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24 agosto 2011

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Boicottiamo il Giro del Trota


Staremo a vedere quanti corridori diserteranno il Giro della Padania. Eh no! Gli interessi economici sono forti, e poi c’è di mezzo la carriera.
Mi fan pena i calciatori (poveretti, costretti a correre dietro ad una palla!), sudano così tanto, prendono così poco, si lamentano delle tasse, e d’altronde come fanno a mantenere i loro vizietti e le loro scappatelle con le veline?
Ho un altro giudizio sui corridori. Il ciclismo mi piace. Non vorrei anche nei loro riguardi perdere la stima.
Disertate il Giro della Padania, se avete un po’ di dignità!
   


da Il Fatto Quotidiano

Sport & miliardi | di Alessandro Madron

“Il giro di Padania è una corsa politica”
Rifondazione all’Uci: “Annullare la gara”

La manifestazione ciclistica sponsorizzata dalla Lega ha mandato su tutte le furie il segretario del Prc Paolo Ferrero: "Iniziativa di partito fatta passare per evento sportivo. Come ai tempi del fascismo". Gli risponde il sottosegretario leghista Michelino Davico: "E' intolleranza linguistica"

“La Lega come il partito fascista”. A due settimane dalla partenza del Giro di PadaniaPaolo Ferrero lancia il suo atto d’accusa alla manifestazione sportiva “di regime”. La prima edizione della gara ciclistica targata Lega Nord, inserita a pieno titolo nel calendario delle gare ufficiali e riconosciuta dall’Uci (Unione ciclistica internazionale) partirà il 6 settembre da Paesana (in provincia di Cuneo), per tagliare poi il traguardo il 10 settembre a Montecchio Maggiore (Vicenza) dopo aver attraversato buona parte del nord Italia.

Sulla natura leghista della corsa a tappe non ci sono margini di dubbio: a capo del comitato promotore c’è l’associazione sportiva dilettantistica Monviso – Venezia, presieduta dal sottosegretario agli interni Michelino Davico e, a scanso di equivoci, il colore scelto per la maglia del capo classifica sarà il verde, lo stesso verde dei fazzoletti leghisti.

Il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, ha scritto al presidente della federazione ciclistica italiana per chiedere di annullare la corsa: “Com’è noto – scrive Ferrero nel suo blog – la Padania non esiste se non nella propaganda della Lega Nord e quindi questa corsa si configura a tutti gli effetti come una manifestazione politica sotto le mentite spoglie di una manifestazione sportiva, come avveniva ai tempi del fascismo. Il fatto grave è infatti che la Federazione Ciclistica Italiana, fa parte del Coni, che è l’organizzazione a cui lo stato italiano ha delegato la gestione dello sport, al fine di garantire l’autonomia dello stesso dalla gestione politica”. Ferrero lamenta di non aver ricevuto risposte dal presidente della federazione: “Ho però ricevuto una risposta da parte del sottosegretario agli interni Davico, noto esponente leghista – incalza Ferrero -. Se vi potevano essere dubbi sul fatto che sia la Lega Nord ad aver ispirato questa corsa per ragioni politiche, ora non ve ne sono più. Che poi, esponenti del governo per materie che nulla hanno a che vedere con lo sport, si sentano in dovere di rispondere al posto del presidente della federazione ciclistica, che dovrebbe essere un organismo apolitico, la dice lunga sul fatto che ci troviamo di fronte ad un vero e proprio atto di regime, in cui non vi è alcuna distinzione tra partiti politici, funzioni di governo e organismi che nulla dovrebbero avere a che vedere con i partiti”.

