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8 agosto 2011

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“Non c’è più religione!”. No, ce n’è troppa e dà alla testa!


Forse dovrei essere l’ultimo a intervenire contro un mio confratello.

Sì, così si dice: “confratello”. Sinceramente non vedo come far rientrare questo termine, che ha un suo significato etimologico pregno di umanità, nel nostro mondo strettamente ecclesiastico. Forse noi preti siamo uniti tra di noi solo da un po’ di crisma dell’Ordine sacro che ha segnato per sempre l’appartenenza ad una casta privilegiata, dove l’autorità, discendente da una gerarchia verticistica, si traduce poi quasi per una degenerazione professionale in autoritarismo locale di un mandato che serve ad un numero stragrande di parroci per farsi obbedire ciecamente dal proprio gregge.

Non vi siete ancora accorti che, con l’invenzione delle Comunità pastorali, l’autoritarismo si è concentrato nelle mani di pochi Pastori che, guarda caso, il più delle volte sono scelti tra i più ottusi, perché così, oltre a mancare di saggezza “pastorale” nei riguardi del gregge ridotto ormai ad una larva, sono i più idonei  a servire fedelmente il potere centrale?

Ci sono anche casi in cui tra il Pastore e il cane da guardia si nota poca differenza, ma il cane da guardia obbedisce agli ordini del suo pastore, che può anche essere “buono”, ma il Pastore-cane da guardia obbedisce a se stesso, ovvero alla sua cecità pastorale. Una presunzione e un’arroganza che è tipica di psicopatici deformati da una religione-ordine e disciplina.

È una indecenza! Assistiamo ad un rinnovamento organizzativo della Diocesi, che lascia però intatte le strutture pastorali, per di più peggiorandole con l’insano imporre una omogeneità tra le diverse parrocchie, senza tentare una benché minima apertura ai Valori umani.

Religione, religione, religione, solo ritualismo, robaccia di altri tempi che, se non altro, riusciva a riscattarsi con la grande fede della gente, ma oggi la gente pretende una fede più razionale, una fede più ragionata, una fede illuminata dalla saggezza umana, diciamo paterna, del suo Pastore, che non abusa del suo potere, ma vive la propria responsabilità secondo il Vangelo di quel Cristo che è venuto a servire e non a farsi servire.

I preti dissennati sono tanti, anche nel Decanato di Brivio. Preti che non usano la testa, ma la religione del fai da te, o preti che eseguono pedissequamente le direttive degli organismi curiali, usando però un doppio criterio di furbizia tipicamente pretesca: prendere per sacre le norme quando fanno comodo, e arrangiarsi da soli quando ci si propone di fare porcate. Nel primo caso si usa il criterio dell’osservanza letterale, nel secondo caso ci si appella alla discrezionalità pastorale.

Ma voi credete che, anche di fronte agli errori più madornali di un confratello, si tenti  almeno la via evangelica della sua correzione? Non sia mai! Si preferisce la via del silenzio o della indifferenza. Però dipende. Se un confratello si spinge oltre la decenza formale della struttura ecclesiastica, e la contesta in nome di quel Vangelo che non entra affatto negli schemi di una religione cimiteriale, allora l’isolamento del “ribelle” è d’obbligo, tanto più che egli non potrà mai dirsi amico del potere, ma tantissimi preti, anche del nostro Decanato, sono e vantano di essere leghisti e berlusconiani.

Ma vorrei allargare il discorso, e il caso don Nando di Brivio mi serve per far capire fino a che punto può arrivare l’ipocrisia dei Superiori. Da anni questo prete ne combina di tutti i colori, anche, ripeto, con la omertà dei suoi confratelli del Decanato, e che cosa è successo? Nessun Superiore finora è intervenuto, ma è rimasto a vedere fino a che punto si possa disfare una Parrocchia e, peggio, una Comunità pastorale. Ma, che cosa è successo nei miei riguardi? Un continuo intervenire per mettermi in riga, anche con la scusa che la gente si lamenta, i preti si scandalizzano per certi miei duri giudizi su questo uomo politico o su quel cardinale di Santa Romana Chiesa. Un prete come don Nando in fondo va bene: non fa danni alla gerarchia della Chiesa, anche se ha ridotto la Comunità ad un colabrodo tanto l’ha mitragliata con le sue dissennate scelte pastorali.

