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29 settembre 2011

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Don Paolo Farinella: L’INNOMINATO, I VESCOVI E LA CONFUSIONE


L’INNOMINATO, I VESCOVI E LA CONFUSIONE

di Paolo Farinella, prete

Genova 28-09-2011. – Nel mio articolo su Repubblica e sotto riportato, chiedevo al cardinale Bagnasco di urlare. Ha urlato Bagnasco? E’ stato efficace? Non riesco a partecipare al carosello di plauso verso il cardinale Bagnasco che avrebbe parlato chiaro, forte e, come dicono gli esegeti anche laici, ha rotto con Berlusconi. Ascoltando il cardinale e le sue parole accorate, provavo un senso di pena per lui e quelli che gli stavano attorno. Egli, come è nello stile clericale, ha parlato con partecipazione anche fisica e mimica, ma non si rendeva conto che appena avrebbe finito le parole generiche e di buon senso, gli altri, quelli cioè a cui avrebbero dovuto essere indirizzate, hanno preso le distanze: il cardinale ha fatto bene (e ti pareva!), ma non bisogna strumentalizzarlo, il suo discorso è rivolto a tutti e non ad una sola persona. Certo, un po’ di più a Berlusconi che è un po’ «birichino», ma mai e poi mai il cardinale ha inteso dire che bisogna cambiare governo.

«Comportamenti vacui»?

Parlare di «comportamenti vacui e di cambiare aria» non significa nulla perché, come sempre, nel discorso del cardinale mancava un ingrediente essenziale, quello che fa la differenza: Nome Cognome, indirizzo, Cap e possibilmente C.F. Nel caso: Il Disonorevole Silvio Berlusconi, Ville lupanari o in subordine Palazzo Ghigi dove si reca «a tempo perso», 00100 Roma.
Finche il cardinale non dirà nome e cognome, mi dispiace per lui, ma le sue parole non avranno efficacia ed effetto. La riprova? Il doppiamente disonorevole Lupi e il tristemente disonorevole Formigoni che si accreditano come cattolici della prima fila, si sono spremuti come limoni per fare passare l’idea che il cardinale non l’aveva con Berlusconi e che in fondo i peccati li giudica solo Dio, mentre il governo lo gestiscono loro. A questi cattolici di ferro arrugginito interessa solo il potere per il potere e gli affari illeciti che il potere gli consente di fare … tanto poi una confessatina, una botta e via. Il cardinale dice:

«Non si era capito, o forse non avevamo voluto capire, che la crisi economica e sociale, che iniziò a mordere tre anni or sono, era in realtà più vasta e potenzialmente più devastante di quanto potesse di primo acchito apparire. E avrebbe presentato un costo ineludibile per tutti i cittadini di questo Paese. Colpisce la riluttanza a riconoscere l’esatta serietà della situazione al di là di strumentalizzazioni e partigianerie; amareggia il metodo scombinato con cui a tratti si procede, dando l’impressione che il regolamento dei conti personali sia prevalente rispetto ai compiti istituzionali e al portamento richiesto dalla scena pubblica, specialmente in tempi di austerità».

Non si era capito? Di chi sta parlando il card. Bagnasco? A chi si deve riferire il plurale maiestatico di volontà negativa «non avevamo voluto capire»? Per quanto mi riguarda è almeno dal 2006 che scrivo e gli scritti sono pubblici e possono essere documentati, che il governo Berlusconi con il suo programma elettorale che anche i vescovi hanno ascoltato ed esaminato, avrebbe portato alla sfascio dell’Italia da solo. Poi si è aggiunta la crisi (che ormai è diventata la foglia di fico per nascondere le vergogne dei responsabili) che ha aggravato le cose.

