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5 gennaio 2012

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Vigne tagliate e parabrezza sfasciati per chi si oppone a cave e cemento


La tipologia dei messaggi e dei gesti di tipo mafioso è varia, ma lo stampo è il medesimo: si va dalle minacce, da gesti vandalici a ricatti, con l’intento di scoraggiare la lotta contro lo scempio nei riguardi del contesto ambientale o contro le emissioni inquinanti di un cementificio. Anche i ricatti sono di tipo mafioso, ad esempio dire agli operai: Se non ci concedono il tal permesso, ad esempio aprire una nuova cava, il vostro posto sarà a rischio! E gli operai che cosa faranno? Si troveranno tra l’incudine e il martello. Non tutti avranno il coraggio di fare scelte coerenti con quei principi che sono tutti belli da difendere, quando però non ci toccano sul vivo, e allora che vadano all’inferno! A noi, oggi, in questo momento di crisi, ci interessa il nostro posto di lavoro. Il “nostro”! E lo difenderemo anche sventrando l’universo!
Quando gli operai sono sotto ricatto, ce ne vuole di coscienza civica, o di Umanità, perché non si facciano prendere dalla tentazione di salvaguardare anzitutto se stessi.
Siccome non voglio far credere di essere anch’io campanilista, e di vedere solo ciò che interessa il mio territorio (se fosse anche così, ben venga il campanilismo!, ma coloro che leggono questo sito sanno benissimo che tratto situazioni che riguardano l’Italia e il mondo intero), vi voglio proporre alcuni articoli che servono a far capire quanto il problema cave, cementificio, inceneritore, sia ben più vasto di quanto sembri, e che dovrebbe suscitare maggiore interesse tra l’opinione pubblica.

  

da Altreconomia

Vigne tagliate e parabrezza sfasciati
per chi si oppone a cave e cemento

Fumane Futura e Valpolicella2000 denunciano in un comunicato stampa le nuove intimidazioni subite da parte degli ambientalisti "colpevoli" di lottare contro le emissioni inquinanti del cementificio e lo sfruttamento per attività estrattive delle montagne della Valpolicella. E tra due settimane il Consiglio di Stato dirà l'ultima parola sul revamping e sui rifiuti all'interno dell'impianto di Cementi Rossi

di redazione - 3 gennaio 2012

Riceviamo e pubblichiamo il primo comunicato stampa del 2012 firmato dal comitato Fumane Futura e dell'associazione Valpolicella2000, che nella vallata del veronese, famosa per i suoi ottimi vini, lottano da anni contro la presenza ingombrante di un cementificio e contro la volontà di aprire nuovi siti estrattivi all'interno del Parco della Lessinia.
Se il 2011 si era chiuso con un'ottima notizia, ovvero il parere contrario della Soprintendenza dei beni culturali in merito all'apertura della cava di Marezzane (leggi
qui
), questo 2012 si apre con tre atti intimidatori nei confronti degli ambientalisti della Valpolicella. Alle due intimidazioni elencate nel comunicato, va aggiunta quella subita nella notte tra il 2 e il 3 gennaio da Mimmo Conchi, presidente di Fumane Futura, cui pure è stato sfasciato il parabrezza dell'auto, da parte di soggetti ignoti che sono entrati nella sua abitazione. Non è purtroppo la prima volta che questo accade (vedi qui), e nell'ottobre scorso, in occasione della manifestazione "Marezzane in gioco", anche Altreconomia aveva assistito in diretta alle intimidazioni.
Tutto questo accade a due settimane dall'udienza del Consiglio di Stato che il prossimo 17 gennaio, a Roma, giudicherà il ricorso promosso da Cementi Rossi, l'impresa proprietaria del cementificio di Fumane in Valpolicella, avverso alla sentenza del Tar del Veneto, che nella primavera scorsa aveva annullato le autorizzazioni richieste dalla società per un revamping del cementificio e l'aumento del quantitativo di rifiuti smaltibili all'interno dell'impianto (ne abbiamo scritto sul numero 126 di Altreconomia e sul libro
"Le conseguenze del cemento"
). (lm)

Era già successo in primavera dopo l’annullamento da parte del TAR delle autorizzazioni Provinciali...
È successo in questi giorni dopo che la Soprintendenza ha espresso il suo parere vincolante contro la scomparsa dell'Oasi di Marezzane.

