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31 ottobre 2011

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Margherita Hack: 'Giovani, ribellatevi!'


da L’Espresso

Margherita Hack: 'Giovani, ribellatevi!'

«È arrivato il momento in cui le coscienze devono risvegliarsi. E in cui bisogna essere tutti uniti per battere questo schifo di governo, di incompetenti, di ladri, di bugiardi arroganti»: in un nuovo libro, lil testamento civile della grande scienziata

(31 ottobre 2011)

Si intitola 'L'anima della terra vista dalle stelle' il libro-dvd che Aliberti manda in libreria dal 28 ottobre, nato dal sodalizio tra l'astrofisica Margherita Hack e la cantante Ginevra Di Marco. Fiorentine entrambe, hanno intessuto uno spettacolo dove le parole di Margherita e la voce di Ginevra si spingono a raccontare passato e presente di un Paese che ha dimenticato le radici (l'immigrazione, gli anni del fascismo e poi la Resistenza, la nascita della Repubblica) e affronta a tentoni una contemporaneità difficile. Il volume restituisce, accompagnate nell'apertura di ogni capitolo dai versi delle canzoni della Di Marco, le riflessioni di Hack su molti temi, come in una lunga conversazione. Il tono è colloquiale, e intessuto dei ricordi di una lunga vita che ha mescolato fin dagli anni giovanili l'impegno e consapevolezza politica con la passione scientifica. Qui vi proponiamo un brano dell'intervista, inclusa nel libro, che il musicista Andrea Salvatori ha fatto alla scienziata durante la realizzazione dello spettacolo e la sua trasposizione in libro. Qui Hack parla di come, ragazzina, comprese il lato buio della dittatura fascista, ma anche del confronto con il malcostume politico di oggi e della 'parte debole' del nostro Paese, la gioventù dimenticata, precaria e disoccupata, di cui tanto si parla in questi giorni.

Quando è scattato in te l'antifascismo, la presa di coscienza?

A scuola c'era l'esaltazione del fascismo «l'impero è tornato a risplendere sui colli fatali di Roma, saluta il Duce fondatore dell'impero» eccetera eccetera, poi io son diventata antifascista nel 1938 con le leggi razziali: nella mia classe avevo due compagni ebrei e una professoressa di scienze che si chiamava Enrica Calabresi, che era ebrea, e l'ho vista cacciare da un giorno all'altro. Un giorno non c'era più, si seppe che era ebrea e fu sostituita da un'altra; era una persona schiva molto introversa e invece arrivò questa, una giovialona grassa, tutt'allegra, tutta romana, e io pensai alla profonda ingiustizia subita da questa persona; quella cosa proprio non la digerii, infatti son diventata allora antifascista. Mi ricordo un giorno la incontrai questa Enrica Calabresi a Firenze, in una di quelle stradette vicino a Palazzo Vecchio, e mi fece l'impressione di un animale braccato, strisciava lungo il muro a testa bassa come se fosse inseguita, mi fece una gran pena, la salutai e avrei voluto dirle tutta la mia solidarietà ma non ebbi il coraggio. Allora tra i professori e gli studenti c'era un fossato largo così. Poi mi son sempre domandata che fine avesse fatto, e questo l'ho saputo molti anni dopo, forse quattro o cinque anni fa, quando con Piero Angela si fece una trasmissione di Quark alla Specola a Firenze. Alla Specola c'è anche il Dipartimento di Scienze Naturali, e li c'erano due ricercatrici che avevano scritto la biografia di Enrica Calabresi. Fu così che venni a sapere che era stata una ricercatrice molto attiva, aveva una cinquantina di pubblicazioni e che dopo essere stata cacciata dal Galileo, il liceo dove andavo io, aveva insegnato per qualche anno in un liceo ebraico e poi l'avevano arrestata, l'avevano portata alle carceri di Santa Verdiana con la colpa di essere ebrea e lì, dopo una ventina di giorni, si era suicidata avvelenandosi. Insomma, le leggi razziali sono state veramente una cosa indegna, è stato quello forse che ha aperto gli occhi a me come a tanti altri. 

Rispetto all'attualità, ti capita di vedere delle analogie, magari proprio in relazione a un'apparente ingiustizia di alcune leggi, penso per esempio all'applicazione di quelle sulla regolamentazione dell'immigrazione.

