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17 dicembre 2011

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Amianto, il Comune di Casale (Pdl + Lega) accetta il risarcimento. La rabbia delle famiglie: svenduti i morti


  

Si sprecano parole a commentare tutto quanto sta succedendo attorno al problema amianto. Sì, la gente rimane indifferente, tranne chi resta colpito dalla tragedia. I mass media sono preoccupati di parlare o meglio di straparlare della manovra finanziaria, e non certo di dare peso alle vere vittime del capitalismo. Gli italiani sono depressi al pensiero di perdere i soldi. Coglioni!
E non parlo solo di problemi giudiziari riguardanti l’amianto. Non parlo solo della scelta del Comune di Casale di prendere i soldi del risarcimento. Ci sono anche famiglie che hanno ceduto: le ragioni sono tante, tra cui anche il momento difficile della crisi economica.
L’amianto è ancora in giro, sui nostri tetti, nei nostri ambienti, negli ospedali, nelle fabbriche, nei prati, vicino ai fiumi. C’è ancora gente che non prende le cose sul serio: agisce da incosciente, diciamo meglio da criminale, perché favorisce un killer che non perdona. Appena si accorge delle lastre di eternit da rimuovere, allora le fa sparire, le butta nel bosco più vicino, e se ne lava le mani. Costa troppo, si dice, la pratica normale di avvertire chi di dovere e di usare tutte le precauzioni.
In Italia agiamo per settori: ci preoccupiamo del lavoro, togliendolo però da ogni contesto vitale; parliamo dell’ambiente, come se fosse un’isola da proteggere; parliamo di acqua, la difendiamo dal mercato e ce ne freghiamo se poi viene inquinata dall’eternit. Noi moderni, specializzati nei settori più disparati, non abbiamo ancora una visuale d’insieme della vita.
È paurosa la cultura delle specializzazioni, dei reparti separati.
Anche il problema amianto si sarebbe risolto da tempo, forse addirittura prevenuto se ci si fosse comportati in modo più solidale. Anche qui i sindacati hanno le loro pesanti responsabilità.
Ma ora perché ci si divide? Sempre colpa di quei stramaledetti soldi che prima hanno illuso gli operai in un modo, ed ora illudono le istituzioni pubbliche.

 
Da la Repubblica di venerdì 16 dicembre 2011

Amianto, Casale accetta il risarcimento.
La rabbia delle famiglie: svenduti i morti

Stasera via libera del consiglio. Il sindaco: quei 18 milioni di Eternit ci servono

