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22 agosto 2011

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GAETANO FERRIERI: Con la Costituzione e la bandiera contro i costi della politica


Dal sito Dirittodicritica

Presidio di Montecitorio
contro i costi della politica:
così si resiste a Ferragosto,
tra turisti e indifferenza /1

Scritto da Redazione | Diritto di critica il 18 agosto 2011 in Interviste / Politica

Scritto per noi da Marco Migliorelli e Francesco Centracchio

Non un eroe ma un esempio. Questo vuole essere Gaetano Ferrieri, cittadino italiano, dal 4 giugno in sciopero della fame davanti a Montecitorio. Con lui il Tricolore e la Costituzione. Intorno a lui un Presidio permanente e pacifico, ormai quotidiano punto di riferimento per italiani da ogni parte d’Italia ed anche per stranieri.

I motivi della protesta? Un rivoluzione concreta del sistema politico che rappresenterebbe il segno decisivo, tangibile di un cambiamento ed un atto di maturità all'altezza della crisi del nostro Paese: riduzione del 50% dello stipendio dei politici; eliminazione di rimborsi, vitalizi e pensioni d'oro (privilegi di cui i lavoratori pubblici, tanto avversati dal Ministro Brunetta non godono); riduzione del numero dei parlamentari e degli amministratori pubblici; riduzione del 90% delle auto blu (nostro il primato assoluto con 600.000 veicoli a disposizione di politici e funzionari); una nuova legge elettorale con la scelta diretta del Candidato effettuata dall'elettore; nuove elezioni.

Siamo andati al Presidio Permanente il giorno di Ferragosto, attraversando lo sbadiglio dello shopping inarrestabile di Via del Corso fino a giungere davanti al massicciato, indifferente e sbarrato, di Montecitorio. Davanti al Palazzo, oltre la calcina della piazza, un gazebo ed alcuni gruppi di persone. Molti di loro sono lì ogni giorno. Curano insieme a Gaetano il sito del Presidio e la pagina Facebook, indispensabili strumenti  di diffusione pacifica della protesta, di organizzazione e informazione. Gaetano è lì e ci sorprende da subito la sua pacatezza, la grande dignità con cui inizia a parlarci, via via spiegando le ragioni della sua protesta e le proposte avanzate da lui ed altri due nostri connazionali, anch’essi in sciopero della fame.

Per la Questura di Roma, Gaetano costituisce un problema di pubblica sicurezza: nel brusio di Ferragosto, si vocifera su un probabile sgombero del Presidio con la rimozione del gazebo.

Eppure, le autorità competenti sono state avvisate, nessun orpello legale è stato ignorato:

G. - Credo si tratti più di una guerra psicologica che di seguire la normale prassi istituzionale. Io sono stato autorizzato dal Comune di Roma dopo ben 16 giorni di sciopero della fame, dal 4 giugno, e dopo bruciature dovute al sole per le quali i medici sono intervenuti diverse volte. Il sindaco ha firmato una autorizzazione a continuare lo sciopero della fame. Autorizzazione comunale che è stata poi comunicata a tutti gli organi preposti alla sicurezza del territorio: i servizi di sicurezza della Camera, la questura, i vigili urbani etc. Ho già presentato varie volte il documento alla questura, quale titolare del gazebo, col quale mi sostengo per proteggermi dal sole. La questura continua a chiedere la rimozione del gazebo la sera per poi rimontarlo il giorno successivo.

Evidentemente, per la Questura, tanto non basta per garantire la pubblica sicurezza e così il giorno dopo viene ingiunto a Gaetano di presentarsi quotidianamente in questura a marcare presenza. Questo accade a un cittadino incensurato che pure ha le idee chiare in materia di legittimità e legalità delle proprie azioni:

G. - La rimozione del gazebo  può essere attuata solo attraverso un atto ufficiale, richiesto dai parlamentari, nel quale viene indicato un pericolo per la sicurezza nazionale e quindi che io sono rivoluzionario e come tale incito alla rivoluzione. Il questore, con la fascia tricolore, o un suo delegato, dovrebbe portarmi questo documento per privarmi del gazebo. Se così fosse potrei comunque tornare qui senza gazebo avvalendomi della Costituzione Italiana, e quindi riprendere lo sciopero della fame.

