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14 ottobre 2011

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DA WALL STREET A ROMA, FACCIAMO RETE


da Cado in piedi

DA WALL STREET A ROMA,
FACCIAMO RETE

di Loretta Napoleoni - 14 Ottobre 2011

Le proteste non possono essere di interesse nazionale. E' il sistema economico globale che affonda. Per combattere la sperequazione dei redditi bisogna unirsi, fare Rete, usare media alternativi. Non fidiamoci dei giornali tradizionali, non ci hanno mai detto niente del default

L'altro ieri ero a Wall Street. Ho passato 3 giorni insieme a questi ragazzi che stanno manifestando da giorni, ho dialogato con loro, ho cercato un po' di capire qual è la dinamica della loro occupazione. Devo dire che ci sono molte differenze tra loro e gli spagnoli e molto probabilmente anche coi nostri indignati italiani. Gli americani non hanno quel senso del momento internazionale che stiamo vivendo oggi come oggi, sono molto concentrati su l'America, su Wall Street. Non hanno un'idea ben precisa su quali sono i motivi fondamentali per cui negli ultimi 20 anni abbiamo visto le disuguaglianze crescere, parlano di questo 99% della popolazione al quale loro appartengono e quindi la parte della popolazione che non ha beneficiato affatto del processo di globalizzazione. Perché? Perché quell'1% di ricchi sono diventati superricchi e quindi sono stati i veri vincitori della globalizzazione e attribuiscono questa sperequazione dei redditi principalmente a Wall Street.

Ho cercato di spiegargli che in realtà il sistema finanziario è solamente la punta dell'icebrg, che sotto c'è un sistema economico che è un sistema economico prettamente neoliberista che deve essere distrutto, perché distruggere Wall Street non serve assolutamente a nulla se poi non portiamo avanti un discorso di politica, di riforma, di crescita, ma soprattutto di redistribuzione dei redditi e ho spiegato loro l'importanza della tassazione, quindi della manovra fiscale.
Negli ultimi 20 anni abbiamo visto la caduta del livello di tassazione, dell'aliquota di tassazione relativa ai ricchi, tant'è che negli Stati Uniti l'aliquota più alta e addirittura del 16%, mentre invece la tassazione per quanto riguarda le classe medie e le medio - basse è rimasta pressoché invariata.
Questo è un discorso che secondo me bisognerebbe portare anche in Italia, domani, quando i nostri ragazzi scenderanno in piazza nella giornata mondiale di questa protesta che è una protesta non solamente contro il sistema finanziario, ma soprattutto contro un sistema politico che ha reso possibile un'economia delle disuguaglianze.
Secondo me bisogna portare avanti alcuni discorsi relativi proprio alla politica fiscale e alla manovra fiscale, l'unico modo in cui noi oggi riusciamo il più rapidamente possibile a ridistribuire il reddito. Ma anche a trovare quella liquidità sufficiente per poter uscire da questa crisi e quindi per ridurre i nostri debiti, è la manovra fiscale. Quindi la tassazione patrimoniale fatta in modo tale in cui non è possibile sfuggirgli, un esempio che ho discusso con questi ragazzi a Wall Street è quello della Grecia. In Grecia adesso questa patrimoniale che è stata imposta proprio per cercare di ridurre al massimo il debito in una situazione drammatica, verrà imposta attraverso il pagamento delle bollette dell'elettricità chi non la paga si vede tagliare l'elettricità .

Queste secondo me sono delle decisioni che non devono essere prese nel momento del disastro, quando siamo praticamente a un passo dal baratro, perché molto spesso è troppo tardi per poter utilizzare questo tipo di manovra per salvare il salvabile.
Un'altra cosa importante che vorrei aggiungere è che qui in America non si parla minimamente di quello che sta succedendo in Europa e di quello che succede in Grecia, quindi non c'è quel collegamento che invece abbiamo noi in Europa, tant'è che quando ho raccontato che in Grecia mancano le medicine, che ci sono scontri quasi quotidiani nelle strade di Atene, questi ragazzi mi hanno guardata meravigliati. L'idea che in Grecia ci sia una sollevazione popolazione, anche violenta per motivi economici, li ha sconvolti. Quindi il ruolo dei media è ancora fondamentale , nel senso che chi collega poi questi ragazzi in Wall Street con il resto del mondo non è Twitter, non è il sistema dei social network ma sono i network americani. Questa è una grave limitazione di questo movimento, penso che dovrebbero cercare di agganciarsi di più al movimento europeo o ancora meglio, il movimento europeo dovrebbe cercare di agganciarsi a loro.
Ho parlato con gli indignati spagnoli da Wall Street due giorni fa, avevo fatto un collegamento radiofonico e ho raccontato questa storia. Se vogliamo che questo movimento veramente cambi questo sistema economico - finanziario e soprattutto politico che ci sta strangolando, dobbiamo fare Rete. Dobbiamo unirci tutti quanti, ma soprattutto dobbiamo stabilire le tematiche di tutti quanti, non possiamo concentrarci in Italia sul precariato dimenticandoci quello che succede ai greci, non possiamo a Wall Street concentrarci sulla finanza americana dimenticando quello che la finanza americana ha fatto in Messico, nel sud- est asiatico e sta facendo in Europa. Quindi il messaggio è: uniamoci, facciamo rete e soprattutto usiamo i media alternativi, non fidiamoci dei media tradizionali.

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