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21 settembre 2011

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Joseph, la tournée tedesca


da Lettera 43
 
VISITA DI STATO

Joseph, la tournée tedesca

Per il papa un palco e 60 limousine.

di Barbara Ciolli

Nel giorno dell’habemus Papam, quel 19 aprile 2005, persino gli atei di Germania avevano gioito per un «papa tedesco». Sei anni dopo, per la sua prima visita di Stato in patria, Benedetto XVI sarà accolto come «lo straniero». Un viaggio contestato da mesi, soprattutto per la tappa nella capitale, dove il sindaco Klaus Wowereit, ancora in campagna elettorale prima di essere confermato per il suo terzo mandato, ha dichiarato di «nutrire grande comprensione» per i cittadini che protesteranno contro Joseph Ratzinger.
IL PAPA DEL DOGMA. Non è stata generosa neppure la stampa nazionale, che ha annunciato la venuta di un pontefice «incorreggibile» (der Spiegel) nei suoi dogmi, che ha portato al potere l’ala più conservatrice della Chiesa, «rinunciando a rispondere alle grandi domande della società contemporanea».
L’affetto se n’è andato, è rimasto lo scetticismo dei molti tedeschi che incontrerà lungo la sua strada (a Berlino solo il 9% è di religione cattolica, in Turingia il 7% e in Baden-Württemberg un terzo della popolazione), gay e lesbiche in testa.
Tuttavia, ha scritto il settimanale die Zeit rivelando indiscrezioni curiose sui dettagli del suo tour dal 22 al 25 settembre, sarà una visita in pompa magna.

Stola con foglie d'oro del Giappone e 60 limousine

Per la messa a Friburgo, in Baden-Württemberg, Benedetto XVI indosserà una veste di cotone verde, venata di foglie d’oro di seta cinese fatte arrivare dal Giappone. La stola è stata confezionata dalle suore del monastero francescano di Gegenbach, che non hanno voluto svelare il segreto: «Quanto è costato l’oro? Per Dio, il meglio non è mai abbastanza».
In Germania, il papa era già arrivato nel 2005, per la giornata mondiale della Gioventù a Colonia, e nel 2006, a visitare il suo paese natale di Marktl, sul confine con l’Austria. In entrambe le occasioni giocava in casa, nella cattolica Baviera e alla manifestazione internazionale di giovani fedeli.
Stavolta, invece, il pontefice ha scelto di affrontare tappe più ardue, con l'obiettivo ecumenico di aprire un tavolo di dialogo con le diverse confessioni religiose dei Land tedeschi.
LA SCORTA SPECIALE. Per spostarsi da una città all’altra (Berlino, Erfurt e Friburgo), Benedetto XVI avrà a disposizione la scorta speciale “Mitra”, che finora la polizia tedesca ha messo in campo solo per i capi di Stato di Usa, Russia, Afghanistan e Israele. E sarà accompagnato da un seguito di 60 limousine e 13 elicotteri.
Al fianco degli agenti tedeschi, saranno schierati i Carabinieri e le forze del servizio d’ordine dello Stato vaticano. Al passaggio del corteo saranno poi chiuse le autostrade. A Berlino, oltre a tenere il contestato discorso in Parlamento, papa Ratzinger salirà su un altare alto sei metri, allestito all'Olympiastadion, «proprio come il palcoscenico di una popstar», ha commentato die Zeit.

La Linke minaccia di lasciare il parlamento

Oltre che a sventare il pericolo di attentati, agenti e bodyguard dovranno evitare eventuali contestazioni durante il viaggio della papa-mobile, come invece accadde durante la visita del 1996 di Giovanni Paolo II a Berlino.
LA RIVOLTA DI GAY E LESBICHE. Sul piede di guerra, le associazioni di gay e lesbiche hanno già stampato decine di t-shirt provocatorie contro la visita di Benedetto XVI e promesso cori di protesta al suo passaggio.
Parte dei parlamentari della Linke, la sinistra radicale tedesca, hanno annunciato che lasceranno l'aula non appena il papa pronuncerà il suo discorso al Bundestag, in qualità di capo di Stato. Qualche contestatore (ne sono attesi circa 3 mila nella sola Berlino) ha anche minacciato un imbarazzante lancio di preservativi contro il pontefice.
INCONTRO CON MERKEL E WULFF. Anche se il viaggio, durante il quale il papa incontrerà il presidente Christian Wulff e la Cancelliera Angela Merkel, è di fatto una visita di Stato, pare che Benedetto XVI si sia concentrato particolarmente sui preparativi della messa allo stadio, facendo allestire un vero e proprio backstage con catering di alto livello e guardaroba trasformati in sacrestie. Considerato il commento critico di Wowereit, dichiaratamente omosessuale, l’incontro con il sindaco della capitale tedesca sarà limitato a una scambio di battute.
LE ULTIME TAPPE DEL VIAGGIO. Poi il papa partirà per Erfurt, in Turingia e, infine, per la cittadina sveva di Friburgo, dove si svolgerà la parte più importante del cerimoniale religioso. Oltre a incontrare le comunità anglicane e musulmane, Ratzinger parlerà con i 16 giudici della Corte costituzionale tedesca e anche il cancelliere emerito e cattolicissimo Helmut Kohl. Poi la santa messa con 100 mila fedeli, in una cittadella dell’aeroporto ricoperta da decine di tappeti rossi.
Martedì, 20 Settembre 2011


da Lettera 43

CHIESA

Ratzinger non gioca in casa

Il papa in Germania fra le critiche del clero tedesco.

