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30 luglio 2011

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"Tornate a L'Aquila, a documentare il miracolo che non c'è"


da Articolo21.info

"Tornate a L'Aquila,
a documentare il miracolo che non c'è"

di Stefania Pezzopane

Se ha disatteso il suo impegno d’amore con la Canalis, almeno quello con L’Aquila e le zone terremotate George Clooney l’ha mantenuto. È venuto la scorsa estate a girare un film in provincia dell’Aquila, che ha veicolato in maniera positiva l’immagine della nostra terra, rendendole giustizia e mostrandola per quello che effettivamente è un territorio che ha tanto da offrire, se i riflettori non fossero spenti.

Ma Clooney è stato uno dei pochi, tra i big che hanno visitato L’Aquila in quei giorni frenetici e caldi del G8 2009, ad aver mantenuto la sua “promessa d’amore”.

Il presidente del Consiglio, anche lui innamoratosi improvvisamente della città ferita, in un uno slancio di “vero amore”, in quei giorni in cui era spesso presente in città (25 visite in pochi mesi), aveva addirittura promesso che avrebbe comperato una casa a L’Aquila, dove avrebbe trascorso le sue vacanze. La stessa promessa l’ha fatta due anni dopo a Lampedusa, durante i giorni degli sbarchi infiniti. Chiaramente in entrambi i casi la promessa tanto sbandierata non è stata mantenuta. Ma non ce ne rampichiamo più di tanto.

L’impegno invece che mi sarebbe piaciuto fosse mantenuto è quello di tessere una tela di rapporti diplomatici internazionali per concretizzare le attestazioni di aiuti economici per la ricostruzione del patrimonio artistico e storico della città d’arte. Impegno che il governo nazionale aveva preso con i grandi del G8, ma sappiamo come è andata a finire. Solo pochi Stati hanno mantenuto la promessa in aiuti,  tanto meno il governo ha fatto un pressing politico e diplomatico per stringere in patti concreti le dichiarazioni roboanti di quei giorni. Lo stesso Ministro della Cultura, allora era Bondi, aveva promesso di destinare alla ricostruzione del patrimonio artistico 25 milioni dei fondi ARCUS. Se ne sono perse le tracce, e neanche l’attuale Ministro ha portato a termine l’impegno.

Ma quali altri promesse non sono state  mantenute? La Zona franca ad esempio, tanto attesa, tanto declamata in tutte le salse dal centrodestra, è rimasta sulla carta. Periodicamente in qualche dichiarazione o in qualche comunicato stampa dei gregari locali del premier riappare la promessa di aiuti economici per le imprese, ma di concreto non c’è nulla, al momento. E poi è da vedere se la Zona franca effettivamente riguarderà le imprese locali o solo quelle in arrivo da fuori.

 Disattesa la promessa dell’esonero delle tasse, che abbiamo ricominciato a pagare da più di un anno. Mentre se non interviene un’altra proroga gli aquilani saranno costretti a ripagare per intero le tasse non versate nel periodo dell’emergenza. In altri terremoti, come nelle Marche e  nell’Umbria, la restituzione è avvenuta dopo 12 anni al 40%. Per noi non accadrà altrettanto.

Così come  disattesa è l’approvazione di una legge sulla ricostruzione. Finora tutto è stato regolamentato da ordinanze del governo, che hanno gettato solo scompiglio. Gli aquilani hanno raccolto le firme necessarie per una legge d’iniziativa popolare, che è approdata in Parlamento. Ma la discussione in Aula si è arenata.

Della ricostruzione , quella vera, non se ne vede traccia. Per chi venisse a L’Aquila a fare un giro per la città, vedrebbe ancora le ditte alle prese con la messa in sicurezza degli edifici. Non si parla di ricostruzione, ma solo di puntellamenti. Per le case classificate “E”, quelle in pratica che hanno subito danni gravi, ancora non c’è un accordo, né chiarezza sui parametri per la ristrutturazione. Nel frattempo 30mila persone non sono tornate nelle loro abitazioni di prima, ma continuano a vivere nelle case provvisorie del progetto CASE e nei MAP; o, addirittura sono ancora ospiti in alberghi della costa (sorte che tocca per lo più ai più anziani, i cosiddetti “single”).

Per non parlare della gravissima emergenza sociale. La sacca di povertà è aumentata.  La cassa integrazione ha subito un’impennata vertiginosa e anche chi prima del terremoto riusciva a vivere con dignità, adesso si rivolge alle istituzioni locali per avere un aiuto economico.

Uno dei problemi più gravi, di cui mi sto occupando come assessore alle Politiche Sociali, è quello di reperire alloggi per le famiglie con disagi economici. Quelle insomma che non hanno i requisiti per avere una alloggio CASE o MAP. Per queste famiglie il governo si era impegnato, oltre un anno fa,  a destinare al Comune 50 appartamenti del Fondo Immobiliare. Anche questa è una promessa rimasta nel cassetto. Siamo stati costretti a fare un bando per reperire alloggi ad affitto calmierato. Ne abbiamo trovati 20, assegnati nei giorni scorsi in base ad una graduatoria, ma le domande pervenute sono 122.  A qualche altra famiglia riusciremo a dare un contributo economico per pagare l’affitto, ma i 250mila euro che ci sono stati destinati per coprire le spese, non saranno sufficienti a soddisfare tutte le richieste. Qui i finanziamenti arrivano con il contagocce. Mentre, per la realizzazione del progetto CASE, non si è badato a spese.

Ad aggravare questa situazione  anche la lentezza nella ristrutturazione degli alloggi popolari, quasi 1500 appartamenti ATER i cui lavori sono al palo. Circa la metà è classificata B o C  (danni leggeri) e potrebbe essere riparata davvero in poco tempo, consentendo a chi alloggia ancora in albergo o sulla costa di rientrare finalmente a casa. L’altra metà  degli alloggi ATER è classificata E. Adesso i legittimi proprietari o affittuari alloggiano nel progetto CASE o nei MAP. Se anche questi appartamenti popolari venissero ristrutturati celermente, si libererebbero centinaia di alloggi antisismici che si potrebbero usare per far fronte all’emergenza sociale. Di fronte a questa polveriera, pronta ad esplodere, Governo,  Regione e Struttura Commissariale sono assenti.

Ma  dell’Aquila ormai non parla quasi più nessuno. Neanche i media. Tranne qualche rara eccezione. Temo che il messaggio del miracolo compiuto a L’Aquila  abbia fatto breccia. Dopo quasi due anni, i riflettori di TV e carta stampata si sono spenti. E se torno di nuovo a scrivere su  questo spazio è per rialzare il livello d’attenzione. Voglio che gli italiani ascoltino la nostra voce e siano informati sulla reale situazione. L’Aquila non può passare nel dimenticatoio. Non può essere archiviata dal Governo, come un “miracolo” risolto, che passa in secondo piano, dopo le passerelle mediatiche ed elettorali.

Alla stampa nazionale rivolgo un appello: non spegnete i riflettori. L’Aquila ha sete di verità e di trasparenza. E se volete donarci un gesto d’amore, venite a documentare, come avete fatto con impegno e passione nei mesi scorsi, quello che è stato fatto e quello che ancora c’è da fare.

 

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