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10 ottobre 2011

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Patto segreto Bossi-Cav


Come mai i leghisti tacciono? Non vi vergognate? Non vi ribellate? Dài, tirate fuori la testa dalla sabbia, risollevatevi!
Anche i ciellini dovrebbero alzare la loro protesta: c'è un patto segreto tra Cl e Berlusconi, magari non davanti a un notaio, ma c'è, ed è dello stesso genere economico. Questo Movimento è veramente il cancro della Chiesa!
I leghisti prima o poi ce la faranno a scrollarsi di dosso i loro caporioni venduti al Porco, ma non credo che ciò succederà per i ciellini che, nonostante tutto, continueranno a tenere la testa fasciata. Poveretti, mi fanno pena!  
Speriamo che lo Spirito si faccia sentire, e purifichi la Chiesa eliminando il cancro!
 
 
da Lettera 43
 
 
POLITICA

Patto segreto Bossi-Cav

Facco: «Vi dico perché il Senatùr non mollerà mai Silvio».

di Alessandro Da Rold

Basta scendere alla stazione di Treviglio, provincia di Bergamo, per capire che la Lega Nord di Umberto Bossi non romperà mai l'accordo di governo con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. In questa cittadina della bergamasca abita Leonardo Facco, ex capo della redazione cultura del quotidiano la Padania negli anni '90, autore del libro Umberto Magno (Aliberti Editore) collaboratore di deputati leghisti a Montecitorio e profondo conoscitore del movimento lumbard. È stato tra i primi a raccontare che l'asse del Nord, architrave dell'esecutivo, si regge in realtà su un accordo economico siglato di fronte a un notaio dal Cavaliere e dal Senatùr nel gennaio del 2000, giusto l'anno prima dalle elezioni politiche del 2001 (leggi il documento).
L'INTERVISTA A LUCIA ANNUNZIATA NON ANDATA IN ONDA.  La storia è tornata alla ribalta domenica 2 ottobre, quando il giornalista Gigi Moncalvo, direttore della Padania dal 2002 al 2004 lo ha spiegato a Lucia Annunziata durante la trasmissione In mezz'ora. «Ma anche io, insieme con Mario Morelli (ex braccio destro del Senatùr ndr), lo avevo raccontato alla redazione di Potere nel marzo di quest'anno. E Morelli (morto un mese fa ndr) aveva spiegato per filo e per segno quello che gli aveva raccontato Bossi in persona».
Poi però l'intervista non andò in onda. «Forse perchè la Annunziata non voleva creare scompiglio nel periodo in cui Enrico Letta stava cercando di fare un accordo con la Lega per far cadere Berlusconi», ipotizza Facco, mostrando i messaggi scambiati con la redazione del programma di viale Mazzini diretto dalla Annunziata.
La incredibile vicenda della cessione segreta del simbolo di Alberto da Giussano è avvalorata anche da un documento datato 28 giugno del 2000, quando l'amministrazione di Forza Italia garantì presso la Banca di Roma una fideiussione di 2 miliardi di vecchie lire a favore del Movimento Politico Padano. Nel documento, tra le clausole, si può trovare anche la disposizione per la banca di far credito al Carroccio senza speciali autorizzazioni.
 
DOMANDA. Di cosa parlano queste due pagine con il simbolo del primo partito di Silvio Berlusconi?
R. Questo è il documento datato 28 giugno del 2000, che attesta su carta intestata di Forza Italia, l'accordo economico tra il signor Silvio Berlusconi e il signor Umberto Bossi.

D. Cosa dicono?
R. Giovanni Dell'Elce, allora amministratore di Forza Italia, ha firmato una pagina in cui c'è scritto nero su bianco di consegnare 2 miliardi al movimento politico Lega Nord. Il che dimostra che Berlusconi ha assistito economicamente la Lega in un momento molto delicato per le casse del partito.

D. Ovvero ?
R. La data non è casuale, era il 2000, anno in cui il movimento si trovava sull'orlo della bancarotta. Via Bellerio non aveva ossigeno, perchè la Lega aveva appoggiato il referendum proposto dai Radicali contro il finanziamento pubblico ai partiti, che passò. In quel momento si bloccarono tutte quelle entrate dal finanziamento pubblico.

D. A quanto ammontavano i debiti?
R. Una cifra esatta è impossibile da stabilire. Famiglia Cristiana nel 2001, parlò di 70 miliardi di lire . È questa la quantità di denaro che sarebbe stata versata da Berlusconi a Bossi per saldare tutti i buchi di bilancio. Ci sono una serie di indizi, avvalorati dai comportamenti della Lega Nord in questi dieci anni, che spiegano alla perfezione la politica attuale.

D. In che senso ?
R. Basta passare in rassegna tutte le leggi che ha voluto Berlusconi in questi anni:  tutte appoggiate e votate dalla Lega.

