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26 agosto 2011

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Compagni di Casta


Perché nascondere che la Sinistra italiana è fallita, e non da ora? Comica e ridicola la confessione di Fausto Bertinotti: “La sinistra non esiste più!”. Te ne accorgi adesso? E chi l’ha fatta scomparire? Proprio voi, i cosiddetti della sinistra. Voi l’avete sepolta con il tradimento di quegli Ideali di Sinistra che avevano sorretto la convinzione anche eroica di milioni di persone che avevano creduto in un mondo migliore.
Non rinnego da parte mia di essere di Sinistra, ma la mia Sinistra non si identifica attualmente con nessun partito cosiddetto di sinistra. La mia è una Sinistra estrema, radicale, evangelica.
Se Berlusconi da anni sta facendo il bello e il brutto tempo in Italia, ciò è dovuto anche al fatto che da anni non esiste più la Sinistra. L’alternativa a Berlusconi finora è stata nient’altro che Berlusconi, magari più composto, meno donnaiolo, meno ladro, meno idiota. Ma non si può controbattere con un meno o alcuni meno.
La sinistra italiana è un'accozzaglia di meno, anche se poi nella realtà, presi singolarmente, i politici di sinistra si comportano secondo lo stile di Berlusconi, con lo stesso criterio politico.
Non c’è alcuna alternativa a Berlusconi. C’è un vuoto: vuoto più vuoto, immaginate in quale situazione ci troviamo. In un baratro senza alcuna possibilità di via d’uscita.
 

da Lettera 43

PRIVILEGI

Compagni di Casta

Comunisti vecchi e nuovi a cui piace il super-vitalizio.

di Fabio Chiusi

Lo spettro della Casta si aggira sulla sinistra italiana. Fatta anche di compagni da una vita che non rinunciano ai privilegi. Sono tanti infatti i comunisti ed ex comunisti che sono stati seduti in Parlamento e, da anni, usufruiscono dei benefici della poltrona. Liquidazioni faraoniche, vitalizi fino a 9 mila euro al mese. Di cui godere oltretutto già a 50 anni, in barba all'età pensionabile dei lavoratori che, almeno a parole, difendono strenuamente.
COMPAGNI DI PRIVILEGI. Dalla rivoluzione proletaria agli agi del parlamentare in pensione il passo è meno lungo di quanto potrebbe sembrare. Basta dare un'occhiata alle somme ricevute da segretari di partito vecchi e nuovi. Da Achille Occhetto, l'artefice della storica svolta «della Bolognina» che ha mutato il partito comunista in quello dei democratici di sinistra, a Oliviero Diliberto; da Franco Giordano ad Armando Cossutta. Ma anche le somme astronomiche percepite da ministri, dirigenti e intellettuali di riferimento come Alberto Asor Rosa e Toni Negri.

Toni Negri, 3.108 euro al mese per nove sedute a Montecitorio

A scorrere i dati contenuti nel volume Sanguisughe di Mario Giordano, sono proprio questi ultimi ad aver approfittato al meglio dei privilegi riservati ai parlamentari. Infatti Asor Rosa, marxista di formazione, grazie a un passaggio di appena 519 giorni a Montecitorio tra il 1979 e il 1980 è riuscito ad assicurarsi una pensione di 3.108 euro mensili.
E dire che l'ultima volta che è apparso sulle cronache, lo scorso aprile, chiedeva dalle colonne del Manifesto una «prova di forza» per instaurare uno «stato di emergenza» dove fossero sospese, insieme con le Camere, «tutte le immunità parlamentari». E i privilegi? Forse, in caso di «emergenza»...
Anche più generoso il mensile concesso dallo Stato all'ideologo di Autonomia operaia, Toni Negri. Non per l'importo, che è identico a quello di Asor Rosa, ma per la durata del suo impegno in Aula: nove sedute, per un totale di 64 giorni da deputato nel 1983.
Oltre 3 mila euro al mese anche alla co-fondatrice del quotidiano attualmente diretto da Norma Rangeri, la scrittrice e giornalista Rossana Rossanda. Anche lei ex dirigente del Pci, ha avuto tuttavia il merito di partecipare alla vita di due legislature, la quarta e la quinta.

