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17 febbraio 2012

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Caro Celentano, che ne sai tu del Cristianesimo, Umanesimo integrale?


Anche i piccoli  l’hanno capito: Celentano non sa parlare con lingua sciolta tanto più che i pensieri non lo aiutano, perché anch’essi sembrano proprio non voler uscire dalla testa, se non a strappi. Forse per questo ha scelto di cantare: anche i balbuzienti quando cantano superano il loro handicap. Basterebbe togliergli l’auricolare per vedere se è capace di andare oltre cinque minuti del suo sgangherato monologo!

Ma non è questo il problema. Anzi, il suoi handicap linguistici e mentali gli servono per fare spettacolo, come se la gente non capisse che i suoi continui silenzi non sono altro che un escamotage per coprire la difficoltà di parola e di pensiero.

Tuttavia, una cosa c’è da dire: Celentano in bene o in male fa parlare di sé, e fa audience, ed è quello che si aspetta la Rai dalla pubblicità. Non saprei fino a quando. Ma presagisco l’imminenza del suo calare in popolarità, e il tramonto del suo genio artistico.

Se proprio voleva fare il solito predicatore, ha perso una grande occasione. Mi spiego. Se diceva che il mondo d’oggi ha bisogno di un’anima, che l’economia non è tutto, che l’attuale crisi è anzitutto una crisi di valori, che anche la chiesa e i suoi ministri fanno ben poco per aiutare a restituire a questo mondo il suo autentico volto umano, lo avrei magari applaudito. Ma parlare di paradiso come se fosse una droga per tenere buoni i poveri cristi che stanno patendo oggi l’inferno, non mi pare proprio una grande trovata. Ho inteso male? O non è che Celentano non sappia trovare le parole giuste per esprimere almeno un concetto basilare?

Anche i preti immersi nel sociale, e che perciò fanno Politica (a Celentano sfugge la differenza tra politica e Politica), credono nell’aldilà, se non altro in un avvenire migliore, che poi, sempre e comunque, è la storia di questo mondo che, nonostante tutto, cammina verso un traguardo di cui nessuno conosce ancora la fine. Che significa l’aldilà per Celentano?

L’aldilà è già qui presente nel nostro impegno di restituire all’Umanità il suo volto migliore. Cristo ha detto: “Io sono la risurrezione e la vita”. Qui, ora. E allora che significa fare Politica per un credente? Non è questa fede nella presenza attuale del Cristo risorto? Fare Politica è realizzare quel Cristianesimo che affonda le sue origini nel Presente storico.

Non c’è solo don Andrea Gallo: ci sono migliaia di preti, di missionari, di suore che fanno di tutto per ridare un po‘ di speranza a quanti si sentono oppressi sotto il peso di un sistema politico ed economico che, come un rullo compressore, schiaccia la dignità dell’essere umano. C’è una Chiesa che opera tra la gente comune. C’è una folla silenziosa di credenti, di donne e di uomini semplicemente di buona volontà che, senza andare sul palcoscenico borghese di San Remo, ogni giorno tolgono un po’ d’inferno a questo mondo, facendo godere almeno qualche attimo di paradiso già qui in terra.

La fede, caro Celentano, non è una questione da relegare all’interno di una religione che, come già diceva Carlo Marx, sa fare bene il suo mestiere di agire da oppio dei popoli. La gente va aiutata a riprendersi la Coscienza, ed è qui anche il mio indefesso impegno di ministro di quel Cristo che non è sceso sulla terra solo per prometterci un premio eterno, ma casomai quella vita immortale che inizia già qui, ora, ma che sembra quasi una maledizione in un mondo fatto di furbi, di straricchi, di ipocriti che, in nome di chissà quale dio – il dio del mercato, o del successo, o il dio che fa comodo ai potenti o ai privilegiati come Celentano -, vorrebbero che la Chiesa di Cristo facesse da predellino illudendo la gente che, salendoci sopra, arrivi più in fretta al paradiso. Ma il predellino deve servire al potere per schiacciare meglio la povera gente.

Caro Celentano, se tu fossi andato a San Remo per parlarci di Decrescita felice, di Progresso Sostenibile, facendo un discorso prettamente Umano, invitando ad esempio gli italiani a cambiare stile di vita, puntando tutto su un’altra politica (quando l’anno prossimo saranno chiamati a votare), quella Politica che mira alla qualità, al rispetto dell’ambiente, se tu li avessi invitati, iniziando anzitutto dai coglioni presenti all’Ariston, cantanti e non cantanti, a riprendersi la strada della Giustizia e della Democrazia, da anni disastrata da una politica folle e demente, complice anche la Chiesa (e qui un accenno ci andava, vacca di una miseria!), se tu invece che dire peste e corna contro tutti e contro nessuno, qualunquisticamente, avessi parlato di Umanità che da anni, nel mondo intero e non solo in Italia, si è ormai persa nei meandri della dissennatezza e follia generale, se tu avessi detto che l’attuale crisi economica è anzitutto frutto di perdita di Valori Umani, quei valori che il Cristianesimo incarnato da sempre proclama, ma senza doversi ridurre a narcosi in vista di un paradiso nell’aldilà, il tutto per far morire ora qui i nostri Sogni, le nostre Utopie per una Umanità migliore, beh, se tu avessi anche solo accennato a tutto questo, non avresti persa una grande occasione, ma tu ti sei suicidato da solo con uno sproloquiare senza senso, fendendo colpi proprio là dove dovevi sapere che ti saresti tirato la zappa sui piedi. E così la Chiesa si è compattata nel momento in cui poteva essere messa in difficoltà, proprio in quelle politiche di potere che tu maldestramente hai preso per ingerenze in questo mondo. Ma questo mondo, caro Celentano, deve stare a cuore a tutti, a iniziare da quanti credono nell’Umanesimo integrale, che è il Cristianesimo autentico.

Vedi, tu non hai capito nulla di Cristianesimo. Il vero cristiano è colui che lotta per un mondo migliore, fregandosene del paradiso. E se ne frega perché lotta in nome di quella Gratuità che significa: non mi importa nulla, neppure l’aldilà, perché credo nell’Umanità, qui, ora. Il resto lo lascio alla magnanimità di quel Dio che non è prerogativa di nessuno, e tanto meno di cristiani da strapazzo che dettano ai preti come essere ministri di Cristo. Del Cristo radicale. 

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