Falsi, falsificatori e ritardatari di professione

Berlusconi e il ministro Tremonti in coppia con Sacconi, che tanto credito riscuote presso la Cei, hanno pervicacemente negato l’esistenza stessa della crisi perché era più urgente far passare l’immagine squallida di un uomo malato di megalomania narcisistica di essere «il miglior presidente del consiglio dall’unità di Italia ad oggi» (parole autentiche dell’interessato). I vescovi non vedevano dove stava andando l’Italia e dove la stava scaraventando il governo? Perché non hanno detto nulla? Non si sono accorti che tutte le scelte economiche avevano una conseguenza diretta sul sociale, sulla vita di relazione, sulla sussistenza di milioni di famiglie? Hanno continuato a chiedere interventi a favore della famiglia, ma non hanno elevato una critica sulla distruzione della stessa che il governo scientemente ha operato, favorendo i ceti ricchissimi a scapito dei poveri che puntualmente sono chiamati a pagare le inadempienze, la corruzione, l’evasione fiscale e l’immoralità dei ricchi?
Perché un ritardo di almeno tre anni? Con quale autorevolezza i vescovi oggi possono criticare il governo che essi stessi hanno appoggiato, sostenuto, foraggiato direttamente e specialmente con i loro silenzi? Io penso che l’intervento del cardinale Bagnasco sia stato un atto necessario altrimenti se anche questa volta non avesse detto nulla, dalla base dei credenti vi sarebbe stata una rivoluzione. Noi preti di strada lo vediamo ogni giorno nelle nostre chiese e nelle nostre strade. Tutti si interrogavano sul silenzio dei vescovi, tutti chiedevano un intervento, tutti erano scandalizzati dall’omertà vescovile, che tutti motivavano con la difesa di interessi in nome dei quali si commerciavano immoralmente scambi di reciproco sostegno.
Tutti? Sì, tranne i cosiddetti cattolici inquinati che hanno scelto Berlusconi, il mammona maledetto dal vangelo, perché garante di traffici e affari illegali. Tutti, tranne i seguaci di CL che della partecipazione a questo governo e del connubio con Silvio Berlusconi hanno fatto la loro essenza di vita, e al diavolo le esigenze etiche, la morale, la coerenza, la dignità, la dottrina sociale e tutte queste quisquilie. Essi vanno perfettamente d’accordo con quel vescovo che diceva: «Basta con la profezia, occupiamoci adesso del governo».
Quanto al metodo scombinato e al regolamento dei conti prevalenti sui rapporti istituzionali, i vescovi avrebbero dovuto sapere da sempre che Berlusconi è un mafioso che difende mafiosi e camorristi e che la delinquenza organizzata lo ha sostenuto e sostiene nell’esercizio del suo potere che è tutto a favore di essi. Come spiegare la nomina di un accusato da sei pentiti di mafia a ministro della repubblica (Romano) e un altro accusato di n’drangheta (Cosentino) per cui è stato richiesto addirittura l’arresto è stato protetto e difeso a spada tratta? Berlusconi ha messo lo Stato e le Istituzioni nelle mani della malavita e il cardinale arcivescovo di Genova cade dal pero solo adesso? Il cardinale Bagnasco con volto triste e teso continua:

«Rattrista il deterioramento del costume e del linguaggio pubblico, nonché la reciproca, sistematica denigrazione, poiché così è il senso civico a corrompersi, complicando ogni ipotesi di rinascimento anche politico. Mortifica soprattutto dover prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui. I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà. Ammorbano l’aria e appesantiscono il cammino comune».

Solo questo? Comportamenti «tristi e vacui»: l’induzione alla prostituzione, la tratta delle prostitute, l’uso del crocifisso come strumento erotico tra le tette della consigliera Minetti, eletta nella lista di Formigoni, travestita da suora, un comportamento «triste e vacuo»? Cosa deve fare Berlusconi per essere scomunicato «latae sententiae»: assassinare la Trinità con un colpo solo? O violentare la Vergine Maria con san Giuseppe incatenato al palo della lap-dance

Dopo il «contesto» arrivano le «relazioni improprie»

