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2 dicembre 2011

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Per la Giornata mondiale contro l'Aids viale Mazzini ha vietato la parola profilattico


da Lettera 43

In Rai c'è di tutto, di più. Ma il lattice no

Per la Giornata mondiale contro l'Aids viale Mazzini ha vietato la parola profilattico.

di Massimo Del Papa

Se il buongiorno si vede dal mattino, con la nuova Rai, per definizione indipendente dal nuovo governo, siamo al Medioevo. Si inchiodi la lingua a chi osa pronunciare la parola maledetta (“profilattico”) in occasione delle celebrazioni per la Giornata mondiale contro l'Aids, i cui malati, evidentemente, vanno considerati ancora come appestati dal servizio pubblico, forse in ossequio a un ex cardinale, il quale poi ha fatto strada, che all'esplodere della malattia, circa 30 anni fa, la definì un castigo meritato per omosessuali ed altri depravati.
IN AFRICA PER TOCCARE CON MANO. Nel frattempo perfino l'ex prelato, poi salito in carriera, è andato in Africa a dire che i malati di Aids hanno bisogno di comprensione, aiuto e preghiere (e magari anche di non moltiplicarsi irresponsabilmente, in un continente fatto di emergenze: ma su questo, la madre Chiesa cattolica continua a non sentirci, e spinge per una proliferazione incontrollata e irresponsabile della procreazione).
Ma in Rai no. Noi no, noi. No. In Rai tutto resta com'è, almeno quando si fa informazione: poi, nei vari reality si può urlare di tutto, per esempio un «Testa di c....», che col profilattico, volendo, c'entra eccome.
ACQUA IN BOCCA SUL PRESERVATIVO. La circolare svolazzata nelle scorse ore per i corridoi e le sacre stanze, da via Teulada a viale Mazzini, da via Asiago a Saxa Rubra, parla – anzi zittisce – da sola: «Carissimi, segnalo che nelle ultime ore il ministero ha ribadito che in nessun intervento deve essere nominato esplicitamente il profilattico; bisogna limitarsi al concetto generico di prevenzione nei comportamenti sessuali e alla necessità di sottoporsi al test Hiv in caso di potenziale rischio. Se potete, sottolineate questo concetto».

  
La missiva ispirata dal neoministro della Salute Balduzzi

Ah, quel «carissimi!». Come profuma di incenso e sagrestia, bavaglio di ferro in guanto di velluto, quella missiva emanata, si mormora, da Laura De Pasquale, funzionaria Rai in rapida ascesa nonché fidanzata del cameraman di fiducia del Cavaliere, Roberto Gasparotti, ma ispirata dal neoministro della Salute Balduzzi, cattolico di amianto, buon amico di Rosy Bindi, papà dei Dico, già membro (ops!) della Commissione dei diritti del Pd, che si occupa di temi etici.
SILENZIO-ASSENZO. MA NESSUN  OUTING. Poi uno dice l'incucio (absit injuria verbis). Naturalmente, della circolare anticoso, poi nessuno si è preso la responsabilità, tutti quelli che l'hanno ricevuta l'hanno scaricata nel barile dei «non so, non mi risulta» (certo, sarà stato un hacker).
Sta di fatto che la parola dannata si è miracolosamente vaporizzata da ogni servizio, discorso, resoconto, informazione. E, in nome del cielo, come si fa a fare, e anche a parlare, di profilassi senza scomodare il prof***?
Forse bisognerebbe riesumare la buonanima di Ugo Zatterin, che in occasione della legge Merlin, che sbarrava i casini (diciamolo!), si produsse in una mirabile circonlocuzione, al termine della quale nessuno capiva più di niente di cosa si stesse parlando: nemmeno Zatterin.

Dal bunga bunga all'ipocrisia perbenista

Ma quelli erano altri tempi, tempi democristiani, di pruderie e bacchettoni, di mutandoni sulle ballerine, di circolari che riferivano come il Santo Padre fosse rimasto turbato allo spettacolo delle Kessler che agitavano le loro lunghe gambe (e che le guardava a fare?).
Oggi no, oggi la Rai, zompata per mille bunga bunga, è moderna, laica, digitale, il ministero della Salute, ministero tecnico, quasi bancario, ha altro da pensare che silenziare parole che non disturbano più neppure i mocciosi dell'asilo.
IL CONTINUO ZAMPINO DELLA POLITICA. Diversamente, bisognerebbe concludere che ci sono ancora molti, in Rai, a mettere la testa nel sacchettino, che i partiti lì dentro sono ancora potenti anche quando c'è il governo tecnico, che il governo forse non è poi così tecnico, che comunque i suddetti partiti torneranno con più fame che pria, che insomma si preparano le solite grandi, ma piccolissime, manovre e che insomma i partiti, quel famoso passo indietro dal servizio pubblico, non lo faranno mai.
TUTTA COLPA DEL LATTICE. Vedi un po' dove si arriva a sospettare, partendo da un innocente involucro trasparente fatto di lattice, disponibile in diverse varietà, dimensioni, colori e perfino sapori, che serve a fare dei divertentissimi gavettoni, a tracannare qualche stilla di benzina quando si resta a secco col motorino, come simpatiche decorazioni per l'albero di Natale, ma anche, volendo, se proprio è necessario, quando due persone si incontrano, a volte senza prima avere letto insieme il Messalino e così possono evitare di rimediare quelle fastidiose febbri sulla bocca che ci venivano da bambini quando avevamo mangiato troppi dolciumi (va bene così?).
COME RIFARSI UNA VERGINITÀ. Uno pensa che la Rai ne abbia di guai, che la sua deriva trash sia a volte traumatica e irreversibile, che tanti, troppi spettacoli violentemente volgari, dove non si rispettano né i vivi né i morti, vengono indecentemente spacciati per servizio pubblico. E poi questi si rifanno una verginità abolendo una parola che non fa male a nessuno. Quanti geni lavorano solo per noi, come cantava Renato Zero in W la Rai (1982). Povero, bistrattato, incompreso cappuccetto. Pensare che sarebbe tanto utile, delle volte.
Venerdì, 02 Dicembre 2011

 

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