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8 settembre 2011

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Il ministro: donne stuprate perché ci stanno!


da Femminismo a Sud

Il ministro: donne stuprate perché ci stanno!

Merda. Aiutatemi a dire merda. Se volete possiamo usare altri termini, più politically correct. Cacchina, sterco, o l’intramontabile “feci”. Comunque si tratta di questo.

A defecare è stato un ministro del governo, colui il quale è noto per aver redatto un libro bianco che stabilisce ruoli e funzioni delle donne italiane e straniere, tutte a servire la patria, a lavare i culi ai vecchi, a sfornare bebè, ad accudire mariti con l’eccezione delle monache che devono tenersi libere per lavare le mutande ai preti.

Io non so se studiano da piccoli per essere così bravi quando vanno di corpo. Non hanno bisogno di purghe, di sicuro, e hanno un’ottima digestione, da cannibali quali sono, ‘sti ministri, ingurgitano e poi in men che non si dica defecano.

Ed effettivamente il paragone è calzante. Quello che il ministro e altri ministri stanno facendo ai lavoratori è uno stupro, ne più e ne meno, perché si tratta di accordi con i magnaccia (sindacati allineati con il governo) a discapito e in disaccordo dei lavoratori e delle lavoratrici.

E cosa può sostenere uno di centro destra che ha una bassa opinione delle donne e che ne immagina una soltanto, vestita da santa, vergine immacolata a partorirgli il messia? Che lo stupro non sia stupro ma sia un rapporto consensuale. Dunque i lavoratori e le lavoratrici ci stanno. Ebbene si, non dite cazzate, voi là che fate finta di essere vittime di uno stupro, perché avete ammiccato, avete guardicchiato il governo, vi siete scosciati, andavate in giro in minigonna e poi avete cominciato a contrattare e dopo che glielo avete fatto rizzare non vi potete mica tirare indietro. Quelli là c’hanno il diritto all’eiaculazione e dunque te lo chiariscono che l’unica che non l’ha presa in quel posto, nella metafora del ministro, è una suora, affiliata alla nota Vaticano Spa, che ha detto di no.

Dunque tutte le donne stuprate vengono stuprate perché dicono di sì? Sarebbero tutte delle gran troie? Come i lavoratori e le lavoratrici, no? Troie pure quelle?

E a questo punto la domanda è d’obbligo: ministro di che si fa esattamente? È roba buona? Ci dice chi è il suo pusher? Deve essere buona sul serio oppure è merce scaduta e la fa delirare perché altrimenti non si spiega.

Venga da noi ad una iniziativa con donne stuprate a raccontare che se sono state stuprate è perché hanno detto si e vedrà gli applausi, il livello di popolarità quanto crescerà.

In realtà questo governo ne fa una più brutta dell’altra, per esempio, come dice Malafemmina a proposito di una donna che ha ricevuto il diritto d’asilo:

Questa cosa succedeva ai tempi dell’inquisizione cattolica. Se ti convertivi potevi restare altrimenti ti beccavi la punizione (divina!). Cioè: se non si convertono, non li vogliamo, gli stranieri e le straniere? Cos’é? Una tangente?

Ho letto che le danno l’asilo e in rilievo il fatto che si sia convertita. Se gli stranieri e le straniere non si convertono al cristianesimo e non si rendono funzionali alla campagna contro la cultura islamica non si guadagnano il diritto d’asilo?

E anche questa è una bella domanda. Campagne islamofobe e misogine, mentre dall’Europa dicono che in Italia non si rispettano rom e migranti e che i politici di destra sono razzisti dal primo all’ultimo.

Ma a proposito di sindacati, stupri, lavoratori e lavoratrici e opinioni dei ministri che insultano le donne vittime di stupro, serve o non serve una slut walking?
7 settembre 2011

 

Alla festa dei giovani del Pdl ad Atreju, per esemplificare il rapporto fra aziende e lavoratori previsto dalla manovra il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali sceglie una storiella francamente agghiacciante: «Faccio un esempio un po' blasfemo. Vale quello che disse una suora in un convento del '600, dove entrarono dei briganti. Le violentarono tutte tranne una. Il Santo Uffizio la interrogò e le chiese: 'Ma come mai non è stata violentata?'. Lei rispose: 'Perché ho detto di no..'».

 

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