«Relazioni improprie»? Che linguaggio è codesto? I rapporti sessuali con minorenni e l’induzione delle stesse alla prostituzione adesso si chiamano «relazioni improprie»? Per uno che va a confessare un adulterio o una violenza su un minore, basta che dica «ho vissuto una relazione impropria», Ok! Amico/amica, un Pater, Ave e Gloria e chi s’è visto s’è visto? Chi ha ammorbato l’aria? Un marziano o qualcuno con nome e cognome? Non poteva mancare in discorso ufficiale, il colpo al cerchio e alla botte: «la reciproca, sistematica denigrazione» con evidente riferimento alla opposizione, così per non offendere nessuno. Oppure dove dà un colpo indiretto anche alla magistratura inquirente che non ha fatto altro che il suo dovere, obbligata per Costituzione, vigendo in Italia, l’azione penale obbligatoria: «Colpisce l’ingente mole di strumenti di indagine messa in campo. Chi lo ha detto al presidente della Cei che le intercettazioni sono «ingenti»? Lui le ha contate o è un modo per addolcire la pillola a Berlusconi? Un colpo ciascuno non fa male a nessuno?
Fino a prova contraria le intercettazioni riportano la voce dell’indagato e del malfattore, mentre il metodo di indagine è una questione riservata alla magistratura e nessuno dovrebbe sindacarla, come esige la separazione dei poteri in una democrazia decente. Questo cerchiobottismo, infatti, ha avuto un effetto: ha dato adito alla destra e ai suoi cattolici da supporto di annacquare le parole del cardinale e di diluirle fino al punto di farle scomparire. Si dice che l’ordine di scuderia sia quella di dire e ripetere che la condanna del presidente della Cei sia riferita ai «comitati d’affari come il caso Penati» e quindi la conclusione per la destra e per Berluscconi è che il cardinale Bagnasco ha fatto una durissima strigliata al Pd. Ecco il risultato. Lupi, Formigoni e i cattolici complici si affannano a giustificare Berlusconi che non deve dimettersi e che il cardinale parlava in generale, per tutti.
Questo equivoco nasce da un solo fatto: il cardinale Bagnasco non ha fatto il nome del delinquente Berlusconi, corrotto (sentenza Cassazione), evasore fiscale, bugiardo e falso, spergiuro, corruttore di minorenni, utilizzatore e manovratore di «carrettate di donne» (cioè prostitute a pagamento), amico e complice di mafiosi e malavitosi, mentitore e istigatore alla menzogna, uomo senza onore e dissipatore del patrimonio comune di etica, di denaro e di dignità.
Le parole di Bagnasco avrebbero avuto un peso altro se avesse semplicemente detto che non solo in base alla Costituzione, ma anche per la morale comune il Sig. Berlusconi Silvio, presidente del consiglio dei ministri, pro tempore, avendo disonorato la carica che ricopre non è più degno di rappresentare e governare (si fa per dire!, visto che governa a tempo perso!) il popolo italiano. Pertanto, noi vescovi, diciamo ai cattolici che lo hanno sostenuto fin qui, che non è loro lecito andare avanti e se vogliono essere cattolici e non complici devono interrompere con lui ogni rapporto, ogni sostegno, ogni appoggio, ogni collaborazione, finché non si sarà pentito davanti alla nazione e non avrà riparato il male fatto.