Ma chi è allora Gaetano Ferrieri, un "rivoluzionario"?  E' un "rivoluzionario" questo italiano dall’atteggiamento pacato, venuto qui con la bandiera e la Costituzione della Repubblica? E' lui stesso a risponderci:

G. - Se "rivoluzionario" è un cittadino italiano, padre di famiglia, partito dal Veneto con degli ideali e preoccupato nel non vedere alcuna prospettiva di futuro per i propri figli, venuto qui con la Costituzione e la Bandiera Italiana per presentare, secondo l'Art. 50, una petizione alle Camere (perché qualunque cittadino può, in caso di necessità, presentare petizione alla Camera e fare proposte di legge, anche senza raccogliere firme), se questo è un "rivoluzionario", loro sono una "casta" che si rifiuta completamente di parlare con la società civile e le classi più deboli.

Una "casta". Ed è logico allora che per una Casta, qualunque atto, anche pacifico, di protesta, qualunque richiesta, pure legittima, è un atto di "rivoluzione". Il "rivoluzionario" Ferrieri, è invece, fino a prova contrario, in uno stato democratico, un cittadino con pieno diritto di essere considerato. Un cittadino italiano:

G. - Io faccio parte dei cittadini italiani che stanno pagando questo vergognoso costo sociale, mentre i politici si rifiutano di tagliare su quello della politica. Ho presentato, insieme ad altri cittadini conosciuti via internet, una cifra per l'abbattimento dei costi della politica pari a quasi 70 miliardi di euro. Ed è una cifra annuale. Abbiamo trovato una soluzione al problema: ma è un problema che non vuole essere affrontato.

Non soltanto una protesta ma anche una proposta, un atto di democrazia partecipe e attiva quello di Ferrieri. Questo vuole essere il suo esempio. Un esempio che le istituzioni dovrebbero non dico incarnare, quanto almeno promuovere e considerare.

G. - Vi ricordo che sono qui in sciopero della fame  da 73 giorni e non c'è stato ancora alcun politico che, di là della nostre richieste e di quella che è la nostra battaglia civile, sia venuto a trovarmi a livello "umanitario" e a chiedere quindi come io stia.

Ci stupisce Gaetano, per la civiltà dei toni, per l'assenza di acredine di rabbia nonostante la fermezza e la lucidità del suo pensiero. Nonostante il digiuno. Pensiamo che sarebbe piaciuto ad italiani come Falcone e Borsellino, giudici immortali che avrebbero avuto probabilmente il piacere di attraversare la piazza e stringere la mano a questo signore venuto dal nord, senza gettargli 5 euro, come fatto nei giorni scorsi da un magnanimo e assai noto esponente della Lega e senza cambiare strada, voltandosi dalla parte opposta, come fatto da ben noto giudice, ora politico, paladino della giustizia negli anni 90.

Il punto è questo: da una parte un "dissidente" pacifico con delle proposte creative per il nostro sistema democratico, dall'altra non un classe politica quanto piuttosto, e lo sosteniamo in questa sede, con piena responsabilità, una classe di "oligarchi". Così ci ha risposto Gaetano:

G. - Nessuno dei politici, ignorandoci, si è degnato di venire, circostanza che dimostra la reale lontananza fra società civile, cioè il popolo che lavora, produce e sta pagando questo enorme costo sociale e il mondo politico. Un mondo politico che attraverso una legge elettorale non veramente democratica s'è insediato in Parlamento, evitando ogni forma di dialogo. Mi è anzi stato risposto dal Capo di Gabinetto, dott. Alberto Solia, che NOI per dialogare con LORO dobbiamo portare tre milioni di cittadini italiani: ecco allora che emerge la lontananza enorme di questa classe politica che possiamo definire tranquillamente "casta" anziché "oligarchia". Una casta cui si alleano mafia e massoneria. Ho girato dei video proprio su questo argomento.

