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23 ottobre 2011

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Perché scandalizzarsi di una statua ridotta in frantumi? Che dire di uno Stato e di una Chiesa allo sfascio istituzionale e fallimentare?


Da “il Giornale” che cosa possiamo aspettarci di buono? Solo che defechi secondo gli stimoli del suo padrone. Beh, diciamo che è un cesso in perenne fermentazione.

I giornalisti-servi li capisco anche: devono pur mangiare! E a loro non interessa la verità dei fatti, ma che i fatti siano al servizio del padrone che li foraggia.

Poveretti! Mi fanno anche pena! Dubito che siano convinti di ciò che scrivono, altrimenti, se fossero convinti, dovremmo regalar loro una pistola perché si sparino alle tempie!

Poveretti, mi fanno pena! Me li immagino: costretti a vagliare la verità dalla menzogna, e pubblicare più menzogna possibile (qui ammetto che ci sia una certa lucidità, che non chiamerei comunque “intelligenza”, che è un’altra cosa), pur di servire al meglio il loro padrone, per garantirsi quella pagnotta indispensabile per poter vegetare. Sì, vegetare, perché questi giornalisti non sanno che cos’è il gusto della libertà di vivere.

Veniamo al dunque. Mi hanno segnalato un articolo apparso su “il Giornale.it” a commento della reazione di alcuni preti, tra cui il sottoscritto, di fronte alla violenza dei black bloc durante la manifestazione di Roma del 15 ottobre scorso. Tra gli atti “vandalici” da annoverare anche una statua della Madonna che è stata frantumata. Anche il vaticano era intervenuto, ignorando tutto il resto, così pure il cardinale di Milano, Angelo Scola, nell’omelia nel giorno della Dedicazione della Cattedrale di Milano.

Riporto il brano dell’omelia che interessa il nostro caso.

«Nei travagliati tempi in cui siamo chiamati a vivere è opportuno sottolineare come quella cristiana sia un’esperienza di piena libertà. Troppo spesso, infatti, trattiamo le circostanze che ci capitano o le situazioni con cui ci troviamo a fare i conti come dati ineluttabili, come se il caso o un destino fatale avesse preso il posto della libertà di Dio e di quella dell’uomo. Basti pensare, ad esempio, alla crisi economica e finanziaria di questo periodo e alle sue pesanti conseguenze.
E Dio non voglia che con fatalismo abbiamo a comportarci davanti a gravi fatti come quelli successi a Roma ieri. Ci offende profondamente come cristiani la distruzione della statua della Vergine e la profanazione del Crocifisso, ma l’episodio di ieri forse ancor più che offenderci ci intristisce pesantemente e ci addolora in maniera grave perché esprime una grave violenza del più comune senso dell’umano».

A parte il fatto che non riesco proprio a seguire il filo logico nei discorsi o nelle omelie di Angelo Scola. Che significa che l’”esperienza cristiana” (espressione di sapore ciellino!) avviene “in piena libertà”? Prima parla di “destino” come se tutto il male dipendesse da forze misteriose o da leggi capricciose di una storia che si prende gioco di noi. Certo che c’è la responsabilità dell’uomo! Ma è proprio qui che bisognerebbe, caro Scola, mettere il dito nella piaga, e la piaga è anche una politica corrotta che è nelle mani di banchieri corrotti, sorretta da una Chiesa corrotta! Non è questo che noi preti “dissidenti” contestiamo: la responsabilità di una gestione dis-umana del bene comune e di una Chiesa che ha perso il pudore tanto si è lasciata prendere dal potere? E poi, ecco il passaggio alla statua della Madonna distrutta dai black bloc. Che c’entra? Caro Scola, non hai detto nemmeno una parola sulla manifestazione che ha visto migliaia e migliaia di indignati per un’Italia ridotta allo sfascio, a causa di una politica bancaria che sta prosciugando i piccoli risparmi di gente onesta, che sta rubando il futuro alle nuove generazioni? E tu mi parli solo di una statua della Madonna ridotta in frantumi? Tutto qui? Ridotta in frantumi! Ma era una statua di gesso! E non penso che la Madonna abbia sofferto, casomai penso che Ella soffrisse insieme con tutta quella gente incazzata con il mondo intero. Da che parte stava la Madonna, caro Scola? Coi black bloc, o con quel covo di ladri e di porci che siedono in parlamento? Ma… sono stati offesi i sentimenti religiosi del popolo cristiano! Quali sentimenti religiosi? Che dire dell’offesa dei sentimenti umani del popolo onesto, anche per colpa della latitanza della Chiesa, anche per colpa della sua connivenza col potere corrotto?

Non so se la Madonna può piangere o no tramite gli occhi di una statua. Non m’interessa saperlo. Non sono molto incline a certi fenomeni soprannaturali. Ma se facciamo piangere la Madonna, facciamo sì che almeno pianga per qualcosa di serio, e non per dirci che dobbiamo fare penitenza. Perché la Madonna deve sempre essere incazzata con i poveracci che magari bestemmiano contro le ingiustizie umane o fanno anche gesti incontrollati? Perché la Madonna non piange per la Chiesa che vende suo Figlio per un pugno di denaro? Perché non piange per i vescovi, per i preti o per le suore che idolatrano il denaro?

