prima pagina
28 gennaio 2012

Proponi su: | | | | . |
ALESSANDRO ROBECCHI – Grillo è solo l’aperitivo. Chi si mangerà il cadavere della Lega?


da MicroMega

ALESSANDRO ROBECCHI – Grillo è solo l’aperitivo. Chi si mangerà il cadavere della Lega?

Un po’ superficiali e un po’ inconcludenti, le reazioni all’uscita di Beppe Grillo sulla cittadinanza agli stranieri nati in Italia (quindi non stranieri…). Si oscilla tra lo stupore scandalizzato e il sempiterno “io lo avevo detto”. Tutto bene. Tutto male, invece, che pochi (pochissimi) abbiamo colto la sostanza politica dell’affermazione. Che è questa: la Lega si sta disfacendo (era ora!), e Grillo – con perfetto cinismo politicante – apre ufficialmente la corsa all’aggiudicazione delle spoglie del povero cadavere padano, sperando di mangiarsene un pezzettino.

La lenta (e si spera molto dolorosa) dissoluzione di quello che è il più “antico” partito del Parlamento italiano è evidente. Una leadership ormai bolsa (da un pezzo) che tenta di riproporre il vecchio trucchetto del carisma che non funziona più, tentata da soluzioni familiste e nepotiste (il Trota, il cerchio magico…) per la sua successione. Riti vecchi e ridicoli (erano ridicoli anche prima, ma ora di più). Un’opposizione interna che si presenta come alternativa, ma che non ha idee alternative (Maroni). Alcuni personalismi degni della vecchia Dc (Zaia, Cota). Una base spaccata che litiga ai congressi e che viene zittita dal vertice sempre più faticosamente. Alcune questioni “collaterali” usate per la battaglia interna (i soldi investiti in Tanzania, ahahah!). Alcune proposte piuttosto pittoresche che non fanno che mostrare la crisi irreversibile (Silvio: molla Monti sennò io mollo Formigoni, sai che scambio! Potremmo perfino guadagnarci…). In più, ed è l’argomento decisivo, il fatto di non aver portato a casa niente di quanto promesso in anni e anni di deliri (il federalismo? E dov’è? La secessione? Fuffa. Padroni a casa nostra? Altra fuffa… Meno tasse? Fuffissima. Le ordinanze creative dei sindaci – quello era Maroni, qualcuno ricorda? – mandate a cagare dalla Cassazione insieme a un bel pezzo del Pacchetto Sicurezza…). Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un partito allo sbando che verrà mangiato da chi saprà mangiarselo.

Dunque, la mossa di Grillo non è che un prevedibilissimo atto di sciacallaggio politico, una furbatina facile facile, Altafini direbbe che nel manuale della politica (amici!) sta a pagina tre. Ma ora che Grillo si è messo il tovagliolo al collo nella speranza di spiluccare qualche resto della Lega declinante e di prendere sotto le sue ali vaffanculesche un po’ di professionisti del vaffanculo (intesi come elettori), è chiaro che la partita è solo all’inizio. Chi saprà infilarsi nel vuoto che si crea al Nord per l’eutanasia di una forza politica tutta chiacchiere e distintivo? E non si tratta solo di voti (milioni di voti, peraltro), ma di seggiole e poltrone, consigli di amministrazione, fondazioni bancarie, enti, gettoni di presenza, potere spicciolo e meno spicciolo. Insomma, le spoglie della Lega sono un boccone ambito. Non è detto che il PdL (parlandone da vivo) sia per forza favorito nel banchetto. Ci sono anche i famosi cattolici (le radici cristiane eccetera eccetera…) e, non mi stupirei più di tanto, il Pd, specie nel campo delle politiche locali.