Una legge elettorale che porta a eleggere sostanzialmente "poltrone vuote", emblema di una crepa immensa fra "noi" e "loro", cui corrisponde un indice di credibilità politica ai minimi storici. La risposta di Solia sfuma significativamente e amplifica una situazione kafkiana in cui il singolo cittadino non ha più valore in se quanto una qualche valenza astratta nel "numero"; nella massa di "pecore": " è così che ci vedono loro", recita un cartello accanto al Presidio. E Kafka lascia il posto alla Fattoria di Orwell.

G. - Questo è un territorio nel quale i cittadini dovrebbero muoversi tranquillamente e che da 4 anni è invece stato blindato, creandogli intorno un recinto. Il Parlamento, la Camera dei Deputati sono la "casa dei cittadini" (non dico "casa del popolo" per evitare di dare coloriture politiche).

L'impermeabilità del micromondo della politica alla realtà esterna; un micromondo che oltre alla colpa di esser tale, vive come un sistema chiuso lotte interne di potere, politico ed economico i cui esiti si riflettono ambiguamente all'esterno. Su questo punto Ferrieri è chiaro:

G. - Essere dentro l’operatività politica e sociale non significa essere di destra o di sinistra, vuol dire intendere la politica come missione. Questi altri considerano invece la politica come un mezzo di arricchimento personale. Il problema non è nemmeno più l'arricchimento personale, comunque già grave. Il problema è che hanno anche distrutto il Paese.

La politica intesa come missione se da una parte non è avulsa al confronto costruttivo, alle volte anche forte e deciso delle parti, dall'altra non deve diventare, come è accaduto, uno scontro di poteri tale da spazzar via, insieme all'arricchimento personale, la propria ragion d'essere. Così prosegue Ferrieri:

G. - E quando delle persone sono hanno un attaccamento al denaro e tendono a isolare cercando di tenere fuori le persone dal sistema, bisogna assolutamente intraprendere una battaglia civile. Battaglia civile "alla Gandhi". Mentre lui praticava lo sciopero della fame per mantenere un’alleanza fra le varie etnie, nell’ottica di una grande India; io porto avanti lo sciopero della fame per poter dialogare con il mondo politico. Ignorato da questo mi sono rivolto, attraverso la mia protesta, alla comunità dei cittadini perché si arrivi ad agire come in Islanda.

Con la Costituzione e la bandiera,
contro i costi della politica:
il Presidio di Montecitorio /2

Scritto da Redazione | Diritto di critica il 18 agosto 2011 in Interviste / Politica

Pubblichiamo la seconda parte del reportage/intervista dal Presidio di Montecitorio contro i costi della politica. Due nostri inviati sono andati a vedere quale fosse la situazione a Ferragosto.

Scritto per noi da Marco Migliorelli e Francesco Centracchio

Non solo una protesta che avanza chiare legittime proposte, quella di Gaetano Ferrieri, ma anche un dialogo su due fronti, verso le istituzioni e verso i propri connazionali fino alla vicenda dell'Islanda completamente trascurata a livello mediatico, e che chiarifica ulteriormente il significato profondo dello sciopero della fame di Ferrieri: risvegliare la partecipazione attiva alla politica come forma di protesta e riappropriazione della sovranità di popolo democratico.

Nel 150° dell'Unità d'Italia, chi scrive ha avvertito queste parole come le più concrete, reali, vere per celebrare e soprattutto meditare a che punto della nostra vicenda nazionale siamo giunti. Non la retorica istituzionale, non la demagogia, nemmeno il populismo.

G - I cittadini italiani anziché essere rassegnati dovrebbero risollevare il proprio orgoglio insieme alla bandiera italiana e venire qui, in piazza, per agire come in Islanda: una democrazia diretta del popolo. Creare un comitato nazionale di cittadini per scrivere le riforme. Riprenderci la nostra democrazia.

