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2 ottobre 2011

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L'INGANNO


Mentre l’Italia va a rotoli verso il precipizio,
nella confusione generale:

- il popolo da anni rincoglionito assiste impotente,
alla rincorsa di spazi d’evasione drogante -

- i mass media, drogati dalla voglia di
accaparrarsi qualche lettore,
concorrono a creare maggiore scompiglio -

- le tv ormai serve del regime,
tutte quante senza alcuna eccezione,
alternano dibattiti insulti e ipocriti
a intrattenimenti della peggiore specie:
culi e tette non pagano più! -  

la Chiesa che cosa fa?

Sono credente, sono cristiano, sono prete:
ho il diritto di dire la mia?

Non aspetto la tua risposta:
il diritto è mio, e me lo gestisco io!

Ho il diritto, e il dovere di dire la mia.

La storia ci insegna che la politica va di pari passo
con la religione di casa:
talora ci si scontra, ma in realtà il passo è ritmato
dallo stesso intento: quello del possesso.

La religione normalmente ha bisogno dello stato,
e lo stato ha bisogno della religione.

Ed entrambi, stato e religione, vivono di sotterfugi,
fingendosi talora nemici.

Ambedue si appellano a quel figlio di puttana
che è il rispetto ad ogni costo dell’autorità costituita.
Sì, figlio di puttana, quando il rispetto
è un alibi diabolico per fare i cazzi propri.

Se le suonano di santa ragione, quando fa comodo,
ma alla fine prevale il reciproco rispetto perché
- siamo schietti: ancora oggi è in vigore -
si vuol far credere che l’autorità costituita
provenga da Dio stesso.

Penso che mai e poi mai Dio scenderebbe così in basso,
incarnandosi nel potere in quanto tale,
proprio perché è Dio, e Dio è tutt’altro!

Certo, basta poco: crearsi un proprio dio,
ed è quello che ha fatto anche il potere politico
anche quando si professa “ateo” o semplicemente “laico”,
ed è quello che ha fatto soprattutto la religione
che di dio se ne intende e può perciò giocare in casa.

Dio è tutt’altro!
Ciò che la religione vorrebbe imporci è un falso:
il vero Dio finora nessuno l’ha mai conosciuto.
Continuano a parlarci di un dio che è un inganno.

Un dio su misura, e il gioco è fatto.
Appena qualcuno si permette di togliere
qualche velo all’Inganno,
il cielo artefatto si apre e piovono fulmini mortali.

Un motivo ci sarà perché da che mondo è mondo
tutto è andato per vie traverse,
almeno per coloro che cercano di uscire dalla prigione,
e sognano un Dio diverso.

Certamente: tutto andrà sempre bene
per il potere civile e la religione,
finché durerà l’Inganno.

Anche la religione parla di Inganno,
e gli dà un nome: Satana,
e vorrebbe far credere che Satana sia
il vero nemico dell’Uomo.

La religione si è creato un proprio dio,
e si è inventato il suo antagonista: il Diavolo.
Questo è l’Inganno!

Basterebbe aprire un po’ la finestra della prigione,
e ci accorgeremmo dell’Inganno:
scopriremmo che il vero Dio è tutt’Altro,
e che il suo nemico è tutt’altro.

Perché siamo ancora qui a scandalizzarci
del fatto che la Chiesa ancora oggi si allea coi più forti,
e non sopporta le voci libere?

Non ci scandalizzeremmo
se scoprissimo l’Inganno.

Uscire allora dalla Chiesa?
Perché dovrei ancora servire l’Inganno?

L’ho già detto, ma so quanto sia difficile farmi capire:
l’Inganno va smascherato dal di dentro,
il mio problema sta nell’aprire qualche fessura
per far entrare nella Chiesa uno spiraglio di Verità.

Ogni struttura è limitata, non all’altezza dell’Ideale
o di quel Sogno che mi permette di intuire
qualcosa dell’Altro!

Dico Altro, ma non sarebbe il termine giusto:
dico Altro per dire che il vero Dio non è
quello della religione.

Ma non è “altro”: che Dio sarebbe?

Noi siamo immersi nel Dio infinito,
e non ce ne accorgiamo, perché la religione con inganno
l’ha sostituito con una specie di fantoccio.

Non è una pretesa, o una forma di orgoglio,
o una pazzia cercare di aprire dal di dentro della prigione
qualche porta e qualche finestra,
per fare respirare l’aria pura dell’Infinito.

Angelo Bagnasco, servo della religione dell’Inganno,
non capisce che non potrà parlare di una società migliore,
finché sarà vittima dell’Inganno.

Certamente, dirà anche belle cose,
terrà discorsi ben strutturati e articolati,
parlerà di questa società allo sballo di se stessa,
emetterà anche qualche opportunistico giudizio
sulla corruzione della politica
- ben guardandosi però dal giudicare la religione -
darà magari qualche indicazione o qualche proposta,
ma rimanendo sempre nel cerchio chiuso
della religione dell’Inganno.

Angelo Scola, nel suo esegetico discorso d’Ingresso,
- anche il demonio conosce molto bene la Bibbia! -
ha invitato i milanesi a non dimenticare Dio.

Ma quale Dio?

Se la religione già in sé è ingannevole,
immaginatevi tutti quei Movimenti fatti apposta
per servire l’Inganno della religione!

Quale Dio mi vorrebbe indicare Scola?

Non è che Montini, Martini, Tettamanzi
non servissero la religione dell’Inganno,
ma almeno qualche filo di luce hanno cercato
di farlo filtrare nella nostra Diocesi!

Talora basta poco per sperare
di uscire dall’Inganno!

Cosa di nuovo si può pretendere
da un servitore devoto dell’Inganno?

Per amor del cielo infinito,
non vorrei giudicare le buoni intenzioni,
e tanto meno la persona in quanto tale,
smettiamola però di invocare il rispetto per la persona,
dimenticando la responsabilità di chi è stato chiamato
a guidare una diocesi che richiede, proprio per questo:

- saggezza più che cultura

- illuminazione più che calcolo di tipo gerarchico

- apertura alla profezia, e perciò alle voci libere

- impegno nel saper cogliere nel cuore della gente
l’esigenza di quell’Infinito che la religione dell’Inganno
non potrà mai appagare

- grande attenzione alle vere problematiche del mondo d’oggi.

Eminenza, parli meno di Dio, e parli di Umanità.
Qui risiede quel Dio che è “altro” dal dio della religione.

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