Dal nostro inviato

Paolo Berizzi

CASALE MONFERRATO – Al mercato dell’amianto 1.800 morti valgono 18 milioni, dieci mila euro per ogni polmone spappolato: prendere o lasciare. E Casale Monferrato ha preso.
A cuor pesante, con mezza città indignata e l’altra metà assopita nella memoria, di fronte al pacco regalo infilato sotto l’albero di Natale da Mister Eternit – il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny che intanto sverna in Costarica – il Comune si è tolto dall’imbarazzo: ha deciso che sì, la proposta indecente può diventare decente. Anche a costo che il pacco si riveli ingombrante. Troppo faticoso, anzi, un peccato, sputare su diciotto milioni: tanto incasserà Casale per tirarsi fuori dal processo Eternit, il mega dibattimento nel quale l’amministrazione si è costituita parte civile e che il 13 febbraio – giorno della sentenza – darà giustizia a 1.800 lavoratori falciati dal mesotelioma, il micidiale tumore della pleura che in città semina vittime dagli anni ’50.
«Ho ragionato da amministratore – si stringe nelle spalle il sindaco pidiellino Giorgio Demezzi, in queste ore nessuno vorrebbe essere al suo posto, né i favorevoli né i contrari –. Il travaglio interiore è un macigno. Ma se non accettiamo questi soldi adesso rischiamo di doverli aspettare chissà quando. Coi fondi completeremo le bonifiche (in città e nei paesi vicini ci sono ancora un milione di metri quadrati di lastre di eternit da smaltire, ndr) e faremo ripartire lo sviluppo economico. Che si è arrestato proprio a causa della strage di Eternit».
In un angolo di piazza Castello, davanti alla sede dell’associazione familiari delle vittime, c’è un mesto alberello natalizio: l’hanno addobbato con nastrini gialli e bianchi, i colori degli omicidi sul lavoro. “Strage Eternit giustizia”, “morto d’amianto”; su una scatola confezionata un’altra scritta: “Non accettiamo pacchi natalizi da Schmidheiny”. E invece ormai il dono è stato accolto. I giochi, fatti.
Questa sera (l’articolo è stato scritto venerdì) l’accordo tra il Comune e il signor Eternit sarà autorizzato dal consiglio comunale in una seduta che si preannuncia tesa: a palazzo san Giorgio i 18 voti della maggioranza blinderanno l’offerta del miliardario svizzero vanificando gli sforzi dell’opposizione – dodici consiglieri – di farla saltare. Il sindaco ha respinto la richiesta di tutti i gruppi di minoranza di aprire il consiglio comunale anche alla città: ma i casalesi – “meglio monferrini, grazie” – verranno lo stesso, si faranno sentire, una sala è stata attrezzata con un maxi schermo.
«Il Comune accettando l’offerta di Schmidheiny non solo segna un precedente, ma si sfila dal fronte di lotta per dare giustizia soprattutto a chi non c’è più», tuona Bruno Pesce, coordinatore dell’associazione vittime assieme alla presidente Blasotti Pavesi. Alla signora l’amianto ha portato via marito, figlia, sorella, una cugina e una nipte. «Prima la giustizia, poi i soldi», ha detto al sindaco. «Altrimenti dove la mettiamo la nostra battaglia? E il senso civico?».
La gente arriva, chiede, si informa, schiuma rabbia. Sono parenti, ex lavoratori ammalati, amici, volontari che aggiornano in tempo reale la Spoon River di Casale: 84 croci negli ultimi due anni, 50 mesoteliomi diagnosticati nel 2011 (i morti Eternit in tutta Italia sono 2889). Piovono centinaia di mail dal mondo: scrivono dalla Francia, dalla Svizzera, dalla Germania, da Londra, dal Brasile dove l’amianto è ancora utilizzato in 23 Stati su 27. Molti messaggi rivolti al sindaco: “Non accettate, sono soldi sporchi”. “Così tradite le vittime, altro che giustizia”.”Se prendete questi soldi il regalo lo fate voi a lui”.
In effetti la preoccupazione che morde alla gola Casale è questa: che sborsando 18 milioni a due mesi dalla sentenza, lo “svizzero”, benissimo consigliato dal pool di avvocati che lo difende, si giochi le sue carte. E se i 18 milioni di scuse offerte alla città dell’amianto gli fruttassero delle attenuanti da parte della Corte che dovrà giudicarlo? La città a dir poco spaccata. E la mossa di Schmidheiny, va detto, non odora proprio di candido. Prima ancora che la giustizia si sia espressa, poi.
Il processo Eternit è iniziato ad aprile 2009, 83 udienze tra preliminari e dibattiti. Per i due responsabili dell’azienda – “lo svizzero” e il barone belga Jean Louis Marie Ghislain – il pm Raffaele Guariniello ha chiesto 20 anni per disastro ambientale doloroso e omissione volontaria di cautela nei luoghi di lavoro. In questi anni, un migliaio di famiglie di vittime dell’amianto hanno già ottenuto risarcimenti dai due capoccia attraverso accordi extra-giudiziali: 50 mila euro a nucleo (30 per la famiglia e 20 per le ricerche sul mesotelioma e le altre malattie collegate al minerale killer). Gli altri attendono la sentenza e i tempi biblici della giustizia. Eccoli, i morti d’amianto: sono qui, dentro l’ufficio dell’associazione delle vittime. Ogni morto una cartellina. Ogni cartellina una pratica. Referti medici, documentazione Inail, libretto di lavoro, storia professionale. Plichi interi, ordinatissimi. Occupano tre pareti intere, quattro file di scaffali. I faldoni sono colorati. Anche per questo fanno impressione.   

  

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