di Francesco Peloso

«Mai come nell’anno passato tanti cristiani hanno abbandonato la chiesa cattolica, hanno dichiarato alle gerarchie ecclesiastiche di non riconoscersi più nella loro guida o hanno “privatizzato” la loro vita di fede per prendere le distanze dall’istituzione.
La chiesa ha il dovere di comprendere questi segnali e di spogliarsi delle sue strutture fossilizzate per guadagnare nuova linfa vitale e nuova credibilità».
UN MALESSERE DIFFUSO. È questo un passaggio chiave del Memorandum messo a punto da una schiera di oltre 300 teologi, la maggior parte tedeschi, che, nella primavera scorsa, prendevano spunto dal deflagrare dello scandalo pedofilia in Germania per dare voce a un dissenso diffuso nella chiesa tedesca verso il magistero del papa e il potere vaticano.
Alla vigila della visita di Benedetto XVI in Germania, la terza del suo pontificato, il malessere del cattolicesimo continentale in particolare tedesco, austriaco, svizzero -  ma che si estende anche alle chiese dei Paesi Bassi della Francia e tocca la Gran Bretagna - non può più essere rimosso o guardato con indifferenza dal pontefice.
IL SACERDOZIO PER I LAICI. Lo scandalo degli abusi sessuali ha fatto da detonatore per la riapertura di questioni cancellate ormai da tempo dal dibattito ecclesiale: l’obbligatorietà del celibato è tornata in discussione, mentre torna la richiesta di aprire il sacerdozio ai laici attraverso la figura dei viri probati (uomini moralmente retti, anche sposati, che possono celebrare messa) e di dare maggior ruolo alle donne.
Ma soprattutto le critiche si rivolgono a un potere ecclesiale ancora patriarcale divenuto l’interlocutore privilegiato di poteri politici ed economici.
Al contrario «l’impegno per la legge e la giustizia, la solidarietà con i poveri e gli oppressi», è spiegato nel Memorandum, «sono teologicamente norme fondamentali risultanti dall'obbligo della chiesa al vangelo. In questo è il nostro amore per Dio e per il prossimo concreto».

Il discorso al Bundestag sul difficile rapporto fra etica e finanza

Una agenda assai complessa, insomma, quella che attende Benedetto XVI: quattro giorni intensi durante i quali non mancheranno contestazioni, anche forti, e bagni di folla.
Il papa dovrà dare risposte convincenti anche a quel clero – centinaia di preti in Austria e Germania – che ormai dissente pubblicamente da un magistero di segno conservatore, votato a una prospettiva di chiesa identitaria e arroccata su un’intransigenza etica che tocca, secondo i critici teologi tedeschi, lo stesso principio della libertà di coscienza del credente.
LA VISITA A ERFURT E BERLINO. Il Papa visiterà Erfurt, la città di Martin Lutero e, per la prima volta, Berlino, dove è chiamato a tenere un atteso discorso al Bundestag.  «Da questo discorso», ha spiegato monsignor Florian Schuller, rettore dell'Accademia cattolica della Baviera, «penso ci si aspettino degli impulsi per una morale politico-economica, anche per via della colossale crisi mondiale e non soltanto finanziaria. Questa è anche una crisi della perdita di fiducia nelle possibilità di risoluzione dei grandi problemi dell’umanità». Dunque fra i temi centrali della visita ci sarà quello del rapporto fra etica e finanza.
LO SCANDOLO DEGLI ABUSI SESSUALI. Ma certo, il papa, dovrà fare i conti – ancora una volta – con la questione degli abusi sessuali che ha sconvolto, fra le altre, la chiesa tedesca. Lo scandalo esplose con i fatti di violenza e abuso avvenuti nel celebre collegio dei gesuiti Canisius, a Berlino.
Oggi, l’allora rettore, padre Klaus Mertes, che denunciò gli abusi e chiese scusa pubblicamente, segnala ancora l’esistenza, nella chiesa, di «tabù e strutture della doppia morale» e poi «mutismo nel campo della pedagogia sessuale, uno spirito di corpo clericale e un’ecclesiologia trionfalistica, che possono rendere sordi» alle richieste d’aiuto delle vittime di pedofilia.
Lo scandalo degli abusi, ha spiegato Mertes, pone «domande sulle strutture e sulla concezione di chiesa».
IL SOSTEGNO DELL'ARCIVESCOVO DI VIENNA. A Ratzinger viene riconosciuto, in generale, il merito di aver sollevato con forza la questione come problema interno delle strutture ecclesiali, e di averla provata ad affrontare. In questa battaglia, il papa ha potuto contare sul sostegno autorevole dell’arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schoenborn che, non per caso, ha puntato l’indice contro una curia romana chiusa in sé stessa e pronta a insabbiare le denunce.
L'APERTURA AI LEFEBVRIANI. E tuttavia Benedetto XVI è anche il papa che ha riabilitato la messa preconciliare in latino, spalancato le porte ai gruppi ultrareazionari dei lefebvriani, condotto una revisione ideologica del Concilio vaticano II per depotenziarne la spinta innovativa. È questo  il Ratzinger che non piace al cattolicesimo tedesco, la cui natura viene così sintetizzata ancora da monsignor Shuller: «Da almeno 500 anni qui abbiamo avuto i cattolici da una parte e i cristiani della tradizione riformatrice dall’altra. Questa situazione spinge quasi necessariamente i cattolici a ripensare di continuo la loro prassi personale ed ecclesiale, confrontandola con quella dei protestanti. Questo è un paragone inevitabile ma anche fertile. Direi che siamo un po’ più critici degli altri ma non per questo meno fedeli».
Mercoledì, 21 Settembre 2011

 

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