Non contento delle risposte ottenute, Ferrero ha ripreso in mano penna e calamaio ed ha scritto al Presidente del Coni Giovanni Petrucci, per chiedere un suo intervento su una situazione “inaccettabile in un paese democratico”. Non si è fatta attendere la reazione di Davico, che è intervenuto sul tema pubblicando un post sul sito ufficiale del Giro di Padania:  “S’informi, il compagno Ferrero. Ma lo sa che la Pianura è la culla del ciclismo per tradizione? Ma lei, la pasta la condisce con il Grana Padano o quando lo vede al supermercato gli dà fuoco e preferisce il Parmigiano? E quando deve recarsi in auto da Piacenza a Brescia, cosa fa, attraversa le città per evitare di percorrere le Autostrade Centro Padane? e quando da Torino vuol raggiungere l’Adriatico, cosa dovrà fare per scansare la Padana Inferiore che percorre quattro delle Regioni che il Giro attraversa? Se così fosse, lei deve soffrire di qualche grave intolleranza linguistica e di questo mi dispiaccio e non poco”.

Poi Davico invita Ferrero ad un gesto di tolleranza e fair play, invitandolo alla partenza di Paesana. “Di una cosa può essere certo: noi, che siamo sportivi, ci aggiudicheremo la maglia dei più combattivi. Anche contro il pregiudizio, anche contro il suo, che non crede al fatto che lo sport scende in campo, non necessariamente in politica. Compagno Ferrero, ma ci faccia il piacere (e ci lasci pedalare!)”.

 

da Il Fatto Quotidiano

Ciclismo, ecco il Giro di Padania.
Corsa a tappe con sponsor politico leghista

di Alessandro Madron

22 luglio 2011

L'iniziativa, proposta da Bossi lo scorso anno, si terrà nel mese di settembre. L'ex campione Bettini: "Una gara in più fa bene a questo sport". L'organizzatore dell'evento prima dice: "Non mi affiancherei a un evento politico". Poi corregge il tiro: "Se non hai un appoggio istituzionale non fai nulla"

Da qualche giorno è ufficiale. A settembre si correrà il primo giro ciclistico della Padania. E non sarà una scampagnata tra amici, ma una gara a tappe per professionisti, inserita nel calendario delle manifestazioni ufficiali dell’Uci (l’unione ciclistica internazionale). È un’iniziativa tutta leghista che nasce dalla volontà del Senatùr, Umberto Bossi. Ne aveva parlato nel settembre del 2010, a Venezia, quando aveva detto che: “il ciclismo è più popolare del calcio e fa conoscere alle persone la propria terra”, raccogliendo il plauso di tanti cicloamatori del Carroccio. La Lega conosce bene l’importanza dello sport e degli eventi mondani e da tempo ha imparato a sfruttarne i vantaggi (vedi nazionale padana di calcio, Miss Padania). E ora arriva anche il Giro di Padania. Si tratta di una mini corsa a tappe che si disputerà sulle strade delle regioni del nord.

L’annuncio è stato fatto dal leghista Michelino Davico, sottosegretario all’Interno, in occasione della presentazione della Tre Valli Varesine, dove era presente in qualità di presidente dell’associazione sportiva Monviso Venezia: “In pentola bollono grandi iniziative – ha detto -, un nuovo giro, un giro delle regioni del nord, una nuova occasione di sport e di ciclismo”. Nella stessa occasione l’ex campione Paolo Bettini ha commentato positivamente la notizia: “Mi fa piacere, negli ultimi anni ci si lamentava delle carenze del calendario italiano nel mese di settembre, importante per tutti i corridori che devono farsi vedere e hanno voglia di vincere per conquistare una maglia azzurra per il mondiale”.