Si pensa liberamente senza l'egida di una bandiera di qualsivoglia partito, qui al Presidio. Nonostante il caldo agostano, nonostante il silenzio pesante di Montecitorio. Un silenzio che prosegue anche oltre la festività, data la scarsa "affluenza" nelle aule parlamentari di deputati e senatori. Un assenteismo che ha persino stupito quei pochi che han creduto bene di presentarsi, pur trattandosi di una seduta tecnica.

Infine spostiamo la nostra attenzione su quella proposta di referendum che portando alla riduzione di senatori e parlamentari, non solo renderebbe il popolo italiano parte attiva e responsabile in una democrazia diretta ma riavvicinerebbe anche le istituzioni al cittadino. Evitando che un capo di gabinetto possa ancora affermare che servono tre milioni di cittadini per avere udienza mentre la voce di un singolo cittadino, incensurato, non viene minimamente considerata.

G. - Ad Alberto Solia, capo di gabinetto, quindi tecnico dipendente, pagato dalla Camera, e suo  appresentante, avevo chiesto di far moralmente intervenire i capo-gruppo della camera, il presidente Fini, per un esame di coscienza, con lo scopo di valutare un abbattimento REALE dei costi della politica, considerando la crisi sociale che sta vessando il paese e i costi sociali che la classe più debole sta  sostenendo. Solia ha però replicato: “voi non siete rappresentanti dei partiti, non siete rappresentanti di nessuno”.

All'abbattimento demagogico di 50 miliardi di euro, presentato dal governo come una pesante manovra di taglio dei costi della politica, Ferrieri oppone una cifra che va dai 70 ai 150 miliardi.

Numeri a caso? richieste prive di fondamento sulle quali gli esperti analisti non devono perdere del tempo prezioso? Non proprio, difatti afferma Ferrieri, cominciando a fornire un po' di dati:

G. - Intanto le nostre proposte non fanno riferimento a cifre inventate. L’eliminazione totale delle consulenze a livello nazionale, a livello centrale, a livello territoriale e locale, porta 18 miliardi di risparmio. L'eliminazione delle auto blu al 90% porta altri 18 miliardi di euro. L’eliminazione delle province corrisponde a 14 miliardi di euro. La riduzione delle buste paga relativa ai parlamentari, ai consiglieri regionali, ai presidenti delle regioni, ai grandi sindaci delle circa altri 10 miliardi di euro. E poi ancora i grandi manager pubblici, le società degli enti locali (che andrebbero ridotte), la riduzione del consiglio di amministrazione degli enti locali, gli amministratori delegati delle società degli enti locali e nazionali. C'è poi il discorso pensionistico: l’eliminazione delle triple pensioni e delle pensioni d’oro, quindi una unificazione delle pensioni. Certo non vogliamo che prendano pensioni di 1000 euro, ma possano almeno TUTTI i cittadini sopravvivere, a livello pensionistico, con quella somma. Le pensioni degli amministratori e dei parlamentari vanno comunque ridotte al massimo

Nessun politico è mai venuto in una trasmissione a spiegare la necessità, l'utilità di tutte queste spese. Nessuno ha mai sentito il bisogno di "giustificare" pubblicamente ogni singolo centesimo di denaro pubblico speso per decenni per la macchina istituzionale e tutte le amministrazioni. Né a livello mediatico sono mai state poste domande precise al merito, domande secche che la gravità del momento storico imporrebbe. Una spiegazione a questo fatto la da Ferrieri, ed il ragionamento suo come di molti altri ad oggi:

G. - Il punto è che se si è in possesso di un’etica morale per poter parlare col popolo, ci si ragiona. Se invece si è completamente sprovvisti di etica morale e si persegue il proprio arricchimento personale, non riconoscendo minimamente il popolo, non ci sarà mai alcun confronto. Il fatto che umanamente noi siamo qui e non ci degnano di uno sguardo, sta a significare che loro non nutrono alcun interesse verso questa nostra Italia.

L'etica morale e l'umano. Due concetti che - se strappati al paroliberismo della retorica più o meno sapiente e accostati a quella "operatività politica e sociale né di destra né di sinistra" intesa come "missione" - da una parte mostrano in tutta la sua evidenza quello che la politica ha completamente smesso di essere. Dall'altra aprono uno squarcio di prospettive su quella che può essere una drastica quanto efficace alternativa all'attuale status quo.

