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15 gennaio 2012

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A imbrattare il Volto di Cristo sono la Chiesa-struttura-religione e i suoi necrofili seguaci…


 

Ancora a proposito dell’opera teatrale di Romeo Castellucci, “Sul concetto di volto nel Figlio di Dio”, vorrei aggiungere ulteriori riflessioni a quanto ho già espresso in un altro articolo. Già per questo l’opera meriterebbe di essere considerata, e dovremmo perciò ringraziare l’autore per darci la possibilità di riflettere. E in questi tempi ne abbiamo veramente bisogno! Altro che dire che ci sono problemi ben più importanti! Certo, c’è la pancia che borbotta per la fame, c’è un posto di lavoro in bilico, ma soprattutto c’è una crisi di astinenza che sta attanagliando gli italiani: quel venir meno di comodità o di falso benessere fondato sul superfluo o sull’inutile che li ha illusi!

Per chi crede e anche per chi non crede il mondo religioso è di vitale importanza, tanto più che la fede, fattasi religione, si è sempre intrecciata con la realtà esistenziale, creando quel diaframma tra la divinità e l’umanità che è tuttora il vero problema della Chiesa cattolica. Parlo da cristiano: è la Chiesa di Cristo che mi interessa più da vicino.

Quando noi diciamo Dio o diciamo Cristo (sullo Spirito santo il discorso sarebbe più complesso e lungo) diamo già quell’immagine incompleta e addirittura falsa di Dio o di Cristo che ha costituito e costituisce il vero dilemma per noi cristiani. Chi è veramente Dio, e chi è veramente Cristo?

Su Dio, “Mysterium absconditum a saeculis”, la risposta non può che essere sospensiva. Dio è l’Ineffabile: ogni pretesa dunque di dargli un nome mette a rischio la natura stessa di Dio. Come puoi dire: Dio è quello o Dio è questo? Lo ridimensioni, lo riduci, lo classifichi, gli dai dei lineamenti che gli fissano un volto antropomorfico, per non dire ideologico o strettamente religioso.

È vero che parliamo di immagini o di icone: poi magari disquisiamo sui due termini, cogliendone sfumature che comportano tutta una differente impalcatura ma che è sempre frutto di un nostro modo di vedere le cose. Immagini o icone di che cosa? Già l’immagine comporta una certa visibilità e, senza cadere nella idolatria di un oggetto scolpito o dipinto, già l’idea che mi faccio di Dio sarà sempre ben lontana dal Mistero divino. Certo, Dio si è reso visibile nel Gesù di Nazareth, ma sta qui l’eresia della Chiesa: l’aver tradito l’autenticità dell’icona di Dio, resasi carne umana. Ora Dio ci è venuto in aiuto, se così possiamo dire: Lui l’Innominabile, l’Inconoscibile, il “Mysterium absconditum a saeculis”, si è reso visibile, comunicabile, in poche parole si è rivelato in Gesù di Nazareth. Eppure noi, esseri mortali, non abbiamo approfittato della grande occasione di conoscere, attraverso Gesù, il volto di Dio. Abbiamo così tradito in Gesù l’immagine divina da farne una nostra idea, una nostra rappresentazione, addirittura cadendo in un’altra religione, diversa da quella ebraica ma sempre religione, che per forza di cose, essendo appunto religione, ha corrotto e continua a corrompere il Volto di Dio.

Siamo tutti d’accordo nel condannare l’idolatria pagana: un oggetto che si fa idolo, e poi noi credenti siamo caduti in una venerazione di statue o di immagini pittoriche che non è meno idolatrica. È il caso di dire: dietro la statua o il dipinto non c’è nulla! È “quella” statua o quel “dipinto” da venerare, perché compie miracoli, ottiene grazie a buon mercato! Questo che cos’è? Non sto parlando di statue di santi (altro discorso!), ma di statue o di dipinti che riguardano il Mistero stesso di Dio!

E c’è anche l’altro peccato, l’iconolatria: si venera o si adora la stessa idea che mi son fatto di Dio: il concetto di Dio, sia filosofico che teoligico, che è il dio della religione costruito ad arte per mantenere la stessa struttura religiosa. L’iconolatria è ben più subdola e pericolosa della idolatria. Al popolo si lascia l’idolatria, la gerarchia si tiene l’iconolatria.

Perché adorare una immagine? Che senso ha? E soprattutto come si può ancora parlare di atto sacrilego che offende Dio, per cui si è poi tenuti a riparare tale offesa? Offesa di chi? Si può offendere Dio? Ma che concetto abbiamo di Dio? Certo, ce la prendiamo perché qualcuno offenderebbe il “nostro” dio, e protestiamo perché in tal modo si toccherebbe la “nostra” religione. E partiamo all’attacco o ci mettiamo in difesa! 

Conosco la vostra obiezione: non è tanto l’immagine in sé che è importante quanto ciò che essa rappresenta. Bene: che cosa rappresenta quell’immagine? quale dio? quale divinità? Sta qui il punto. Dietro a quell’immagine o icona non c’è forse tutto il nostro castello di fede, costruito su un’idea falsa di Dio?

Ma, se è vero che, come dice la Bibbia nella Genesi, Dio ha creato l’uomo e la donna a propria immagine e somiglianza, qual è allora il vero sacrilegio: colpire una statua o un’immagine-idea di Dio oppure l’essere umano? Il volto visibile di Dio è nel Figlio che si è fatto carne, e perciò in ogni essere umano. Qui sta il nostro rispetto: verso ogni creatura di Dio! Se tu offendi il fratello che vedi offendi l’immagine di Dio riflessa in lui. Dio in quanto tale non potrà mai essere offeso, né vituperato, ma spesso si offende la sua icona visibile che è l’essere umano, e non solo: anche il creato è immagine di Dio!

Cavoli! Protestiamo appena si sfregia una statua o un’immagine pittorica di Dio o dei santi, e poi taciamo sulle violenze fatte all’uomo, e poi taciamo sulle violenze perpetrate ai danni del Creato!

Un’immagine di Cristo colpita dagli escrementi umani ha suscitato una reazione insensata e incontrollata tra i fondamentalisti o tradizionalisti cattolici che hanno invitato alla riparazione! Ma questi cazzoni dove sono quando si tratta di difendere i diritti della persona umana? Questi idioti pazzoidi dove sono quando si tratta di salvare l’ambiente, che è quel dono meraviglioso di Dio, che non è né cattolico né islamico né israeliano? Dio è Dio, e basta. Tanto Infinito da non poterlo esprimere, e tanto umano, nel Cristo, da coinvolgere tutto il Creato.

Dio è superiore ad ogni raffigurazione, e vive nella nostra realtà umana. Egli non si cura della sua immagine rappresentativa, ma non resta indifferente all’immenso dolore umano.

 

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