Una statua della Madonna in frantumi! Ce ne sono tante altre di statue pronte a sostituirla! Ma una coscienza rovinata, una democrazia fatta a pezzi, l’ambiente distrutto, chi potrà ripararli? Una vetrina rotta può essere rifatta, ma come potrai rifare l’armonia del creato sottoposta a continue ferite?

Ipocriti voi che vi siete stracciate le vesti per una statua rovinata dall’ira di un giovane in balìa di una follia incontrollata! E tu, mentecatto, che pulisci ogni giorno il culo del tuo Padrone, pieno di merda fino al collo, che ha appestato l’aria di un intero Paese, perché fingi di piangere per una statua di gesso che forse era stanca di essere contaminata dalla falsa devozione di cattolici idolatri?   

Da il Giornale

Da don Gallo a don De Capitani: preti attivisti.
Quello strano silenzio sulle violenze di piazza

di Stefano Filippi

Perché nessuno dei sacerdoti militanti si indigna per la profanazione della chiesa? Don Vitaliano della Seta, il parroco virtuale dei centri sociali, apre il suo sito web con un proclama degli indignati: "Il 15 ottobre costruiamo l’alternativa alla loro crisi"  

Sono preti. E sono indignati, indignatissimi. Sui loro siti internet hanno vestito il viola, il colore che nella liturgia della Chiesa simboleggia il dolore. In realtà per loro quella non è la tinta del popolo di Dio, quanto delle masse no global. Non hanno esposto il lutto elettronico per la statua della Madonna frantumata e oltraggiata sabato in una chiesa di Roma, ma per le cariche della polizia contro il loro gregge: i black bloc, quelli che hanno messo a ferro e fuoco il quartiere tra San Giovanni in Laterano (la basilica del vescovo di Roma, cioè del Papa) e Santa Maria Maggiore, la chiesa più antica della città eterna.

Nella loro sacra indignazione, questi sacerdoti non hanno trovato un momento per sdegnarsi delle profanazioni. Non una parola sui simboli religiosi distrutti, sulle bestemmie urlate in chiesa, sulle botte alla gente che tentava di fermarli: ed erano persone normali, manifestanti come loro, non celerini in assetto antisommossa. Ma la preoccupazione di questi ecclesiastici era un’altra. Don Andrea Gallo, il «prete da marciapiede» di Genova, ha fatto sapere che sabato avrebbe manifestato con gli indignati. Dopo gli scontri e le devastazioni non ha trovato il tempo di condannare le profanazioni. Egli però dal suo sito si premura di farci sapere che è stato ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa , e che ha premiato tre giornalisti del Fatto quotidiano alla prestigiosa Festa della Grappa di Silvano d’Orba, nell’Alessandrino.

Don Vitaliano della Seta, il parroco virtuale dei centri sociali, apre il suo sito web con un proclama degli indignati: «Il 15 ottobre costruiamo l’alternativa alla loro crisi». La fonte è la bibbia degli anarco-insurrezionalisti, cioè Indymedia. org . Un’omelia antisistema. Ma nemmeno nel suo altarino internettiano c’è spazio per un requiem alla statua in frantumi. Si parla di preti pedofili, Vaticano denunciato, corvi volteggianti nei Sacri palazzi. Si commemora il decennale del 21 giugno, cioè la morte di Carlo Giuliani. Garrisce la bandiera arcobaleno.

L’indignazione è a senso unico anche tra le comunità cristiane di base che si soffermano sulle «ragioni dei 500mila» piuttosto che sulla «stupidità dei 500». Chiamala stupidità, quella ferocia vandalica. I cristiani di base sceverano gli indignati dai briganti, e sarebbe anche una pratica evangelica quella di separare il grano dalla zizzania ma tacciono sulla Madonna fatta a pezzi in mezzo alla strada. E così pure un altro avamposto dei «cattolici dialoganti», cioè il movimento di Paxchristi. Loro il nome di Gesù l’hanno perfino nel logo latino.Sul sito riflettono sui guasti della finanza, i guru dell’economia, le «folle senza speranze, senza prospettive,senza progetti».Piangono il «lutto sociale».

Ma Gesù Cristo dov’è finito? Non ce n’è traccia tra le prediche virtuali nel blog dei preti sposati, i quali tuttavia informano che il banchiere Alessandro Profumo è indagato. Ed è un illustre sconosciuto anche sulle pagine web di don Giorgio De Capitani, il parroco brianzolo che voleva accogliere l’arcivescovo Scola con una manifestazione in piazza Duomo «contro una gerarchia da decapitare». Questo mite pastore d’anime smarrite cerca di«capire la violenza di Roma». Quando avrà intuito perché incendiare auto magari comprate con fatica a rate e devastare parrocchie che portano aiuto a gente bisognosa, per favore lo dica.

 

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