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8 febbraio 2012

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Eternit, storia drammatica fatta anche di silenzi colpevoli, di paure, di ipocrisie…


 

- Bisogna essere uniti nella condanna senza ma e senza se…

Giusto, sacrosanto! Certo, bisogna ora essere tutti compatti nel condannare senza pietà chi ha seminato una strage di morti producendo un materiale, l’amianto, che è la causa diretta di quel male incurabile e mortale che si chiama mesotelioma. E la strage continua chissà fino a quando…

Premetto subito che anch’io sono rimasto coinvolto personalmente in un dramma familiare: il 17 agosto del 2010 moriva mio nipote Giovanni, colpito dal tumore d’amianto, dopo aver lavorato per anni e anni nella Ditta Eternit di Casale Monferrato. Ma non per questo vorrei limitarmi a urlare contro i principali artefici della strage. No! Devo dire ciò che penso, anche perché solo così il caso Eternit potrebbe diventare emblematico: far riflettere sul mondo del lavoro, e oltre il mondo del lavoro.

Lo ripeto: nulla tolgo alla piena responsabilità degli industriali, delle multinazionali, di chi ancora crede che il mercato sia onnipotente e che tutto il resto sia in funzione della sua legge selvaggia.

Ma la vicenda Eternit non è così semplice come la gente comune vorrebbe credere e far credere. Intendo dire: non si possono dividere i torti e le ragioni in due parti nettamente separate. Ci sono state gravi responsabilità anche tra gli operai e i sindacati. Si è taciuto per troppo tempo, pur sapendo che qualcosa non andava. Si taceva per paura di perdere il posto di lavoro. I sindacati hanno favorito queste paure per non andare contro gli interessi economici degli operai.

La vicenda Eternit l’ho ripetutamente esposta in vari video che potete trovare su Youtube. Non sto qui a ripeterla. Una cosa è certa: la nocività dell’amianto non è saltata fuori di colpo, sorprendendo tutti. Vorrei solo dire che all’inizio degli anni ’60 Irving Selikoff aveva ottenuto prove indiscusse sul ruolo dell'amianto nella comparsa dei carcinomi della pleura e del polmone. Ma ben pochi gli hanno dato credito. Ecco perché dico, e lo dico con forza, che bisognava allarmarsi subito, ma da una parte i padroni hanno fatto di tutto per far tacere la voce della scienza medica, e dall’altra il mondo operaio tergiversava, per paura di perdere la pagnotta. Questa è la verità.

Nel vedere oggi che tutti se la prendono unicamente con i dirigenti della multinazionale svizzera non mi sta bene, anche perché riconoscere i propri sbagli può essere utile per evitare in seguito altri casi simili. Eppure la lezione di Casale non è servita se ancora oggi si difendono fabbriche e il posto di lavoro, senza tener conto della nocività del materiale prodotto e dell’impatto ambientale. Ancora oggi si privilegia il posto di lavoro e quando, solo quando la salute ne risente allora tutti gridano al crimine, rivendicando risarcimenti. Sì, è sempre qui il problema: quello di carattere economico. Purtroppo!

Prova ne è il Comune di Casale Monferrato che si è lasciato attrarre dal dio denaro, accettando l’offerta di Stephan Schmidheiny. E se ultimamente l’ha rifiutata, è solo perché sono intervenuti Renato Balduzzi, ministro della salute, e Corrado Clini, ministro dell’ambiente,  dell’attuale governo Mario Monti. Lunedì sera a L’Infedele il sindaco di Casale Monferrato,  Giorgio Demezzi, sembrava ancora difendere la precedente scelta presa dalla sua amminstrazione di accettare i soldi dalla multinazionale, in nome di un pragmatismo veramente vergognoso: meglio prendere subito i soldi del risarcimento, prima che sia troppo tardi, rinunciando anche a costituirsi parte civile nel processo. E se ora ha cambiato idea, è solo perché avrà avuto assicurazioni di tipo economico dal governo. Ma non ha capito il valore di un gesto anche morale di una città nella sua rinuncia a farsi comperare, diventando così il simbolo della lotta contro l’amianto, e non solo. Noi purtroppo siamo nelle mani di questa gentaglia di amministratori che non sanno vedere oltre il bene materiale del proprio paese, e tanto meno riescono ad avere un’Idea di che cosa è in realtà il Bene comune.

La sentenza del prossimo 13 febbraio, se sarà di dura condanna, potrà soddisfare coloro che ora sono tutti compatti nella lotta contro i signori dell’amianto, ma dirà ben poco se non risveglierà quella coscienza prima civile che politica secondo cui prima c’è la persona, poi il lavoro, prima c’è la salute, poi il lavoro, prima c’è l’ambiente, poi il lavoro. Persona e ambiente vanno di pari passo. L’attuale crisi economica ha aggravato la crisi di coscienza, Per un posto di lavoro vendiamo anche l’anima.    

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