Il 2011 si chiude in Valpolicella con chiari messaggi di tipo mafioso.

Ancora il taglio di vigne ad una azienda fumanese che ha fatto ricorso contro le autorizzazioni rilasciate dalla Provincia in favore del rilancio industriale del cementificio e contro il massiccio utilizzo di rifiuti. Ancora danni alle proprietà private, con lo sfondamento con un masso del parabrezza di un mezzo di proprietà del presidente di Valpolicella 2000, parcheggiato nel cortile della propria abitazione.

Riteniamo che questi siano messaggi che non appartengano alla cultura della valle, e siamo certi che nulla hanno a che spartire con la legittima battaglia per la tutela dei propri diritti da parte dei lavoratori dell’azienda.

Sono linguaggi e codici mafiosi. È un caso che tra gli affari che saltano nello stop ai progetti espansivi del Cementificio c’è proprio quello dei rifiuti? Sono gesti che vanno isolati e stigmatizzati da parte di tutti.

Attendiamo una presa di posizione senza se e senza ma da parte degli amministratori pubblici della valle, anche da quelli che a spada tratta hanno sempre difeso i progetti invasivi della Cementirossi, anche da parte di quelli che in questi giorni, pubblicamente, si sono scagliati contro il parere della Soprintendenza.

Attendiamo una chiara presa di posizione di distanza dall’azienda, messaggi chiari e progetti che tengano conto di quello che è tutt’altro scenario da quello di rilancio industriale. Deve essere rotto questo gioco perverso del “non dire“ che non fa altro che caricare di responsabilità coloro che democraticamente stanno difendendo ragioni e interessi collettivi.

Il Comitato Fumane Futura e l’Associazione Valpolicella 2000 chiedono con forza questa presa di distanza e una presa di posizione chiara e forte perché nessun linguaggio intimidatorio abbia mai legittimità in Valpolicella. Che il 2012 si apra con questa certezza.

da Altreconomia

Cave e discariche:
i sindaci del bresciano si ribellano

I primi cittadini di sette comuni hanno inviato una lettera aperta a Provincia e Regione Lombardia. Chiedono di rivedere le politiche in merito alle attività estrattive e al recupero dei poli "esauriti", che non possono essere (esclusivamente) riempite di rifiuti solidi urbani e rifiuti speciali. Chiedono, tra l'altro, il riconoscimento di un parco intercomunale alla Macogna, su un ex ambito estrattivo che qualcuno vuole continuare a scavare. Tutta la vicenda ricostruita nel libro "Le conseguenze del cemento" 
di Luca Martinelli - 5 gennaio 2012

Tra i princìpi costituzionali di una "Repubblica fondata sul cemento" c'è senz'altro la difesa a oltranza dell'attività estrattiva. Le cave stanno alla base dell'onda grigia. Per raccontarla, nel viaggio che ha portato alla stesura del libro "Le conseguenze del cemento", siamo stati (anche) in Franciacorta, nell'ovest bresciano. A Rovato abbiamo conosciuto Angelo Bergomi, allora consigliere comunale e oggi vicesindaco, grazie al quale abbiamo ricostruito la vicenda della cava Bonfadina, che sorge su un terreno già agricolo (quello della cascina omonima) sul territorio dei Comuni di Rovato e Cazzago San Martino. Le due amministrazioni, negli ultimi anni, si sono spese contro la cava, insieme a comitati e associazioni locali, arrivando a vincere al Tar di Brescia un ricorso contro l'autorizzazione a cavare. A fine dicembre, però, la doccia fredda: il Consiglio di Stato ha dato ragione al cavatori, che potrà tornare a scavare. "L'effetto è devastante -scrive Angelo Bergomi nel suo blog- soprattutto nel bacino della Bonfadina. In 3 mesi scarsi nel 2009 (quelli intercorsi tra l'autorizzazione a cavare e lo stop imposto dal Tar, ndr) la ditta ha prodotto un buco da 157.500 mc, il 9.84% della volumetria decennale concessa nel piano provinciale cave. Con questa sentenza la ditta ha il pieno diritto di poter riprendere i lavori. Circa 300 camion al giorno usciranno sulla Statale 11".
È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: Rovato, Cazzago San Martino e altri cinque Comuni della zona hanno scelto di dire basta pubblicamente, con una lettera aperta che i sindaci hanno rivolto, in primis, a Provincia di Brescia e Regione Lombardia, chiedendo di "ascoltare noi e le nostre comunità, e non solo i pur legittimi interessi economici dei settori coinvolti".
A seguire, pubblichiamo integralmente la lettera firmata da Dario Ciapetti, sindaco di Berlingo, Giuseppe Orizio, sindaco di Castegnato, Giuseppe Foresti, sindaco di Cazzago San Martino, Antonio Vivenzi, sindaco di Paderno Franciacorta, Daniela Gerardini, sindaco di Passirano, Angelo Bergomi vice sindaco di Rovato e Dante Buizza, sindaco di Travagliato.
E ai loro sette nomi vogliamo aggiungere quello di Andrea Chemello, "un sindaco contro le cave" come abbiamo titolato l'intervista pubblicata sul numero di gennaio 2012 di Altreconomia (acquista in formato PDF). Andrea, 35 anni, è il giovane primo cittadino di Tronzano Vercellese (Vc), in Valledora. A novembre ha portato in consiglio comunale una delibera in cui chiede alla Regione Piemonte di "stralciare il territorio comunale dall'elenco dei 'Poli estrattivi di notevole interesse giacimentologico'". "Mai più cave", in una terra dove solo tra il 2005 e il 2011 è stata autorizzata l'estrazione di quasi 6 milioni di metri cubi di ghiaia. (lm)
  

