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1 agosto 2011

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Un boiardo mondano e un po' invidiato che non riuscì coi treni e salì in tram


Preferisco evitare qualsiasi commento. Non riuscirei a distinguere la persona dal suo operato, rischiando perciò qualche querela. In ogni caso, parlano i fatti, il numero delle cariche, le cifre astronomiche degli stipendi. Tuttavia, una cosa va detta: Elio Catania non è l’unico caso in Italia di manager super-milionari. Che dire di giocatori, di allenatori, di capi d’azienda?
Mi direte: è la legge del mercato! Può darsi. Mi starebbe anche bene un riccone che riuscisse a rendere felice l’intera umanità. Ma questa è solo un’ipotesi campata per aria. Una domanda: non c’è un limite alla cosiddetta legge di mercato? Il fatto che esiste un manager super-potente non toglie spazio agli altri per farsi valere? Tutti questi soldi che vanno nelle tasche di questi boiardi dove giacciono in realtà? È giusto che ci siano miliardi di persone che soffrono la fame, e che ci siano pochi privilegiati che se la godono a dispetto di qualsiasi legge di uguaglianza sociale?
 

da Il Blog di Beppe Grillo

Elio Catania, il poveraccio

Elio Catania fu cacciato dalla presidenza delle Ferrovie dello Stato da Padoa Schioppa. Se ne andò con un buco di 465 milioni di perdite e con sette milioni di euro di buonuscita. Per il successo ottenuto fu premiato con la poltrona di consigliere di amministrazione da IntesaSanPaolo e con la presidenza dell'Azienda di Trasporti di Milano. Pisapia lo ha licenziato dall'ATM. Catania non potrà più far fronte alle spese senza le remunerazioni da presidente e amministratore delegato tra i 366 mila e i 450 mila euro (fisso più variabile). Dovrà accontentarsi dei gettoni come consigliere di amministrazione Telecom (110 mila euro annui più altri 100 mila per le funzioni nei comitati,fonte Corriere), di Intesa SanPaolo (150 mila) e della misera pensioncina Inps da 12.276 euro netti al mese. Doppie e triple cariche con pensione d'oro al seguito. In un momento di crisi questa è benzina sul fuoco. Quanti sono i Catania d'Italia?

da Il Giorno

Catania & Co. La poltrona in Atm:
lo stipendio arrivava anche dalle Poste

I doppi incarichi dei cinque uomini d’oro silurati da Pisapia. Il Cda costava un milione di euro l’anno.

Milano, 31 luglio 2011 - Quasi un milione di euro all’anno. Tanto ci costa il Consiglio d’amministrazione di Atm, appena revocato dal sindaco Giuliano Pisapia tra l’indignazione di Elio Catania. «Un atto dovuto contro gli sprechi e i privilegi, sobrietà» ha sentenziato il primo cittadino. «Parole infanganti» gli ha replicato il supermanager, che rivendica lo zero alla casella dei debiti e i 266 milioni di euro in cassa. Rivendicazione legittima e accusa del sindaco aggirata. Proprio Catania è uno dei casi che contribuisce a rendere più piccolo del previsto il mondo Atm.

In lui coincidono la figura del presidente e amministratore delegato del Consiglio d’amministrazione e di direttore generale del gruppo: Chief executive officer (Ceo) per dirla all’inglese. Doppia carica e doppia retribuzione. Catania percepisce 76.643 euro lordi all’anno per l’incarico nel cda. E 290.000 euro lordi all’anno per la carica di direttore generale. In tutto fanno 366 mila euro all’anno, la cifra da sempre cara a Catania, quella da lui stesso sempre dichiarata.
 
Il supermanager non ama, invece, che nel conteggio di aggiungano i 120 mila euro annui percepiti come premio per i risultati conseguiti. Per l’esattezza le carte recitano: «Compenso variabile per risultato da zero a 120 mila euro». Se è vero - come rivendicato a più riprese da Catania - che sotto la sua gestione i risultati in Atm non sono mancati, la retribuzione annua del supermanager è presto calcolata in 486 mila euro annui lordi. Catania da solo vale mezzo Consiglio d’amministrazione. Già, perché il totale dei compensi dei consiglieri ammonta a 936 mila euro lordi all’anno. Quasi un milione di euro, a colpi di doppi incarichi. Ma Catania può contare anche su altre due poltronissime: quelle nel consiglio di amministrazione di Telecom (110 mila euro all’anno) e in Intesa San Paolo (150 mila euro all’anno).
 
Se in Catania coincidono le figure di amministratore delegato e direttore generale, Francesco Tofoni, uomo molto vicino al ministro Ignazio La Russa, è membro del cda e responsabile dei servizi diversificati per la società «Atm Servizi Spa». Una società che fa parte del gruppo e la cui missione sociale viene solo sommariamente definita: «È la società del Gruppo ATM Spa che gestisce il servizio di trasporto pubblico di area urbana e dei servizi connessi e complementari» si legge sul sito dell’Azienda. Sembra un doppione.

