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9 novembre 2011

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La farsa delle dimissioni posticipate. Via il governo Berlusconi OGGI per salvare il paese


Da questo Coso ci si deve aspettare di tutto. Ora più che mai. Le sue mosse sono imprevedibili. Come quelle di una serpe che striscia nell’ombra. E inocula il suo veleno.  
Si è parlato di “banalità del male”, ma nel caso in questione la banalità è una virtù. C’è ben altro.
Siamo ancora qui a chiederci che cosa sia quest’altro, di cui tutti vorremmo sapere qualcosa di preciso. E scrivono, scrivono, scrivono, e più scrivono più coprono la realtà. Forse la realtà è una non-realtà.
Siamo di fronte al fenomeno più fenomenale, ovvero all’apparenza assoluta. Fenomeno di per sé significa “ciò che appare” ai sensi. Forse un‘illusione? O meglio la percezione di ciò che un intero popolo vorrebbe apparire?
Purtroppo la percezione si è incarnata in un Coso, solo Coso, nient’altro che Coso. Senz’anima, senza coscienza, senza umanità. Una specie di mostriciattolo manovrato nei suoi movimenti da una energia malefica.
Dopo anni e anni di maledizione divina - come  fai, o Dio, a sopportare, malformazioni simili? - eccoci a dire: Finalmente!
Ma non è finita qui. Il sipario non si è ancora chiuso. Del tutto. O, se si è chiuso, è pronto ad aprirsi di nuovo per prolungare strascichi di attori storditi dal personaggio principale che sta rantolando, prima di morire. Rantola, in attesa del deus ex machina: di un intervento straordinario, provvidenziale. Sì, esso, il Coso della provvidenza, ha sempre nutrito grande fede nel destino, che poi non è altro lui, esso.
Devo ora esultare, dopo anni di recriminazioni d’ogni genere, di virulenti giudizi, di condanne implacabili, alla notizia che forse, finalmente, il Giocattolo magico si è rotto?
Ed eccoli questi pseudo-resistenti, prima servitori del regime, ed ora traditori, pronti a salire sul carro dei vincitori. Ma quali vincitori?
Tutti ci dobbiamo sentire “sconfitti”. Dal primo all’ultimo. Chi in un modo, e chi nell’altro. Sconfitti perché illusi dalle moine del Coso, e sconfitti perché ci ritroviamo, anche senza colpa, tra macerie senza speranza.
Neppure le pietre grideranno “libertà e giustizia”.
Siamo un popolo di “perdenti”. Non dimentichiamolo! E lo dimostreremo ancora osannando al nuovo profeta. Non sarà diverso dal Coso. Pronto a sostituirlo rubandogli il segreto: quel fascino misterioso di una magia satanica che ha illuso per anni e anni un popolo rincoglionendolo fino a farne una massa di ombre di cose.
Nessuna speranza? La mia sola speranza è quel poco di infinito che sono riuscito a conservare nel mio intimo.
     

“Devi andartene”,
la nuova canzone di Paola Turci
dedicata a B.

“Ora basta, devi andartene/ più lontano che puoi”. Ecco la nuova canzone di Paola Turci con le parole di Marcello Murru. Si intitola Devi andartene. L’album (Le storie degli altri) uscirà a fine gennaio, ma il brano è presentato oggi in anteprima sul sito del Fatto Quotidiano

 

Dal sito Giornalismo partecipativo

La farsa delle dimissioni posticipate.
Via il governo Berlusconi OGGI
per salvare il paese

Tutto quello che leggete nei giornali di stamane è stato spazzato via dalla realtà economica odierna, carta straccia trapassata dagli eventi.
Le dimissioni dopo la finanziaria (nel maquillage odierno “legge di stabilità”) per traccheggiare un altro mesetto e fregarci a dicembre, le foto dei “traditori”, le ipotesi sulle strategie di Silvio, si ricandida o no, Alfano o primarie, le insipienze dell’opposizione che non sa neanche decidere se fare le sue primarie, i calcoli sulle date (scordatevi prima di febbraio inoltrato). Nessuno di questi discorsi vale nulla dopo il sangue che scorre a fiumi stamane sui mercati.
Tutto spazzato via dal crollo verticale della borsa di Milano e dal volo sempre più in alto del differenziale di rendimento tra Btp e Bund a 560 punti. Siamo, come scrive Valigia Blu
, oltre il punto di non ritorno. Una quota insostenibile che ci farà pagare l’ostinazione di un uomo solo per anni, almeno dieci nella peggiore delle ipotesi.
Ad ora, mezzogiorno del 9 novembre, qualunque patto fatto appena ieri sera da Napolitano con Berlusconi non ha più alcun valore, e l’approvazione della finanziaria è una foglia di fico che il paese non può attendere. Così passano in secondo piano le giuste preoccupazioni -che chi scrive condivide in toto- del fatto che un governo espressione della BCE sia un governo che costringa ai sacrifici i lavoratori e quelli che pagano sempre.
E’ un dibattito che oggi non è all’ ordine del giorno perché va fermata una spirale di interessi sul debito che ci costa ben di più di un ticket sulla sanità, un taglio orizzontale sulla scuola. Semplicemente ci stanno dissanguando, non è un ricatto.
Oggi, non domani, Berlusconi deve essere abbandonato al suo destino e fatto dimettere, a questo punto con le buone o con le cattive. Non può più la sua scellerata ostinazione, i suoi calcoli personali, trascinare sul fondo con lui un paese di 60 milioni di abitanti.
Oggi non domani, deve essere impedito a Berlusconi di fare quello che è il suo unico progetto politico al momento: fare come nel 2006 quando, gestendo lui le elezioni e imponendo il Porcellum, impedì in maniera eversiva a Romano Prodi e al centro-sinistra di governare.
Oggi, non domani, si dia all’Europa quello che vuole, un governo Monti che giuri entro domenica con due punti di programma ed una condizione. I due punti all’ordine del giorno sono la legge elettorale per portare il paese a votare non più tardi di maggio 2012 e il risanamento dei conti pubblici, ovvero riportare il rapporto deficit/PIL il più vicino possibile a dove l’aveva lasciato Romano Prodi, ovvero intorno al 103% contro l’insostenibile, disastroso 120% al quale ci ha portato il satrapo lombardo. L’unica condizione è che qualunque manovra sia composta per due terzi da una patrimoniale che gravi sul 30% più abbiente del paese. Tutto il resto sono dettagli.

Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it

 

 

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