Paderno Franciacorta, 3 gennaio 2012. Noi, sindaci dei comuni di Berlingo, Castegnato, Cazzago San Martino, Paderno Franciacorta, Passirano, Rovato e Travagliato siamo fortemente preoccupati poiché il territorio dei nostri Comuni sta subendo una violenza che non possiamo tollerare, a causa di Piani di Settore difformi rispetto all’indirizzo amministrativo da noi voluto e di una legislazione regionale che tutela più gli interessi degli operatori privati che le esigenze condivise del territorio.
Tutto si sta pericolosamente e inspiegabilmente concentrando su questa parte di territorio bresciano, già ampiamente martoriato con la presenza di cave, discariche e grandi infrastrutture viabilistiche.
Come Comuni di Cazzago San Martino, Travagliato, Rovato e Berlingo siamo da troppo tempo in attesa del riconoscimento provinciale del parco intercomunale della Macogna; mentre prosegue questo tergiversare, registriamo l’espressione di pareri favorevoli provinciali alla VIA (Valutazione Impatto Ambientale) per una discarica di rifiuti inerti e la celere concessione di autorizzazioni ad ulteriori escavazioni, in un ambito estrattivo di oltre 600.000 mq in cui è già successo di tutto (escavazioni abusive, conferimenti illeciti di rifiuti, mancato rispetto degli obblighi in capo ai cavatori, sequestri di aree da parte della Magistratura, …).
Come Comuni di Rovato e Cazzago San Martino abbiamo il problema della cava Bonfadina nella quale la pianificazione del Piano cave provinciale e la successiva approvazione regionale hanno determinato un bacino estrattivo enorme in piena Franciacorta, contro la volontà unanime del territorio.
Come Comuni di Castegnato, Paderno Franciacorta e Passirano, con il comune di Ospitaletto, ci siamo in più occasioni espressi contro il progetto di realizzare una discarica in località Bosco Stella, un’area di 315 mila metri quadrati.
Contrari a questo progetto si sono espressi all’unanimità i nostri consigli comunali e i nostri cittadini costituiti nei Comitati.
Abbiamo più volte ribadito le ragioni del NO dei nostri Comuni, l’ultima volta nel corso dell’audizione in Provincia, giovedì 15 dicembre. Le motivazioni tecniche le abbiamo presentate, rafforzate, puntualizzate, illustrate, pubblicizzate. Nonostante tutto questo, l'iter autorizzativo, anziché interrompersi, continua e accelera il suo percorso, anche alla luce delle recenti dichiarazioni dell'Assessore Regionale competente, che ha demandato ai tecnici la decisione definitiva.
Noi sottoscritti Sindaci ribadiamo ancora una volta il nostro “NO ALLA REALIZZAZIONE DI NUOVE DISCARICHE”. Riassumiamo le motivazioni sociali, politiche, ambientali e territoriali in una affermazione: abbiamo già dato, e anche molto; ora tocca ad altri, se ve n’è effettivo bisogno, fare la propria parte. Il nostro territorio non ha bisogno di ulteriori aggravi ambientali; semmai, necessita di riqualificazione, ricucitura e interventi migliorativi. Il nostro NO non è quindi una fuga dall’assunzione di responsabilità collettive, perché la nostra parte l’abbiamo fatta.
Il nostro NO non è il NO elitario di qualche sindaco, giunta o consiglio comunale, è il NO della nostra gente che si esprime anche attraverso i Comitati e le Associazioni, è il NO del territorio.
C’è secondo noi, da parte degli esponenti politici di Provincia e Regione, una pericolosa e preoccupante (speriamo non interessata) fuga dalle proprie responsabilità. La politica deve riappropriarsi della capacità di poter dialogare con Enti comunali.

