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5 settembre 2011

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Continua ad aggravarsi la carestia in Somalia e nel Corno d’Africa


da Il Fatto Quotidiano

Mondo | di Lettera22 per il Fatto

5 settembre 2011

Continua ad aggravarsi la carestia
in Somalia e nel Corno d’Africa

Secondo l'Onu, sono almeno 12 milioni le persone esposte al rischio di gravissima denutrizione. Per il momento sono stati raccolti 1,46 miliardi di dollari, almeno un miliardo di meno di quanto stimato per un intervento efficace

Nell’indifferenza generale la situazione in Somalia e nel resto del Corno d’Africa diventa più grave di settimana in settimana. L’Onu ha aggiunto una sesta regione, quella di Bay, nel sud del Paese, all’elenco delle aree ufficialmente dichiarate in stato di carestia, che adesso comprende praticamente tutta la porzione meridionale della Somalia, inclusa la capitale Mogadiscio. È la zona controllata dalle milizie islamiste degli al-Shabab, considerate vicine al al Qaida. Meno drammatica, ma solo un po’, la situazione nelle altre aree del paese. Nella parte meridionale della semiautonoma regione del Puntland, non è ancora carestia ma solo “emergenza”, mentre nel nord, nel Somaliland (altra regione autonoma) siamo al livello di “crisi”.

Gli aiuti internazionali sono largamente insufficienti a coprire i bisogni della popolazione e ci sono enormi difficoltà nella consegna degli aiuti, a causa della mancanza di un governo centrale e della situazione caotica in molte province. Finora, le agenzie Onu e le Ong impegnate nell’assistenza umanitaria hanno raccolto 1,46 miliardi di dollari, almeno un miliardo di meno di quanto stimato per un intervento efficace.

La distribuzione degli aiuti nelle aree interne della zona controllata dagli Shabab è molto difficile. I pochi convogli che si muovono, viaggiano con forti scorte armate, per evitare assalti di bande armate e milizie locali. Secondo le Nazioni unite, sono almeno 12 milioni le persone esposte al rischio di gravissima denutrizione a causa della peggiore carestia degli ultimi sessanta anni.

Di questi, almeno 4 milioni sono in Somalia, e secondo l’Agenzia Onu per l’Analisi della sicurezza alimentare (Fsnau), ci sono almeno 750 mila persone in Somalia che potrebbero morire di fame nelle prossime settimane se non arrivano più aiuti. Nei paesi confinanti, Kenya, Uganda ed Etiopia, si sente l’effetto della mancanza di piogge ma la situazione è relativamente sotto controllo. Anche se in Kenya, in alcune regioni del nord, gli effetti della siccità vengono amplificati dall’alto prezzo dei generi alimentari e della benzina. Migliaia di somali, ogni giorno, cercano comunque di raggiungere, spesso a piedi, i paesi vicini per avere soccorso.

Nel campo profughi di Dadaab, in Kenya, a ottanta chilometri dal confine somalo, secondo l’Irin, l’agenzia di stampa dell’Ufficio per il coordinamento degli aiuti umanitari dell’Onu, almeno 150 mila persone sono arrivate negli ultimi tre mesi.

Diverso, invece, il caso dell’Eritrea. La dittatura di Isaias Afwerki non fornisce dati ufficiali sulla situazione nel paese, anzi sostiene che il raccolto quest’anno sia stato particolarmente abbondante e dunque che non c’è rischio di carestia. Secondo la Bbc, però, la realtà è diversa. Almeno 900 persone stanno passando ogni giorno il confine, militarizzato, tra l’Eritrea e l’Etiopia e molte di questi profughi portano segni di malnutrizione. I dati satellitari raccolti dai sistemi meteo internazionali dimostrerebbero che le precipitazioni da giugno a oggi sono state sotto la media annuale e fonti dell’opposizione eritrea in esilio raccontano di penuria di generi alimentari e bambini maltruniti.

