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4 ottobre 2011

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Corea del Sud, quando la Chiesa beatifica un assassino


Se fosse vera, la notizia sarebbe interessante, per alcuni scioccante. Ma più che la notizia in sé, sarebbe interessante e scioccante se venisse effettivamente beatificato un omicida. In questione, non è un assassino qualsiasi, ma uno che ha ammazzato un ex-primo ministro e governatore giapponese della Corea. Diventerebbe anche per la Chiesa un simbolo della resistenza contro un regime.
Nulla, comunque, di nuovo, se consideriamo le varie indulgenze concesse durante le guerre di religione, o la canonizzazione di papi e di vescovi che hanno promosso o favorito le crociate. Le guerre di religione e le crociate non erano forse omicidi di massa?
Non possiamo nascondere che la Chiesa ha un concetto tutto suo di santità: certo, si troverebbe in grave difficoltà se dovesse fare di un omicida singolo un modello di virtù eroiche. Ma perché distinguere tra il gesto di un singolo e un esercito di esaltati, al servizio di una causa religiosa?
Il contesto, Dio mio, il contesto quanto sa purificare le coscienze e lavare le mani sporche di sangue!
Ma… se fosse vera anche solo la notizia - già la notizia mi basterebbe! - avrei un motivo in più per sentirmi con la coscienza a posto, solo pensando la liceità o la doverosità di uccidere in nome della democrazia o della libertà, nel caso in cui non fosse possibile percorrere un’altra via. Perché allora tutto quello scandalo che io avrei suscitato quando ho scritto di voler uccidere Berlusconi, anche se poi ho aggiunto che, in questo caso, sarebbe controproducente: ci sarebbe il grosso rischio di farne un martire!
Chissà perché si sta sempre più diffondendo la convinzione che l’unico in grado di poter intervenire nel caso disperato di un Paese allo sbando sia proprio il Padre Eterno. E allora che cosa di male avrei detto augurando un ictus al nostro Porco? Forse oggi potrei aggiungere che il Padre Eterno dovrebbe sistemare l’intero Parlamento italiano. Non vedo attualmente altra via per uscire dal baratro.
  

da Vatican Insider

Corea del Sud,
quando la Chiesa beatifica un assassino

30 settembre 2011

Forse sugli altari il patriota Thomas An Jung-geun, l’uomo che nel 1909 uccise il governatore giapponese. Fu un simbolo della resistenza contro l’imperialismo nipponico

ALESSANDRO SPECIALE

CITTÀ DEL VATICANO
La Chiesa cattolica coreana potrebbe aprire la causa di beatificazione di un uomo passato alla storia principalmente per aver compiuto un assassinio: si tratta di Thomas An Jung-geun un patriota cattolico che il 26 ottobre 1909 uccise l'ex-primo ministro e governatore giapponese della Corea Ito Hirobumi. An venne successivamente giustiziato cinque mesi dopo dal governo giapponese.

La Commissione preparatoria per le beatificazioni e canonizzazioni dell'arcidiocesi di Seul ha dedicato un incontro alla possibilità di aprire la causa per portare sugli altari quello che è considerato un simbolo della resistenza coreana contro l'imperialismo giapponese.

La stragrande maggioranza dei membri della commissione si è pronunciata a favore della beatificazione di An.

Il vescovo ausiliare di Seul, Andrew Yeom Soo-jung, ha detto che la documentazione per l'apertura della causa è pronta e una decisione verrà presa a breve.

Per Leo Hwang Jong-ryul, del Centro Dumoolmeori di ricerca sull'evangelizzazione, le sue azioni “possono essere giustificate come giustizia di Dio al prezzo di un grande rischio per la propria vita”, come nel caso di quelle di Giovanna d'Arco – fatta santa nel 1920 – che guidò la guerra francese contro gli inglesi nel XV secolo.

Anche la figura biblica di Giuditta – che nell'Antico Testamento ha ucciso Oloferne che aveva invaso la terra di Israele – viene citato a favore della causa.

La Chiesa cattolica coreana ha sempre condannato l'omicidio fino al 1993, quando fu il cardinale Stephen Kim Sou-hwan, allora arcivescovo di Seul, a rompere il tabù celebrando una messa in memoria di An. “Agì giustamente per difendere la nazione – disse allora il porporato -. La Chiesa cattolica non considera l'omicidio commesso per difendere la nazione da una aggressione ingiusta come un crimine”.

Lo status di An nella memoria collettiva coreana è tale che nel 1962 ricevette postumo l’Ordine al merito per la fondazione della nazione. Il suo gesto di resistenza contro la durissima occupazione giapponese ha ispirato romanzi, libri e film.

Ho ucciso Ito – spiegò An, cattolico fin dalla nascita, durante il processo - perché era un ostacolo alla pace in Asia e impediva le relazioni tra Corea e Giappone. Era un mio compito organizzare l’assassinio poiché ero tenente generale dell’esercito di resistenza coreana”.

Anche la Cina – bersaglio anch'essa dell'imperialismo del Giappone fino alla Seconda Guerra Mondiale – considera An un patriota. L'omicidio del governatore giapponese avvenne nella città cinese di Harbin, dove viene ancora ricordato.

Papa Benedetto XVI e la Santa Sede in questi anni hanno ribadito più volte che non è mai lecito uccidere nel nome di Dio.

 

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