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20 gennaio 2012

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La Chiesa "peggiore" all'attacco di Romeo Castellucci


Ciò che si sta scatenando in questi giorni contro l’opera teatrale di Romeo Castellucci, “Sul concetto di Volto nel Figlio di Dio”, è veramente vergognoso e anche emblematico. Il fondamentalismo più becero e opprimente è purtroppo ancora presente nella Chiesa di Cristo. Forse più di prima. Dopo il Concilio Vaticano II si è fatta sentire, in un crescendo davvero impressionante, l’ira dei tradizionalisti più ottusi, che spesso io amo definire necrofili, ovvero amanti di un passato ormai defunto. Non sono solo spettri lugubri: più che l’anima hanno un corpo appesantito, anche se loro si appellano ad una spiritualità che altro non è che l’alibi per farli sentire almeno apparentemente vivi.

E questi rimasugli di un passato da dimenticare hanno buon gioco in un momento in cui la Chiesa, come la nave Costa Concordia che si è tragicamente inclinata, sembra anch’essa arenarsi, per il semplice motivo di essersi troppo avvicinata al potere corrotto.

Sì, questi pazzoidi dementi, rigurgiti di una religione agonica, sono come sciacalli: si nutrono di cadaveri. Mi fanno pena, ma non per questo li sopporto, e me ne frego. È ora di dire: Basta! Se il comandante della Chiesa-nave non è ancora fuggito, non può nemmeno vantarsi di stare al timone, dimenticando però la rotta. La Chiesa dove sta andando? O meglio: si sta muovendo? Già il fatto che è lì immobile, è deleterio in una società che sembra impazzita perché lacerata da molteplici tentativi di dirigersi in ogni luogo. Senza sapere dove. E la Chiesa se ne sta a guardare, preoccupata di salvare qualche dogma o una morale che fa acqua da tutte le parti.

In ogni caos istituzionale solitamente riemergono i reazionari più visionari, i falsi profeti che vorrebbero riportare tutto all’ordine precedente, i restauratori del tempo passato, gli allergici al nuovo, e il tempo si ferma. Forse era già fermo, per questo tutti salgono sulle carrozze di un treno su binari morti.

Forse meglio così: ovvero che si diano occasioni perché questa gentaglia si renda visibile, esca allo scoperto, altrimenti il loro agire nelle tenebre farebbe ancora più male, a lungo andare. Appena una scossa scoperchia una tomba, il cadavere lascia andare ovunque il suo pestifero odoraccio.

Ed ecco l’ultima dimostrazione che nella Chiesa i nemici dello Spirito di libertà sono più presenti che mai. Tra parentesi. Agire contro la libertà dello Spirito santo non è forse un peccato imperdonabile? E questi cultori del cattolicesimo più intransigente si vantano di agire in nome della purezza di fede, non si sa in quale dio.

Basta uno spettacolo che sollevi il velo di una certa ipocrisia cattolica, e il coperchio della tomba lascia fuoriuscire spettri paurosi. Con tutta la voce di un’anima repressa, che esce da una bocca di fuoco infernale.

E gridano, gridano, si strappano le vesti, si dibattono tra la polvere, rotolandosi in preda ad una isteria sfrenata, vorrebbero tirar giù santi e madonne dal cielo, con le loro litanie funebri.

Si aggrappano anche ai cantanti, alle ballerine, perfino alle escort di fama, pur di attirare l’attenzione del mondo intero. Su che cosa? Su un presunto attentato alla religione, che essi si sono costruiti abilmente con le loro mani, e che ora si vedono calunniata o profanata.

Qui sta la loro paura: che qualcuno denudi la loro ipocrisia, sollevando il velo del Mistero che essi hanno ben coperto per paura che il Mistero stesso, denudato di ogni paludamento, sia la prova evidente che Dio non è là, dove essi vorrebbero che fosse.

Non vorrei far torto a qualcuno citando solo alcuni nomi di questi mentecatti: sono più di quanti possiamo immaginare. C’è anche una Chiesa che cammina sulle strade evangeliche, e c’è una Chiesa che vola sulle ali della profezia. Ma è una Chiesa troppo umile, silenziosa, talora timida, remissiva, paurosa di creare divisioni, di suscitare polemiche, di ferire la sensibilità dei più deboli.Una Chiesa che si dice e si proclama caritatevole, ma non saprei come intendere la carità, quando essa lasciasse via libera agli spiriti inibitori pronti a bloccare la strada della libertà.

Dire il motivo per cui difendo l’opera di Castellucci richiederebbe poche parole, e nello stesso tempo aprirebbe uno squarcio sulla nostra fede. Magari non era questo il primo e vero intendimento del regsista tanto contestato. Ma penso che ogni interpretazione possa essere lecita, purché aiuti a riflettere sui nostro destino. Ed è per questo che non accetto l’insana reazione di quel mondo cattolico che definirlo cristiano sarebbe la più grave offesa a Gesù Cristo.

Ho parlato di fede, ed è qui che entra in gioco l’opposta visuale di chi ha fatto del cristianesimo una religione chiusa alla Novità evangelica e di chi sente una infinita sete del Mistero trascendente di Dio e cerca ogni giorno di testimoniare il Verbo incarnato.

Quando tutto è ridotto ad una pseudo-immagine di Dio e di Cristo, allora è impossibile rendere vivo il Vangelo. Anche se una effigie può rapprentare Dio o Cristo, il Mistero di Dio e di Cristo non potrà mai ridursi ad una effigie. Parlare di profanazione di una immagine di Dio non ha senso se ci limitiamo ad un pezzo di stoffa o a una statua. La vera icona di Dio e di Cristo è l’essere umano, il creato, l’universo intero.

Se Dio è l’Ineffabile, l’Innominabile, perché dargli un nome? Perché dargli una immagine? E come possiamo idolatrare un dipinto? Mi si obietta: è ciò che essi rappresentano che va rispettato, onorato, difeso. Rispondo: che cosa essi in realtà rappresentano? Quale volto di Dio e di Cristo?

Nessuno si senta obbligato a vedere l’opera teatrale di Castellucci, ma nessuno mi dovrebbe vietare di vederla, se lo volessi. Non è solo per un diritto alla libertà di pensiero o di arte espressiva. È soprattutto per una libertà di coscienza.

E se c’è un momento in cui un invito alla visione non stonerebbe è proprio questo: siamo carenti di stimoli, di occasioni per riflettere, per prendere coscienza di una realtà che ci sta sommergendo sotto il peso della banalità, dell’inutile, dello scontato. La nostra mente si è come atrofizzata, anche per colpa di quanti temono che si sveli qualcosa del Mistero di Dio e di Cristo. Ci sarebbe il rischio che la religione entri in crisi di identità. Almeno fosse così! Almeno si aprisse uno spiraglio, e cominciassimo a guardare fuori, là dove l’Umanità ci sta chiamando, quell’Umanità che riflette sì il Volto di Dio, ma nel Figlio che non teme di essere imbrattato dall’immane sofferenza, talora in balìa di se stessa da una chiesa settaria e refrattaria alla rigenerazione del genere umano.     

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