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18 novembre 2011

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Il Porco ci ha condotti sul baratro, ora dobbiamo fidarci di Mario Monti. Non c’è altra via d’uscita.


Scusate se insisto, ma visto che oggi
sembra difficile esprimere le cose più facili,
sento il dovere di non demordere,
anche se la tentazione ci sarebbe di lasciar perdere tutto.

Comunque, sto notando che è impresa ardua dialogare
quando si tratta di mettere in gioco i Valori,
quali la Democrazia, la Libertà, la Giustizia, il Bene comune.

La parola “politica” purtroppo è stata così malridotta
da una classe di politicanti senza scrupoli
da far perdere ogni traccia di quella Politica
che, negli anni addietro, con tutti i difetti insiti nell’essere umano,
ha fatto credere in una Democrazia possibile.

Era forse un’illusione? Non lo so.
Ma forse non ci meritavamo
Uomini e Donne di grande spessore morale,
di elevato senso civico, che credevano negli Ideali,
pur su sponde opposte, con il vantaggio
che la dialettica, talora mordace e senza diplomazie,
spingeva però al confronto, al miglioramento,
verso quella concezione del Bene comune
che era veramente “comune”, ovvero nell’interesse di tutti.

Poi di colpo qualcosa si è rotto:
sono scomparsi i grandi Uomini e le grandi Donne,
la Politica si è arenata, si è frantumata
all’avvento di un progresso materiale che,
sotto i colpi martellanti di pretese talora assurde,
ha creato un vuoto di Valori, riempito da illusioni
in un benessere mai sazio di tante promesse.

Il popolo italiano è stato come travolto
da un boom economico che sembrava inarrestabile,
e si è fidato di imbonitori più che di Politici di larghe vedute.

Chi parlava di Democrazia, di Libertà, di Giustizia,
di Bene comune si sentiva come scomunicato.

Si sono fatti avanti i mestieranti, gli sfruttatori,
ma abili nell’arte del maneggiare apparenze e fumo,
anche quando, dopo il boom, si sono verificati i primi sintomi
di una crisi che, a fase altalenante, era la premessa
del crollo delle speranze illusorie.

Ma in questi casi che cosa succede?
Non si aprono gli occhi in tempo per evitare il peggio:
no, si cercano rimedi sbagliati, ci si aggrappa
ai primi pseudo-salvatori della patria,
che insistono, insistono e insistono caparbiamente
nell’illudere la gente lasciandola intontita.

La Politica è finita nelle mani di una classe partitica
che si è spartito il potere con una tale avidità da
scannarsi a vicenda, dimenticando completamente
quel Bene comune che era la molla della Politica precedente.

Ecco la mia domanda:
come far capire al popolo italiano di oggi
che il Bene comune è il cuore della Politica?

Quando ne parlo, è difficile farmi capire,
e lo noto dai commenti sul mio sito,
sentendo la gente ragionare,
leggendo articoli su quotidiani di larga diffusione.

Si hanno idee confuse, tanto confuse
che sembra impossibile avere almeno un punto in comune.

Certo che anche un governo tecnico fa politica,
mancherebbe altro!
Cosa devono fare i professori scelti da Mario Monti:
insegnare matematica, arte, letteratura, diritto?

Ogni scelta che farà il nuovo governo
sarà di tipo politico! Più che logico!

Ed è qui che le idee si confondono, si aggrovigliano
nella testa anche di coloro che dovrebbero saperla usare.

Quando dico che in questo momento
la politica italiana deve stare fuori
dico semplicemente una cosa:
la nostra classe politica è tutto tranne che Politica.

Noi siamo allo sfascio della Politica!
Ce ne rendiamo conto,
oppure siamo così ciechi e ottusi da non vedere “la realtà”?

Questa classe dirigente, di destra e di sinistra,
se ne deve andare a casa.
Dobbiamo azzerarla al completo.

Non è il momento di andare a votare:
se andassimo, ci ritroveremmo la stessa classe politica,
con qualche variante, magari alternandosi al potere,
ma nulla cambierebbe.

Forse non ci ritroveremmo più il Porco,
le puttanelle e qualche mafioso,
ma ben poco cambierebbe:
non basta neppure una maggiore moralità
per riprenderci in mano la Politica.

Non basta neppure una magia,
e tanto meno la benedizione vaticana,
che di sacramenti se ne intende,
dimenticandosi però che il Sacramento per eccellenza
è l’Umanità da redimere,
e l’Umanità non è prerogativa di nessuna religione.

Non abbiamo altra via che fidarci di persone competenti,
fuori dal raggio della classe politica di oggi.

Non ascoltate i politici buttati giù dal carro dei vincitori,
e neppure coloro che finalmente vorrebbero salirci:
non vogliono sentirsi perdenti,
sono ciechi, ottusi, amanti del potere!

Abbiamo finora lottato per i nostri diritti
- più che giusto e sacrosanto -,
ma forse poco o non abbastanza per i diritti del Bene comune,
forse per niente perché potessimo avere una classe dirigente
conforme a quell’ideale di Politica che
- chiamatela come volete, io la chiamo Meta-Politica -
potrebbe salvaci, oltre che dall’attuale crisi economica,
da quel tunnel cieco in cui da tempo siamo rimasti prigionieri.

Qui il popolo potrà dire la sua, ma a suo tempo:
ora non è il momento.

È il momento di seminare:
noi educatori quanta responsabilità abbiamo!

