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19 ottobre 2011

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Riccardo M. Cefalà: "Io Amo i Black Bloc"


In questi giorni gli articoli sulla manifestazione di Roma del 15 ottobre scorso, apparsi sui vari quotidiani di carta e in on-line, di destra, di sinistra e di centro, oltre alle trasmissioni televisive e ai telegiornali  del servizio pubblico e privato, sono stati numerosissimi, quasi noiosi, ripetitivi, naturalmente tutti o quasi di condanna dei black bloc.
Ho ritenuto opportuno, come stimolo ulteriore di riflessione, offrirvi quest’altro contributo che potrà suscitare qualche forte reazione.


dal sito di Annalisa Melandri

Io Amo i Black Bloc

Scritto il 17 ott 2011

Il miglior articolo letto sul 15 ottobre. Lucido, sentito, sofferto, onesto, sincero… Di Riccardo M. Cefalà. Qui il suo blog. Non ti conoscevo ma non posso che ringraziarti. (AM)

Ad un certo punto ho deciso che mi dovevo dare una mossa e scrivere ‘ste quattro cose. E dire un sacco di parolacce. Semplicemente perché posso e perché nessuno pare farlo. Perché è frustrante guardare le cose da lontano ed anche perché credo di avere qualcosa di diverso per la testa a parte la voyeuristica e diffusa indignazione del giorno dopo.

Il 15 Ottobre ho partecipato anche io alla manifestazione degli Indignados. Solo che sono da qualche mese ad Amsterdam. Ed ecco cosa ho visto: c’erano dei cartelli molto indignati. Applausi indignati, dread lock indignati, padri e madri molto perbene, molto alti, molto biondi e molto indignati. Alcuni spingevano passeggini, altri avevano bimbi sulle spalle con altri cartelli indignati. Perfino jam session indignate di una inaspettata qualità. I più indignati di tutti erano quelli di free hugs, probabilmente. Tutti molto indignati.

Il traffico era bloccato sulla Damrak. I tram fermi. Davvero un fottio di gente.  Nell’ordine della decina di migliaia. Ma non è che c’è molto per cui indignarsi nel paese più felice del mondo  e con il reddito pro capite tra i più alti del pianeta.

Ci si indigna per quanto si può. E quindi è stata una gran bella festona indignata-quanto-possibile a due passi da una Dam Square apparecchiata per  l’imminente Halloween o Ponte dei Morti o quello che vi pare, tanto qui non frega niente a nessuno ché vogliono solo divertirsi e fare soldi, senza troppe ipocrisie.

Poi torno a casa… E trovo la mia Capitale in fiamme. Non posso nascondere il primo pensiero di cui mi vergogno un po’: “Finalmente qualcosa si muove! Facciamo vedere a sti minchionazzi nord europei come si fa!”. Ed invece poi l’inevitabile delusione per gli irrazionali atti di violenza. Per quelli che solo in Italia chiamiamo black bloc. Denominazione che ha tutt’altro significato, basterebbe guardare Wikipedia. Scene già viste il 14 Dicembre scorso. Roba da anni ’70. E quindi il susseguirsi di: ”Oh, è un peccato!”. “Oh, la madonna sfasciata”. “Oh, ACAB”, “Oh, non avremo mai un movimento credibile”, “Oh, that’s why we can’t have nice things”.

Poi, Nezio su Facebook mi scrive (pressappoco) che sfondare i vetri delle banche e sfasciare le madonne non è la  soluzione al problema e che, come in passato, avrebbe distolto l’attenzione dal REAL PROBLEM. Me lo scrive in inglese. Ed è stato solo in quel momento che ho iniziato a pensare per davvero ad una cosa: al REAL PROBLEM.
E il  REAL PROBLEM è che noi non siamo l’Olanda. Loro non ce l’hanno i black bloc. Quelli che noi chiamiamo black bloc ci sono dentro fino al casco, nel REAL PROBLEM. Anzi, loro sono il REAL PROBLEM. O meglio sono la manifestazione più evidente del REAL PROBLEM. Tuttavia paiono tutti miopi, manco se ne parla dei black bloc se non per condannarli. Ma qual’è il REAL PROBLEM di sti giovini?

