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7 settembre 2011

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Un grande grazie, e qualche ma…


Un grande grazie, e qualche ma… 

Mi associo anch’io - per me poi è un dovere di riconoscenza personale! - nell’esprimere un GRAZIE di cuore a Dionigi Tettamanzi che lascia la guida della Diocesi milanese. Era partito un po’ in sordina (succedendo a Martini, non poteva fare diversamente), aveva poi saputo, con il suo stile tipicamente pastorale, sviluppare il seme dei suoi predecessori, con pazienza e con coraggio, dando ulteriori indicazioni sempre in linea con il Vangelo di Cristo.

Un caloroso grazie, e mi permetterei di aggiungere qualche ma…

Certamente non giudico Dionigi Tettamanzi dai suoi ultimi gesti: aver accettato, ad esempio, l’invito a partecipare al Meeting di Rimini (si può anche andare nella tana del lupo per convertire il lupo!) o aver scritto recentemente (verso la fine di luglio) una dura lettera, indirizzata al Vicario episcopale, nella quale prendeva le distanze dalle mie posizioni sulla Santa Sede (Santa?), sul Movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione (che sia andato a Rimini per riparare le mie accuse?) e in particolare sulle mie riserve che ho ripetutamente espresso nei riguardi del nuovo cardinale Angelo Scola. Ciò che mi ha colpito di più sono le seguenti parole della lettera:

«Sono a conoscenza del fatto che il Vicario generale ha avviato in questi giorni un percorso per verificare il compimento da parte di don Giorgio di alcuni atti particolarmente gravi, che l’ordinamento canonico, per il maggior bene della Chiesa, configura con precisione associandoli all’adozione di misure gravi e importanti. Mentre spero e prego in un ravvedimento da parte di don Giorgio rispetto al comportamento fino ad oggi tenuto, non posso che confermare la mia piena condivisione dei procedimenti in atto”.

Sono parole che sicuramente Tettamanzi ha attinto dal linguaggio canonichese, d’altronde non poteva fare diversamente, visto che il Vicario generale è un esperto in materia. Mi fa sorridere quel voler a tutti i costi giustificare il tutto in nome del “maggior bene della Chiesa”. Da secoli si è invocata questa ragione suprema, ma per coprire o il vuoto di motivazioni serie o le ragioni vere di contestazioni evangeliche. “Per il maggior bene della Chiesa”, e così sono stati mandati al rogo eretici e profeti (ogni profeta è in un certo senso eretico: uno che eccede nella Verità, va oltre, l’ama senza paletti fissi).

Non riesco proprio a conciliare il diritto canonico con il “maggior bene della Chiesa”, visto che i canoni sono dei paletti, e non sopportano l’aggettivo “maggiore”.

Non trovate sibilline le parole: “il Vicario generale ha avviato in questi giorni un percorso per verificare il compimento da parte di don Giorgio di alcuni atti particolarmente gravi, che l’ordinamento canonico, per il maggior bene della Chiesa, configura con precisione associandoli all’adozione di misure gravi e importanti”?

Il Cardinale parla anzitutto di un “percorso per verificare il compimento da parte di don Giorgio di alcuni atti particolarmente gravi”. Che avrei fatto? Ucciso qualcuno? Non penso di averlo ancora fatto, anche se il desiderarlo è già peccato grave. “Atti particolarmente gravi”: che dire allora dei preti pedofili che anche la Curia di Milano ha coperto? “Atti particolarmente gravi”: sarebbe forse grave denunciare le porcate del vaticano o le porcate di CL o mettere il nuovo Cardinale sull’attenti, perché non venga qui a Milano a sfoggiare la sua cultura ciellina? “Atti particolarmente gravi”: sarebbe grave dire parolacce a chi se le merita? Non è invece una bestemmia invocare Dio e favorire tresche con il potere corrotto? Le parolacce no, non stanno bene in bocca ad un ministro di Cristo! Certo, ma Cristo forse approverebbe ciò che sta succedendo nella sua Chiesa, o non prenderebbe di nuovo la frusta per buttar fuori i mercanti, i ladri, i farabutti? Non tocca a noi giudicare! È vero! E perché allora tu mi giudichi quando metto a nudo le porcate del potere politico e religioso?