In sintesi vorrei tradurre ciò che ho scritto,
anche per farmi capire da qualche leghista analfabeta.

Chi sta per annegare non penso che chiederà a colui che gli tende la mano:
- Scusi, sa, ma lei di che partito è? È laico o è cattolico? Appartiene forse alla P2? È favorevole o no alle centrali atomiche?
Chi non prenderebbe la mano del soccorritore, senza pensarci due volte?
Questo governo cosiddetto “tecnico”deve tirarci fuori dalla crisi economica e, una volta fuori, deve tornarsene a casa. Come facevano i giudici nell’Antico Testamento. Svolgevano il loro compito finché era necessario in quel dato momento di emergenza.


da Domani-Arcoiris

Non è un governo “tecnico”,
è un governo che restituisce dignità politica
all’Italia travolta
dalla vanità dell’arricchito

17-11-2011

di Raniero La Valle
Più che un cambio di governo, è stata la fine di un regime. Se il regime non fosse finito, non si sarebbe potuto fare alcun governo Monti, e non ci sarebbe stato altro che andare alle elezioni a combattere all’arma bianca mentre l’Italia, inghiottita dal gorgo dei mercati, avrebbe rischiato di andare a fondo. Infatti era un dogma del regime caduto che il capo eletto dal popolo non potesse essere sostituito altro che dal popolo, che la maggioranza come un solo uomo dovesse sostenere il governo per l’intera legislatura, che qualunque tentativo di dar vita a una nuova maggioranza e a un nuovo esecutivo dovesse essere bollato come un golpe.
L’interpretazione berlusconiana della democrazia era quella di un regime del capo, che grazie all’investitura o all’unzione dei cittadini, incorporava in sé tutto il popolo, ne ricapitolava in se stesso la sovranità, faceva di questa sovranità un potere superiore ad ogni altro potere, e si considerava sciolto da ogni legge: un potere “sciolto”, cioè assoluto. L’onesto regime rappresentativo e parlamentare italiano veniva così, mediante lo strumento di una legge elettorale iniqua, forzato a trasformarsi in un regime pseudo-presidenziale, che in mancanza delle regole proprie di un governo presidenziale, diventava piuttosto un regime pseudo-cesariano.

La buona notizia è che questa metamorfosi del regime politico italiano, perseguita per diciassette anni, è fallita. La Costituzione ha resistito, la divisione dei poteri ha retto, la Corte Costituzionale ha cancellato leggi incompatibili con il nostro ordinamento, la magistratura ha continuato a esercitare il controllo di legalità, il Parlamento ha avuto un guizzo di dignità mettendo alfine in minoranza il governo, il presidente della Repubblica ha mantenuto la sua autonomia con una equità e una fermezza che gli sono venute buone quando ha dovuto fare il “deus ex machina” della crisi. La battaglia promossa fin dal 1994 da don Giuseppe Dossetti per difendere la Costituzione messa sotto scacco dalla destra al potere, è stata vittoriosa. Se infatti Berlusconi ha perduto, a vincere non sono stati solo i suoi avversari, è stata la Costituzione. Il clima da fine del regime che si respirava nei sacrosanti festeggiamenti popolari per la sua caduta, diceva che non solo finiva una leadership divenuta ormai intollerabile sia all’interno che all’estero, ma finiva l’umiliazione di una democrazia fatta cadere nell’impotenza, nella volgarità e nella corruzione.

I costi sono stati altissimi. Quelli più palesi, che hanno morso nella vita delle persone, sono stati i costi economici, l’impoverimento, il precariato, la disoccupazione e da ultimo il rischio del crack. Ma altri costi sono stati altrettanto gravi, hanno inciso nella cultura, nella vita morale e anche nella vita religiosa del Paese. Ora possiamo tornare alla politica: perché c’è più politica nel governo “tecnico” Monti di quanta ce ne sia stata in questi anni, impedita da maggioranze bulgare alle Camere e da vincoli di obbedienza. Il cambio di governo è stato in effetti una grande operazione politica, e il ritorno della politica consiste oggi nel fatto che possiamo ricominciare a pensare al bene del Paese.
Ora, finito il regime, bisogna porre mano a che non ritorni. Già il ripristino della serietà ai vertici del sistema, l’adozione di uno stile di rigore e di gravità – rispetto alla portata dolorosa dei problemi da affrontare – manifestano un tale salto di qualità che sarà difficile vi si voglia rinunciare. Ma soprattutto occorre metter alcuni paletti che rendano impossibile la ripetizione dell’esperienza passata: la legge sul conflitto di interessi, la rottura dei monopoli mediatici, pubblicitari e televisivi, una RAI rigenerata, la riapertura del sistema elettorale a finalità di effettiva rappresentanza, sia riguardo alla scelta degli eletti, sia riducendo a proporzioni accettabili – non da “legge truffa” – eventuali premi di maggioranza e sbarramenti.

E, tra tutte, la misura più simbolica ed efficace per impedire il ritorno a un leaderismo demagogico, sarebbe quella di vietare per legge che nei contrassegni elettorali figurino nomi di persone; il regime populista e plebiscitario che in questi anni si è avuto in Italia, è cominciato infatti col culto delle personalità portato fin dentro i simboli elettorali, per cui l’elettorato è stato portato a credere che si dovesse designare un padreterno, e non votare per una politica, per un programma, per un partito, per una cultura politica, per un’opzione morale.

 

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