L’organizzazione tecnico sportiva del Giro di Padania è in capo alla società Alfredo Binda di Varese, che ha all’attivo la pianificazione dei mondiali di ciclismo del 2008, nonché quella di alcune classiche come la Tre Valli Varesine o il Giro dell’Insubria: “La mamma della manifestazione è l’Asd Monviso Venezia – puntualizza il presidente Renzo Oldani -, loro ci hanno dato l’incarico dell’organizzazione tecnico sportiva dell’evento. Seguiremo quindi la parte relativa alle strutture, alla gestione del tracciato e l’organizzazione materiale”. Quando si cerca di approfondire il tema della scelta del nome, Oldani spiega che: “La Alfredo Binda è una società che organizza corse, non mi sarei mai affiancato a una manifestazione politica o a un pseudo giro. Il Giro di Padania è un giro a tappe di 5 giorni inserito nel calendario del’Uci. A settembre c’era un buco istituzionale che rendeva quel periodo particolarmente interessante per organizzare una corsa a tappe di buon livello, così abbiamo valutato che la cosa era fattibile. A noi interessa solo la possibilità di fare questa cosa, è una sfida e vogliamo vincerla offrendo una manifestazione di qualità”.

Il tracciato verrà presentato il prossimo 28 luglio ma c’è già qualche indiscrezione: “Si parte dal Piemonte per arrivare in Liguria, poi si passerà Lombardia, in Emilia Romagna, in Veneto e in Trentino”, spiega Oldani, che poi ribadisce: “A tutti gli effetti quello che mi interessa come presidente della società è di organizzate una corsa di livello tecnico sportivo importante. La politica non c’entra niente”. Beh, affermare che il Giro di Padania non abbia nulla a che fare con la politica puzza un po’: la gara è stata invocata da Bossi e battezzata da un senatore leghista, per di più porta il nome di un’area geografica che esiste solo nella testa dei tesserati di un partito politico e, manco a farlo apposta la maglia del leader della corsa sarà verde… lo sa bene anche lo stesso Oldani, che corregge il tiro ammettendo delle contiguità con la Lega: “Del resto se non hai un appoggio istituzionale non fai nulla. Questo è vero ovunque: ci sono anche altre corse che hanno appoggi politici, come il giro dei Paesi Baschi, la stessa Coppi Bartali o il giro di Sardegna. Nel momento in cui la politica fa sport e lo fa in maniera seria, ben venga. Diventa un’occasione di unione e di condivisione”.

Navigando in rete sono molte le informazioni che si raccolgono circa questa nuova manifestazione. A partire da un entusiastico post sul blog di Renzo Bossi, che nei giorni scorsi si è presentato a Vigevano in sella ad una bicicletta verde padano, indossando una maglietta bianca con spalle verdi e l’immancabile scritta “Padania”. Il Trota, che si era già esibito in una performance ciclistica prima di Pontida (dove era arrivato pedalando assieme ad alcuni militanti), ha percorso le vie del centro di Vigevano assieme al sindaco Andrea Sala. E’ stato lui a svelare che la sua città ospiterà l’arrivo della seconda tappa. Non mancano i commenti indignati alla scelta si accogliere il Giro di Padania nel novero delle corse ufficiali.

“Poiché la Padania non esiste, non più di un qualsiasi paese di Cuccagna, l’istituzione di questo Giro da parte delle nostre autorità sportive appare ingiustificata e rispondente soltanto alle finalità eversive della Lega Nord. Il Giro di Padania può infatti annoverarsi fra le trovate di stampo secessionista – come le grottesche campagne sul trasferimento a Nord dei ministeri o l’intollerabile rottura della solidarietà nazionale sul problema dei rifiuti di Napoli” scrivono Walter Peruzzi e Gianluca Paciucci in un accalorato intervento contro la manifestazione sportiva leghista: “Provocazioni, volgarità, eversione, sono del resto pratica quotidiana dei caporioni leghisti, così come il passivo silenzio delle forze politiche – aggiungono -. Ad esse, e al Capo dello Stato, chiediamo di porvi fine non solo condannando quest’ultima levata d’ingegno che offende la tradizione stessa del ciclismo italiano, ma impedendo l’effettuazione del Giro di Padania, almeno con questo nome”. Alcuni appassionati hanno mandato una lettera ufficiale all’Unione ciclistica internazionale, per sollecitare una discussione tra gli addetti ai lavori “circa l’opportunità di connotare in maniera così forte dal punto di vista politico un evento che dovrebbe rimanere “di tutti”, al di là del paese di provenienza o del colore della pelle e non lo specchio di un partito politico che non ci rappresenta”.

