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3 febbraio 2012

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LA FINE DELLA CHIESA È GIÀ SCRITTA


A parte il titolo, già di per sé accattivante e provocatorio, credo che bisognerebbe distinguere tra religione e Cristianesimo, tra Chiesa di Cristo e chiesa-struttura. Perdono una certa confusione di termini in chi non è molto addetto ai lavori, e in questo caso al mondo della fede, ma non accetto che si continui da parte della gerarchia a confondere cristianesimo e religione, perché – sono stanco di ripeterlo – il Cristianesimo non è una religione.
Sono anch’io convinto che prima o poi il Cristianesimo prenderà il sopravvento sulla religione cattolica (non esiste una religione cristiana!). Prima o poi la chiesa-struttura si rinnoverà sul Cristianesimo, e non viceversa. Nulla di scandaloso, dunque, se ciò avverrà. Casomai, è scandaloso che tuttora la chiesa-struttura insista nella sua ostinazione di imporsi come la vera Chiesa di Cristo. Dovrà sfasciarsi, ma occorrerà uno sforzo in più da parte degli spiriti liberi, e da parte di una Profezia che si faccia strada prima tra la base, e poi tra la gerarchia. Già la parola gerarchia fa paura!

da Cado in piedi

LA FINE DELLA CHIESA È GIÀ SCRITTA

di Carlo Martigli - 31 Gennaio 2012

Non riesce più a comunicare con la gente e sta perdendo consensi progressivamente. Non è più vicina alle esigenze comuni, e lo dimostra in modo eloquente il discorso fatto sull'Ici. Ci sarà una ripresa? Magari con l'avvento di un nuovo Papa

Intervista a Carlo A. Martigli, autore di L'Eretico (Longanesi, 2012)

 

Credo che, ancora oggi, la Chiesa non abbia capito cosa significhi comunicare con i propri fedeli, perché ricerca maggiormente la quantità e non la qualità dell'intervento. E' per questo che sta continuando a perdere consensi e non riesce assolutamente a trovare un linguaggio adatto alla gente; peraltro, è l'unica Chiesa al mondo che ha una struttura piramidale, e questo non va bene perché significa non stare davvero dalla parte dei fedeli.

A mio avviso, se la religione cristiana continuerà ad esser gestita in questa maniera dai vertici, prima o poi si ridurrà a un gruppo sparuto di persone: quelli che oggi hanno una sorta di cultura cristiana piano piano l'abbandoneranno, non riconoscendosi nelle istituzioni ecclesiastiche, mentre altre religioni, che spingono i fedeli a comportarsi secondo certi criteri, al di là dei riti, avranno sempre più proseliti.

Forse, nel momento in cui si toccherà il fondo, ci sarà una ripresa, magari con l'avvento di un nuovo Papa. Da cristiano lo spero vivamente, perché non mi riconosco in questo tipo di Chiesa, che oggi è incentrata soprattutto sull'indottrinamento delle persone, e trascura i problemi della vita di tutti i giorni, il lavoro, la fame, i problemi di carattere sociale. La religione nasce per un senso di appartenenza, di comunità, Chiesa stessa, ecclesia, significa comunità.

Oggi, invece, la Chiesa è staccata da questo sentimento comune e non ha ancora la capacità, più per responsabilità dei vertici che dei sacerdoti di base, di potersi riagganciare alle esigenze comuni, sembra rinchiusa in una turris eburnea. Lo dimostra in modo eloquente il discorso fatto sull'Ici: se avesse fatto dei passi in avanti in questo senso, se si fosse dichiarata disponibile in maniera concreta a dare il proprio contributo specie in questo momento particolare, forse avrebbe ottenuto molti più consensi di quelli che sta ottenendo adesso. Sin dagli anni '60 la Chiesa è attaccata da destra da quelli che le rimproverano il Concilio Vaticano II, ed è attaccata da sinistra, dai preti come Don Gallo e, in passato, come Don Milani, che rappresentano la Chiesa della gente.

Ritornare a quella impostazione è l'unica via perché possa recuperare consensi, altrimenti se tutto si basa unicamente sul rito e sull'abitudine, questa Chiesa non andrà avanti.


*L'intervista è stata registrata in occasione dell'incontro con l'autore Carlo Martigli organizzato dalla rivista culturale Torno Giovedì, in collaborazione con la Casa editrice Longanesi presso il Teatro Franco Parenti di Milano il 29/01/2012

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