Che significa poi “percorso”? È in atto un procedimento che avrà il suo iter accusatorio fino alla scomunica? Quanto durerà questo percorso? E nel frattempo che cosa succederà? Potrò ancora compiere “atti particolarmente gravi” secondo il diritto canonico? Perché no?

Il canonichese arriva adesso: “alcuni atti particolarmente gravi che l’ordinamento canonico, per il maggior bene della Chiesa, configura con precisione associandoli all’adozione di misure gravi e importanti”. Ci avete capito qualcosa? Intuito sì, ovvero che l’ordinamento canonico (pensate: ordinamento!) “configura” (un verbo veramente tecnico!) “con precisione” (tutto è lì in paragrafi che non lasciano vie d’uscita: il Vangelo è di nuovo nelle mani degli scribi e dei farisei!),associandoli” (immaginate il legame stretto tra i canoni e gli atti particolarmente gravi!) “all’adozione di misure gravi e importanti”. Sinceramente l’aggettivo “importanti” non l’ho capito. È chiara invece la relazione o la proporzione tra atti gravi e misure gravi. Mi chiedo: dov’è la misericordia di Dio? Mi si obietterà: forse non ti sei accorto che ti hanno beneficato fin troppo nella tua ostinazione! Ah sì. E per quale scopo?

Infine il Cardinale prega e spera:

“Mentre spero e prego in un ravvedimento da parte di don Giorgio rispetto al comportamento fino ad oggi tenuto, non posso che confermare la mia piena condivisione dei procedimenti in atto”.

Chiedo scusa, ma, Eminenza, Lei può anche pregare fin che vuole, ma non sono un tipo che mi faccio prendere dal ravvedimento tanto facilmente. Perché lo dovrei fare? Mi dimostri che dico falsità. Se mi devo ravvedere solo perché uso un linguaggio talora brutale, scusi sa, Eminenza, ma anche Gesù avrebbe dovuto più volte ravvedersi. Per non parlare poi degli antichi profeti, dello stesso Giovanni il Precursore, che con quel “non licet!” si è tirata addosso la sua condanna a morte.

Eminenza, “non licet!” che significa? Lei conosce bene il latino. Dunque, quante volte la Chiesa ultimamente ha urlato “non licet!” (non ti è lecito!) ai potenti corrotti? E in Italia - Lei lo sa benissimo - oltre al Capo della corruzione in persona, c’è una grande varietà di scelta. Quante volte la Chiesa ha messo in guardia i Movimenti ecclesiali dalla simonia e dalla idolatria? Ci vuole prudenza, ci vuole carità, ci vuole pazienza, ci vuole… Che cosa? Sempre la solita litania di virtù castratorie! E siamo al solito punto di non-arrivo, di fuga dalla realtà, di rassegnazione al sistema. Si fa quello che si può! Certo, ma intanto cominciamo a fare qualcosa, a lasciar fare a chi ha il coraggio di fare ciò che la massa, nella sua impotenza, non riesce a fare. Ma perché se un popolo è impotente, bisogna far tacere coloro che vorrebbero risvegliare le coscienze?

Eminenza, per tenere buono l’ordine ed evitare conseguenze magari tragiche, tutti allora dovrebbero tacere? Lei il sistema di potere di oggi lo chiama ordine? Le coscienze distrutte le chiama ordine? I giovani fannulloni li chiama ordine? La gerarchia ecclesiastica connivente col potere corrotto la chiama ordine? Ordine è forse un popolo di Dio che si raduna a pregare, ma che poi lascia un mondo naufragare nelle ingiustizie sociali? Ordine! Ordine! Ordine! E la coscienza di essere parte dell’Umanità come si chiama? Disordine? Smettiamola di contrapporre come se fosse un disordine la Coscienza al Bene comune. La Coscienza, anzitutto. L’ordine è relativo alla Coscienza universale. E non viceversa.

Eminenza, più di una volta Lei mi ha confidato, con grande serenità d’animo, che il confronto per le sue scelte pastorali era Cristo, prima ancora della Chiesa. E ciò mi confortava! Cristo, l’unico nostro punto di riferimento. Il Cristo radicale sta stretto nella Chiesa. Addirittura soffre: gli manca il respiro. Soffoca.

Ricordo di Lei soprattutto quando mi parlava di Vangelo, e non quando era costretto a citarmi gli ordinamenti canonici. Questi fanno parte della diplomazia. Ora Lei se ne è liberato. Mi scriva un’altra lettera da Uomo libero.

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