L’esempio corruttore trascina e corrompe

A Genova, nella città del cardinale Bagnasco, in un processo per violenza su minorenne, lo stupratore si difende con aria innocente con queste parole: «Ho fatto quello che fa il presidente del consiglio». A Bari tre uomini che adescano alcune prostitute con un certo atteggiamento strafottente e fermati, si difendono dicendo: «Che male c’è, non fa così anche il presidente del consiglio»?
Ecco, costui è l’uomo, il pazzo, il malato, il prostituto che ha prostituito le istituzioni prosseneta, lo spergiuro, il corruttore, il corrotto, l’evasore fiscale, il ladro che la gerarchia cattolica ha sostenuto per lunghi anni, da 17 e forse anche di più, per la precisione. Questo è l’uomo che la Cei ha appoggiato direttamente e indirettamente e con cui ha fatto affari. Questo è l’uomo che il segretario di Stato vaticano e l’ex presidente della Cei, il card. Ruini, inseguono nonostante gli scandali, nonostante i soprusi, nonostante abbia ucciso la nazione italiana e mentre il popolo muore attanagliato dalle ganasce di una serie di finanziarie che sono «eutanasia» attiva sul corpo vivo dell’Italia, i vescovi tacevano, o se parlavano, come sempre, alludevano, ma sempre in ritardo sia sui tempi che sulla storia. Ha un bel da fare il cardinale Bagnasco a citare il giudice Casavola, ma la Chiesa che parla e non si intimidisce è la Chiesa dei credenti che ogni giorno misura la distanza sia dal governo e dal parlamento asservito, sia dai vescovi che hanno scelto la diplomazia e hanno ucciso la profezia. Per loro è più importante la «relazione impropria istituzionale» con un uomo indecoroso e ignobile che porta ancora il titolo di «cavaliere della Repubblica» che è stato tolto ad altri per molto, molto meno come Callisto Tanzi.
Il cardinale dice che i vescovi hanno parlato a più riprese: citi un solo documento  in cui si evince con chiarezza e senza equivoci il loro intervento. Se uno studioso volesse fare una tesi sulle prolusioni dei presidenti della Cei e i rapporti tra politica chierici cardinali, farebbe fatica a individuare in quegli scritti accenni alla situazione abnorme e ignobile che stiamo vivendo da anni. Perché ieri come oggi, vi troverà non parole chiare ed evangeliche «sì, sì; no, no», ma solo allusioni velate, cenni felpati, oibò claudicanti, sospiri spezzati, belati sommessi.

Innominato e innominabili

Da un vescovo che ha la responsabilità di guidare la Chiesa italiana mi aspetto che dica la verità, che la dica intera, che la dica tutta e che la dica in faccia a Berlusconi senza guardare ad altri interessi che non sia la chiarezza, la coerenza e la verità di cui dovrebbe essere servo umile e povero. Per me è ancora una occasione perduta, una Chiesa gerarchica decaduta. Che Dio, se può abbia pietà dell’Italia che il mondo intero deride e noi stessi colpevolmente tolleriamo, rassegnati all’ignobile e all’indicibile.
Berlusconi non può essere l’Innominato manzoniano perché questi fu tormentato dalla spada del rimorso e andò a chiedere aiuto e perdono ad un cardinale che lo accolse, mentre la caricatura di Arcore, nella sua strafottenza, si vanta e si gloria della sua ignobiltà e del suo disonore, proponendosi come modello che gli Italiani amano. Per il cardinale egli resta innominato, ma è la gerarchia cattolica che rimane innominabile e complice del degrado disonorevole che ha inabissato la nostra democrazia e le nostre Istituzioni che noi difenderemo anche col nostro corpo. In nome della Costituzione Italiana e in quanto cattolici, in nome della nostra dignità di testimoni del Risorto Crocifisso che l’innominato usa come strumento erotico intramammellare sul corpo venduto di una prostituta pubblica travestita da suora. La difesa del Crocifisso, non meritava forse un po’ di coraggio e chiamare i colpevoli per nome? Lo sappiamo e ne siamo certi, il coraggio, se un cardinale non ce l’ha, nessuno glielo può dare. Nemmeno con lo sconto.

 

DA GENOVA UN DUPLICE APPELLO AL PRESIDENTE E AL PAPA

di don Paolo Farinella

[pubblicato su la Repubblica/Il Lavoro di Genova di domenica 25 settembre 2011, p. XVII con il titolo: «I tagli e la resa dei conti per i poveri »] (La parte in corsivo è stata censurata)