D. Lei sta dicendo cose molto gravi lo sa?
R. Me ne rendo conto benissimo, ma del resto è la verità.

D. Nonostante tutto, però, a volte il Senatùr ha fatto la voce grossa e ha minacciato di rompere...
R. Sì e ci prende tutti per il c.... Andatevi a rivedere tutti gli ultimatum di Pontida,
doveva finire la guerra in Libia, dovevano terminare persino le ganasce fiscali di Equitalia...

D. Dove sarebbe stato siglato l'accordo?
R. Presso un notaio di Milano di cui però non voglio rivelare il nome, non tanto per questioni di privacy, ma perchè non credo c'entri con tutta la vicenda.

D. Ma effettivamente cosa accadde quel giorno?
R. Bossi si prensentò insieme con i suoi uomini più fidati e Berlusconi. Fu solo l'inizio di una duratura alleanza che per prima cosa cancellò le querele miliardarie che la Padania aveva sul groppone ed erano moltissime, tutte intentate da Berlusconi contro Bossi, che è direttore politico del giornale. Nel '97 Umberto definì il premier un nano mafioso e piduista,
tra le altre cose. Delle querele del giornale mi ha parlato anche Gianluca Marchi, allora direttore editoriale del quotidiano.

D. Come si sviluppò l'accordo ?
R. Era partito molto prima. Io, che stavo in redazione al giornale, vedevo acuni giornalisti della redazione politica partire in missione per andare a incontrare gli esponenti di Forza Italia. Non incontravano solo Tremonti, ma anche Brancher, l'anima nera legata a Calderoli, l'uomo che ha riavvicinato Bossi a Berlusconi per quel patto firmato dal notaio.

D. L'ex ministro breve per il federalismo era quindi un altro tassello importante di questo patto d'acciaio?
R. Brancher non fu nominato per caso ministro per l'applicazione del federalismo. Era una cosa studiata. In quel momento partiva il processo Antonveneta nel quale Brancher era imputato, vicenda che ha a che vedere con Gianpiero Fiorani e i giri di Credieuronord. Quando fu costretto a dimettersi da ministro, aveva capito che non poteva ricorrere al Lodo Alfano, chiese il rito abbreviato, e fu condannato con sentenza definitiva. Ma Brancher, che è uomo d'onore, ha evitato la pena e ha impedito anche  che alla sbarra andassero altri testimoni, come Roberto Calderoli.

D. La posizione del ministro Calderoli fu archiviata.
R. Ma quello era un altro procedimento. Lo avrebbero chiamato per i rapporti con Fiorani, che non sono mai stati smentiti, anzi.
 
D. Torniamo al 2000. Perchè il Carroccio era sull'orlo di una bancarotta?
R. Il dissesto finanziario all'interno della Lega era generale. Alla fine degli anni '90 c'è stata una serie di iniziative economiche che hanno portato il movimento a un passo dal fallimento. Stiamo parlando del caso delle cooperative padane, una sorta di coop rosse, poi finite in disgrazia. Quando fu fatto il punto della situazione, si scoprì che le cooperative padane avevano maturato perdite per un miliardo di lire. A cui andavano poi aggiunti altri debiti.

D. Quali ?
R.
Il villaggio residenziale in Croazia, iniziativa volutae finanziata da alcuni dirigenti della Lega. Ma poco chiara. Per esempio, l'atto notarile che mi avevano dato era falso.

D. E lei perchè aveva l'atto notarile?
R. Ci avevo investito dei soldi anch'io. E ci persi 30 milioni di vecchie lire.

D. Altri disastri finanziari ?
R. Ce ne sono moltissimi. Oltre al più famoso di Credieuronord, la banca che creò un buco ultramiliardario, c'è per esempio il caso del terreno di Pontida. Non si sa quanto la Lega abbia incassato dalla vendita ai militanti dei Btp (Buoni del terreno di Pontida) organizzata per comprarlo. Poi al Carroccio è rimasto solo un triangolino.

D. Ma è vero che di fronte al notaio fu ceduto anche il simbolo elettorale con Alberto da Giussano che impugna la spada ?
R. Sì, l'uso del simbolo fu ceduto al Cavaliere

D. Ma perché queste accuse proprio adesso? I leghisti dicono che siete ex dissidenti che non hanno ricevuto la poltrona che pretendevano.
R. Io non ho mai ricevuto incarichi di partito. Anzi, quando mandai a quel paese Calderoli perchè voleva che la mia casa editrice non si occupasse di argomenti scomodi alla Lega, rinunciai a un contratto da capo redattore alla Padania.

D. Qualcuno l'ha mai smentita o querelata?
R.
Minacce tante, ma alla fine di querele zero.
Lunedì, 10 Ottobre 2011
 
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