E adesso vedrete una cosa: i Superiori interverranno subito a prendere qualche provvedimento nei miei riguardi, lasciando indenne il “confratello” che, qualunque cosa faccia, va sempre rispettato nella sua carica istituzionale. Poveretto! In fondo che male ha fatto? Qualche sciocchezzuola! Ma che cos’è in confronto ad una dura contestazione nei riguardi di una gerarchia che non porta più nemmeno le mutande tanto è indecente?

E su di me scenderanno come tempeste le critiche anche del cosiddetto “popolo di Dio” o, meglio, di quel pecorume che finora ha obbedito agli ordini del Pastore-cane da guardia.

Non importa. Arriverà anche per le nostre parrocchie il vento della ribellione. E i giornalisti non dovranno più nascondersi dietro ad una sigla per evitare ritorsioni da parte del potere religioso locale.

Nella nostra Comunità pastorale la rivoluzione è già iniziata. Per fermarci ci vorranno le forze dell’ordine che, guarda caso, quando si tratta di prendere provvedimenti per difendere l’onorabilità di una persona trovano mille cavilli per non intervenire, ma quando si tratterà di obbedire a ordini provenienti dall’alto allora dimostreranno tutta la loro tempestività ed efficienza.

Ma… arriverà il nuovo cardinale, e metterà tutto e tutti in ordine! Prenderò la tessera di Cl: forse mi farà uno sconto! A parte la battuta un po’ sarcastica, obbedirò anzitutto alla mia coscienza, e non certo ad una gerarchia che ha venduto la coscienza! E lo sappiamo a chi!

NotaBene.
1. Anch’io sono stato spesse volte diffamato da giornalisti, e avevo più di una ragione per querelarli, ma ho solo minacciato. Invece sono stato io ad essere querelato per aver riportato sei righe di un articolo di Vittorio Arrigoni: ora la querela è rientrata dopo l’uccisione di Vittorio. Ma tutti sanno che le mie battaglie sono “politiche” e sono “”ecclesiastiche”, e sono anche “locali” ma per una causa che va ben oltre: la difesa dell’ambiente, la difesa dei posti di lavoro ecc.
2. Ho eseguito anch’io opere parrocchiali, ma rispettando le priorità pastorali, e senza coinvolgere la gente in richieste di denaro fuori posto. Ho fatto restaurare la chiesetta di Cereda senza chiedere un euro alla gente, e fra poco verrà rifatto il pavimento della chiesa parrocchiale con un nuovo impianto di riscaldamento, ma le spese saranno sostenute dalla disponibilità di una famiglia del posto.
3. Anch’io dico parolacce, ma le rivolgo contro il potere, i partiti, i politici corrotti. Se devo dire stronzo ad un giornalista, lo dico a voce, e tutto finisce lì. Metterlo per iscritto, per di più sul bollettino parrocchiale, non credo che sia il massimo della carità cristiana. 
  

 
Ecco l'articolo contestato
http://www.merateonline.it/articolo.php?idd=11821&origine=1

Ed ecco la reazione di don Nando


Vi invito a leggere la risposta di Alberico Fumagalli
http://www.merateonline.it/articolo.php?idd=11936

Infine l’articolo del direttore Claudio Brambilla
http://www.merateonline.it/articolo.php?idd=11940
 
ESPRIMO TUTTA LA MIA PERSONALE SOLIDARIETÀ
ALLA GIORNALISTA ALICE MANDELLI.
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