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15 febbraio 2012

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A Celentano, miliardario predicatore da strapazzo


Non vorrei perdere troppo tempo a dialogare con te, sarebbe inutile, non capiresti.

Abito vicino al tuo regno di paradiso che ti sei costruito qui in terra lecchese.

Già, il paradiso tu te lo stai già godendo!

Sono uno di quei preti che del paradiso non parlano mai: me ne frego del paradiso!

Da anni combatto quel regno di paradiso che i soliti privilegiati del cazzo come te si sono costruiti, certamente anche con il proprio genio artistico, ma non solo. Un po’ di culo nella vita ci vuole sempre, e tu l’hai avuto, anche sgomitando a destra e a sinistra, non sempre in linea con il Vangelo che tu maldestramente predichi.

Vedi, anch’io ce l’ho con Avvenire e con Famiglia cristiana, ma non per quelle ragioni che tu sostieni. Ce l’ho perché non hanno avuto, e tuttora non ce l’hanno, il coraggio di affrontare il potere politico ed economico che condiziona l’esistenza della povera gente.

Tu sei andato  a San Remo, usando i microfoni della Rai (pagati anche con i nostri soldi), per predicare non agli ultimi: il pubblico presente a quale categoria sociale appartiene? Sì, milioni di Italiani ti hanno ascoltato su Rai1, ma non certo per subire il tuo predicozzo sgangherato.

Noi preti, pur con tutti i nostri mezzi limitati, dalla nostra abbiamo la forza della fede nell’Umanità che tu da anni fingi di far credere di avere.

Il tuo sconnesso sproloquio di ieri sera (col solito cliché del bicchiere d’acqua, ormai stucchevole) non l’ho ascoltato in diretta. Dormivo, tra qualche incubo di quell’inferno che purtroppo sta perseguitando i poveri cristi che qui in terra lottano per avere quel minimo di paradiso, ma che non possono avere perché gente avida come te non dà loro il diritto di godere quel pezzo di terra che per un diritto universale appartiene ad ogni essere umano. E, a quanto sembra, tu hai più del dovuto, più del lecito, facendo perciò parte di quei ladri che tolgono agli altri un loro diritto sacrosanto.

Ti ho sentito, aprendo su internet un giornale online che riportava in video il tuo intervento (solo la parte riguardante i “preti”).

Sai, proprio non ti ho capito. Non ho capito la tua logica. Mi sembravi sconnesso nella testa. Non ci stavi. Parlavi male dei preti che non parlano di paradiso, e poi hai parlato bene di don Gallo che del paradiso se ne frega come me. Hai parlato di operai sulla gru, e non penso che costoro si sentano più vicini al paradiso. Forse avrei preferito che tu accennassi anche alla recente sentenza riguardante la Ditta Eternit di Casale Monferrato. Ti costava così tanto? Certo, ti costava! Eccome! A te interessava difenderti e fare come al solito il populista da strapazzo!

Non è vero che hai rinunciato ai soldi della Rai per darli in beneficenza. Sono anche nostri soldi che tu hai preso per farti bello dandoli in beneficenza! E poi non siamo stupidi: un tornaconto l’avrai nella vendita dei tuoi dischi. Perché non ti spogli di tutto, come ha fatto san Francesco, e non vai in giro nudo in quel di Lecco a parlare di paradiso, dal momento che noi preti parliamo di politica? Vieni qui a Monte, e poi ti insegnerò che cos’è il paradiso e cos’è l’inferno! Abitiamo a pochi chilometri di distanza! (Tra parentesi spero che il tuo parroco di Galbiate abbia cambiato il microfono anche con il tuo contributo economico: ti costava poco regalarglielo! Io, comunque, avrei rifiutato per non essere poi costretto a parlare di paradiso!).

E poi, una volta per tutte, se tu sei un cantante, allora fa’ il cantante, e non fare il predicatore anche perché ti manca la parola. Stavo per dire la Parola. Quella che si è fatta carne nell’Umanità, qui, ora. Il paradiso lasciamo da attendere alle anime belle. Qui, sulla terra, c’è troppa gente che stenta a godersi l’attesa di un altro giorno.

Invece che Avvenire e Famiglia cristiana, da chiudere è il Festival di San Remo, immagine della “peggio” Italia!

Se sei un buon cristiano come sostieni di essere, invece che querelarmi, porgi l’altra guancia. Ne avrei di cose da dire! Forse anche l’altra non basterebbe: neppure le due chiappe del tuo sedere!

 

 
 

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