Ingrao e Macaluso, oltre 6 mila euro di pensione

C'è chi il lauto vitalizio l'ha guadagnato con anni e anni di militanza, fuori e dentro l'Aula. Basti pensare a Pietro Ingrao, il veterano della Resistenza che a Montecitorio ci è rimasto ininterrottamente dalla prima alla decima legislatura, cioè del 1948 al 1992. I 6.465 euro percepiti ogni 30 giorni, così, suonano meno eterodossi.
Lo stesso dicasi per il direttore del Riformista, Emanuele Macaluso: comunista in clandestinità durante la Seconda guerra mondiale, in seguito 'migliorista' come il capo di Stato, Giorgio Napolitano, ha occupato una poltrona alla Camera dal 1963 al 1976 e al Senato da allora al 1992. Anche per lui la ricompensa è lauta: 6.276 euro al mese.
GIORDANO, 4.277 EURO AL MESE. Poi ci sono i forzati del pensionamento. Quelli che, con il disastro elettorale del 2008, sono diventati (di nuovo?) extraparlamentari. Come Franco Giordano. Segretario di Rifondazione comunista nel 2006, poi confluito in Sinistra ecologia e libertà, e da allora in pensione.
Così, all'età di 51 anni, dopo appena 12 di lavoro in Aula, tre legislature, si è portato a casa un mensile di 4.277 euro netti. Nonostante la solerzia nell'affermare, era il 12 febbraio 2008, che «bisogna drasticamente ridurre costi e privilegi della politica». Ma i vitalizi? «Dobbiamo intervenire sulle retribuzioni e le consulenze», argomentava Giordano, a ottobre 2007. «Intransigenti», dunque, ma distinguendo tra «i costi della politica e quelli della democrazia». Facile immaginare che il suo vitalizio rientri tra i secondi.
LA LIQUIDAZIONE DI DILIBERTO: 150 MILA EURO. Degno di nota anche il caso di Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Partito dei comunisti italiani e ministro della Giustizia sotto il governo D'Alema tra il 1998 e il 2000. Quattro legislature, 5.305 euro al mese. Da sommare allo stipendio di docente di diritto romano alla facoltà di Giurisprudenza della Sapienza di Roma. Materia a cui ha dedicato anche la sostanziosa liquidazione dell'indennità parlamentare da 150 mila euro: con quei soldi, ha affermato all'Espresso, «ho creato una biblioteca a Roma di diritto romano e cinese».
Tra i trofei, un famoso 'tapiro d'oro' assegnatogli da Striscia la Notizia. Che sul suo sito continua a vederlo al secondo posto della poco invidiabile hall of fame degli 'attapirati'. L'allora ministro «inseriva nelle spese della Camera i suoi massaggi shiatsu». Poca cosa, appena 1,2 milioni di lire. Rimborsi peraltro «legittimi» secondo il premier dell'epoca, Massimo D'Alema. Diliberto, che a passare per privilegiato proprio non ci sta, lo scorso luglio ha tuonato contro il governo in carica: «Non hanno voluto tagliare i costi della politica, dalle retribuzioni e vitalizi dei parlamentari fino alle province».

Cossutta: 345 mila euro di buona uscita

Ma la lista continua. Occhetto, ultimo segretario del Pci e primo dei Ds, percepisce 5.990 euro netti al mese. Fausto Bertinotti, il Rifondatore, 5.305. Meglio di loro, tuttavia, fa l'avversario ed ex fondatore dei Comunisti italiani, Armando Cossutta. Che ha due pensioni: una Inps dal 1980 grazie alla legge Mosca e un vitalizio da 9.604 euro al mese. Per non parlare dell'«assegno di solidarietà» staccato dai contribuenti come liquidazione per remunerare la sua lunga attività parlamentare: ben 345.744 euro.
In famiglia, tuttavia, Armando non è l'unico a ricevere soldi dallo Stato. Anche la figlia Maura, infatti, incassa 4.725 ogni 30 giorni per essere stata eletta in Parlamento nel 1996, con Rifondazione comunista, e nel 2001.
E quando, cinque anni più tardi, ha scoperto di non essere nelle liste del partito di famiglia a seguito delle infinite polemiche fratricide tra sigle rosse, ha sbottato: «Con il latte ho succhiato il manifesto del partito comunista».
Eppure storici e filosofi non rammentano passaggi su vitalizi dorati, al suo interno.
DUE PENSIONI PER VIOLANTE. Infine, ci sono i gerarchi come Luciano Violante. Nel Pci dal 1979, Violante è stato presidente della Camera nel 1996. Poi Ds e Pd. Tradotto? Due pensioni, una Inpdap da 7.317 euro, come ex magistrato; una da 9.363 euro come ex parlamentare. Totale: 16.680 euro al mese. E dire che solo l'8 maggio 2011 Violante ammoniva: «La questione del taglio dei costi della politica è un problema di etica pubblica».
Due pensioni anche per Giovanni Russo Spena: 5.510 euro netti dal 2008 per il suo passato da parlamentare, più 2.277 (dal 2002, quando era 57enne) per quello da professore universitario. Perché va bene l'austerity, ma non facciamone «una bandiera populista». Sono invece 5.528 gli euro netti che finiscono ogni mese nelle tasche di Piero Folena da quando aveva 51 anni. L'ex segretario regionale del Pci e promotore del correntone della sinistra Ds, dopo la sconfitta del 2008, è approdato a «una fase di pausa e di riflessione». Per «promuovere l'arte e uno stile di vita nuovo», scrive Folena sul suo sito.
SALVI E MUSSI CONTRO LA CASTA. Ultimi, ma non ultimi, Cesare Salvi e Fabio Mussi. Il primo vale 5.347 euro al mese, il secondo 5.919. Memorabile un loro ordine del giorno (il terzo firmatario era Giorgio Napolitano) al congresso nazionale dei Ds del luglio 2005. Oggetto: ridurre i costi della politica. «Una grande questione democratica», rincarava Salvi un mese più tardi, perché «i costi del funzionamento della democrazia è giusto che siano posti a carico della collettività, ma in modo limpido e trasparente». Sei anni e centinaia di migliaia di euro di vitalizi più tardi, non si può che essere d'accordo.
Mercoledì, 24 Agosto 2011

POLITICA

Bertinotti: «La sinistra non esiste più»

«Come l'Araba Fenice: c'è chi dice che ci sia, dove nessuno lo sa».
L'ha detto anche il pensionato d'oro Fausto Bertinotti: «La sinistra in Italia non esiste più».  L'ex presidente della Camera, intervenuto a 'Cortina InConTra' per un dibattito dal titolo 'Sinistra che fare' con l'ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino, non ha usato giri di parole per definire lo stato di salute della sinistra.
«È come l'Araba Fenice», ha sostenuto l'ex leader Prc, «c'è chi dice che ci sia ma dove sia nessuno lo sa. E poi, forse, proprio come l'Araba Fenice potrebbe risorgere dalle proprie cenere, ma è necessaria una destrutturazione dei corpi inerti e la resurrezione di una nuova sinistra europea in cui possano starci tutti coloro che non apprezzano questa società. Ma per fare questo ci vuole una pars destruens, bisogna bombardare il quartier generale».
Giovedì, 25 Agosto 2011

 

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