Il nostro NO non è il NO elitario di qualche sindaco, giunta o consiglio comunale, è il NO della nostra gente che si esprime anche attraverso i Comitati e le Associazioni, è il NO del territorio.
C’è secondo noi, da parte degli esponenti politici di Provincia e Regione, una pericolosa e preoccupante (speriamo non interessata) fuga dalle proprie responsabilità.
La politica deve riappropriarsi della capacità di poter dialogare con Enti comunali e sovra comunali, ma deve anche avere la capacità di ergersi a decisore e arbitro della pianificazione del territorio, non assoggettata a scelte privatistiche dettate da interessi economici o nascosta dietro decisioni semplicemente tecniche.
Essendo la politica determinante in tutte le decisioni che vengono assunte, chiediamo a Provincia e Regione, per quanto di competenza, di ascoltare noi e le nostre comunità e non solo i pur legittimi interessi economici dei settori coinvolti.
La posizione che qui nuovamente ribadiamo, di contrarietà a nuove cave e discariche, trova la principale motivazione nell’alta concentrazione di cave e discariche presenti sul nostro territorio.
Chiediamo alla politica bresciana, recentemente toccata da vicende giudiziarie riguardanti il settore e che interessano anche alcuni di questi ambiti territoriali, di dimostrare uno scatto d'orgoglio e di responsabilità fino ad oggi tanto dichiarato, quanto puntualmente disatteso.
I sindaci, che per primi sono chiamati a rispondere ai propri cittadini della gestione e del consumo del suolo, in questi casi risultano di fatto esautorati di ogni possibilità di intervento e di potere decisionale.
Non è accettabile il concetto secondo il quale ad ogni cava deve corrispondere una discarica; non è ammissibile che i sindaci e le comunità vengano puntualmente scavalcate e che il territorio dei nostri Comuni sia oggetto di interessi di pochi a danno di tanti; non possiamo continuamente accettare che operazioni finanziarie non sempre limpide siano assunte sulla pelle dei nostri cittadini.
Dopo molti anni di battaglie e di prese di posizione politiche e tecniche, dopo anni di carteggi e deduzioni tecniche, dopo anni in cui tutti i politici ci hanno promesso di interessarsi dei nostri casi, siamo stanchi e delusi.
Siamo stanchi di continuare a combattere una battaglia con armi scadenti, siamo delusi dai tanti politici che a tutti livelli, dal provinciale al nazionale, hanno promesso di interessarsi al nostro problema senza, sino ad ora, nulla ottenere.
Noi in questi anni abbiamo fatto tutto ciò che ci competeva: abbiamo scritto, manifestato con i nostri cittadini, convocato conferenze, incontrato politici ad ogni livello, presentato proposte alternative di recupero ambientale.
Pur delusi e amareggiati, ma con rinnovato vigore e impegno, continueremo a sostenere le nostre posizioni; altri dovranno motivare e giustificare scelte che vanno palesemente contro la volontà dei nostri territori.

Dario Ciapetti sindaco di Berlingo
Giuseppe Orizio sindaco di Castegnato
Giuseppe Foresti sindaco di Cazzago San Martino
Antonio Vivenzi sindaco di Paderno Franciacorta
Daniela Gerardini sindaco di Passirano
Angelo Bergomi vice sindaco di Rovato
Dante Buizza sindaco di Travagliato

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