Mah, lì c'era la violenza iniziale, poi c'era l'esaltazione patriottica, in un certo senso lì c'era l'ideale della patria, si faceva tifo per l'Italia come si fa tifo per la nazionale di calcio. Tutti i giorni a scuola, ai ragazzi «Roma!! l'Impero Romano!!», quindi c'era un gran sentimento patriottico che ci fece digerire anche cose come la guerra in Etiopia; anzi, proprio nel periodo della guerra in Etiopia, quando ci furono le sanzioni, anche quelli che erano antifascisti come i miei ebbero un massimo picco di avvicinamento al fascismo, perché le sanzioni ce le misero Paesi come l'Inghilterra, la Francia, che avevano un sacco di colonie, e allora si diceva «Ma come! Loro c'hanno tante colonie, noi ci si vuol prendere una colonia e ci saltano addosso». Questo nel 1935. Dopo cominciò la grande amicizia con Hitler e gli italiani non erano mai stati troppo amici dei tedeschi; poi ci furono le leggi razziali, quindi dopo questo picco di consensi del '35 cominciò il declino, l'entrata in guerra e tutto il resto. Oggi è una cosa molto più soft, quindi non ce ne accorgiamo, è una dittatura tanto morbida che nessuno se ne accorge perché oggi si vive bene, molto meglio di una volta, ci s'ha uno che ci vende bene la merce, è un bravissimo pubblicitario, uno che fa la pubblicità come Berlusconi è raro trovarlo, come questi venditori di tappeti «Non ve lo do per cinque, nemmeno per dieci e nemmeno per venti... ve lo do per due!» è bravissimo per questo, poi c'ha tutta l'informazione in mano, quindi è facile plasmare i cervelli della gente.
Già in Italia si legge poco, se si considerano che anche i due giornali più letti che sono «la Repubblica» e il «Corriere» fanno poco più di settecentomila copie ciascuno; il che vuol dire che chi legge il giornale in Italia saranno forse tre o quattro milioni, tutti gli altri ricevono informazioni dalla televisione che ormai è tutta in mano a lui; non c'è che Rai Tre che resiste, il fatto è che in molti luoghi non si vede nemmeno, quindi le notizie che le persone ricevono son tutte falsificate. Questa è una forma di dittatura di cui nessuno si accorge. Io credo che oggi ci si dovrebbe svegliare, dovrebbe ritornare la capacità di indignarsi, perché quando si vede uno che impiega il suo tempo e che fa spendere mesi di tempo al parlamento soltanto a discutere le questioni sue, a inventarsi leggi per sfuggire i processi, questa dovrebbe essere una cosa che veramente indigna tutti; la legge è uguale per tutti, questa credo che sia una cosa che la collettività dovrebbe sentire. E rendersi conto che questo qui sfugge a tutti i suoi processi che sono anche per cose gravi perché il falso in bilancio non è mica uno scherzo, sono reati gravi, il falso in bilancio può portare tanta gente che compra delle azioni a perdere tutti i suoi soldi, a suicidarsi addirittura, quindi si gioca con la vita delle persone. Oggi poi c'è la crisi economica, ci sono un sacco di giovani disoccupati, si dice che la disoccupazione in Italia è più bassa che nel resto d'Europa, però se si guarda la disoccupazione giovanile è piuttosto alta, e invece di pensare a questo si pensa a discutere di leggi su come mettere il bavaglio alla stampa, non fare le intercettazioni telefoniche che poi son quelle che hanno permesso di scoprire tanti reati gravi come quelli di mafia, di camorra, di 'ndrangheta. L'Italia del sud non si sviluppa perché ormai è dominata dalla mafia in Sicilia, dalla 'ndrangheta in Calabria e dalla camorra in Campania. Succede sempre che un'industria che decide di mettere una sede là, per prima cosa gli chiedono il pizzo, altrimenti gli brucian tutto. Quindi ci s'ha questa palla al piede da cui non si riesce a liberarsi. Questo dovrebbe essere il compito primario del governo, abbattere le mafie e cercare di dare lavoro ai giovani.

E perché allora i giovani non si ribellano?

Questo mi domando. C'è una specie di assopimento, s'è persa la capacità di indignarsi che c'era, ci si indignava molto di più in quel mezzo secolo fra il 1945 e il 1995, quando in Italia c'erano anche allora due poli, perché c'erano i comunisti e i democraticicristiani. Sono le due forze democratiche che hanno fatto crescere l'Italia; avranno fatto anche tanti sbagli ma avevano un ideale, l'ideale comunista, l'ideale democristiano, che erano rispettabili. Anche allora si rubava, ma si rubava per il partito, oggi invece si ruba per se stessi. Le cose sono veramente peggiorate e questo porta a un assopimento delle coscienze, purtroppo anche dell'opposizione, della sinistra... ma dov'è la sinistra? La sinistra si divide, oggi che si dovrebbe essere tutti uniti per battere questo schifo di governo, di incompetenti, di ladri, di bugiardi arroganti che sono la vergogna dell'Italia.

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