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“Una scuola in ogni villaggio. Così si affronta il dopo emergenza”


da Vatican Insider

 “Una scuola in ogni villaggio.
Così si affronta il dopo emergenza”

Parla il cardinale Robert Sarah: “Nel Corno d’Africa c’è il rischio di perdere un’intera generazione: dobbiamo puntare sulla formazione”.

Alessandro Speciale

7 ottobre 2001

ROMA
 
La siccità e la carestia che hanno colpito il Corno d'Africa, e in particolare la Somalia, sono sicuramente un'emergenza umanitaria, ma non solo: a monte, c'è “la mancanza di una autorità e di uno Stato”, una situazione che dura ormai da quasi vent'anni e che rende ancora più grave una situazione già disperata.

A denunciarlo, oggi in Vaticano, è stato uno che l'ex-colonia italiana - precipitata dal 1994 in un caos che l'ha resa il failed state per definizione - la conosce bene: monsignor Giorgio Bertin, amministratore apostolico di Gibuti e Mogadiscio.

Bertin, francescano, ha passato 33 anni prima in Somalia poi, per necessità di sicurezza, a Gibuti. Oggi ha partecipato alla riunione convocata dal Pontificio Consiglio Cor Unum per fare il punto sulla situazione nel Corno d’Africa e coordinare gli interventi delle principali organizzazioni caritative cattoliche.

Bertin ha invitato ad “andare al di là della risposta emotiva, chiedendosi anche il perché di questa situazione: dobbiamo rispondere all’emergenza tenendo gli occhi aperti sul futuro, cercando di evitare ciò che si può evitare”.

É una crisi che sta particolarmente a cuore anche a papa Benedetto XVI, che alla situazione nel Corno d'Africa ha dedicato numerosi appelli, l'ultimo mercoledì scorso, al termine dell'Udienza Generale.

L’emergenza siccità che coinvolge più di 13 milioni di persone e la Chiesa cattolica, ha spiegato Michel Roy, segretario generale di Caritas internationalis, ha affrontato raccogliendo circa 60 milioni di euro di aiuti.

Ma al di là della situazione immediata, secondo il cardinale Robert Sarah, presidente di Cor Unum, il rischio è che nella regione vada perduta “una intera generazione”: ci sono “milioni di sfollati che stanno vagabondando alla ricerca di sopravvivenza – ha detto – . Diventeranno domani profughi, clandestini, senza patria, gente che non ha una casa, un lavoro, una comunità”.

Di qui l'appello rivolto soprattutto ai cristiani: “Costruire scuole”, una “in ogni villaggio” perché “superata questa emergenza, dobbiamo intervenire nella formazione”.

Alla Conferenza è intervenuto anche l’arcivescovo di Canterbury, il primate anglicano Rowan Williams, con un messaggio letto dal suo inviato David Pain dedicato alla “importanza cruciale di collegare azione umanitaria e sviluppo degli interventi”.

Ancora monsignor Bertin ha sottolineato che gli aiuti della Chiesa, anche se con difficoltà, arrivano a destinazione: noi, ha spiegato, mandiamo denaro, “comprando il necessario nei mercati locali. Ma ci sono organizzazioni umanitarie musulmane accettate dagli Shabaab”.

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