Dunque, la risibile uscita di Grillo – considerare la trasformazione di un milione di italiani di fatto in italiani a tutti gli effetti come un modo per “distrarre gli italiani” (sic) – potrebbe essere solo un primo segnale. Altri ne verranno. E credo che sempre più spesso, da qui alle elezioni politiche, sentiremo esternazioni di quel tipo, strizzatine d’occhio agli xenofobi, ossi tirati ai cani padani, aperture alle istanze più retrive dell’(ex) elettorato leghista. Insomma, il grande corteggiamento ha inizio e aspettarsi il peggio è sempre buona norma. Una volta si diceva “vigilanza, compagni!”. Beh, potrebbe essere il momento di ricominciare.

Alessandro Robecchi
(26 gennaio 2012)

da MicroMega

Grillo e Sartori: un’inedita accoppiata contro i diritti dei migranti e delle minoranze

di Annamaria Rivera

Beppe Grillo, il comico che pretende di far politica, talvolta con esiti comici, e Giovanni Sartori, l’eminente politologo ossessionato da immigrati e musulmani: è l’insolita coppia assimilata dall’ostilità per la prospettiva, peraltro finora assai vaga, di una riforma dell’anacronistica legge italiana sulla cittadinanza che considera stranieri, almeno fino ai diciotto anni d’età, perfino le persone nate e/o cresciute in Italia da genitori stranieri.

Oggi che si è tornati a discutere in termini pacati – non sappiamo quanto effimeri – di questa stortura; oggi che, grazie alla campagna “L’Italia sono anch’io”,  promossa da molte espressioni della società civile, si raccolgono con successo le firme in calce a due leggi d’iniziativa popolare – per la riforma della cittadinanza e per il diritto di voto –, ecco che, puntuali come la morte, i due tornano a colpire: Grillo nel suo blog alcuni giorni fa; Sartori nell’editoriale del 26 gennaio sul Corriere della Sera.

I due sono molto diversi, certo, per formazione come per biografia. Eppure c’è qualcosa ad accomunarli. Anzitutto l’impulso a intervenire ogni volta che in Italia si profili qualche sia pur timida svolta o apertura rispetto ai diritti dei migranti e delle minoranze; o anche quando si tratti di lanciare o incrementare campagne allarmistiche. Per fare l’esempio-principe, che ho ricordato altre volte, nel lontano 2000 fu un volumetto del politologo, intitolato Multiculturalismo, pluralismo culturale ed estranei e pubblicato in agosto (si noti bene), a inaugurare una campagna anti-musulmana che vide schierarsi fra i primi l’arcivescovo di Bologna, Giacomo Biffi. La campagna creò il clima propizio all’aggressione leghista-squadrista di Lodi: la ‘profanazione’ con orina di maiale del terreno dove doveva sorgere una moschea, cui parteciparono anche berlusconiani e neonazisti.

Ad assimilare il comico e il politologo sembra esserci anche una sorta di sindrome ossessiva-compulsiva che li spinge a mettere a tacere il ben dell’intelletto ogni volta che prendono la parola su immigrati, rom, Islam e temi affini. L’obnubilamento temporaneo fa emergere dal profondo delle viscere cliché e luoghi comuni da bar dello sport: l’uno (Sartori) li propone come fossero perle di saggezza e cultura; l’altro (Grillo) con stile sguaiato da tribuno di provincia.

Nell’editoriale citato, Sartori avanza una proposta che ha l’ardire di definire “una soluzione di buon senso”: la concessione “della residenza permanente trasferibile ai figli, ma pur sempre revocabile”. A quali migranti, a quali condizioni?, vi chiederete. Ma è ovvio: a “chiunque entri in un Paese legalmente, con le carte in regola e un posto di lavoro (…) assicurato (…), promesso o credibile”. Perché, si sa, in Italia come in altri paesi europei, si può entrare legalmente, con le carte in regola e con tanto di contratto di lavoro in tasca. All’eminente politologo si potrebbe suggerire: prima di avventurarsi su un terreno che forse le è estraneo per formazione e informazione, legga o rilegga almeno la normativa italiana sull’immigrazione.

