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20 novembre 2011

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Thyssenkrupp: una sentenza storica. Intervista a Raffaele Guariniello


da Articolo 21.info

Thyssenkrupp: una sentenza storica.
Intervista a Raffaele Guariniello  

di Santo Della Volpe

“Dalle motivazioni scritte dalla Corte d’Assise di Torino emerge che questa sentenza è una delle più importanti mai pronunciate, in Italia e non solo…” dice subito il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello, a proposito delle ragioni delle condanne a 16 anni e 6 mesi per  l’amministratore delegato della Thyssenkrupp e delle altre pene per 5 dirigenti dello stabilimento di Torino, tra i 13 anni e mezzo ai 10 anni e 10 mesi: era il 15 aprile 2011 e dopo appena 3 anni e 5 mesi da quella tragica notte del 6 dicembre 2007, quando nello stabilimento di Corso Regina Margherita di Torino morirono 7 operai bruciati dall’incendio sulla linea 5 dell’acciaieria, arrivò la prima sentenza. Prima in tutti i sensi: perché per la prima volta fu riconosciuto il dolo in un grave incidente del lavoro, quindi una volontarietà dovuta al fatto che l’azienda era consapevole del rischio cui andavano incontro gli operai.  Ora le motivazioni, più di 550 pagine, depositate solo in questi giorni, aggiungono altri particolari che il dottor Guariniello commenta con  orgoglio per il lavoro fatto, ma anche con la preoccupazione che quello della Thyssen possa restare un episodio isolato, anche se importante.
“La sentenza presenta elementi innovativi: perché pone la politica aziendale per la sicurezza dei dipendenti al centro della attenzione delle indagini, quindi  coinvolge le scelte di fondo delle aziende. E, per la magistratura, questa visione implica che quando accade un infortunio bisogna vedere subito perché è avvenuto partendo dalle scelte aziendali  per la prevenzione, entrare cioè nelle stanze dei Consigli di Amministrazione per vedere cosa era stato previsto per  l’ambiente di lavoro e la salute dei dipendenti, cercare documenti, disposizioni, delibere. Guardi che questa è una novità a livello italiano ed anche europeo. Gli infortuni non accadono a caso, la mancanza di prevenzione, che va provata, implica indagini immediate e ricerca di documenti, quindi magistrati preparati e investigatori che sanno dove andare a prendere e trovare,nei computer come negli archivi, i documenti necessari.”


Ma questo che ripercussioni ha per le aziende? Un freno al loro lavoro?
“No, al contrario; questo metodo di indagine e di lavoro finirà per favorire l’adozione di misure di prevenzione a monte delle lavorazioni, cioè al momento della apertura dei reparti e delle aziende, quando vengono ristrutturate, quando i cantieri vengono aperti. Se questo metodo di indagine e questa ricerca di responsabilità si estenderà, potrà contribuire ad abbassare notevolmente quella cifra di 1000 morti sul lavoro che ogni anno registriamo in Italia”.

Questo significa che la sentenza di Torino può diventare un precedente importante anche dal punto di vista legislativo? Potrà cioè portare a modifiche dell’attuale  e tutto sommato, recente Testo Unico sulla Sicurezza nei Luoghi di Lavoro?
“Io non penso…anche perché sono convinto, come ha dimostrato questa sentenza, che le  leggi che già abbiamo a nostra disposizione, possono essere usate e bene per  arrivare a giusti processi ed alla restituzione della giustizia  per le famiglie delle vittime. Il problema è applicare questo nostro metodo di lavoro  e queste leggi ovunque accadono infortuni mortali o lesioni gravi sul lavoro; noi  siamo andati nei computer dei dirigenti della Thyssen ,nelle loro Mail, nei messaggi tra dirigenti nei quali si scrivevano piani di lavoro o di dismissioni, che facevano ben capire la consapevolezza che avevano del rischio che decisero di correre. Ma abbiamo dovuto e potuto leggerlo perché siamo intervenuti in tempo e sapendo quello che cercavamo, come nelle indagini per un omicidio o un grave reato economico”.

Quindi il problema è quello di  applicare le leggi: ma come è possibile farlo quando ci sono pochi magistrati, che magari devono fare indagini  su fatti molto diversi tra di loro, delitti o furti ecc. ? E lo stesso discorso non vale anche per gli investigatori? Non è necessaria una specializzazione per questo tipo di reati?
“Certo che sì, questo è ora il problema che dobbiamo affrontare e risolvere. Certi risultati si ottengono solo con gruppi di lavoro preparati. Non è facile, ad esempio per un magistrato di una piccola procura, chiamato a molte indagini diverse tra loro, vedere con un’ottica particolare l’infortunio sul lavoro. Per questo credo che vada rilanciata l’idea della Procura Nazionale sugli infortuni sul Lavoro, la creazione di nuclei specializzati di magistrati ed investigatori che sanno come intervenire e lavorare appena accade un grave infortunio, delle  Task Force organizzate che abbiano rapporti  con tecnici  universitari competenti. Tutto questo  lavoro un magistrato da solo, per quanto bravissimo non può farlo”.
 
Ora per la Thyssen c’è l’appello. Temete qualcosa per il vostro impianto accusatorio?
“Le posso dire solo che faremo di tutto perché la nostra visione e la nostra inchiesta  regga anche al vaglio dell’appello”.

E per l’Eternit, un processo ancora in primo grado, ma con più di 3000 vittime  dell’amianto?
“Anche lì abbiamo portato avanti il discorso della politica aziendale come responsabile della mancata prevenzione: le dirò di più. Per l’Eternit abbiamo esteso il concetto dell’indagine sulle politiche aziendali addirittura a livello planetario, negli stabilimenti di cemento-amianto in tutto il mondo. Là dove abbiamo notato come ovunque ci fossero aziende di lavorazione dell’amianto, sono stati riscontrate morti in numero eccessivo per tumori alla pleura, il cancro provocato dall’asbesto.  Qui poi, all’Eternit, ci siamo trovati di fronte ad amministratori e proprietari non italiani e che hanno operato su scala mondiale ma, vede, anche  da questi processi emerge che si gestisce lo stabilimento non solo da dentro i capannoni, ma anche standone fuori, tra le mura di un consiglio di amministrazione dove si determinano le condizioni di lavoro, con spese fatte o non fatte, prevenzioni attuate o evitate per non spendere. Anche vedere questo aspetto significa fare indagini in un certo modo e verso la ricerca di cause precise”.

 

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