite e comportamenti che hanno fatto scalpore. Ha preso carta e penna (virtuali) e, rivolgendosi a tutte «le mamme e i papà», a cui è stato chiesto di restituire il «bonus bebè» del 2005, ha chiesto di verificare se, in base al reddito dichiarato allora, avevano veramente diritto a incassarlo. In caso contrario, sono invitati a restituirlo; sul reso non verranno applicati interessi.
La lettera pubblicata sul sito web del Dipartimento delle politiche per la famiglia sa di soluzione sanguinaria per le bistrattate tasche dei cittadini italiani. Anche dentro il passeggino è arrivata la forbice del governo.
COS'ERA IL PROVVEDIMENTO. Nel 2005 il governo Berlusconi aveva previsto un bonus bebè per i nuovi nati (un assegno di mille euro) da destinare alle famiglie con un reddito complessivo inferiore ai 50 mila euro.
LA REVISIONE IN ATTO. Nei giorni scorsi migliaia di famiglie hanno ricevuto una lettera in cui veniva chiesto di restituire l'assegno. «Su oltre 700 mila assegni inviati», ha scritto il sottosegretario, «incassati dagli aventi diritto, purtroppo circa 8 mila, a una verifica fatta dagli uffici sull'autocertificazione, sono risultati non in regola con quanto stabilito dal parlamento».
Che le famiglie non l'abbiano presa bene e siano sul piede di guerra è risaputo. Così Giovanardi ha chiesto scusa «per i toni sgarbati e minacciosi della lettera che gli uffici del Ministero dell'economia hanno inviato per richiedere la restituzione di tale somma», e ha poi invitato comunque i genitori alla verifica.
LA VERIFICA DEGLI EQUIVOCI. Chi ha ricevuto la lettera, ha spiegato, «può prendere contatto con gli uffici che vi hanno scritto per dimostrare la correttezza dell'autocertificazione e non procedere alla restituzione. Se questo non fosse possibile, perché per esempio c'è stato un equivoco fra reddito lordo e reddito netto, tutto potrà venire sanato con la restituzione dei mille euro, senza interessi e se necessario anche a rate».
UNA BANCA CHE BUSSA SEI ANNI DOPO. In sostanza, ha precisato Giovanardi, «come se una banca vi avesse prestato sei anni fa mille euro e oggi ne richiedesse semplicemente la restituzione senza nessun interesse».
«PENSATE AL PROSSIMO». Facile no? «Posso concordare con voi che la cosa sia spiacevole ma bisogna anche tener conto delle centinaia e migliaia di coppie a cui è nato un figlio e che i mille euro non li hanno incassati perché hanno interpretato correttamente la norma di legge».

Adiconsum ribatte: «Mala informazione, no a restituzioni»

Che reazione ha provocato tutto questo? L'Adiconsum – Associazione in difesa di consumatori e ambiente – ha chiesto subito di sospendere «le richieste di restituzione del bonus bebè», perché, «a monte delle errate dichiarazioni, c'è stata un'informazione istituzionale incompleta e non puntuale».
È quanto ha domandato Pietro Giordano, segretario generale dell'Adiconsum, al Ministero dell'Economia e delle Finanze.
CANALI DA APRIRE. Per Adiconsum bisogna istituire anche «canali per la gestione dei reclami fra Associazioni dei consumatori e Pubblica amministrazione» e «procedure conciliative per dirimere i contenziosi».
Giordano ha ricordato che «otto mila famiglie stanno ricevendo dal ministero dell'Economia una lettera di contestazione per indebita riscossione del bonus bebè 2005 e/o 2006. La contestazione riguarda alcuni errori, tra i quali l'errata compilazione dell'autocertificazione attestante il reddito del nucleo familiare».
LE INTERPRETAZIONI AMBIGUE. Secondo Giordano «la dicitura reddito 'complessivo' così come indicato nell'informativa istituzionale si prestava a interpretazioni ambigue». La comunicazione inoltre «risultava incompleta, poiché non era fatto cenno a sanzioni dovute a errori o a dichiarazioni mendaci».
La guerra del bebè è solo all'inizio.
Venerdì, 29 Luglio 2011

 

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