Quanto al piano della concezione dei diritti, la sua proposta rivela – e non è la prima volta – una certa simpatia per i sistemi di segregazione o almeno di stratificazione gerarchica della società. Del resto fu lui, in quel libretto del 2000, a rinverdire la categoria nazionalsocialista dei “radicalmente inintegrabili”, riferita alle persone di religione o solo di cultura musulmana. E oggi propone, in sostanza, un sistema di status e diritti separati: da una parte lo status di cittadino con pienezza dei diritti (sociali, civili, politici); dall’altra, quello dei residenti-a vita-revocabili, senza diritto di voto, è ovvio. Perché mai dovrebbe interessare a questa gente? L’unica ragione che spiegherebbe il loro desiderio di votare, arguisce Sartori, sarebbe “che i residenti in questione vogliano condizionare e controllare un Paese creando il loro partito (islamico o altro)”. Non c’è che dire: il politologo ci offre una bella lezione sul senso della democrazia e della rappresentanza politica.

Ma c’è qualcosa di ancor più preoccupante nella “soluzione di buon senso” proposta da Sartori: che ne sia consapevole o no, egli sembra riproporre la dottrina dell’ereditarietà di status e cittadinanza, fondata sul presupposto che gli ‘altri’ – soprattutto quelli che gli sono antipatici, in primis gli “islamici” – siano tali per essenza se non per natura. La concessione della residenza permanente ma revocabile, scrive infatti, è “trasferibile ai figli”. Quindi anche a quelli – possiamo dedurre logicamente – nati, cresciuti ed educati in Italia. Così il cerchio si chiuderebbe: i “radicalmente inintegrabili” sarebbero infine segregati in una categoria assimilabile alla casta oppure a quella dei meteci della Grecia antica.

Infine. E’ da più di un decennio che vado analizzando, in articoli e saggi, il ‘razzismo democratico’ che s’incarna in figure quali Giovanni Sartori. Ed è almeno dal 2006 che scrivo per ironizzare sul razzismo di Grillo, cioè da quando ci propose una delle sue migliori boutade, tipica della meta-comicità che lo caratterizza. Si era al tempo dell’ultimo governo Prodi e il ministro Ferrero aveva appena enunciato un pensiero semplice, quasi banale: essendo una tendenza strutturale, l’immigrazione va governata per mezzo di una strategia razionale e articolata, che anzitutto faciliti gli ingressi legali. Il comico di secondo grado non ci vide più e rispose a muso duro. Se emigrassero verso l’Italia tutti “i ragazzi” in cerca di lavoro, “quanti Cpt sarebbero necessari per ospitarli? La casa del ministro è abbastanza capiente?”. Un capolavoro d’ignoranza: il classico “Se le piacciono tanto, se li porti a casa sua”, reinterpretato secondo il presupposto delirante che i lager di Stato siano dimore ospitali, degne di quella di un ministro. Seguirono le invettive contro la “bomba a tempo” dei rom romeni, accompagnate da inni patriottici: “Una volta i confini della Patria erano sacri”. Dunque, a mia memoria, sono almeno sei anni che il meta-comico si esercita nel razzismo da bar dello sport. Come mai, allora, tante brave persone, tanti suoi seguaci scoprono solo adesso il vizietto del loro idolo?

(28 gennaio 2012)


da MicroMega

GIACOMO RUSSO SPENA – Il Grillo anti-immigrati

Dovrebbe essere quasi un’ovvietà: chi nasce nel nostro Paese è un cittadino italiano. E invece no. Questa regola non vale per i figli degli immigrati che sono soggiogati dalla nostra legislazione che prevede ancora lo ius sanguinis invece che lo ius soli.