E' importante questo "umanamente". Fa pensare anche a un discorso di "cultura della politica". Non più un discorso di coloriture politiche quando l'obiettivo è ricostruire la democrazia alla base del suo vivere politico.

G. - Ci sono poteri economici, che stanno distruggendo diversi paesi europei e anche esterni all'Europa. Paesi nei quali è in atto una rivoluzione civile che ha lo scopo di tornare a legittimizzare il popolo. Qui si è venuta a creare una rete di comunicazione televisiva che ha portato al progressivo controllo totale facendo perdere i valori di quella che è veramente una "società". E quando cadiamo in un consumismo spietato che esclude l'investimento sulla famiglia, sulle giovani coppie, sulla cultura; quando manca una programmazione del futuro del lavoro e vengono meno la ricerca, l'investimento nella piccola e media impresa , nella produzione di energie alternative e così via, significa che le grandi aziende hanno mangiato insieme al mondo politico, tutto quello che potevano, lasciandoci un territorio completamente devastato e nell'impossibilità di dare futuro ai giovani. Ecco allora che i padri di famiglia, i piccoli imprenditori e tutti coloro che si alzano la mattina e vanno a lavorare e si ritrovano la sera a casa con il figlio che non è un “bamboccione” ma un figlio che non ha un futuro. Ci son giovani di 27 anni, laureati, che lavorano per le multinazionali a 200 euro al mese, e nemmeno percepiscono il buono mensa.

L'esempio è quello di un atto di responsabilità:

G. - Venendo a mancare tutto questo noi ci sentiamo responsabili. I nostri Padri sono morti per darci una prima Repubblica e noi abbiamo il diritto e il dovere di restituire ai nostri giovani insieme al futuro, una seconda repubblica, e di ricostruire il Paese. Questa è la realtà e se loro ci ignorano noi dobbiamo per forza, civilmente, trovarci nella piazza e cercare di raggiungere il nostro obiettivo. Lo ha fatto l'Islanda, un paese democratico, certo. E’ un paese che ha meno abitanti ma non è questione di numero: è questione di coscienza delle persone.

Un rivoluzionario? Questo il suo appello:

G. - Dobbiamo risollevare il nostro valore. Dobbiamo ricordarci di essere italiani. Grazie a radio libere, che pure ci sono in Italia, grazie anche alle televisioni estere, ho percepito il risveglio di quella che è la nostra Italia. Un popolo unito che sotto un unico simbolo arriva a riscoprire cosa significhi essere italiano, a ridare un futuro ai propri figli e a ricostruire la nostra amata Italia.

Nel 150° dell'Unità, indiscussa e mai veramente "meditata", vien da pensare che sono proprio il disincanto e un senso profondo della realtà, tanto avversati ufficialmente, a portare ad un atteggiamento "rivoluzionario" nell'accezione migliore del termine. Liberando anche da decenni di paludale retorica un "patriottismo" che parrebbe sepolto da secoli sotto le ceneri di una società incapace di riconoscersi come tale.

Ringraziamo Gaetano con questa parola sulle labbra ed è lui a risponderci, ancora una volta con lucidità e pacata fermezza:

G. - Sembra che "patriottismo" sia una grande parola...non ha un colore politico: è il valore di un essere umano per vivere in pace e tranquillità nella propria terra. Non parliamo né di destra né di sinistra: la politica è una missione. Dobbiamo ricordarci che noi abbiamo sbagliato nel delegare. Va bene farlo ma quando la delega viene data a un politico che non rispetta il nostro diritto di essere uomini liberi, dobbiamo riprendercela e riportare la libertà nel nostro paese. Ci potete seguire su www.presidiomontecitorio.it

In effetti - concludiamo noi - Gaetano la rivoluzione nel suo piccolo la sta realizzando: moltissime persone, di tutti i colori e delle più diverse provenienze, che il Ferragosto dell'anno scorso erano chissaddove, adesso hanno partecipato al Presidio.

 

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