Silenzio! Lo sappiamo fin da bambini che il «silenzio è d’oro», ma non sapevamo che fosse così pesante e assordante. L’Italia è sotto eutanasia attiva, uccisa senza anestesia non per pietà, ma per depravazione e corruzione con spreco di denaro pubblico per foraggiare prostitute e delinquenti e i vescovi tacciano. La Regione Liguria annuncia per il 2012 tagli all’assistenza sociale per oltre il 50%, il Comune di Genova mette le mani avanti e dichiara che dovrà fare scelte drastiche, assicurando una parte di servizi ai minori, ai senza dimora e qualcosa agli anziani non autosufficienti: per il resto … si salvi chi può. Anche ammalarsi è un lusso da ricchi. Si prospetta una nuova finanziaria, la sesta in pochi mesi, che taglia ancora, raschiando l’osso vivo di una Nazione ormai cadavere. Le prospettive sono i tagli agli stipendi degli impiegati pubblici e alle pensioni con l’abolizione di quelle di anzianità.
Dall’altra parte Berlusconi, «presidente a tempo perso» paga in contanti con mazzette da 5 mila, 10 mila, 20 mila … 500 mila, prostitute (minorenni comprese), magnaccia e faccendieri malavitosi che lo ricattano e si ricattano a vicenda. Un degrado morale di questo livello mai si era visto nei 150 anni di storia d’Italia. Eppure tolleriamo ancora un governo e un parlamento dove ormai la corruzione è legge, l’immoralità la norma, il malaffare il metodo. Il mondo intero ride e piange sull’Italia che tutto ciò sopporta come normale. In Germania un ministro si dimette per avere copiato un pezzo di tesi, mentre in Italia il presidente del consiglio istiga alla prostituzione, diserta i consessi internazionali (Onu) perché nessuno vuol farsi vedere con lui, mantiene un esercito di prostitute che ricompensa con posti al parlamento italiano, a quello europeo e al governo e tutto tace.
Il Presidente della Repubblica giustamente ha revocato il titolo e la medaglia di cavaliere a Callisto Tanzi della Parmalat «per indegnità». A nome di quanti seguono questa «opinione» che però rappresentano la maggioranza degli Italiani, da Genova chiedo al presidente Napolitano di revocare titolo e medaglia  di «cavaliere» a Silvio Berlusconi motivando il gesto «per indegnità con recidiva» perché continua a reiterare un comportamento immorale contrario all’art. 54 della Costituzione (disciplina e onore) a danno della dignità dello Stato e della Repubblica.
Il papa Benedetto XVI partendo per la Germania ha mandato un telegramma al Presidente della Repubblica in cui fa «l’auspicio di un sempre più intenso rinnovamento etico per il bene dell’Italia». Tutto qui? Tutto qui! Eppure fu lui a nominare «nobiluomo di Sua Santità» Gianni Letta, il vero «deus ex machina» del potere di Berlusconi e della sua immoralità. Fu lui ad accogliere Berlusconi all’aeroporto in pieno scandalo di prostitute e corruzione, con le parole: «Che gioia rivederla!». Gianni Letta della «famiglia del papa» sostiene, difende, sorregge l’uomo più corrotto e ignobile del mondo, che compra e vende parlamentari, corrompe minorenni, umilia le istituzioni, offende ogni singolo comma della morale cattolica, pur dichiarandosi ostentatamente cattolico. Non sarebbe ora di revocare anche a lui il titolo che lo rende intimo al papa che così avalla ogni immoralità indicibile?
Come mai il presidente della Cei (non è colpa mia se è anche mio vescovo) che difende «i valori cristiani» non dice nulla su un depravato che usa il crocifisso per solleticare le tette di una prostituta, dopo averlo difeso davanti alla corte d’Europa?
Lo scandalo tra i credenti è immenso. Vorremmo sentire una voce autorevole di condanna salire dai meandri della gerarchia cattolica. Altrimenti essa è complice e corresponsabile di tutto ciò che sta inabissando nell’ignominia il nostro Paese e la stessa  Chiesa. A meno che non venga in soccorso «il contesto» del vescovo Rino Fisichella per giustificare la certezza che anche la gerarchia cattolica è a libro paga dell’immondo di Arcore. La morale cattolica insegna che chi collabora al male è responsabile «in solido». Urla, Bagnasco!

Condivido in tutto l’articolo di don Paolo Farinelli. Non bisognerebbe però limitarsi troppo all’aspetto prettamente sessuale del Porco Berlusconi. Ci tengo a precisare che il mio video l’ho fatto prima di aver letto l’articolo di Farinella.  

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