Tralasciando che in Europa siamo gli unici ancorati a questo provvedimento (la Germania – accomunata a noi in questa indecenza fino a qualche tempo fa – ha deciso di riformare la propria legge), è positivo notare che si inizi a discutere del tema, si comincino a sensibilizzare le persone perchè la riforma della legge sulla cittadinanza è un atto di civiltà: la cittadinanza non deve essere legata all’appartenenza “di sangue”, ma appunto al luogo nel quale si nasce e si vive. Così nei vari consigli locali del Belpaese si stanno votando mozioni per invitare il Parlamento a legiferare in materia. E qui cade l’asino.

O, meglio, il populista con tendenze discriminatorie. Il voto contrario di destre e Lega è scontato e allora di chi stiamo parlando? Ovviamente del re dei “vaffa” (e dei suoi seguaci) che tra un insulto e l’altro non perde tempo per contrastare politiche per l’inserimento migratorio. Grillo dall’alto del suo blog ordina: “La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso. O meglio, un senso lo ha. Distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi. Da una parte i buonisti della sinistra senza se e senza ma che lasciano agli italiani gli oneri dei loro deliri. Dall’altra i leghisti e i movimenti xenofobi che crescono nei consensi per paura della ‘liberalizzazione’ delle nascite”.

In Emilia Romagna, il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle obbedisce astenenendosi durante il voto. All’onor di cronaca a Torino, un suo collega di lista – dissobedendo forse a Grillo – ha votato a favore della mozione, ma si sa che il grillismo è un mondo vario in cui si confrontano posizioni anche differenti e non un blocco monolitico. Non solo. Sulle questioni migratorie, i grillini esprimono posizioni più progressiste del loro “guru”, il quale a sparate razziste ci ha già abituato in passato. Era il 5 ottobre 2007 quando Beppe Grillo scriveva nel suo blog cavalcando il clima securitario: “Un paese non può scaricare sui suoi cittadini i problemi causati da decine di migliaia di rom della Romania che arrivano in Italia”.

Oppure nel pieno dei viaggi della speranza dei tunisini che scappavano dalla polveriera del Maghreb dello scorso anno, affermava: “Una domanda: se Ben Alì era un dittatore e ora c’è la democrazia, allora da chi scappano i tunisini? Si discute di tendopoli da piazzare un po’ in tutta Italia per ospitarli. Propongo di farle alle frontiere della Francia. Una a Ventimiglia, una al Frejùs, una a Courmayeur. Se loro schierano le forze armate francesi, noi schiereremo gli extracomunitari” (beppegrillo.it, 30 marzo 2011)”. In maniera neanche troppo velata apriva ai respingimenti: questi immigrati vanno spediti in Francia! Insomma appena gli immigrati finiscono al centro del dibattito pubblico, il re dei “vaffa” non perde un’occasione per sparare a zero contro di loro. Non si ricordano invece dichiarazioni per una vera politica dell’integrazione in Italia, tanto che nel programma dei grillini la questione migratoria è totalmente assente.

Giacomo Russo Spena
(24 gennaio 2012)

 

REGOLAMENTO DEI COMMENTI
Il sito dongiorgio.it è uno spazio aperto a vostra disposizione, creato per confrontarsi direttamente. I commenti sono soggetti ad approvazione, non assicuriamo l'immediata pubblicazione del vostro commento. Si prega gentilmente di non inviare messaggi doppi. L'utilità del sito dipende dalla vostra collaborazione per questo motivo voi siete i reali ed unici responsabili dei vostri commenti.

Avvertenze da leggere prima di intervenire

Non sono consentiti:
- messaggi non inerenti al post, per questi ultimi usare il guestbook
- messaggi pubblicitari, propagandistici e spam
- messaggi dal contenuto offensivo, razzista sessista o sessuale
- messaggi il cui contenuto costituisca violazione alle leggi italiane

Postando il vostro commento, acconsentite implicitamente a queste regole.
Lascia un Commento

Sì, inviatemi una e-mail quando un nuovo commento viene pubblicato.

Dillo ad un amico:  
<<indietro