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24 novembre 2011

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Mercoledì sera, 23 novembre, a Rovagnate, Domenico Finiguerra ci ha dato una testimonianza di politica radicalmente alternativa



Anche quando si organizzano incontri di alto livello, è diffuso un certo pessimismo sulla eventuale presenza di pubblico, tranne quei casi di emergenza che attirano la gente del posto, perché - diciamola tutta – essa teme un pericolo o per la propria salute o per la incolumità del proprio pezzo di terra. Ma, terminata l’emergenza, talora risolta “anche” per la mobilitazione della massa, tutto rientra, e si torna a rimettersi le pantofole.

Quando s’intende organizzare incontri in cui si parla di cultura dell’ambiente, di esperienze “virtuose” da parte di sindaci e di amministrazioni locali, allora ci si fa prendere dalla paura di fallire l’obiettivo (il pubblico), e il più delle volte l’obiettivo è deludente: la gente diserta, preferendo una partita di calcio o stare davanti all’imbecille tv.

Questo non è successo mercoledì sera, 23 novembre, nel salone parrocchiale di Rovagnate, in provincia di Lecco, che ha visto tanta gente venuta ad ascoltare la testimonianza di Domenico Finiguerra, famoso sindaco “virtuoso” di Cassinetta di Lugagnano (Mi), in prima fila in Italia, insieme ai suoi amministratori, a tentare la sfida dello sviluppo zero nel proprio comune. Sviluppo zero, ovvero evitare costruzioni nuove, favorendo casomai il recupero dell’esistente. E questo non perché il cemento puzza male, ma per evitare di far morire la terra sotto il cemento. Una volta si diceva: un paese a misura d’uomo, ma purtroppo non è sempre l’uomo ad essere il criterio di misura per lo sviluppo di un paese, eppure l’uomo senza la natura muore, e muore il suo futuro, che è quello dei figli.

Tanto pubblico, con la presenza anche di amministratori e di politici locali. Numerosi quelli venuti da fuori, come al solito, ma questo non è una nota negativa, visto che oggi la gente non trova sempre sul posto occasioni per riflettere, e si sposta con convinzione appena sente il bisogno di imparare qualcosa di nuovo. Certo, è impressionante quella marea di gente che accorre a sentire i maghi, i cialtroni, i politici famosi per la loro idiozia pseudo-carismatica e anche i santoni dal miracolo facile. Ma non importa: anche duecento persone in sala desiderose di cambiare un po’ il volto di questa società sono una speranza promettente.

Basterebbe un piccolo seme in ogni paese per ottenere domani frutti insperati. Ma bisogna seminare. Con coraggio. Contro ogni ostacolo. Il momento è grave, non si può rimandare troppo a lungo. Non si può più dire: Tanto, non cambia nulla! Se si vuole, se si crede in qualcosa di grande, nulla è impossibile. Anche Raimon Panikkar diceva che la Politica - lui parlava addirittura di Meta-Politica - deve osare l’impossibile. Ma oggi l’impossibile sembra il chiodo fisso di qualche folle. Ma i veri pazzi sono coloro che pretendono di salvare questo mondo con la cultura dell’effimero. E noi italiani ne sappiamo qualcosa. Abbiamo sofferto per troppi anni la politica di un governo di dementi e di barbari, in tutti i sensi, tanto analfabeti nel campo politico quanto criminali nelle loro finalità e nei loro metodi.

La parola “virtuosità” è entrata sì anche nella politica, ma non nel senso che invece intendono i sindaci e i comuni “virtuosi”. Non basta essere a posto con il bilancio, non basta evitare di essere sciuponi nelle spese inutili. Virtuosità sta per cultura della vita, per qualità della vita: sta nel puntare ad uno sviluppo “sostenibile”, nel senso che non va a danneggiare il nostro sviluppo umano. Il benessere, nella virtuosità, è inteso in quanto ben-essere, e non nell’avere sfrenato.

I sindaci, meglio dire “le amministrazioni virtuose” (i sindaci da soli non possono far nulla se non sono sostenuti dalla loro amministrazione), hanno di mira il vero bene del paese, che è il Bene comune. Il Bene comune non sempre corrisponde con il bene pubblico, che solitamente è un’altra cosa, tutt’altra cosa. 