da MicroMega

Il Giro di Padania,
ovvero la secessione in bicicletta

di Walter Peruzzi e Gianluca Paciucci, da Cronache laiche


Dal 6 al 10 settembre prossimi Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia saranno attraversati dal Giro di Padania. Non si tratta di un evento organizzato a uso e consumo dei leghisti, come il concorso di Miss Padania o il torneo calcistico delle nazioni non riconosciute gestito dal Trota, ma di una gara per professionisti inserita nel calendario ufficiale dell’UCI (Unione ciclistica internazionale).

Come nasce il Giro di Padania
Auspicato nello scorso settembre da Bossi, il “Giro” è stato voluto soprattutto da Michelino Davico, cicloamatore, sottosegretario all’Interno e (vedi combinazione) senatore della Lega Nord, che lo ha presentato nel marzo scorso a Milano.
Per stornare il sospetto che la corsa nasca da ragioni “politiche”, come contraltare al Giro d’Italia, proprio nel 150° dell’unità, Davico ha dichiarato (excusatio non petita) che sta pensando anche di organizzare un giro delle Due Sicilie. Ma la toppa è peggiore del buco.
A parte, infatti, l’opportunità o la bizzaria di inserire in un calendario ciclistico del Terzo millennio gare dal nome rievocativo, come le sfilate in costume medioevale di qualche località turistica, sta di fatto che le Due Sicilie, la Serenissima, la Repubblica di Genova o la Terra di lavoro sono realmente esistite, sulle carte geografiche e nella realtà. La Padania invece no, non più di un qualsiasi Paese di Cuccagna.
L’istituzione di questo Giro è quindi solo una grave provocazione politica, rispondente alle finalità eversive della Lega Nord per l’indipendenza della Padania (come recitano ancora oggi il suo nome e il suo statuto). Risponde anche alle esigenze propagandistiche che hanno portato negli ultimi mesi la Lega, per cercare di recuperare consensi, a premere sull’acceleratore del separatismo.

E’ tempo di dire basta
Ricordiamo al riguardo, oltre alla quotidiana serie di provocazioni, volgarità e insulti dei caporioni leghisti, la grottesca campagna per il trasferimento di alcuni ministeri nel sottoscala del Palazzo reale di Monza; l’intollerabile rottura della solidarietà nazionale di fronte al drammatico problema dei rifiuti di Napoli; i ripetuti tentativi di regionalizzare le graduatorie degli insegnanti, a danno di quelli del Sud; la risposta di Maroni alla folla di Pontida che urlava “secessione”: «Noi abbiamo un grande sogno, la Padania libera e indipendente!».
Detto da un ministro che ha giurato sulla Costituzione, secondo cui l’Italia è “una e indivisibile” (art. 5), costituisce anche uno spergiuro e un reato di tradimento ancora più inquietante se si tratta del ministro di polizia preposto alla difesa del paese contro eversioni e secessioni. Si aggiunga che l’invito aperto alla secessione, come rimedio alle crisi economica, è stato fatto il 17 luglio anche da Bossi, pure lui ministro e quindi spergiuro. E sempre nel desolante inqualificabile silenzio delle forze politiche.
Ora è davvero tempo di pretendere che questo silenzio finisca. Che le forze politiche democratiche e il Capo dello stato non solo condannino una iniziativa ingiustificata e irresponsabile come quella presa (non si sa perché né sotto quali pressioni) dall’UCI, ma agiscano per impedire lo svolgimento del Giro di Padania, almeno con questo nome, offensivo e ridicolo.

(21 luglio 2011)

 

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