Ve lo dico io che in buona parte sono un cazzaro come loro. E lo farò in modo molto diretto: i giovini sono incazzati al punto di sfasciare le madonne perché le scuole puzzano di merda, sopratutto al sud. Perché chi cresce in Calabria o in periferia a Roma o Napoli vede e fa cose che da Perugia in su sono inimmaginabili. Perché ai professori di mezz’età non frega niente di fare un buon lavoro per qualche spicciolo, gli basta di andare in pensione tra un paio d’anni. Perché perfino le strade che ti ci portano a scuola fanno cagare, e la teoria delle finestre rotte fa il resto.

Perché la formazione politica nei licei è qualcosa che somiglia al tifo calcistico. Tipo i crip e i blood che si sparano in faccia perché hanno la bandana di colore diverso. Si parla davvero di “Comunismo” e di “Comunisti” come se fossero cose che ancora esistono nel 2011 e di “Fasci” e di “Cellerini” come se alla domanda di concorso per entrare nei carabinieri andasse obbligatoriamente allegata prova di discendenza paterna da qualche squadraccia dei ruggenti anni ’30 e non guadagnassero anche loro una miseria.

Perché ogni cosa che impari a scuola è vecchia e destituita dal legame con la realtà, si fanno associazioni di idee in autonomia meglio che si può e nessuno ti fa capire che un giorno sarai chiamato a contribuire a migliorare il mondo. Si arriva a diciott’anni a votare prendendo una decisione sul fatto che ti piacciono le dr. Martens o le Converse (aggiornare con i feticci di adesso). Mentre i partiti sono diventati istituti di formazione di marketing, ruffianerie o ragazze immagine e ci si forma politicamente nei Roma Club o Casa Pound.

Perché sono incazzato anche io che me la passo bene. Perché sono da qualche mese all’estero e mi rendo conto di quello che non ho avuto e di quello che sarei potuto essere. Perché da quando ho 15 anni ho visto le cose peggiorare, ogni anno, inesorabilmente. Ed i miei genitori ed i miei illusori mentori non se ne sono mai accorti o se ne sono fottuti. Perché nonostante so fare cose che il 99.9% della attuale classe dirigente non è manco in grado di capire, so che quando tornerò in Italia mi toccheranno 1000€ e a loro comunque 10000€. E, ripeto, io sono uno di quelli che se la passa alla grande, con una borsa di studio europea ed entrambi i genitori che mi mollerebbero tutto quello che voglio. Ho la netta sensazione che chi non ha niente o non sa fare niente è fottuto da un pezzo.

E allora? Qualche rigurgito nichilista ti viene se hai 20 anni, no? E che si fa? Be’, bisognerebbe dirgli che se ci si impegna si possono migliorare le cose, che da domani ci mettiamo tutti insieme e cercheremo un modo. Tipo che cominciamo con un abbraccio gratis, come in Nord Europa, dove sono tutti felici!

E invece? Col cazzo! Si prendono le distanze, come se ce ne fosse bisogno. Li si rinnega, come se si fossero auto-generati. Li si accusa, come se avessero colpa di esistere. E al solito si invocano tolleranza zero e nuove leggi per la sicurezza.

Io sono convinto che qualunque movimento che non faccia i conti con questa faccenda sia già sorpassato in partenza. Non basta fare appello ai giovani di buona volontà come negli altri paesi europei. Non basta organizzare manifestazioni fiche e rilassate con i 30enni pseudo hipster, i signori e le signore con la bandiera della pace, quelli con le bandiere di SEL e del Che, i giocolieri, i suonatori di bonghi e pretendere che tutti partecipino con gioia alla nuova primavera. Non funziona così perché i black bloc ci saranno comunque e rovineranno il flash mob che gli scienziati della comunicazione hanno organizzato con cura su twitter e facebook. Ma credo ci sia anche una soluzione:

Bisogna amare i Black Bloc!