Chi oggi pensa al vero bene del cittadino, in quanto singolo e in quanto sociale? Il cosiddetto localismo della cultura leghista finora non ha fatto che favorire l’egoismo del singolo cittadino, ma non è andato oltre: l’uomo è un essere sociale. Il localismo leghista punta solo a frammentare una nazione, che è un bene comune, come lo è l’Europa e il mondo intero.

La “virtuosità”, dunque, non può essere il pallino di una singola amministrazione o di un solo paese, e neppure di alcuni paesi che decidono di star bene rifugiandosi nel loro piccolo. Non permettere altre o nuove costruzioni può comportare anche questa critica: chiudersi a riccio. Ma non è questo l’intento dei Comuni “virtuosi”. Se si allargano non è allo scopo di allargare una esperienza singolare. Giustamente Domenico Finiguerra ha fatto notare che, fuori dell’Italia, non ci sono Comuni “virtuosi”, perché negli altri paesi tutto tende alla “virtuosità”. In Italia la normalità è non-virtuosità, per cui l’Associazione dei Sindaci virtuosi è nata proprio per andare in contro-tendenza, quella della normalità non virtuosa.

L’incontro con Domenico Finiguerra è stato per il pubblico presente - e lo si è capito dai numerosi e costruttivi interventi - come una boccata di aria fresca.

Diamine! Smettiamola di stare al gioco di una politica rissosa e banale che pensa solo alla crisi economica, intesa nella sua peggiore emergenza. Tagli di qua, tagli di là, tasse o non tasse, e poi… nulla si risolverà, se non daremo una svolta radicale alla cultura di un Paese che non ha mai voluto capire in che cosa realmente consistano la Democrazia e il Bene comune. Un Paese che lotta coi referendum per i beni universali, e poi si lascia fregare da una politica bastarda, di destra e di sinistra, che appena può, di nascosto, vigliaccamente, violenta un voto democratico. Questa è l’Italia, ragazzi! Un Paese in piena contraddizione, perennemente con la testa tra l’incudine e il martello.

Ho visto presenti tra il pubblico alcuni sindaci della zona. Avranno raccolto la provocazione di Domenico Finiguerra?

Grazie, Domenico! Sursum corda! Pensa anche tu al domani dei ragazzi!

NotaBene.
Tra il pubblico presente in sala c’erano anche esponenti della Lega e del Pdl, che però hanno pensato bene di tacere, lamentandosi il giorno dopo di aver sentito durante gli interventi di Finiguerra e del pubblico solo accuse contro la Destra. In realtà, le cose non stanno così. Domenico Finiguerra ha contestato duramente la Sinistra per la sua politica praticamente simile a quella della Destra, facendo anche nomi e cognomi, e ha anche detto che, presentandosi ora come candidato sindaco di Abbiategrasso, dove attualmente abita, per le prossime elezioni amministrative (non può più ricandidarsi a Cassinetta di Lugagnano per aver già esercitato due mandati), i suoi più accaniti oppositori sono quelli della Sinistra locale.
Un dato, comunque, è certo: la maggiore responsabilità dell’attuale situazione di degrado ambientale e, allargando il discorso, del degrado istituzionale e democratico del nostro Paese cade sul governo Berlusconi, sostenuto dalla Destra, dalla Lega e da Comunione e liberazione. Ma questo sfascio è potuto avvenire perché è mancata una forte politica della Sinistra. La Sinistra in realtà non esiste: quella Sinistra che tutti sogniamo. Quelli della Destra devono fare un mea culpa i cui colpi dovrebbero risuonare fino all’estremità della terra. Il regime imposto dalla Destra ha distrutto tutto! E la Sinistra non ha saputo opporsi, se non con parole, parole, parole… Se dovessimo andare a votare (speriamo non ora) e dovesse vincere la Sinistra, forse rifarebbe le stesse cose di Berlusconi, anche se con uno stile diverso, con minori sporcizie varie. Che cosa cambierebbe? Nulla! 
La Sinistra non esiste. Bisogna rifarla daccapo. Ripartire da zero.

È in preparazione il video con la registrazione della serata.

 


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