Di certo vale a Tofoni un doppio compenso: 45 mila euro annui lordi come consigliere e 120 mila euro annui lordi come responsabile di Atm Servizi. Un altro caso di doppio incarico riguarda Giuseppe Frattini, membro - manco a dirlo - del cda di Atm ma anche titolare di una consulenza da 150 mila euro all’anno per il progetto «Alta sorveglianza della sede di via Monterosa».

Recentemente Atm e Poste Italiane hanno lanciato una carta elettronica congiunta «Atm Postepay and go» sulla quale è possibile caricare gli importi dell’abbonamento e che si può usare per lo shopping come un normale bancomat. A quanto pare l’accordo è stato siglato da Dario Cassinelli per Atm e da Dario Cassinelli per il gruppo Poste. Nessun bando. Già, Cassinelli è al tempo stesso nel cda di Atm (45 mila euro lordi all’anno) e responsabile Business delle Poste (remunerazione base: 120 mila euro all’anno). Quando si dice: piccolo il mondo.
di Giambattista Anastasio

da Il Giorno

Un boiardo mondano e un po' invidiato
che non riuscì coi treni e salì in tram

Elio Catania, il licenziato che aveva tentato un approccio col neosindaco. la sua retribuzione è di quelle che fanno gridare agli incarichi

Milano, 30 luglio 2011 - Mondanissimo, non ha mai perso un’inaugurazione, il supermanager Atm Elio Catania. Che fosse la prima della Scala o i ricevimenti dell’Umanitaria. Presenzialista con discrezione, è riuscito per molto tempo a mantenere un doppio incarico con doppio stipendio: presidente e ammistratore delegato di Atm.

La retribuzione è di quelle che fanno gridare agli incarichi d’oro: 450mila euro lordi l’anno, per il 65enne fortemente voluto da Letizia Moratti. Lui ne ammette appena 366mila. Ma poi ci sono le poltrone nei cda di Telecom (remunerazione base 110mila euro annui, più altri 100mila per tre poltrone nei comitati) e Intesa San Paolo (150mila euro all’anno), qualche carica accessoria e una pensione Inps da 12.276 euro netti al mese. D’altra parte il curriculum dell’uomo è di tutto rispetto. Un master al prestigioso Mit di Boston dopo la laurea in ingegneria elettrotecnica, numerosi incarichi in Ibm a livello internazionale. Nel 2004 il governo guidato da Silvio Berlusconi lo nomina presidente e amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, ma la gestione è disastrosa. Il 2006 si chiude con un passivo di circa due miliardi di euro che triplica le perdite del 2005, e le interpellanze parlamentari sul penoso stato dei treni italiani si sprecano.
 
Catania si dimette su richiesta di Tommaso Padoa Schioppa, ma non resta disoccupato a lungo. Nel 2007 viene infatti nominato presidente dell’Atm su proposta del sindaco Letizia Moratti. La macchina dell’Azienda trasporti milanesi funziona abbastanza bene, anche se il metrò ogni tanto fa acqua, c’è sempre chi si lamenta dei ritardi, e i tram deragliano con una frequenza inquietante. Ma se lo slalom di Catania in Fs fra binari malmessi, zecche che infestavano i vagoni poco puliti e ritardi inenarrabili, aveva fatto gridare alla cattiva gestione, i quattro anni in Atm lo vedono più che altro nel mirino di chi se la prende con gli sprechi. Su tutti il grande incriminato, il suo stipendio. Lui lo difende.

Nel 2008, in tempi non sospetti, dichiara: «L’Atm è un’azienda complessa che in termini di dimensionamento sta fra il 18mo e il 20mo posto fra le aziende italiane, e non credo si debba mortificare un’azienda così complessa con valutazioni fuori mercato». Ma l’opposizione di centrosinistra in Comune crea un caso che non mette nel cassetto, di cui oggi vediamo l’epilogo. Anche la Corte dei Conti lo scorso novembre, con una lettera inviata al sindaco e al presidente del Consiglio comunale Manfredi Palmeri, aveva bacchettato Palazzo Marino per le retribuzioni «sproporzionate» date ai dirigenti delle ex municipalizzate, in particolare Atm e Sea. Ed è probabile che il prossimo affondo del sindaco Pisapia sarà rivolto al gruppo che gestisce gli aereoporti milanesi. C’è da dire che in tutto questo Elio Catania non ha mai perso il suo aplomb né la sua voglia di rinnovarsi. All’indomani dell’elezione di Pisapia, il presidente Atm scrive al nuovo sindaco complimentandosi per la netta vittoria e cercando elementi per una nuova alleanza all’insegna della centralità del trasporto pubblico. Ma se quella di Catania era l’offerta di un «tecnico», Giuliano Pisapia ha dato una risposta strategica. Che piace a molti.
di Rossella Minotti

 

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