Se fossi stato a Roma e avessi avuto la lucidità e le palle di farlo sarei corso ad abbracciarli, poco prima che si mettessero ad incendiare veicoli, mentre tutti gli altri indignati (i “buoni”) gli urlavano contro e polizia, gdf e carabinieri (i “cattivi”) gli avrebbero di lì a poco gonfiato il muso a manganellate. Gli sarei andato a dire che hanno ragione, ma che non è questo il modo. Che gli voglio bene. E che sono come me, che siamo solo dannatamente ignoranti ma sempre meglio dei nostri ottusi vecchi, che non sappiamo un cazzo di antagonismo organizzato, e che comunque non è colpa nostra: sono anni che nessuno è più in grado spiegarci niente. Che siamo molto più potenti di quello che credono e che siamo la stessa fottuta forza rinnovatrice. Che forse un futuro c’è. Avrei provato a convicere qualcun’altro ad abbracciarli. Sono in 150? Abbracciamoli in 300! Baciamogli i caschi neri e facciamogli vedere che vogliamo la stessa cosa: mandare in pensione una classe dirigente fallita.

Davvero qualcuno si accontenta od è soddisfatto delle ferme condanne alle violenze dei Preti, di Maroni o di Di Pietro? Mi dispiace, io non posso accontentarmi. Li devono amare anche loro! Lo devono dire che il peggio in Italia non sono 150 incappucciati vestiti di nero!

Come si fa a pretendere che nasca un movimento pacifico e costruttivo dal basso quando un intero paese è in stasi da decenni? Dove sono i nostri giornalisti che ci mostrano che Brasile, Cina, India e Russia hanno già vinto la partita e dobbiamo puntare sull’unica cosa che loro ancora non hanno, ma che stanno accumulando rapidamente investendo in ricerca: il know how? Dove sono i genitori illuminati dal ’68 e dal peace and love? Dove sono i cattolici che vogliono bene al loro prossimo? Dov’è il nostro rappresentate in parlamento? Uno che sia in grado di dire senza paura di perdere i voti di quegli stessi cattolici: “Io amo i black bloc! Li perdono per aver sfasciato una madonna! Ed inoltre, ho visto su Wikipedia che sono anni che sbagliamo a chiamarli black bloc. Sapete cos’è Wikipedia, no?”. Insomma, uno stronzo che dica una cosa ed una soltanto: la verità. Che l’unico modo per togliere i black bloc dalle manifestazioni è risolvere the REAL PROBLEM offrendo un’alternativa al nulla degli ultimi anni. Che in un certo senso la madonna l’hanno rotta 15 anni di opportunismi ed inettitudine, l’hanno rotta Bersani, Vendola, Di Pietro, Fini, Grillo, Bindi, Renzi, La Repubblica, la Gazzetta dello Sport, Minzolini, i nostri genitori che sanno l’inglese peggio del ministro La Russa, Mediaset, la Rai ed il disastro antropologico di cui parlano i Preti. Che dica che i black bloc sono esattamente come noi e che isolarli è ipocrita perché li vogliamo ed abbiamo bisogno della loro energia.

E già che ci siamo fatemi dire che vorrei abbracciare pure Carabinieri, Polizia e GDF, sopratutto quelli onesti che si prendono i sanpietrini in bocca per quattro spicci e con un organizzazione da guardia e ladri. Ma anche quelli frustrati che gli piace menare le mani, perché ci sono e anche loro fanno parte del REAL PROBLEM.

Sono anni che non credo più in nessuno e non ho nessuno da votare. Ma credo nei black bloc, perché è l’evidenza più forte che le cose non vanno bene e possono degenereare ulteriormente. Chi non fa i conti onestamente con i black bloc non va da nessuna parte. Chi non ha la forza di dire che non è colpa loro o è un codardo o è un cazzone. I tempi sono cambiati e non abbiamo manco gli strumenti per accorgercene! Mentre tutti prendono le distanze io vorrei abbracciare ‘sti cazzo di black bloc!

E buon pomeriggio.

 

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