Il governo eritreo negli ultimi anni ha espulso dal paese le principali agenzie internazionali e non consente l’accesso alle Ong straniere, per cui è molto difficile verificare in modo indipendente quale sia la situazione reale. Il sospetto fondato, però, è che anche in Eritrea si stia consumando una tragedia umanitaria, che la dittatura non vuole far conoscere per evitare di essere messa sotto pressione dalla comunità internazionale. Alcune fonti dell’opposizione eritrea in Italia – che preferiscono non essere identificate per ragioni di sicurezza personale – confermano che almeno in certe regioni del paese, verso il confine con l’Etiopia, la situazione è molto grave.

Susan Rice, ambasciatrice statunitense all’Onu ha detto che “molto probabilmente gli eritrei stanno soffrendo per la stessa mancanza di cibo che colpisce altre aree della regione, ma non ricevono aiuto per la chiara opposizione del governo alla presenza di organizzazioni straniere”.

di Joseph Zarlingo

Appello di Mia Farrow per i bambini del Corno d'Africa

«Sta accadendo qualcosa di terribile», ha detto l’Ambasciatrice dell'UNICEF Mia Farrow, dopo aver visitato il più grande insediamento di rifugiati al mondo a Dadaab, nel Kenya nord-orientale.

Senza raccolti e con il bestiame decimato, centinaia di migliaia di rifugiati somali non hanno avuto altra scelta che intraprendere un pericoloso viaggio in Kenya in cerca di cibo e acqua.

La situazione a Dadaab è molto difficile. L'UNICEF e le organizzazioni partner stanno lavorando duramente per soddisfare le straordinarie necessità. Le famiglie, disperate, continuano ad arrivare.

Più di 435.000 persone vivono nei campi a Dadaab, originariamente destinati ad ospitarne 90.000. Oltre la metà sono bambini.

Mia Farrow ha visitato famiglie di rifugiati appena arrivati e visitato scuole e centri sanitari. Ha parlato con una donna somala che aveva camminato per 25 giorni per raggiungere il Kenya. Due dei suoi figli erano morti.

«Tanti bambini non ce l'hanno fatta, sono morti lungo la strada» ha proseguito Mia Farrow. «Questa è una emergenza gravissima.»

Nonostante l'enorme richiesta, l'UNICEF e le organizzazioni partner sono riusciti a sfamare i nuovi arrivati e a salvare molti bambini dalla morte. Circa 18.000 bambini gravemente malnutriti sotto i cinque anni sono ora in terapia. «La maggior parte di loro, spero, saranno salvati».

La carestia rischia di inghiottire tutto il Sud della Somalia nelle prossime settimane.

Mia Farrow ha lanciato un appello urgente alla comunità internazionale per i bambini di tutta la regione dell'Africa orientale colpiti da una prolungata siccità, conflitti e aumento dei prezzi dei prodotti alimentari.

«Si sta vivendo un momento difficile in tutto il mondo, mi rendo conto di questo. Ma non così difficile come per la gente che vive qui. La maggior parte di noi può contare di sopravvivere alla notte. L'UNICEF ha bisogno del vostro aiuto per salvare vite umane, le vite dei bambini nel Corno d'Africa, che in questo momento dipendono da voi e da me.»

L'UNICEF ha lanciato un appello per raccogliere 364 milioni di dollari per i prossimi sei mesi per fornire aiuti salva-vita per milioni di bambini e donne colpiti dalla crisi.

L’UNICEF Italia ha già raccolto e inviato per questa emergenza 1,1 milioni di euro.

Come puoi aiutare 

Anche tu puoi contribuire a salvare la vita dei bambini con una donazione online

oppure con un degli altri modi per donare:
- bollettino di c/c postale numero 745.000, intestato a UNICEF Italia, specificando la causale “Emergenza Corno d’Africa”  
- carta di credito online sul nostro sito oppure telefonando al Numero Verde UNICEF 800 745 000
- bonifico bancario sul conto corrente intestato a UNICEF Italia su Banca Popolare Etica: IBAN IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051, specificando la causale “Emergenza Corno d’Africa"
- donazione presso il Comitato UNICEF della tua città (trova qui quello più vicino a te)

 

 

 

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